Archive for novembre 2009

Semyon Bychkov

novembre 30, 2009

Semyon Bychkov

Semyon Mayevich Bychkov (Семён Маевич Бычков) è nato a S.Pietroburgo (allora Leningrado) il 30 novembre 1952. Studiò alla Scuola Corale Glinka e al Conservatorio della città natale con Ilya Musin. Nel 1973 vinse il Concorso per Direttori “Rachmaninov” e avrebbe dovuto dirigere la Filarmonica di Leningrado, ma il concerto fu cancellato in quanto Bychkov non era in linea con l’ideologia di partito. Abbandonò l’URSS l’anno successivo emigrando negli USA, dove studiò al Mannes College di New York. Fu direttore musicale della Grands Rapids Symphony, quindi direttore ospite e poi principale della Buffalo Phiharmonic. L’ammirazione e la stima di Herbert von Karajan furono in parte l’input per una serie di fortunati concerti attraverso l’Europa. Il 4 luglio 1983 divenne cittadino statunitense. Dal 1989 al 1998 fu direttore dell’Orchestre de Paris. Nel 1997 è stato nominato direttore principale della WDR Sinfonie Orchester di Colonia, carica che occupa tuttora e che terminerà nel prossimo anno. Ha sposato in seconde nozze Marielle Labeque ed è fratello del direttore Yakov Kreizberg.

Ho avuto la fortuna di asssistere dal vivo a più concerti diretti da lui, sia a capo dell’Orchestre de Paris, sia a capo dell’OSN Rai (ai bei tempi in cui in essa si investiva di più…), sia a capo dell’Orchestra del Regio (che diretta da lui subiva una metamorfosi che dimostrava l’importanza di un grande maestro nella piena riuscita di una performance), sia a capo della WDR SO.

Alcuni esempi musicali, ad iniziare da quel Rachmaninov che avrebbe dovuto dirigere a Leningrado:

proseguendo con Shostakovich, di cui è interprete quanto mai efficace:

per giungere a quella Alpensinfonie, che attualmente è un po’ un suo cavallo di battaglia:

senza dimenticare alcune sue performance operistiche ciakovskiane fiorentine, tra cui questo Onegin del 2001:

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Blog e Associazione Wanderer Club

novembre 28, 2009

La Wanderer.it, come risulta da un commento all’articolo “Un anno di blog”, lamenta equivoci sorti a proposito del nome affine e dell’immagine utilizzata. Dichiaro di non far parte dell’Associazione suddetta e che quanto scrivo nel mio blog non deve assolutamente essere riconducibile in nessun modo ad Essa. La scelta del nome e dell’immagine, affini, da parte mia è del tutto casuale e non collegata in nessun modo al Club, di cui fino ad oggi ignoravo l’esistenza.

Piotr Anderszewski e Jeffrey Tate alla OSN Rai

novembre 27, 2009

Piotr Anderszewski

Il quarantenne pianista polacco ha richiamato un pubblico più numeroso del solito all’Auditorium Toscanini per il sesto concerto della stagione. Non si è certamente risparmiato presentando ben due concerti di Wolfgang Amadeus Mozart, che lui adora in modo speciale e modificando in parte il programma che in prima stesura prevedeva l’op.134 di Schumann. L’abbinamento dei concerti KV 453 e KV 456 trova ragion d’essere nell’anno della loro composizione (1784). Può essere interessante questo video realizzato in occasione della registrazione del CD con il KV 453 e il KV 466 alla Usher Hall di Edimburgo nel settembre 2005. (Anderszeski esegue l’ultimo movimento del KV 466, ma rende bene l’idea del suo stile).

Perfezionista, considera Richter, Gould e Benedetti-Michelangeli i suoi numi tutelari (e scusate se è poco!). Di certo Anderszewski sa quel che vuole e non si accontenta di una routine ripetitiva, ma è teso a risultati interpretativi sempre più alti. Il pubblico è affascinato oltre che dalla sua arte interpretativa, anche dal suo look anticonvenzionale che mira un po’ ad avvicinare palcoscenico e platea. A dirigere Jeffrey Tate, direttore onorario dell’Orchestra e in questi ultimi anni unico suo punto di riferimento.

Jeffrey Tate

Tate ha incorniciato il dittico mozartiano con due brani di due suoi autori prediletti (Mendelssohn e Haydn). Del primo l’ouverture “Le Ebridi” e del secondo la Sinfonia Hob.I n.95. Quest’ultima è l’unica delle sinfonie londinesi in tonalità minore ed è forse quella che io preferisco. In particolare il Minuetto con il Trio in cui il violoncello ha una parte solistica.

