“La bohème” di Puccini al Teatro Superga (2011/12)

Torna dopo solo due anni La bohème di Giacomo Puccini al Teatro Superga di Nichelino. Nuovo allestimento affidato alla Compagnia “Fantasia in re”. Spettacolo molto sobrio, con scenografia ridotta all’essenziale, puntava soprattutto sui cantanti. Con una protagonista come Silvia Dalla Benetta poteva permetterselo.

Silvia Dalla Benetta

Il soprano vicentino, che a maggio era stata Violetta al Regio di Torino, e che è stata una applaudita Juliette nel Roméo et Juliette di Gounod a Trieste, è stata una intensa e commovente Mimì. Ha un repertorio davvero vastissimo con ruoli diversificati (nelle Nozze di Figaro ha cantato sia Susanna che la Contessa, ne Les Contes d’Hoffmann ha affrontato i quattro ruoli, è Norma, ma anche Hanna Glavari nella Vedova allegra) insomma un’artista completa, dotata di bella voce, valorizzata da studio e impegno professionale di assoluta serietà. Accanto a lei il generoso Rodolfo di Fulvio Oberto.

Fulvio Oberto

Il tenore piemontese vanta una carriera internazionale che lo ha portato sui palcoscenici dei principali teatri. La sua voce è ideale per la parte di Rodolfo. Pierluigi Dilengite (già ascoltato come Escamillo la scorsa stagione) era Marcello. È un ottimo baritono che vanta tra i suoi maestri Gianni Raimondi e Giorgio Zancanaro e Luciano Pavarotti che lo definiva uno dei suoi migliori allievi. Eccellente Musetta è stata Francesca Bruni.

Francesca Bruni

Il soprano perugino ha verve, ma anche misura, oltre a una splendida voce e non ha caricato il personaggio di alcune gratuite volgarità che hanno in repertorio altre sue colleghe. Bravissimo anche il Colline di Frano Lufi, che ha cantato una giustamente applaudita “Vecchia zimarra”.

Frano Lufi

A completare il cast l’efficace Schaunard di Donato Di Gioia e Carlo Ottino nel doppio ruolo di Alcindoro e Benoit. È tornato sul podio, dopo una settimana, il M° Stefano Giaroli, che mi sembra aver preso maggior familiarità con la sala del Superga e con le sue caratteristiche acustiche non proprio felici per la lirica. Ha sfoltito l’organico orchestrale e adeguato il volume sonoro della compagine alle dimensioni del teatro. In più (non so se sia stata una sua idea o se sia del regista o dei cantanti) ha fatto spesso esibire i cantanti sulla parte più avanzata del palcoscenico: è l’unico modo per far sì che la voce giunga al pubblico senza problemi. Mimì infatti ha cantato la sua aria rivolta al pubblico (stile recital) anziché a Rodolfo, che se ne stava indietro nella scena. Forse la regia dello spettacolo ne potrà patire, in compenso però la voce è giunta perfettamente al pubblico. Così anche nel secondo atto i tavolini del Momus erano sul davanti della scena e si è sentito perfettamente tutto. È una strategia che al Superga andrebbe sempre adottata: man mano che il cantante indietreggia nel palcoscenico la voce comincia a disperdersi fin al punto in cui risulta completamente coperta dai suoni dell’orchestra. Insomma bisogna fare di necessità virtù.

Orchestra che va lodata (Orchestra Sinfonica Cantieri d’arte) insieme con il Coro dell’Opera di Parma (M°Emiliano Esposito) e i Bimbi dei Laboratori Teatrali di Nichelino. Una lode ovviamente al regista Sandro Santillo.

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