
Hélène Grimaud
Auguri, un po’ in ritardo, a Hélène Grimaud per il suo compleanno!

Tema natale di H.Grimaud (da Astrotheme)

Hélène Grimaud
Auguri, un po’ in ritardo, a Hélène Grimaud per il suo compleanno!

Tema natale di H.Grimaud (da Astrotheme)

Alberto Erede
Cento anni fa, l’8 novembre 1909 (secondo alcune fonti 1908), nasceva a Genova Alberto Erede. Studiò pianoforte, violoncello e composizione a Genova e a Milano. Si perfezionò in direzione d’orchestra a Basilea con Felix Weingartner e a Dresda con Fritz Busch. Il suo debutto come direttore avvenne a Roma nel 1930, successivamente diresse a Torino il Ring wagneriano. Fritz Busch lo invitò a dirigere al Festival di Glyndebourne dal 1934 al 1939, nello stesso periodo diresse al Festival di Salzburg. Dal 1945 al 1946 fu direttore stabile della Orchestra Sinfonica della Rai di Torino (prima di Mario Rossi), successivamente tornò in Gran Bretagna alla New London Opera Company. Quindi dal 1950 al 1955 diresse al Metropolitan di New York. Dal 1958 al 1962 fu direttore musicale alla Deutsche Oper am Rhein di Düsseldorf (ebbe come assistente Carlos Kleiber). Dal 1961 al 1967 fu direttore ospite alla Sinfonica di Göteborg. Nel 1968 diresse il Lohengrin a Bayreuth, secondo italiano dopo Toscanini. Morì a Montecarlo il 12 aprile 2001.
Erede fu soprattutto direttore d’opera. Ha una notevole discografia, poiché la Decca negli anni 50 gli affidò la direzione delle principali produzioni a capo della Orchestra di S.Cecilia. E’ stato ed è purtroppo bersaglio di denigrazioni da parte di alcuni critici discografici, che molti prendono troppo sul serio. E’ comunque in ottima compagnia, essendo stati per lo più denigrati dagli stessi anche Tullio Serafin, Francesco Molinari Pradelli, Erich Leinsdorf….: insomma coloro cui era allora affidata la registrazione del repertorio operistico italiano. La carriera di Erede mi pare comunque eloquente: sono fermamente convinto che Fritz Busch, tanto per fare un nome, di direzione d’opera se ne intendesse più di coloro che hanno bistrattato gran parte della sua testimonianza in disco. Ebbi occasione di ascoltarlo una sola volta dal vivo. Tanti anni fa, credo fosse il 1970: Il ratto dal serraglio di Mozart (cantato in italiano come allora si usava) al Teatro Nuovo di Torino (si teneva ivi la stagione del Regio). Ho il ricordo di una eccellente prova, soprattutto tenendo conto che l’Orchestra del Regio allora era di livello piuttosto basso e proprio lì si misurava la capacità e la professionalità di un direttore d’orchestra.

Radu Lupu
Radu Lupu, il grande Radu Lupu, dopo Brandauer, la Gutman, Znaider… e prima di Lortie, Anderszewski…: si direbbe da questi primi concerti della stagione che la Rai per richiamare pubblico abbia puntato sull’appeal dei solisti, anziché sui direttori, che beninteso sono di alto livello, ma certamente non di quelli che richiamano moltitudini (ammesso che tra i direttori ospiti disponibili esistano ancora artisti dotati di questo carisma). Con Radu Lupu obiettivo raggiunto: il rosso delle potrone era meno appariscente delle altre volte, almeno in platea. Che il pubblico sia accorso per lui lo dimostra la defezione di almeno un terzo delle presenze dopo l’intervallo. Lupu ha riproposto il Concerto in la minore op.54 di Schumann, lo stesso già proposto nel dicembre 2003. E ha fatto bene: a mio giudizio nessuno oggi lo interpreta meglio di lui. Un’interpretazione tutta intimità raccolta, di un lirismo pieno di poesia, in cui il pianoforte dialoga in modo quasi sommesso con gli strumenti dell’orchestra, quasi fosse una composizione cameristica. Nessuna contrapposizione tra solista e orchestra, ma una sorta di affettuoso abbraccio in una integrazione perfetta. Sintonia totale col direttore, Mikhail Jurowski, che ha aderito pienamente a questa interpretazione con risulati eccellenti. Il feeling tra questi due 64enni era percettibile e visibile anche dai gesti cordiali e affettuosi che si sono scambiati alla fine del concerto: è stato tenero vedere Lupu accarezzar la barba di Jurowski in segno di amicizia e ringraziamento. Come bonus Träumerei da Kinderszenen. Il programma era iniziato con la trascrizione per orchestra a opera di Gustav Mahler del Quartetto D 810 “La morte e la fanciulla” di Franz Schubert. Omaggio di Mahler a Schubert, di cui era fervente ammiratore. Era in prima esecuzione Rai, ma era già stata ascoltata a Torino due anni fa dalla Camerata Salzburg con risultati più convincenti, forse in virtù di un organico più appropriato di quello schierato ieri sera. Io non amo queste trascrizioni di brani concepiti per formazioni da camera, fatta eccezione per quella schoenberghiana del Quartetto op.25 di Brahms, geniale e dotata di vita autonoma rispetto all’originale, negli altri casi mi rimane per tutta la durata il cruccio e il rimpianto di non ascoltare il brano così come concepito dall’autore.
Mikhail (anzi Michail, come forse preferisce per connotare la sua ormai attività in Germania) Jurowski, dopo una lunga attività in URSS dal 1990 è attivo soprattutto in istituzioni tedesche. E’ padre di due direttori d’orchestra: Vladimir e Dmitri. Il primo famoso e affermato.

