Kristjan Järvi torna sul podio della OSN Rai

Kristjan Järvi

Torna Kristjan Järvi sul podio della OSN Rai con un programma di grande interesse. Un Novecento musicale che guarda al passato e lo rivisita quello proposto nei tre brani di Casella, Stravinskij e Richard Strauss. Quasi una fuga dalle angosce e dalle problematiche che il Novecento poneva questo sguardo a un Settecento che veniva visto come età della Ragione. Alfredo Casella compose la Scarlattiana nel 1926: un “divertimento” per pianoforte e orchestra (composizione a metà tra suite e concerto) su musiche di Domenico Scarlatti in cinque movimenti. Stravinskij compose il Pulcinella, balletto avec chant, su commissione di Djaghilev nel 1919. La musica di Pergolesi parve l’ideale per obliterare dubbi, incertezze e rovelli che il Primo Dopoguerra aveva posto. Gli orrori della Seconda Guerra venivano allontanati da Richard Strauss nel Divertimento op. 86 su musiche di Couperin, del 1943. Le tre pagine hanno avuto una esemplare esecuzione nel 22° Concerto della Stagione Rai, che ormai volge al termine. Nella Scarlattiana di Casella la parte solistica era affidata a Mariangela Vacatello, giovanissima e affermata pianista napoletana.

Mariangela Vacatello

La Vacatello ha poi messo in piena luce il suo virtuosismo nel bis, uno degli Études d’exécution trascendante di Liszt, dove è emersa tutta la sua bravura.  Il Pulcinella di Stravinskij ha goduto di tre solisti d’eccezione: il mezzosoprano Annely Peebo, il tenore Juan Francisco Gatell e il basso Vito Priante.

Annely Peebo

Solitamente in sede concertistica si ascolta con più frequenza la suite orchestrale che l’Autore trasse dal balletto: questo era in prima esecuzione Rai a Torino, insomma davvero una ghiottissima occasione, considerando l’eccellente performance. Stesso discorso vale per la composizione di Strauss, quest’ultima davvero rara da ascoltare. Non deve essere stato dello stesso avviso il pubblico torinese che ha abbastanza disertato il concerto di giovedì, mostrando una sala semivuota con ulteriori defezioni dopo l’intervallo. Verrebbe da pensare che l’afflusso di pubblico sia inversamente proporzionale all’interesse del concerto. Un direttore come Kristjan Järvi, una pianista come la Vacatello e un programma costruito con intelligenza, coerenza e di sicuro appeal producono questi risultati? Ho come la sensazione che, come in tv, la cosiddetta audience non premi mai le proposte migliori 😦

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6 Risposte to “Kristjan Järvi torna sul podio della OSN Rai”

  1. Alberto Says:

    Pubblico desolatamente scarso anche venerdì, per un concerto dai meriti da Te giustamente delineati con parole del tutto condivisibili.
    Il pubblico sarà stato allontanato dall’esecuzione di un brano del più grande musicista torinese? (Casella era stato eseguito l’ultima volta alla RAI una quindicina di anni fa con la poderosa Terza Sinfonia , direttore Alun Francis.La RAI ne aveva promesso una uscita discografica tramite la -ora defunta- Fonit Cetra: la promessa naturalmente non era stata mantenuta. Ora ne è uscito un disco della CPO-direttore sempre Alun Francis- con magnifica Orchestra Radiofonica Tedesca. Disco che è stato oggetto, ad esempio sulle riviste francesi Diapason e Classica di esaltazioni fin sorprendenti).
    Rilevo che Pulcinella, in versione completa, era già stato eseguito il 19/4/68 (direttore Lukas Foss): concerto che io ascoltai. La RAI deve avere archivi non perfettamente in ordine.
    Per inciso il Pulcinella “completo” venne eseguito anche sette-otto anni fa al Regio (direttore Hubert Soudant) e l’anno scorso al Lingotto con Daniele Gatti e la Orchestre National de France (tra i solisti anche la Antonacci).

  2. Roberto Mastrosimone Says:

    Grazie per le preziose informazioni.
    Il disco diretto da Francis ha avuto anche un buona valutazione su ClassicsToday da parte di David Hurwitz (il massimo dei voti 10/10). http://www.arkivmusic.com/classical/album.jsp?album_id=226957
    È un peccato che Casella a Torino si ascolti poco. Che la diffusione della sua musica la si debba a un direttore britannico, a un’orchestra e a un’etichetta tedesche non fa molto onore all’Italia.

  3. Dario Says:

    sono al mio primo abbonamento a mezza stagione e ho notato che il pubblico si riduce di concerto in concerto. non è che la stagione è troppo lunga?

  4. Roberto Mastrosimone Says:

    Veramente qualche anno fa c’erano almeno 4 concerti in più. Tenga presente poi che si tratta della stagione dell’Orchestra di un ente radiotelevisivo, quindi la destinazione dovrebbe essere soprattutto mediatica (anche se in Italia il medium televisivo, il più importante, non viene quasi preso in considerazione). Piuttosto, a mio modestissimo avviso, la stagione forse è strutturata in modo non proficuo ai fini delle presenze in sala. L’interruzione a febbraio di tre settimane non giova alla continuità: rompe, secondo me, il ritmo di un pubblico che in genere è abitudinario. La cosa di per sé potrebbe non esser poi così grave, ma temo che potrebbe essere disincentivante ai fini di un rinnovo. La programmazione ideale, a mio parere (personale e discutibilissimo), porrebbe il festival di musica contemporanea a inizio stagione (fine settembre-ottobre) durante la campagna nuovi abbonamenti (qualche giovanissimo che frequenta la contemporanea potrebbe aver lo stimolo ad abbonarsi alla ordinaria), poi la stagione ordinaria, senza soluzione di continuità, fino ad aprile, quindi una mini stagione con repertorio popolarissimo cattura abbonati. Naturalmente non voglio insegnare il mestiere a nessuno, tanto meno a chi lo fa già egregiamente, però forse un po’ di strategia di mercato in più secondo me non guasterebbe. Questa Orchestra è un bene troppo prezioso, per Torino e per l’Italia: l’idea che possa non avere il futuro (e perché no, anche il presente) che merita mi fa star male.

  5. Chaton Says:

    Ho apprezzato molto anche io l’intelligenza del programma, che ho trovato assai intrigante. Venerdì la Vacatello non ha fatto scintille (il pubblico poi non ha nemmeno insistito per avere un bis, che infatti non c’è stato) e a me non piace tanto Järvi (checché mi dica Noseda, mi pare sempre un po’ il fighetto della situazione), tuttavia è stato un piacevolissimo concerto.

    Ad ogni modo, già dal programma si poteva immaginare che la sala sarebbe stata semivuota. Siamo al solito tema: occorre premurarsi di infilare in ogni concerto almeno un brano che faccia da specchietto per le allodole quando si vuole far ascoltare qualcosa di un po’ più distante dal grande repertorio?

  6. Roberto Mastrosimone Says:

    Ciò che lascia perplessi è la defezione degli abbonati. Io resto dell’idea che, al di là dei brani proposti, la stagione ordinaria non dovrebbe subire interruzioni e dovrebbe terminare entro fine marzo. Dovrebbe ritornare la Stagione di Primavera, come si faceva in passato, a turno unico e con programmazione più popolare. Il ciclo delle Sinfonie beethoveniane del 2004, ad es., aveva conquistato un discreto numero di nuovi abbonati alla stagione successiva.

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