“Rigoletto a Mantova” su Raiuno

L’evento mediatico preparato e atteso a lungo si è ormai concluso. Adesso è il momento dei dati Auditel, che premiano (ovviamente!) Le Velone su Canale 5 :-(.

Vabbé, decenni di reality e dementiality hanno mal educato il pubblico della prima serata e le speranze di vincere il match per Raiuno sono affidate al gioco dei pacchi, vessillifero della stupidità elevata a sistema tv.

Queste produzioni operistiche televisive sono precedute, accompagnate e seguite sempre da un ampio dibattito che schiera favorevoli, contrari e neutrali. Le argomentazioni sono sempre le stesse e non voglio aggiungere tedio ulteriore con le mie.

Premetto che di questo Rigoletto ho visto in diretta solo secondo e terzo atto (per vedere il primo sono dovuto ricorrere al web). Chi si aspettava da Marco Bellocchio una regia trasgressiva sicuramente è rimasto deluso: credo sia il Rigoletto più tradizionale possibile da 30 anni a questa parte. La festa di corte ricordava più le feste di fine anno scolastico (sotto lo sguardo vigile di insegnanti e genitori) che non le orge libertine che nei teatri d’opera ormai si presentano. I cortigiani avevano un aspetto molto più rassicurante di quello dei nostri politici attuali. Il Duca per essere un libertino cinico e spregiudicato aveva troppo l’aria del bravo figliolo che piace anche a mammà (ovviamente come marito della figlia…). Insomma uno spettacolo da prima serata di Raiuno che possa non  turbare i sonni degli utenti fedeli della rete ammiraglia. Meglio così, via! Siamo stufi delle proposte oscene di tanti registi che ambientano l’opera ai nostri giorni, ne sconvolgono la trama, talora violentano la partitura (con la complicità del direttore d’orchestra), ecc.: ben venga quindi una proposta popolare, come si usava ai vecchi tempi! Eccellente la fotografia di Vittorio Storaro, di meglio credo non si possa fare. Ambientazione riuscitissima, né poteva essere altrimenti. Cantanti scenicamente credibili: Placido Domingo è un protagonista da premio Oscar, d’altronde il grande tenore (qui baritono) non ha rivali nel muoversi sulla scena.

Domingo nel I Atto © C.Giglioli per la Gazzetta di Mantova

Vittorio Grigolo è un Duca giovane, aitante, amoroso, gli manca l’aria spregiudicata, ma forse così può raggirare meglio le fanciulle ingenue come Gilda…

Grigolo come Duca © C.Giglioli per Gazzetta di Mantova

Il grande Ruggero Raimondi è uno Sparafucile un po’ senile, ma credibile scenicamente.

Ruggero Raimondi come Sparafucile ©C.Giglioli per Gazzetta di Mantova

Julia Novikova, 27enne pietroburghese vincitrice lo scorso anno a Budapest dell’Operalia 2009, è subentrata alla prevista Peretyatko nella parte di Gilda. Scelta indovinatissima, secondo me, dal punto di vista scenico (importantissimo in questo caso). La Novikova è proprio la Gilda che uno immagina.

Julia Novikova

La procace Nino Surguladze è Maddalena, né si poteva far scelta migliore.

Nino Surguladze

Indovinati anche tutti i comprimari. Resta la parte musicale…. Ho un po’ di difficoltà a scriverne in quanto bisogna tener conto del fatto che i cantanti si trovano in una situazione decisamente anomala: sono in diretta, ma davanti a un pubblico virtuale, cantano in spazi non usuali per loro, l’opera viene smembrata e manca di quella continuità grazie alla quale l’interprete si carica man mano che procede… Insomma queste sperimentazioni non sono l’ideale per un cantante lirico e confrontarle con altri prodotti video è fuorviante, poiché nel caso in oggetto non c’è possibilità di correggere eventuali errori. Tenuto conto di questo credo che tutti siano da lodare. Naturalmente una lode a Zubin Mehta e alla OSN, che finalmente trova spazio in tv, anche se quasi invisibile.

