Archive for giugno 2009

RAFAEL KUBELIK

giugno 29, 2009
Rafael Kubelik

Rafael Kubelik

Quando, almeno in Italia, il “tempo” di Mahler non era ancora del tutto “venuto”, alla fine degli anni 60 del secolo scorso, ricordo che la DGG stava pubblicando gradualmente (allora non esisteva la integralomania dei nostri giorni) le Sinfonie di Mahler affidate alla bacchetta di Rafael  Kubelik. Non erano in pochi a preferirle e “consigliarle” rispetto alle performance di Solti, considerate troppo muscolari, a quelle di Bernstein, allora scandalosamente sottostimato, e quelle di Haitink, nei confronti del quale c’era un po’ di diffidenza. In ogni caso le interpretazioni di Kubelik sono ancora oggi, in cui “il tempo di Mahler” è talmente “venuto” da aver quasi saturato il mercato di integrali, un sicuro punto di riferimento.

Rafael Kubelik era nato a Bychory (in Cecoslovacchia) il 29 giugno 1914 dal celebre violinista Jan Kubelik e da Marianne Csaky-Szell, sesto di otto figli.

Rafael Kubelik col padre Jan.

Rafael Kubelik, da ragazzo, col padre Jan.

A 14 anni entrò al Conservatorio di Praga ove studiò violino, composizione e direzione d’orchestra. Nel 1933 completò i suoi studi e iniziò la sua carriera, spesso a fianco del padre.

Rafael jan

Nel 1934 aveva per la prima volta diretto la Filarmonica Ceca, di cui divenne direttore principale dal 1942. Nel 1940 morì il padre.

Rafael Kubelik al funerale del padre

Rafael Kubelik al funerale del padre

Nel 1942 aveva sposato la violinista Ludmila Bertlova. Alla fine della II guerra mondiale continuò la sua attività a Praga.

Kubelik a capo della Filarmonica Ceca nel 1947 alla Dvorak Hall di Praga

Kubelik a capo della Filarmonica Ceca nel 1947 alla Dvorak Hall di Praga

Nel 1948 all’avvento del regime comunista abbandonò la Cecoslovacchia . Nello stesso anno diresse su segnalazione di Bruno Walter al Festival di Glyndebourne il Don Giovanni di  Mozart. Walter Legge gli fece incidere alcuni dischi per la Emi. Agli inizi degli anni 50 diresse la Chicago Symphony: a quegli anni risalgono alcune celebri e ineguagliate incisioni effettuate per la Mercury.

Kubelik dirige la Chicago Symphony

Kubelik dirige la Chicago Symphony

Dal 1955 al 1958 diresse alla Royal Opera House, Covent Garden di Londra.

Kubelik al Covent Garden

Kubelik al Covent Garden

In quegli anni incideva in esclusiva per la Decca  a capo dei Wiener Philharmoniker. Nel 1961 morì la sua prima moglie, in seguito a un incidente d’auto. Nello stesso anno divenne direttore dell’Orchestra della Radio Bavarese che diresse fino al 1979. Da allora si legò alla DGG con cui realizzò le sue più famose incisioni.

Kubelik dirige l'Orchestra della Radio Bavarese alla Herkules Sal

Kubelik dirige l'Orchestra della Radio Bavarese alla Herkules Sal

Nel 1963 sposò il soprano Else Morison. Nel 1967 prese la cittadinanza svizzera. Tenne il suo ultimo concerto il 7 giugno del 1985 a Monaco.  Morì a Kastanienbaum l’11 agosto 1996.

Benché il suo nome venga associato ai compositori boemi, Kubelik fu grandissimo interprete di un vastissimo repertorio che comprende tutti i grandi compositori. Le sue incisioni, che meriterebbero maggior diffusione, sono testimonianza di uno dei maggiori interpreti del secolo scorso.

