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Yuri Ahronovich

maggio 13, 2009
Yuri Ahronovich

Yuri Ahronovich

Yuri Ahronovich nacque a Leningrado il 13 maggio 1932. Iniziò lo studio del violino all’età di quattro anni. Entrò al conservatorio di Leningrado e oltre al violino studiò anche direzione d’orchestra con Nikolai Rabinovich. Ebbe modo di seguire anche gli insegnamenti di Kurt Sanderling. Si diplomò “cum laude” nel 1954. Il direttore che ebbe su di lui la maggiore influenza fu Nathan Rachlin. Ebbe subito la carica di direttore musicale dell’Orchestra Sinfonica di Petrozavodsk. Nel 1956 divenne direttore dell’Orchestra di Saratov e dal 1957 al 1964 direttore musicale della Filarmonica di Yaroslavl. Nel 1962 debuttò con la Filarmonica di Leningrado. Nel 1964 divenne direttore dell’Orchestra della Radio e Televisione Sovietica. Il 2 marzo 1972 emigrò in Israele abbandonando per sempre l’URSS. Diresse la Israel Philarmonic e la Sinfonica di Radio Gerusalemme. Cominciò a dirigere le principali orchestre europee e nacque un legame solido e duraturo con le Orchestre della Rai, specialmente con quella di Torino [Ero convinto che Ahronovich, che aveva un ottimo rapporto con l’Orchestra, desiderasse divenirne direttore stabile, visto che la compagine era priva di tale figura da qualche anno, ma la Rai continuò a non nominar nessuno (salvo alcuni direttori ospiti) fino agli anni 90, quando alla vigilia dello scioglimento nominò Frank Shipway.]. Fu kapellmeister  della Guerzenich di Colonia dal 1975 al 1986.

Yuri Ahronovich nel 1986

Yuri Ahronovich nel 1986

Dal 1982 al 1987 direttore principale della Filarmonica di Stoccolma. Si rivelò ottimo direttore d’opera e diresse nei principali teatri europei. Fu ignorato quasi totalmente dall’industria discografica. Cominciò a incidere qualcosa per la DGG, tra cui un travolgente Manfred di Ciaikovski con la London Symphony, che dopo un declassamento nelle collane economiche scomparve dal catalogo. Fu poi la volta dell’Integrale dei Concerti di Rachmaninov con Tamas Vasary: la DGG nel ricco booklet che accompagnava l’album in vinile dedicava al pianista foto (compresa quella delle mani) e servizi, su Ahronovich quasi nessun cenno, neanche biografico!!! Il pubblico per fortuna lo amava. Non si poteva non amare questo umile servitore della Musica, sempre affabile, sempre affettuoso e premuroso nei confronti degli orchestrali, che applaudiva alla fine di ogni performance e che invitava a dividere con lui ogni tributo. Spesso alla fine dei brani alle ripetute ovazioni rispondeva mostrando la partitura, come dire: gli applausi vanno all’autore non a me! Alcuni trovavano plateali questi atteggiamenti: io credo che fossero invece dettati dal cuore e il cuore di Ahronovich doveva essere davvero grande a giudicare dalle sue interpretazioni mai banali, sempre vibranti, sempre piene di pathos. Avevo avuto la fortuna di seguire qualche sua prova d’orchestra nei primi anni in cui veniva a Torino; si rivolgeva agli orchestrali in un tedesco dall’accento russo (che veniva tradotto da uno strumentista) e cercava di ottenere un sound alla russa (provavano Ciaikovski) come quello che si ascoltava a Leningrado.

Yuri Ahronovich in una delle ultime foto

Yuri Ahronovich in una delle ultime foto

Morì a Colonia il 31 ottobre 2002 in seguito a una polmonite. Il suo fisico era duramente provato dalle persecuzioni di cui fu vittima durante il periodo stalinista, in cui la sua famiglia fu in larga parte sterminata. Confesso che ho sentito e sento ancora la mancanza di questo interprete cui mi ero affezionato: mi manca la sua affabilità, quel suo modo di dirigere in cui traspariva il rigore estremo e l’umiltà totale di chi ama e fa amare la Musica.

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