OTTO KLEMPERER

By Roberto Mastrosimone
Otto Klemperer

Otto Klemperer

Uno dei “giganti” dell’interpretazione musicale, Otto Klemperer nacque a Breslau il 14 maggio 1885. Figlio di Nathan Klemperer e Ida Rée, entrambi con la passione per la musica (la madre era pianista, il padre, commerciante, cantava da baritono)

Ida e Nathan Klemperer, genitori di Otto

Ida e Nathan Klemperer, genitori di Otto

Nel 1889 la famiglia si trasferì ad Amburgo, dove la madre componeva musica, dava lezioni di piano e con la famiglia partecipava alla vita musicale della città.

Otto Klemperer (a sx) a sette anni, con le sorelle Regina e Marianne

Otto Klemperer (a sx) a sette anni, con le sorelle Regina e Marianne

Nel 1901 Otto decise di iscriversi al Conservatorio Hoch di Francoforte sul Meno dove studiò composizione con Ivan Knorr e pianoforte con James Kwast. Nel 1902 andò a Berlino dove studiò al Conservatorio Stern con Hans Pfizner. Fu Oskar Fried che incoraggiò Klemperer, ottimo pianista, a indirizzarsi verso la direzione d’orchestra.

Otto Klemperer a 20 anni

Otto Klemperer a 20 anni

In quegli anni conobbe Gustav Mahler che divenne suo amico e lo raccomandò per una direzione all’Opera tedesca di Praga. Dal 1910 al 1927 ebbe vari incarichi ad Amburgo, a Barmen, a Strasburgo, Colonia, Wiesbaden. Dal 1927 al 1931 fu direttore alla Kroll Opera di Berlino dove ebbe modo di dirigere composizioni contemporanee. L’avvento del Nazismo lo costrinse ad emigrare negli USA, dove divenne direttore della Los Angeles Philharmonic. Nel 1937 prese la cittadinanza USA.

Klemperer a S.Monica nel 1937 (il secondo a dx è A.Schoenberg)

Klemperer a S.Monica nel 1937 (il secondo a dx è A.Schoenberg)

Un’errata diagnosi di tumore cerebrale portò a un’operazione al cervello con conseguente paralisi parziale. Anche in seguito a ciò soffrì di crisi depressive. Dopo la II guerra mondiale preferì svolgere la sua attività in Europa.

Otto Klemperer con Alma Mahler nel 1945

Otto Klemperer con Alma Mahler nel 1945

Dal 1947 al 1950 diresse all’Opera di Budapest, poi con al Concertgebouw di Amsterdam, alla WDR Orchester di Colonia

Klemperer (a sx) nel 1954 alla Funkhaus di Colonia

Klemperer (a sx) nel 1954 alla Funkhaus di Colonia

Finché con la Philharmonia di Londra ebbe un rapporto stabile che durò fino al suo ritiro nel 1971. Fu con questa orchestra che incise la maggior parte dei suoi dischi, alcuni dei quali sono un riferimento assoluto. Le conseguenze di una caduta all’aeroporto di Montreal lo costrinsero a dirigere da seduto. La figlia Lotte gli fu sempre vicino e lo aiutò nei momenti più difficili.

Klemperer con la figlia Lotte

Klemperer con la figlia Lotte

Nel 1970 prese la cittadinanza israeliana. Si ritirò dalla attività nel 1971. Morì a Zurigo il 6 luglio 1973.

Sicuramente uno dei più grandi direttori del XX secolo, interprete massimo della musica tedesca. Le sue interpretazioni sono caratterizzate da una solenne monumentalità che investe ogni settore della storia della musica al di là di ogni connotazione stilistica. Gli strumenti per raggiungerla sono la dilatazione dei tempi, la ieraticità e severità del fraseggio, il rifiuto quasi totale di ogni esasperazione dinamica, nonché di qualsivoglia compiacimento estetizzante e sentimentale. Lo stile lucidamente scabro e asciutto e la trasfigurazione della musica nella sfera  dell’ideale puro ne fecero l’interprete beethoveniano per antonomasia. Il suo Bach tragicamente immobile e lontano da ogni atteggiamento spettacolare è uno dei più impressionanti del mondo interpretativo prefilologico. Completamente rivolto all’Ottocento il suo Mahler in cui è assente ogni premonizione espressionistica. In Brahms alla vena elegiaca fece prevalere la monumentalità costruttiva.

Il ricordo più adeguato credo che sia la Nona Sinfonia di Beethoven. Siamo alla Albert Hall di Londra, è l’8 novembre del 1964. L’orchestra e il coro sono della New Philharmonia, i solisti sono Agnes Giebel, Marga Hoeffgen, Ernst Haefliger, Gustav Neidlinger. Una curiosità:il figlio di Klemperer, Werner (che era anche attore), suona nei secondi violini.

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4 Risposte a “OTTO KLEMPERER”

  1. Giovanni Dice:

    Proprio in questi giorni mi è capitato di leggere in rete un po’ di materiale sulla vita di Klemperer, scoprendo cose che non conoscevo e che in parte hanno modificato l’immagine un po’ leggendaria di uomo austero e monolitico, una specie di integerrimo gran sacerdote della tradizione, che è legata all’ultima fase della sua attività. Non sapevo dei seri problemi di carriera da lui incontrati dopo la seconda guerra mondiale fino alla metà degli anni 50, con le correlative difficoltà economici e persino abitative; dei disturbi a livelli psichiatrico concernenti in modo specifico la vita sessuale e non solo le crisi depressive; delle luci e soprattutto delle ombre dell’esperienza americana, cosa che mi fa capire solo ora perché ci sia così poco materiale registrato disponibile; del ruolo quasi di tutrice, di procuratore e di “moralizzatrice” svolto con dedizione dalla figlia Lotte. Tutto ciò, lungi dal gettare macchie sugli esiti musicali che conosciamo, porta a vedere tale lascito anche come il frutto di un’esperienza di vita sofferta.

  2. Roberto Mastrosimone Dice:

    Forse l’unico periodo relativamente sereno di Klemperer fu quello londinese, grazie a Walter Legge, che gli affidò la direzione della Philharmonia e lo convinse a incidere la maggior parte dei dischi che di lui ci restano. Anche in questo periodo comunque ci fu un incidente che volutamente non ho citato: si addormentò con la pipa accesa e le ustioni riportate aggravarono il suo già provato stato di salute. Una curiosità: avvenne alla vigilia della programmata registrazione del Don Giovanni, che fu quindi affidato a Carlo Maria Giulini. Klemperer inciderà poi l’opera successivamente con altro cast.

  3. Ivano Dice:

    Grandissima fu la sua interpretazione del Flauto magico di Mozart.Una sola lacuna:mancano tutti i recitativi.Questo non credo dovuto certo alla volontà del Maestro ma alla casa discografica.

  4. Roberto Mastrosimone Dice:

    Concordo pienamente sulla impareggiabile interpretazione di Klemperer. La mancanza dei parlati fu invece proprio volontà del Maestro. Concepiva la Zauberfloete come una sorta di rito profano e non volle assolutamente che ci fossero i parlati (che secondo lui in disco, inoltre, non avevano senso). Walter Legge (il producer) al contrario aveva insistito fino all’ultimo, ma Klemperer fu irremovibile. Ci fu qualche proposta di inserirli nelle riedizioni (affidati a speaker), ma si è evitato di farlo proprio per rispettare la volontà del grandissimo Maestro.

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