Archive for aprile 2010

Concerto per Papa Benedetto XVI in Sala Nervi

aprile 29, 2010

Il Presidente della Repubblica Italiana offre, come ormai di consuetudine, a S.S. Papa Benedetto XVI un concerto sinfonico che avrà luogo oggi, 29 aprile 2010, nella Sala Nervi in Vaticano. Diretta tv su Rai Due a partire dalle 17,10. Suona l’Orchestra Giovanile Italiana di Fiesole diretta da Nicola Paszkowski. Il programma comprende una Sinfonia per archi di G.B. Sammartini, la Sinfonia KV 504 di Mozart e la Sinfonia n. 4 di Beethoven.

Nicola Paszkowski

Belle esecuzioni, almeno a giudicare da ciò che si fruiva dalla diretta tv. L’Orchestra Giovanile Italiana si conferma una delle migliori compagini nazionali. Ripresa tv sensibilmente più curata rispetto a quella dello scorso anno, andata in onda su Raitre.

Questa consuetudine annuale rimane una delle rarissime occasioni, in Italia, di una diretta tv di musica classica (l’altra è il Concerto dall’aula del Senato). Naturalmente la Rai le trasmette per la presenza in esse del Capo dello Stato.

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Marc Albrecht dirige R.Strauss alla OSN Rai

aprile 23, 2010

Marc Albrecht

Nato ad Hannover il 1964, Marc Albrecht è figlio d’arte: suo padre è Georg Alexander Albrecht, direttore che a soli 29 anni era divenuto GMD (Genaral Musik Director) ad Hannover. Lo ricordo in un bel Tristano nel 1971 al Nuovo di Torino e nella stessa opera tre anni dopo al Comunale di Bologna. Marc ha studiato con lui ed ha iniziato la carriera come assistente di Claudio Abbado alla Gustav Mahler Jugendorchester e succesivamente come assistente di Gerd Albrecht (omonimo, ma non parente) all’Opera di Amburgo. Dal 1995 al 2001 è allo Staatstheater di Darmstadt, poi alla Deutsche Oper di Berlino, quindi dal 2005 alla Filarmonica di Strasburgo. Nel 2008 è stato nominato direttore alla DNO (De Nederlandse Oper) e quindi alla Nederlands Philharmonic, incarichi che si protrarranno fino al 2012. Era già stato sul podio della OSN e vi è tornato con un programma interamente straussiano. Brani che sono nel suo repertorio e che ha inciso con l’etichetta PentaTone

Il disco straussiano diretto da Marc Albrecht

La chicca è il Träumerei am Kamin da Intermezzo, un breve interludio assente da 61 anni dai programmi Rai di Torino (l’Autore all’epoca era ancora in vita), che ha aperto la serata che è proseguita con i Vier letzte Lieder in cui ha cantato il mezzosoprano Christiane Iven, specialista nel campo liederistico.

Christiane Iven © M.Sigmund

Peccato che l’incanto delle ultime note di Im Abendrot (“ist dies etwa der Tod?”) sia stato rovinato dall’eccessivo entusiasmo di un fanatico straussiano che ha esternato rumorosamente la sua passione anticipando gli applausi. Nella seconda parte Don Juan e Till Eulenspiegel, di cui Albrecht ha dato un’interpretazione ipervitalistica e scalpitante e in cui le prime parti dell’orchestra hanno avuto modo di eccellere (Carlo Romano all’oboe, Corrado Saglietti al corno, Franco Da Ronco al clarinetto piccolo, Alessandro Milani al violino). Applausi convinti e meno invasivi anche da chi non fa parte delle tifoserie straussiane.

Ripresa tv, che conferma la mia ipotesi sulla scelta dei concerti di più breve durata [Sulla ripresa di questo avevo scommesso 😉 ]

ADRIANA LECOUVREUR di Cilea al Teatro Superga

aprile 20, 2010

Penultimo spettacolo della stagione in corso, Adriana Lecouvreur di Cilea è stato proposto in un allestimento già presentato a Fidenza nello scorso novembre. Una produzione nata per le scene del Teatro Magnani della città emiliana che vede la collaborazione dell’associazione Fantasia in re che già aveva presentato La Cenerentola il mese scorso. Il regista Riccardo Canessa ha operato la scelta di un’ambientazione novecentesca, in realtà non tanto per l’ambizione di fornire una ardita prospettiva di lettura dell’opera, quanto per contenere i costi di produzione, come lui stesso, con estrema onestà e serietà, dichiara in un’intervista su Parma Lirica:

“Il regista che si accosta a questo come, del resto, ad altri lavori teatrali ha a disposizione due strade, quella tradizionale  o quella alternativa.