Mikhail Jurowski
La sintonia con lo stile interpretativo di Lupu deve essere stata naturale per Jurowski: la sua direzione è improntata a un pudore espressivo che evita ogni platealità e effettaccio. Sembra quasi che sulle partiture legga: Caution! Careful. Anche la pagina conclusiva: la Sinfonia Mathis der Maler di Paul Hindemith ha trovato in lui un interprete lontano da esibizionismi, teso a rivelare il significato e il valore della composizione. Lo hanno verificato gli spettatori superstiti, che gli hanno tributato i meritati applausi.
Contrariamente a quel che mi sarei aspettato: niente ripresa tv. Ma, e questo davvero non lo avrei mai immaginato, niente diretta radio, e neanche differita del Concerto di Schumann, ma solo degli atri due brani. Lupu non vuole lasciare tracce delle sue interpretazioni? desidera che rimangano solo nella memoria di chi le ha vissute con lui? In ogni caso: stasera si replica e val la pena che a ricordare siano il maggior numero possibile di musicofili.

Dimitri Mitropoulos (ph. A. Eisenstaedt)
Il 2 novembre 1960, durante le prove della Terza di Mahler, moriva a Milano Dimitri Mitropoulos. Era nato ad Atene il 1 marzo del 1896. Aveva studiato musica al Conservatorio di Atene e successivamente a Bruxelles e a Berlino con Ferruccio Busoni. Dal 1921 al 1925 fu assistente di Erich Kleiber alla Staatsoper di Berlino. Nel 1936 debuttò negli USA con la Boston Symphony Orchestra. Nel 1946 prese la cittadinanza statunitense. Dal 1937 al 1949 fu direttore principale della Minneapolis Symphony; dal 1949 iniziò la sua attività con la New York Philharmonic, inizialmente insieme con Leopold Stokowski, successivamente come direttore principale fino al 1957. Gli subentrò Leonard Bernstein. Fu attivissimo anche in campo operistico: dal 1954 fino alla morte fu direttore principale del Metropolitan di New York. Instancabile interprete delle Sinfonie di Mahler che diresse sia negli USA che in Europa. Esiste la registrazione della Terza eseguita a Colonia il 31 ottobre 1960: due giorni prima della sua morte. Rimase leggendario per la sua memoria prodigiosa, grazie a cui poteva fare a meno della partitura anche durante le prove, e per il suo ascetismo e stile di vita monacale.

Dimitri Mitropoulos (ph. A.Eisenstaedt)
Ecco un documento video con le prove del terzo movimento di una folgorante esecuzione della Sinfonia Faust di Franz Liszt:
Il programma del terzo concerto della stagione OSN Rai ha forse come filo conduttore le ricorrenze anniversarie dei tre compositori: i bicentenari di Schumann e Mendelssohn e il 60enario di Richard Strauss. A celebrare il rito due coetanei, giovani ma già affermati: il direttore Tomáš Netopil e il violinista Nikolaj Znaider.

Tomáš Netopil
Moravo, 34 anni, Netopil ha compiuto i suoi studi di violino e direzione d’orchestra in patria perfezionandosi poi alla scuola del grande Jorma Panula. Dotato di grande musicalità e slancio, riesce facilmente a conquistare orchestre e pubblico con interpretazioni trascinanti.
Nikolaj Znaider, nato a Copenhagen da famiglia polacco-israeliana, ha studiato con Boris Kushnir. A 16 anni vinse il primo premio alla quarta edizione della Carl Nielsen Competition, da allora ha intrapreso una carriera strepitosa che lo ha visto esibirsi con le maggiori istituzioni musicali del mondo e con i più grandi direttori di oggi. Suona un Guarneri del 1741 che fu del leggendario Fritz Kreisler.

Nikolaj Znaider
Il programma di ieri sera, in replica stasera, iniziava con l’Ouverture Julius Caesar che Schumann compose per un’opera che rimase solo un abbozzo. Pagina non frequente nei programmi dei concerti e nelle incisioni discografiche, che meriterebbe di essere più eseguita e conosciuta. Il secondo brano invece è conosciutissimo e quest’anno è già stato proposto a Torino almeno due volte: il Concerto in mi minore op.64 di Mendelssohn, ma è uno di quei capolavori che non ci si stancherebbe mai di ascoltare, sicuri che ogni volta darà nuove emozioni. A maggior ragione se a interpretarlo c’è un virtuoso come Znaider. Probabilmente non c’era invece necessità di riascoltare per una ennesima volta l’Also sprach Zarathustra di Richard Strauss, che deve la sua popolarità soprattutto al cinema di Stanley Kubrick. La popolarità di massa veramente si limita ai primi 90 secondi, forse i più ispirati e suggestivi di tutta la composizione. Comunque poiché la pagina rimane sempre un ottimo test per saggiare oltre che i propri impianti hifi casalinghi anche il livello delle orchestre ben venga tutto sommato la verifica. Superamento a pieni voti (nonostante un piccolissimo incidente perdonabilissimo e più che comprensibile) per orchestra e direttore.
Confermo il miglioramento dell’acustica in platea (ma forse anche in altri settori) dovuto alla copertura parziale del coro con una struttura in plexiglas. La stessa sensazione mi è stata confermata da altri spettatori. Insomma una dimostrazione che perseguendo alcuni obiettivi se ne raggiungono poi altri imprevisti. Che risultato invece abbiano le luci nelle riprese tv sarà da verificare quando saranno teletrasmesse. Spero che sia diverso da quello del concerto trasmesso su Raitre stanotte (all’1:40!!!) ripreso alla Scala da altro staff e altra regia: Daniele Gatti e gran parte degli orchestrali avevano la pelle così arrossata per l’effetto delle luci rosse soffuse da farli sembrare pronti per un immediato ricovero in un ospedale dermatologico.