Il glorioso Festival di Glyndebourne compie 75 anni e lo festeggia con un ricco cartellone
Il titolo d’apertura (“Falstaff” di Verdi) è stato trasmesso il 21 giugno da Arté in una quasi diretta (era differita di circa un’ora). Si tratta di una nuova produzione affidata alla regìa di Richard Jones e alla direzione d’orchestra di Vladimir Jurowski. Forse in omaggio al 75° del Festival l’azione è stata spostata nell’Inghilterra degli anni 30 del Novecento (almeno così mi è sembrato dalla moda degli abiti). La cosa, omaggi a parte, non stupisce affatto, dal momento che non seguire le indicazioni del libretto e dell’autore è ormai il primo comandamento di ogni grande ente lirico e Glyndebourne non fa eccezione. A parte comunque questo aggiornamento temporale, di cui a mio giudizio l’opera non necessitava, il resto segue quanto previsto da Verdi e Boito. Il sipario si alza su un pub, Sir John in doppiopetto Principe di Galles dattiloscrive con tanto ticchettìo e il Jerez è sostituito da un blended … e via di questo passo. Alfin t’ho colto raggiante fior nel secondo quadro del II atto proviene da un gracchiante 78 giri su di un vecchio grammofono; vabbè, ormai si è abituati a ben altro e tutto sommato lo spettacolo ha dei momenti molto ben riusciti: ad es. tutto il terzo atto, in particolare il primo quadro (Falstaff trascinato in scena bagnato fradicio, Ehi! Taverniere! cantata al primo piano, visibile dalla via, mentre si cambia gli abiti inzuppati davanti l’ostessa e tutto il seguito)

Un momento della prima parte del Terzo atto, quando Falstaff legge la lettera recapitatagli da Quickly (foto di Alastair Muir)
Bello e riuscito anche il secondo quadro dell’atto

Un momento del secondo quadro del III atto (foto Alastair Muir)
Tra le cose invece meno riuscite metterei il secondo quadro del I atto, con i cavoli e i cavolfiori in primo piano e i personaggi che sfilavano a turno tra essi

Un momento del secondo quadro del I atto (foto Alastair Muir)
Efficace invece il “capitombolo” di sir John in sahariana nel Tamigi

Il "capitombolo" nel Tamigi (foto Alastair Muir)
Venendo alla parte musicale, la direzione di Jurowski non segue le vitalistiche e iperritmiche versioni di grandi direttori del passato, optando per tempi piuttosto lenti in linea con alcune visioni più “senili” dell’opera. In tal modo viene dato un maggior risalto al declamato. Fortunatamente il cast, internazionale, non ha grossi problemi di dizione, fatta eccezione per il Bardolfo di Alasdair Elliot e il Cajus di Peter Hoare. Christopher Purves, baritono inglese proveniente per lo più dal repertorio settecentesco, è un Falstaff efficace e corretto. Il greco Tassis Christoyannis canta molto bene la parte di Ford. Bülent Bezdüz, tenore turco già affermato internazionalmente, ha la parte di Fenton in repertorio ed è forse il più convincente, dal punto di vista vocale, tra gli uomini. Nel cast femminile brilla particolarmente la Nannetta di Adriana Kucerová, sia per la deliziosa figura sia per la voce.

Adriana Kucerová (foto Jakub Klimo)
Efficacissima la Quickly della canadese Marie-Nicole Lemieux. Dina Kuznetsova e Jennifer Holloway sono rispettivamente Alice e Meg, convincenti sia scenicamente che vocalmente. L’unico italiano, Paolo Battaglia, canta la parte di Pistola. In conclusione un cast affiatato e di buon livello. Così mentre in Italia fanno saltare le Cenerentole per dare spazio agli azzurri che se le prendono di santa ragione, ci si può sempre consolare con le tv straniere che pare si ricordino che esistono altre realtà (forse più importanti?) oltre il gioco del calcio.
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