Strada tradizionale significa rispettare l’epoca in cui l’opera è ambientata con scene e costumi appropriati, ma soprattutto seguire le indicazioni che lo stesso Cilea mette in partitura secondo quello che è stato un percorso cominciato dall’ultimo Verdi e proseguito soprattutto con Puccini, che forniva dettagli molto precisi e pertinenti per la messa in scena.

Questo è sempre un percorso vincente specialmente quando ci troviamo a doverci confrontare con  intrecci  complicati e a volte poco comprensibili.

C’è però un problema: un allestimento di questo tipo prevederebbe, per Adriana,  scene sontuose ed un uso della macchina teatrale piuttosto complicato ed importante.  Considerando che l’attuale situazione di crisi finanziaria del teatro italiano non consiglia e non consente scelte economicamente impegnative il regista che si confronta con questo lavoro  può allora valorizzarne un’altra parte molto significativa che è, in fondo, lo spunto ispiratore del compositore post verista quando sceglie di tornare indietro nel tempo e di affrontare un repertorio teoricamente illuminista con lo spirito del ‘900. Sfrondare quindi da orpelli probabilmente esagerati ed inutili e valorizzare, all’interno della vicenda, il lato più duttile. Prendere come spunto principale il teatro e la vita del teatrante e farci svolgere intorno una vicenda tutto sommato di grande solitudine.”

Devo dire comunque che il Settecento nell’Adriana non è sfondo o cornice, ma parte essenziale dell’opera: portarla nella contemporaneità significa depauperarla di una componente fondamentale. Insomma alla fine si esce dal teatro insoddisfatti. Nasce poi il problema del balletto al terzo atto, che in quest’opera non può esser tagliato. In quest’allestimento si è fatto ricorso a una bizzarra e fantasiosa soluzione: la proiezione di un video con materiali da Teche Rai, con le Kessler che ballavano il “Da Da Un Pa” al ritmo del Giudizio di Paride. Se fossimo a Berlino o Vienna la cosa verrebbe spacciata chissà con quali intellettualismi da far sentir cretini i poveretti che non hanno colto l’idea profonda che il regista ha voluto esprimere. Per fortuna a Nichelino dominano ancora il buon senso e l’intelligenza di capire che i ballerini costano, il palcoscenico non è quello dell’Opéra di Parigi e che bisogna far di necessità virtù, per cui pazienza…: qualche “oh basta, là” e la cosa finisce lì.

Il direttore Stefano Giaroli, che aveva già diretto La Cenerentola, ha dimostrato di amare profondamente l’opera di Cilea (e non so dargli torto): ne ha dato una lettura vibrante, appassionata, tesa non perdendo nessuna occasione di evidenziare i tesori, spesso nascosti, di una partitura esemplare per orchestrazione e raffinatezza. Ha valorizzato al massimo l’Orchestra di Reggio Emilia, che ha dato una prova maiuscola. Peccato che non abbia fatto bene i conti con le dimensioni del teatro e l’assenza della buca: insomma, involontariamente, ha finito col sommergere le voci dei cantanti che hanno spesso faticato ad aprirsi una breccia attraverso il muro sonoro che li separava dal pubblico. Veramente un peccato perchè il cast era davvero di lusso.

I costumi contemporanei se non altro esaltavano l’avvenenza di Paola Sanguinetti, splendida e convincente Adriana, che aveva già interpretato il ruolo a Fidenza.

Paola Sanguinetti

Ecco che cosa dichiarava alla vigilia dello spettacolo fidentino:

Sulle difficoltà vocali non è il caso di soffermarsi, ogni ruolo ha le sue, quindi fanno parte del mestiere. Il fatto di essere un’artista che interpreta un’artista da un lato aiuta perchè entri meglio nel personaggio, ma da un altro lato è impegnativo perchè non puoi tradirlo, non puoi stravolgerlo, devi restare dentro quel disegno preciso. Bisogna evitare, ad esempio, l’effetto “Gloria Swanson” perchè sappiamo che Adriana Lecouvreur è stata un’attrice moderna ed innovatrice, era famosa proprio per questo. Quindi la recitazione troppo caricata, l’eccessiva enfasi sarebbero fuori luogo. Questo continuo controllo dell’interpretazione insegna ad uscire dalle proprie abitudini interpretative e a cercare qualcosa di diverso, più nuovo, possibilmente più artistico.”

Sua rivale la passionale Bouillon di Claudia Marchi, mezzosoprano dalla prestigiosa carriera in cui ha interpretato i maggiori ruoli a fianco di Pavarotti, Nucci, Vargas, Pons…

Claudia Marchi

Maurizio Comencini ha intepretato un generoso e appassionato Maurizio di Sassonia. le sue arie sono state applaudite calorosamente a scena aperta.

L’eccellente Marzio Giossi è una conoscenza del Teatro: come dimenticare il suo Rigoletto della scorsa stagione? È stato un superlativo Michonnet, parte difficile e, forse, un po’ ingrata. “Ecco il monologo” è stato uno dei momenti migliori della rappresentazione. Alla bella voce Giossi unisce un fraseggio che ne fa il Michonnet ideale.