LA BOHÈME al Teatro Superga di Nichelino

novembre 22, 2009

Secondo appuntamento della nona stagione lirica del Teatro Superga: La Bohème di Giacomo Puccini. Titolo amato da tutti gli appassionati d’opera che da più di un secolo immancabilmente finiscono col prendere il fazzoletto per asciugar le lacrime alla morte di Mimì: potranno vederla e ascoltarla centinaia di volte, ma non dà assuefazione, l’effetto è sempre lo stesso. Si commosse anche Puccini nel comporla ed è uno dei momenti più alti in assoluto di tutta la storia dell’opera. In fondo anche i registi, tranne qualche pazzoide iconoclasta, hanno in genere avuto rispetto di questo capolavoro, limitandosi talvolta a posporla di un secolo, aggiornando in alcuni casi la cartella clinica di Mimì (ogni secolo ha i suoi mali…): operazione comunque inutile e gratuita in quanto non apre nessuna prospettiva nuova nell’interpretazione dell’opera. Né potrebbe: La Bohème è nata già perfetta, non c’è niente da aggiungere e nulla da togliere, da sola rende immortale il suo Autore. Naturalmente l’allestimento presentato dal Teatro Superga si muove pienamente nell’ambito della tradizione con uno spettacolo di ottimo gusto sia nelle scene che nei costumi, entrambi semplici, ma non poveri, non manca nulla pur nello spazio non particolarmente esteso del suo palcoscenico. Compagnia di canto giovane e affiatata, che dà quella giusta freschezza e rende credibilissima la vicenda. D’altronde ormai anche le grandi istituzioni liriche tendono a scritturare giovanissimi per Bohème: la presenza dei divi navigati rischia di alterare un po’ l’equilibrio di un’opera dove se i protagonisti sono indubbiamente Mimì e Rodolfo, anche gli altri personaggi hanno un ruolo non secondario e il pari merito è forse la carta vincente degli allestimenti. Lo intuì il grande Bernstein che più di vent’anni fa a Roma presentò in forma di concerto una Bohème di giovanissimi, che se da un lato fece scalpore finì poi col fare scuola. I cantanti che ieri sera hanno cantato a Nichelino sono giovanissimi, ma molto preparati e con un repertorio già vasto. Gioconda Vessichelli (Mimì) vanta nel suo curriculum anche la parte di Madama Cortese del “Viaggio a Reims” affrontata al ROF 2004, è una giovane che è dotata di una notevole poliedricità, poliglotta, passa dalla Bohème (in cui ha anche in repertorio Musetta) all’operetta al Così fan tutte (ove ha in repertorio sia Fiordiligi che Despina): insomma un’artista completa.

Gioconda Vessichelli

Rodolfo era il coreano Kim Choong Sik (che col battesimo cristiano ha premesso il nome Bosco in onore del Santo piemontese), tenore di ottima scuola (Bergonzi), di bella voce, che affronta con successo anche ruoli di lirico-spinto come si può verificare da questo

Nessun Dorma cantato lo scorso anno a Lecco

che è stato bissato a gran richiesta.

Valerio Garzo (Marcello) ha un repertorio che va da Cimarosa a Mozart a Puccini. Ascoltiamolo nella parte di Ping in una Turandot dello scorso aprile a Vercelli, dove si ha anche modo di ascolare l’ottimo Silvano Paolillo (il Benoit della Bohème) nella parte di Pong

Ho una casa nell’Honan

Elisa Cenni (Musetta) è una cantante di ottima scuola (Renato Bruson), già vincitrice di concorsi, di bella e spigliata presenza scenica. Nel marzo scorso ha affrontato il ruolo di Carolina all’Opéra di Parigi nel

Matrimonio Segreto di Cimarosa

Una Musetta seducente e generosa nel mostrare il suo ben di Dio con gratificazione del pubblico maschile.

Il basso venezuelano Ernesto Morillo ha cantato ottimamente l’aria di Colline strappando meritate  ovazioni a scena aperta.

Ferruccio Finetti è stato un buon Schaunard.

Ho lasciato per ultimo colui che in realtà è stato il vero protagonista della serata: il direttore Lorenzo Castriota Skanderberg.