Vi propongo due poemi sinfonici del ciclo Má vlast di Smetana con la Filarmonica Ceca. Siamo a Tokio il 2 novembre 2001; Kubelik si era già ritirato da un’attività continuativa nel 1985, ma accettò di dirigere la Filarmonica Ceca in tourné. Sulle immagini di Vyšehrad scorrono sottotitoli sulla vita di Kubelik, che non sono stato in grado di decodificare:

Vyšehrad

Šárka

Il primo movimento della Quarta di Bruckner da me prima inserito è ancora visibile alle seguenti URL:

http://www.vimeo.com/4410370

http://www.vimeo.com/4410402

Non garantisco che resti per molto tempo…
I pazienti poi possono godersi una bellissima KV 504 al seguente link:
http://v.youku.com/v_show/id_XMTA2MTE2MjA0.html

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Claudio Abbado

giugno 26, 2009
Claudio Abbado

Claudio Abbado

Auguri a Claudio Abbado, che oggi compie 76 anni.

“Senza Claudio la musica d’Italia sarebbe stata diversa. E’ lui che ha veramente costruito, con il suo pragmatismo, con il suo rifiuto della retorica, delle parole vere, qualcosa di nuovo per la musica italiana. La cosa bella di Claudio è che è sempre stato creativo, non si è mai seduto su una visione statica, immobile nel suo fare musica. Il fatto che oggi, lasciata la Filarmonica di Berlino, si impegni in un progetto nuovo a Lucerna è indice della sua vitalità, della sua intelligenza, della sua forza interiore”. (Luciano Berio)

“Claudio Abbado è un musicista con una personalità estremamente marcata, con una volontà incredibile, una sensibilità straordinaria, ma misteriosa. E’ un’artista che ha inseguito visioni interpretative eccezionali e che non ha cessato di evolversi durante gli anni, regalandoci immagini di un’arte in costante evoluzione. Ricordo un momento straordinario, un’esecuzione con i Berliner del “Preludio e morte di Isotta” di Wagner, alla Carnegie Hall. Sono momenti in cui si dice che la musica non può essere eseguita meglio di così. Non è un complimento da poco, perché ritengo che raramente un’esecuzione riesca a raggiungere l’essenza di un’opera”. (Maurizio Pollini)

“Con Claudio si lavora duramente perché lui è molto serio e pignolo, anche se sa capire e ascoltare le esigenze dell’artista senza voler imporre tutto. Si tratta sempre di un lavoro di equipe: Claudio espone le sue idee cercando di dare spazio alle opinioni degli altri. E’ per questo che gli artisti e i musicisti amano lavorare con lui”. (Mirella Freni)

“Io mi metto a descrivere Abbado? Sarebbe come usare una candela per descrivere il sole. Non ci dimentichiamo che al Direttore d’Orchestra è rimasto l’unico elemento magico dei tempi remoti, dirige con la bacchetta, l’unico segno del mondo delle favole. Ecco: questa bacchetta magica ce l’ha proprio Abbado. E la usa per far nascere la bellezza. In un certo senso è il più grande ‘ostetrico’ della bellezza del mondo”. (Roberto Benigni)


FALSTAFF di Verdi a Glyndebourne su Arté

giugno 23, 2009

Il glorioso Festival di Glyndebourne compie 75 anni e lo festeggia con un ricco cartellone


Il Festival 2009

Il titolo d’apertura (“Falstaff” di Verdi) è stato trasmesso il 21 giugno da Arté in una quasi diretta (era differita di circa un’ora). Si tratta di una nuova produzione affidata alla regìa di Richard Jones e alla direzione d’orchestra di Vladimir Jurowski. Forse in omaggio al 75° del Festival l’azione è stata spostata nell’Inghilterra degli anni 30 del Novecento (almeno così mi è sembrato dalla moda degli abiti). La cosa, omaggi a parte, non stupisce affatto, dal momento che non seguire le indicazioni del libretto e dell’autore è ormai il primo comandamento di ogni grande ente lirico e Glyndebourne non fa eccezione. A parte comunque questo aggiornamento temporale, di cui a mio giudizio l’opera non necessitava, il resto segue quanto previsto da Verdi e Boito. Il sipario si alza su un pub, Sir John in doppiopetto Principe di Galles dattiloscrive con tanto ticchettìo e il Jerez è sostituito da un blended … e via di questo passo. Alfin t’ho colto raggiante fior nel secondo quadro del II atto proviene da un gracchiante 78 giri su di un vecchio grammofono; vabbè, ormai si è abituati a ben altro e tutto sommato lo spettacolo ha dei momenti molto ben riusciti: ad es. tutto il terzo atto, in particolare il primo quadro  (Falstaff trascinato in scena bagnato fradicio, Ehi! Taverniere! cantata al primo piano, visibile dalla via, mentre si cambia gli abiti inzuppati davanti l’ostessa e tutto il seguito)