Marzio Giossi

Luca Gallo, già ascoltato il mese scorso nella Cenerentola, si è confermato nella parte del Principe un ottimo basso. Notevole l’Abate di Oreste Cosimo. Le altre parti non sono state accreditate dal programma di sala.

In conclusione: uno spettacolo con elementi di assoluta eccellenza musicale, ma purtroppo (e dispiace davvero) un po’ mancato per problemi di acustica che ne hanno compromesso la completa fruizione e un po’ per un allestimento che lasciava qualche motivo di insoddisfazione.

Ilona Timchenko alla Fondazione Ferrero di Alba

aprile 19, 2010

Ilona Timchenko

Ilona Timchenko, 33enne pianista russa residente in Spagna, ha vinto il mese scorso il Concorso Pianistico “Città di Pinerolo”. È una concertista già affermata che svolge un’intensa attività sia in recital che in concerti con orchestra e ensemble. Ha un repertorio che spazia dal Settecento alla contemporanea. Ne ha dato un notevole saggio ieri all’Auditorium della Fondazione Ferrero di Alba in un concerto per l’Unione Musicale di Torino. Programma molto impegnativo che dal Mozart della KV 281 passava allo Schumann della Kreisleriana per giungere dopo le 5 Microprimaveras di Garcia Abril alle 28 Variazioni su un tema di Paganini op. 35 di Brahms. Anche se esausta ha concesso generosamente un brano di Ligeti come bis a un pubblico che non si stancava di applaudirla e sembrava non voler lasciare la sala.

PIERINO E IL LUPO con Arturo Brachetti alla OSN Rai

aprile 16, 2010

Arturo Brachetti

Se Shostakovich, proposto la scorsa settimana, fa ancora da sfollagente evidenziando il rosso delle poltrone dell’Auditorium Rai, in compenso Pierino e il Lupo conferma la sua forza centripeta sul pubblico che riempie la sala in ogni ordine di posto, compresi quelli a scarsa (se non nulla) visibilità. Nata a fini didattici è divenuta ormai occasione di spettacolo quando a far da narratore c’è un attore capace di trasformare questa fiaba musicale per bambini in mezzora di divertimento assoluto. Roberto Benigni resta un modello difficile da superare, ma Arturo Brachetti non è da meno. Il grande trasformista è forse l’interprete ideale per questo brano in cui è voce narrante, Pierino, il nonno, l’anatra, l’uccellino, il gatto, il lupo, i cacciatori… La sua verve pirotecnica è accompagnata da effetti speciali, animazioni di Dario Picciau visibili nello schermo e dai disegni infantili di Rebecca Covaciu. Riesce a coinvolgere gli orchestrali e il direttore, Wayne Marshall, nonché parte del pubblico. Al termine pioggia di palloncini colorati dall’alto. Spettacolo godibilissimo e riuscito. Un discreto numero di bimbi presenti in sala dei quali vorrei davvero lodare l’adeguato comportamento, che potrebbe essere d’esempio ad alcuni adulti abituali spettatori dei concerti.

La prima parte del concerto era dedicata a Borodin, di cui sono state eseguite l’Ouverture dal Principe Igor e la Seconda Sinfonia. A dirigere Wayne Marshall, che presentava un repertorio apparentemente un po’ lontano dal suo, che generalmente comprende Gershwin e il musical statunitense. Forse però Marshall aveva ben presente Kismet, il musical del 1953 in parte basato su musiche dal Principe Igor di Borodin: chissà… In ogni caso una buona occasione per riascoltare due pagine famose, ma poco frequenti nei programmi dell’Orchestra. Se la Sinfonia aveva goduto di un’esecuzione 12 anni fa, l’Ouverture non veniva eseguita dal 1935 (sempre che le informazioni del programma siano attendibili). Nella seconda parte la fiaba musicale di Prokof’ev era stata preceduta dalle due Suite per piccola orchestra di Stravinskij.

Ripresa tv e, si spera, trasmissione, almeno per Pierino, in orari diurni, visto che parte dei potenziali spettatori vanno a nanna presto 🙂

Mi stavo domandando come mai sul sito dell’Orchestra non si inseriscono i video (per un paio di mesi) dei concerti della stagione dei quali si è effettuata la ripresa, seguendo gli esempi di alcune orchestre e istituzioni francesi, che lo fanno già e gratuitamente. Va ovviamente migliorata (e sensibilmente) la qualità video (e audio) rispetto a quelli schubertbeethoveniani che sono attualmente visibili. Potrebbe essere un modo per valorizzare degnamente l’Orchestra rendendola accessibile ai più, visto che in tv non la si vuol mostrare…