DON GIOVANNI secondo Carsen e Barenboim (Scala,7/12/2011)

Peter Mattei in Don Giovanni alla Scala

Mi sono sottoposto alla tortura 🙂 di rivedere e riascoltare lo spettacolo del 7 dicembre, conscio che le prime impressioni a caldo durante una diretta tv possono anche essere fuorvianti. Lo spettacolo di Robert Carsen, che se non sbaglio è al debutto scaligero per produzione ad hoc, è di quelli aperti, che lasciano molte possibilità di lettura. Io ne avrei individuate almeno tre:

– Spettacolo ridotto all’osso per motivi finanziari. Siamo quasi alla forma semiscenica e il tutto potrebbe andar bene per qualunque altra opera. La firma di un grande regista tanto poi lascia spazio a tante dissertazioni e interpretazioni di chissà quali profondi significati. Chi oserebbe esprimersi come il rag. Fantozzi dopo la proiezione di un mito del cinema? 🙂

– Teatro nel teatro. Il Don Giovanni di Mozart, nella sua polivalenza, come visione del mondo e della vita. Un mondo dove l’apparire conta più dell’essere, dove l’amore si riduce a consumo erotico e non a rapporto amoroso, dove i vincenti sono coloro che conoscono l’arte del sedurre, che è poi uno strumento di potere. Don Giovanni è la massima incarnazione di questa visione, il seduttore per antonomasia. Anche Zerlina conosce, a modo suo, questa arte e la adopera con Masetto: basta guardare la erotizzazione estrema dell’aria “Vedrai carino…” in cui Zerlina sembra conoscere a fondo come s’ha da fare. Tra i perdenti coloro che credono ancora in alcuni valori e soprattutto nella sincerità e nell’espressione del proprio essere. Al primo posto Elvira, che non a caso toglie spesso l’abito rimanendo in sottoveste. Quindi Masetto, incapace di fingere, Ottavio e, ovviamente, il Commendatore. Donna Anna qui risulta in tutta la sua ambiguità. Nella prima scena è fin troppo evidente che ha consumato da consenziente e che non è stata vittima di alcuno stupro. Il “non sperar se non mi uccidi che io ti lasci fuggir mai” suona tanto come una richiesta di replay di quanto già goduto, replay che inizia…solo che giunge quel rompi.. del papà Commendatore, portatore di valori che Anna non riesce del tutto a rinnegare; visibile il suo imbarazzo e il suo “senso di colpa” per aver ceduto. Però non dirà mai la verità né a Ottavio e forse neanche a se stessa, così come non la dice Zerlina. L’abito fa il monaco, né potrebbe esser diversamente in questo mondo basato sull’apparenza e sull’inganno. Ci sono alcuni momenti chiave: nella festa del finale atto I, quando tutti mascherati, travestiti, non riconoscibili cantano “viva la libertà!” amoreggiando l’un con l’altra liberi da ogni inibizione, quasi che la spersonalizzazione possa essere liberatoria; al termine della festa nel “tutto, tutto già si sa” gli invitati tolgono maschera e abito, l’unico a conservarli è Don Giovanni: la verità è mettersi a nudo, esporsi e vincolarsi. Il finale è pessimistico: a trionfare in realtà è Don Giovanni, con la sua amoralità, i suoi disvalori.

– Il Commendatore che canta dal palco presidenziale al fianco del Capo dello Stato, accettando l’invito a cena di Don Giovanni potrebbe aprire una chiave di lettura tutta italiana. Lascio alla fantasia di chi eventualmente mi legge fin troppo facili riferimenti a persone e situazioni 🙂 Ma forse è solo un caso, però…….

Barenboim si adegua a questo quadro in realtà pessimistico, tragico con una lettura plumbea, lenta, dalle sonorità massicce. Forse una scelta diversa sarebbe stata poco consona.

Peter Mattei risponde bene a tratteggiare questo Don Giovanni fatuo, poco cavalleresco, tutt’altro che gentiluomo. Accanto a lui il Leporello di Bryn Terfel, collaudato nella parte, forse non più tanto in forma nella voce (almeno la sera del 7 dicembre) ma sempre efficace. Non mi è parso in forma Giuseppe Filianoti (Ottavio), non doveva essere in serata. Mi ha lasciato non poche perplessità il Masetto cavernoso di Štefan Kocán. Senza particolarità il Commendatore di Kwangchul Youn. Tra le donne emerge la Elvira di Barbara Frittoli, fuori parte invece mi è parsa la trionfatrice della serata, Anna Netrebko. Vocalmente poco seduttiva la Zerlina di Anna Prohaska.

Qualche commento dalla stampa:

Il Sole 24 Ore

La Repubblica

Il Giornale della Musica

Le Monde

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6 Risposte to “DON GIOVANNI secondo Carsen e Barenboim (Scala,7/12/2011)”

  1. clo Says:

    Io vorrei rivederlo…. ma non trovo il modo…. Qualche suggerimento…?????

  2. Roberto Mastrosimone Says:

    Domenica mattina su Rai 5.

  3. l.mauretti Says:

    L’ho rivista e risentita anch’io, e devo dire che pur mantenendo le riserve sulla direzione di Barenboim devo riconoscere che è molto omogenea con la regia cupa di Carsen. La Netrebko secondo me ha il torto di cantare come se fosse un’opera di Verdi ed è decisamente fuori parte, un mesetto fa ho visto quella di Luisi a New York e la Rebeka era molto più adatta alla parte ( e Luisi molto meglio di Barenboim alla direzione ). Gli altri non mi sono dispiaciuti anche se Terfel non ha evidentemente più i mezzi vocali di un tempo… a ben sentire anche Filianoti è stato un paio di volte un pò in difficoltà….la regia di Carsen invece sarà opinabile, come tutte le regie che interpretano molto, a volte un pò sovradimensionata rispetto all’Opera ma secondo me alla fine funziona ed in generale sono d’accordo con la tua lettura….Poi che Donna Anna in realtà sapesse benissimo chi si era inoltrato nella sua camera lo hanno già immaginato in molti nel passato prima di Carsen ( che mi ricordo per un buon Rosenkavalier a Salisburgo nel 2004).

  4. Nicola Sfredda Says:

    Grazie per questa interessante recensione; soprattutto il paragrafo che inzia con le parole “Teatro nel teatro” è molto significativo: la grandezza di Mozart e Da Ponte è di estrema attualità.

  5. Stella Says:

    “Un mondo dove l’apparire conta più dell’essere, dove l’amore si riduce a consumo erotico e non a rapporto amoroso, dove i vincenti sono coloro che conoscono l’arte del sedurre, che è poi uno strumento di potere… Tra i perdenti coloro che credono ancora in alcuni valori e soprattutto nella sincerità e nell’espressione del proprio essere.” — questo è il nostro mondo.

  6. Roberto Mastrosimone Says:

    Credo che Carsen abbia voluto rendere molto attuale Don Giovanni e che ci sia riuscito.

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