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Carlo Maria Giulini

maggio 9, 2009
Carlo Maria Giulini

Carlo Maria Giulini

Carlo Maria Giulini nacque a Barletta il 9 maggio 1914 da famiglia veneta (il padre commerciava in legname) con ascendenze austriache. Già l’anno successivo la famiglia tornò nel Nord Italia e nel 1919 si stabilì a Bolzano, dove Giulini iniziò i suoi studi di violino, finché ascoltato da un professore dell’Accademia di S.Cecilia fu spronato da questi a frequentare i corsi presso l’Accademia romana. Studiò viola e composizione; a 18 anni vinse il concorso nazionale per un posto di dodicesima viola nell’Orchestra dell’Augusteo (l’Orchestra di S.Cecilia), allora diretta da Bernardino Molinari (di cui Giulini seguiva i corsi). Questa esperienza fu per lui fondamentale, poiché ebbe l’occasione di sonare con i maggiori direttori d’orchestra dell’epoca: rimase colpito da Bruno Walter, con cui sonò quella Quarta di Brahms che rimase sempre tra le sue pagine predilette. Seguì nel frattempo i corsi di Alfredo Casella presso la Chigiana di Siena. Durante la guerra comandò in Jugoslavia un reggimento che combatteva i partigiani titini, dopo l’8 settembre tornato in Italia disertò e visse nascosto in una soffitta di Roma. Il generale del suo comando aveva giurato di fucilarlo nella pubblica via e le sue foto tappezzavano i muri della capitale. Dopo la Liberazione fu così per gli Alleati quasi una scelta obbligata e simbolica  fargli dirigere il primo concerto a S.Cecilia, dove diresse proprio la Quarta di Brahms. Fu assistente di Previtali all’Orchestra della Rai di Roma e nel 1950 primo direttore della appena fondata Orchestra della Rai di Milano, dove ebbe modo di dirigere molte produzioni opersistiche radiodiffuse, tra cui Il mondo della Luna di Haydn che tanto impressionò Toscanini che volle conoscerlo. Nel 1952 De Sabata lo chiamò come assistente alla Scala. L’anno successivo ne divenne direttore stabile: fu il breve periodo in cui collaborò con Visconti e con Zeffirelli in produzioni entrate nel mito. La sua collaborazione con questi registi era totale e quando nel 1956 capì che il teatro milanese non gli garantiva più le stesse possibilità si dimise dall’incarico. Nel frattempo Walter Legge, il producer della Emi, vero talent scout che aveva già costruito in parte le fortune di Karajan, scoprì Giulini e immediatamente gli fece incidere il Requiem in do maggiore di Cherubini con l’Orchestra e il Coro di S.Cecilia. Il legame con Legge fu duraturo (si incrinò quando quest’ultimo sciolse la Philharmonia e Giulini sostenne gli orchestrali) e con la Emi e la Philharmonia Giulini incise, non molto: il Maestro fu sempre molto parco e dirigeva solo brani per cui riteneva di sentirsi totalmente pronto. L’indisposizione di Klemperer, in seguito a un incidente domestico, fornì l’occasione per il Don Giovanni di Mozart leggendario, che però, scandalosamente, in Italia non era distribuito in vinile (se non per importazione), come non furono distribuite le splendide (forse inarrivabili) Sinfonie di Brahms (giunsero negli anni 80, nel 150enario brahmsiano, in edizioni da supermarket!!!): insomma Nemo Propheta in Patria? Temo di sì, i giusti riconoscimenti italiani nei confronti del Maestro furono secondo me tardivi. Dopo la Scala diresse molto all’estero: fu invitato regolarmente al Festival d’Olanda a quello di Edimburgo, al Covent Garden e alla Chicago Symphony che gli offrì la carica di direttore principale. Giulini non accettò: considerò sempre prioritaria la famiglia e poiché i suoi figli non erano pronti a inserirsi nel contesto USA, optò per la meno impegnativa carica di direttore ospite. Le incisioni con la Chicago sono ancora oggi un modello assoluto di riferimento. Nel 1973 accettò la carica di direttore dei Wiener Symphoniker (ebbi la fortuna di ascoltarli in tourné) che tenne fino al 1976. Quando Mehta lasciò la Los Angeles Philarmonic l’Orchestra offrì l’incarico a Giulini, che in un primo tempo rifiutò in quanto non si sentiva di affrontare tutte le incombenze che ha un direttore principale negli USA. Pur di averlo gli costruirono un contratto ad hoc che il Maestro finì con l’accettare [fa davvero rabbia constatare come all’estero si contendano a ogni costo i nostri direttori, mentre noi li cacciamo via 😦 ]. Fu a Los Angeles che tornò a dirigere il genere operistico che aveva abbandonato da un po’: lo fece con un Falstaff che stupì per l’originalià dell’approccio. Nel 1983 diede le dimissioni dalla Los Angeles, perché la moglie colpita da emorragia cerebrale si ammalò gravemente e il Maestro pur di starle vicino accettò solo incarichi in Europa e diradò tantissimo i suoi impegni. Questa umanità sconfinata di Giulini, sempre padre e marito esemplare, uomo amabile ma austero sia nell’arte che nella vita, lo rende particolarmente caro, ne fa, almeno per me, un vero gigante in un mondo spesso popolato da chi è pronto a tutto pur di emergere e affermarsi. Negli ultimi annni anche la salute del Maestro lo costrinse a ritirarsi dagli impegni artistici. Morì a Brescia il 14 giugno 2005.

Ecco il Requiem di Verdi visibile a questo link:

http://v.youku.com/v_show/id_XMTEyMjUwMzI0.html

La KV 550 di Mozart a questo link:

http://v.youku.com/v_show/id_XMTEyMDM0NjY4.html

Poi un altro suo autore prediletto, Bruckner: il finale dell’Ottava.

(l’ascolto può essere completato in tre parti)

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