La prima parte del Terzo atto    (foto di Alastair Muir)

Un momento della prima parte del Terzo atto, quando Falstaff legge la lettera recapitatagli da Quickly (foto di Alastair Muir)

Bello e riuscito anche il secondo quadro dell’atto

Un momento del secondo quadro del III atto (foto Alastair Muir)

Un momento del secondo quadro del III atto (foto Alastair Muir)

Tra le cose invece meno riuscite metterei il secondo quadro del I atto, con i cavoli e i cavolfiori in primo piano e i personaggi che sfilavano a turno tra essi

Un momento del secondo quadro del I atto (foto Alastair Muir)

Un momento del secondo quadro del I atto (foto Alastair Muir)

Efficace invece il “capitombolo” di sir John in sahariana nel Tamigi

Il "lancio" nel Tamigi (foto Alastair Muir)

Il "capitombolo" nel Tamigi (foto Alastair Muir)

Venendo alla parte musicale, la direzione di Jurowski non segue le vitalistiche e iperritmiche versioni di grandi direttori del passato, optando per tempi piuttosto lenti in linea con alcune visioni più “senili” dell’opera. In tal modo viene dato un maggior risalto al declamato. Fortunatamente il cast, internazionale, non ha grossi problemi di dizione, fatta eccezione per il Bardolfo di Alasdair Elliot e il Cajus di Peter Hoare. Christopher Purves, baritono inglese proveniente per lo più dal repertorio settecentesco, è un Falstaff efficace e corretto. Il greco Tassis Christoyannis canta molto bene la parte di Ford. Bülent Bezdüz, tenore turco già affermato internazionalmente, ha la parte di Fenton in repertorio ed è forse il più convincente, dal punto di vista vocale, tra gli uomini. Nel cast femminile brilla particolarmente la Nannetta di Adriana Kucerová, sia per la deliziosa figura sia per la voce.

Adriana Kucerová (foto Jakub Klimo)

Adriana Kucerová (foto Jakub Klimo)

Efficacissima la Quickly della canadese Marie-Nicole Lemieux. Dina Kuznetsova e Jennifer Holloway sono rispettivamente Alice e Meg, convincenti sia scenicamente che vocalmente. L’unico italiano, Paolo Battaglia, canta la parte di Pistola. In conclusione un cast affiatato e di buon livello. Così mentre in Italia fanno saltare le Cenerentole per dare spazio agli azzurri che se le prendono di santa ragione, ci si può sempre consolare con le tv straniere che pare si ricordino che esistono altre realtà (forse più importanti?) oltre il gioco del calcio.

La Stagione 2009/10 della Lingotto Musica

giugno 19, 2009

Auditorium

La prossima stagione dell’Associazione Lingotto Musica è già pronta e sono già iniziati i rinnovi per gli abbonati. Dal prossimo 3 luglio sarà possibile sottoscrivere un nuovo abbonamento. Otto concerti dedicati, come al solito, alle grandi orchestre.

La Stagione del Lingotto.

Richard Heuberger

giugno 18, 2009
Richard Heuberger

Richard Heuberger

Per rimanere a Vienna e in clima di Neujahrskonzert, vorrei ricordare Richard Heuberger, nato a Graz il 18 giugno 1850 e morto a Vienna il 28 ottobre 1914. Fu compositore di operette e maestro di Clemens Krauss, l’ideatore del Concerto di Capodanno,  al Conservatorio di Vienna ove insegnò dal 1902 fino alla morte.

Il suo brano più celebre è tratto da un’ operetta (“Opernball”) : eccolo prima nella interpretazione di Elisabeth Schwartzkopf.

Poi in una simpatica versione inglese cantata da Bing Crosby nel film “Il valzer dell’Imperatore” di Billy Wilder, che la utilizzò come il più pertinente omaggio alla “sua” Vienna.

(l’attrice è Joan Fontaine)