Lorenzo Castriota Skanderberg

Giusto un anno fa lo avevamo ascoltato dirigere “Tosca” nello stesso teatro e con la stessa orchestra e ne avevamo ammirato la indubbia capacità di valorizzare l’orchestra pucciniana. Puccini è stato un grandissimo orchestratore, forse il migliore in assoluto del melodramma italiano. Soprattutto nelle sue ultime opere l’orchestra assume un ruolo fondamentale e diventa coprotagonista. Basti dire che Ravel aveva la partitura della Fanciulla del West sul comodino da notte e la considerava un capolavoro irrangiungibile. Lo sanno i grandi della bacchetta che hanno un amore sconfinato per Puccini. Insomma Puccini necessita di un buon direttore e tale è Lorenzo Castriota Skanderberg. Con una buona orchestra come la Sinfonica Città di Grosseto il risultato è garantito. Ma Castriota Skanderberg ha curato in maniera puntuale anche i cantanti. Si vedeva la sua mano sinistra continuamente guidare il palcoscenico, cui  aggiungeva spesso il movimento delle labbra ad accennare e quasi suggerire il canto. Purtroppo, e mi duole davvero scriverlo, il risultato è stato in larga parte compromesso dalla struttura del teatro, che non essendo nato per la lirica, manca di buca orchestrale e di quegli accorgimenti che favoriscono l’acustica. Per cui l’orchestra ha finito col creare spesso una barriera sonora tra palcoscenico e pubblico: un vero peccato, perché tanta cura nella preparazione dello spettacolo avrebbe davvero meritato una più soddisfacente fruizione da parte del pubblico, che comunque ha capito e ha saputo attribuire i giusti meriti a tutto il cast con i meritati applausi. Vorrei citare ancora il regista Renato Bonajuto, che ha saputo tra le tante cose dare un po’ di graziosa civetteria a Mimì nella sua prima apparizione in scena e chi ha curato le luci sempre pertinenti al momento. Una menzione anche al Coro Puccini diretto da Gianluca Fasano, che con la sua costante presenza si può quasi considerare un’istituzione stabile.

John Axelrod e Louis Lortie all’OSN Rai

novembre 20, 2009

John Axelrod

La simpatia, contagiosa e irresistibile, è la prima qualità che caratterizza John Axelrod, il giovane direttore texano che avevamo già conosciuto la scorsa stagione sul podio dell’OSN Rai. Fondatore dell’Orchestra X a Houston, sua città natale, è stato nominato direttore dell’Orchestre National des Pays de la Loire dopo un incarico quinquennale alla Luzerner Sinfonieorchester. La sua carriera è in costante ascesa e il suo repertorio, molto vasto, comprende le sinfonie dei maggiori compositori. Le sue interpretazioni sono caratterizzate da una notevole estroversione, che rende chiaro il significato generale della composizione; forse manca un approfondimento e una ricerca di nuove prospettive di lettura, ma credo che ciò esuli dai suoi obiettivi. Insomma Axelrod mira a lasciar soddisfatto e rassicurato il suo pubblico con performance ben eseguite e cerca di valorizzare gli strumentisti gratificandoli anche con un atteggiamento visibilmente empatico: è un piacere verderlo rivolgersi alle varie sezioni con un sorriso sincero e trascinante. Il brano più riuscito è stato a mio parere la Seconda Sinfonia di Schumann, in cui forse sembrava di scorgere l’ombra del grande Lenny che di Axelrod fu maestro e che di questa sinfonia fu sempre interprete massimo. Nella prima parte, preceduto dalla Pavane op.50 di Fauré, il Concerto op. 11 di Chopin, brano conosciutissimo, amatissimo dal grande pubblico, di frequente esecuzione nelle sale da concerto. Solista Louis Lortie, che nello scorso aprile aveva eseguito Mendelssohn insieme a Augustin Dumay.

Louis Lortie

Il pianista canadese, patito per le integrali, è soprattutto conosciuto per una fortunata e riuscita incisione dell’integrale raveliana, ma il suo repertorio è molto vasto e Chopin ha in esso un posto d’onore. Lo ha evidenziato con una bella performance del Concerto, dove al solista spetta la parte del leone, avendo l’orchestra il ruolo un po’ subordinato di mero accompagnamento. Forse anche per questo non mi è parsa tanto curata ieri sera la partecipazione orchestrale e nel secondo movimento (ma anche nel terzo) l’intesa tra solista e orchestra era tutt’altro che perfetta. Poche prove? probabile: i solisti giungono spesso in extremis e rimane il tempo di una sola prova oltre alla generale. È possibile che stasera le cose procedano meglio e che domani a Vercelli vadano benissimo. Scarso afflusso di pubblico, contrariamente a quel che prevedevo visto l’appeal del brano principe e del nome del solista. Boh? la concorrenza del Film Festival in corso? la campagna martellante di Topo Gigio contro i contagi influenzali? oppure la programmazione di brani di largo consumo anziché incrementare l’afflusso di pubblico ha finito per ridurlo? Su quest’ultima ipotesi (la meno confortante per una prospettiva a medio-lungo termine per l’Orchestra) non dispongo dei numeri necessari per esprimermi, però non mi dispicerebbe se qualcuno più informato e documentato di me lo facesse nei commenti.