Spero che la Rai riproponga lo spettacolo senza soluzione di continuità, come fece per Tosca e Traviata , magari in prima nottata…, tanto i melomani si sa che siamo imparentati con le nottole 🙂

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4 Risposte to ““Rigoletto a Mantova” su Raiuno”

  1. otto Says:

    Rimane il fatto che Domingo, bravo quanto si vuole, era fuori ruolo. Non posso pensare che fra gli attuali baritoni in carriera non ve ne fosse uno all’altezza di questa produzione. Verdi voleva un baritono, di quelli con un bel colore scuro!

  2. Roberto Mastrosimone Says:

    Io credo che la scelta sia stata anche (o soprattutto) determinata dal fatto che Domingo nel debutto in questo ruolo avrebbe fatto sicuramente più audience.

  3. Luca Rossetto Casel Says:

    Stendendo il proverbiale velo sul sorpasso in Auditel e quanto esso comporta, tralasciando la (già!) vexata quaestio sull’opportunità – maggiore o minore – della scelta di Domingo nel ruolo eponimo; mettendo da parte l’annosa contrapposizione antitetica (per non dir manichea) tra la rarità dei grandi eventi e la presenza costante di proposte di minor impatto (che, per quel che mi riguarda, potrebbero e, anzi: dovrebbero convivere)… a me, questo Rigoletto è piaciuto. Molto. La formula della “diretta spettacolare”, poi, mi pare rappresentare un ottimo veicolo per portare l’opera nella televisione di oggi; e trovo che questo tipo di incontro con il melodramma possa riportare sugli spettatori di oggi un impatto di tipo paragonabile a quello che potevano sperimentare i suoi fruitori originari.

    Anche la ripartizione in “piccole dosi” ha, secondo me, i suoi pregi: per i meno avvezzi al dramma musicale, mantenere viva l’attenzione può risultare più semplice – consentendo agli altri, nel nostro caso, di apprezzare come ognuno degli atti di Rigoletto costituisca un’unità drammaturgica e musicale in sé conchiusa, e di riflettere sul ruolo di tale concezione del percorso creativo di Verdi. Ma…

    …ma! Ma penso anche che la RAI abbia trattato male, malissimo, quest’ultima produzione: pochissimo spazio (quello di qualche spot, essenzialmente) dedicato a presentarla; non uno straccio di introduzione immediatamente prima, né all’opera in sé né allo spettacolo in particolare – che ambirebbe a una destinazione di massa, NON di nicchia.

    Si pensi, per contro, alle cure giustamente riservate alla Tosca e alla Traviata precedenti: speciali, approfondimenti, interviste… Lo stesso si potrebbe dire di altri appuntamenti musicali “di grido” negli anni a cavallo del cambio di millennio. Questa volta c’era, sì, il messaggio del Presidente della Repubblica; che si è però trovato suo malgrado a fare da presentatore, oltre che da presidente.

  4. Roberto Mastrosimone Says:

    Grazie del tuo intervento. Sai, guardando questo Rigoletto, avevo proprio pensato a te, poiché sulla Traviata a Paris ci confrontammo per mail alcuni anni fa (come passa il tempo!) e ricordavo con esattezza le tue idee molto favorevoli riguardo a questo tipo di produzioni. Anch’io le considero positivamente, nonostante tutto. Se lo scopo è quello di avvicinare più utenza al mondo dell’opera ben vengano. Certo che dovrebbero essere più frequenti e, come giustamente sottolinei tu, precedute e seguite da opportune trasmissioni. Le fanno per le partite di calcio, che non necessiterebbero forse di commenti e analisi, perché non farle per l’opera, genere ormai sconosciuto al pubblico di massa? Ho come la sensazione che lo scopo principale fosse quello di vendere la produzione al maggior numero di paesi possibile (cosa che è riuscita) e realizzare un bel po’ di introiti. Poi chi eventualmente si fosse avvicinato all’opera grazie a questo Rigoletto dovrà adesso attendere il prossimo anno per La Cenerentola, e poi? Quanto tempo passerà? Dieci anni? Mah… In Svizzera da un po’ di tempo annualmente producono qualcosa di simile. L’esperimento più interessante, secondo me, è stato Il Flauto Magico dietro le quinte, il più coraggioso La Traviata im Hauptbahnhof, il più seguito La Bohème in Hochhaus lo scorso anno. La cadenza annuale, se non altro, crea una aspettativa, una consuetudine, che da noi ancora non c’è.
    I dati auditel di domenica vedono ancora vincente Canale 5 😦

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