LA TRAVIATA al Teatro Superga di Nichelino

Sabato 24 ottobre: inaugurazione della Stagione Lirica 2009/10 al Teatro Superga. Per una coincidenza lo stesso titolo che ha aperto la stagione del Regio e che è ancora in corso di rappresentazione: La Traviata di Giuseppe Verdi. Sicché Domenica 25 nella conurbazione torinese si poteva scegliere tra due edizioni della stessa opera. Direi comunque che non si trattava di edizioni in concorrenza: al Teatro Superga non ci sono ambizioni di innovare la lirica con allestimenti che vorrebbero fornire nuove prospettive di lettura dell’opera rappresentata. Insomma tutto avviene secondo libretto e tradizione e gli spettatori non vengono costretti a decodificare proposte spesso criptiche. Devo dire che fa bene vedere una Violetta che non corre come una assatanata da un capo all’altro del palcoscenico (Salzburg) o fa contorsionismi su una tavola (Parma) o su un’alcova è intenta a prendere gli onorari delle sue prestazioni durante il preludio (Venezia); muore nella sua camera da letto e non in una corsia d’ospedale o in un androne condominiale o vicino a un trabattello durante la ristrutturazione in corso del suo alloggio. Inoltre non si insiste a sottolineare ed enfatizzare gli aspetti inevitabilmente squallidi della sua attività professionale: insomma non c’è alcun bisogno che gli spettatori vengano edotti con scene ad hoc sul fatto che in casa di Violetta e di Flora gli invitati non andassero a recitare il rosario o le novene, già il titolo è lapidario, non lascia dubbi e tanto basti. Quindi nessuna sorpresa, tutto come ai vecchi tempi e ci si può ancora commuovere di fronte alla vicenda di Violetta. E’ vero che poi gli spettatori all’uscita non fanno a gara a chi ha capito di più l’allestimento del regista e si limitano a commentare la bravura dei cantanti o l’inevitabile emozione che dà puntalmente il capolavoro verdiano, ma forse l’opera lirica continua a vivere proprio in questa sua capacità di coinvolgimento emotivo senza cui rischia di defungere.

Quindi nulla da aggiungere sull’allestimento, curato dal regista Guido Zamara: tradizionale, essenziale e decoroso. La sorpresa della serata è stata la protagonista, il soprano Sandra Balducci, chiamata a sostituire in extremis la titolare indisposta. Giovanissima e di bella figura rendeva già scenicamente il personaggio interpretato. Soprano lirico di coloratura (come viene definita) è l’ideale per essere Violetta, che nei tre atti passa dalla coloratura del primo atto, al lirico e drammatico degli altri due. La Balducci ha già convinto il pubblico durante il primo atto (d’altronde nel suo repertorio c’è persino la Regina della Notte!), ma li ha poi letteralmente conquistati nel secondo e nel terzo. In “Dite alla giovine..”, “Alfredo, Alfredo”, “Addio del passato”, con una voce che sembrava giungere dal profondo dell’anima è riuscita a siglare un’interpretazione intensa e coinvolgente, da artista matura, quasi in contraddizione con la sua giovanissima età.

Sandra Balducci

Sandra Balducci

Accanto a lei nel ruolo di Alfredo una conoscenza del Teatro Superga, Enrico Nenci, che nella scorsa stagione era già stato applaudito come Mario nella Tosca e soprattutto come Pollione (uno dei più convincenti da me ascoltati sulle scene negli ultimi anni) nella Norma. Un Alfredo generoso e ricco di slancio come ha da essere. Sergio Bologna, già applaudito lo scorso anno come Scarpia, si è confermato un ottimo baritono nel ruolo di Germont. Bella voce e linea di canto sempre corretta, senza eccessi e forzature, riesce a rendere persin meno antipatico del solito il personaggio di Germont padre. Buoni i comprimari da M.Vittoria Paba (nel doppio ruolo di Annina e Flora) a Silvano Paolillo (Gastone) a Valerio Garzo (il Barone), a Carlo Provengano (il Marchese) a Antonio Marani, già ascoltato in Tosca, nel breve ruolo del Dottore. Fondamentale il ruolo del Coro “Puccini” diretto da Gianluca Fasano e del Corpo di ballo “Studio Danza Narcisa”. Ho lasciato per ultimo il direttore, Claudio Maria Micheli, che per quanto giovane vanta già un buon curriculum e un vasto repertorio lirico e sinfonico corale. E’ riuscito nell’ardua impresa di equilibrare orchestra e palcoscenico in un teatro privo di buca e non nato espressamente per la lirica.

Claudio Maria Micheli

Claudio Maria Micheli

L’orchestra composta da giovanissimi aveva il nome “Orchestra del Teatro Superga”. Non saprei se sarà un complesso stabile o se si è trattato solo di un nome scelto per l’occasione. In ogni caso giovani valorosi che meritano ogni plauso.

Doveroso un encomio finale al Comune di Nichelino e ai suoi amministratori che in periodo di innegabile crisi, anziché piangere miseria e battere cassa proseguono costanti nella loro opera di elevazione culturale dei propri cittadini. Non solo la stagione si fa con i consueti otto spettacoli, ma il Teatro è stato parzialmente ristrutturato per renderlo più agibile e confortevole. Tutti vorremmo avere amministratori così.

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5 Risposte to “LA TRAVIATA al Teatro Superga di Nichelino”

  1. stefano Says:

    ho visto lo spettacolo di domenica pomeriggio.
    Sandra Balducci strepitosa e Sergio Bologna favoloso.
    nel complesso una traviata semplice ma diretta e ben
    proposta. complimenti all’orchestra e agli organizzatori.
    senza lo sfarzo del regio, il senso dell’opera è arrivata al pubblico
    con semplicità e bravura.
    bravi tutti.
    complimenti

  2. Stella Says:

    Certo, le messe in scena dell’opere classiche, secondo me, dovrei essere tradizionale come ai vecchi tempi, è un rispetto nei confronti del autore e la opera. Per l’interpretazione moderne che scrivano l’opere moderne!

  3. Roberto Mastrosimone Says:

    Gli allestimenti tradizionali si vedono quasi esclusivamente nei teatri minori: i grandi teatri dilapidano fortune scritturando registi, spesso incompetenti in fatto di opera lirica, per spettacoli che possano far notizia. E più sono astrusi e dissacratori e più sono eventi di cui scrivere e parlare. Sarebbe forse meglio ignorarli, come il più delle volte meritano.

  4. Stella Says:

    Anche il publico dovrebbe ignorarli, forse cosi non si farebbe tanti.

  5. margherita Says:

    Sandra è una mia carissima amica. Sono commossa per gli entusiastici commenti: che la sua voce sia definita da giovanissima ma ricca di maturità espressiva è spiegabile solo con una risposta non soggettiva ma obiettiva. Sandra ha studiato tanto e continua a farlo, da interprete, non da personaggio, per questo riesce a calarsi nei ruoli, assumendone non solo la vocalità ma l’anima!

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