Nino Sanzogno

Nino Sanzogno

I non giovanissimi come me ricordano sicuramente bene Nino Sanzogno, che per tanti anni fu un attivo protagonista della vita musicale italiana. Nato a Venezia 101 anni fa, il 13 aprile 1911, studiò violino e composizione nella sua città natale e direzione d’orchestra con Hermann Scherchen. Diresse molto spesso alla Scala di Milano prime di opere del Novecento come Les Dialogues des Carmélites di Poulenc, Lady Macbeth di Mzensk di Shostakovich, L’Angelo di fuoco di Prokof’ev, Lulu di Berg. Nel 1955 inaugurò la Piccola Scala con Il Matrimonio Segreto di Cimarosa. All’estero diffuse opere di compositori italiani come Malipiero, Dallapiccola, Pizzetti. Come titolare dell’Orchestra Sinfonica di Milano della Rai negli anni 50 diresse molte delle prime produzioni operistiche televisive come queste Nozze di Figaro del 1956

o questo Rigoletto del 1955

o Carmen del 1956

Insegnò nei corsi estivi di direzione d’orchestra a Darmstadt. Lo ricordo sul podio del Teatro Regio di Torino (anche nelle stagioni al Nuovo) come direttore di opere pucciniane, ma anche wagneriane (L’Olandese volante nel 1977). Morì a Milano il 4 maggio 1983.

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2 Risposte to “Nino Sanzogno”

  1. Alberto Says:

    Al “Nuovo” Regio diresse anche, credo nella stessa stagione, “La Fanciulla del West” con Domingo e Carol Neblett e “I capricci di Callot” di G.F. Malipiero con Fedora Barbieri e Mirto Picchi (un’opera che si reggerebbe -anzi si ascolterbbe con piacere- anche oggi).
    Di Malipiero Sanzogno fu il maggior difensore in anni in cui il -per me grande- compositore era ancora attivo (e poi da poco scomparso). Ricordo le magnifiche “Pause del Silenzio- prima serie, “La Cimarosiana”, il Primo Concerto per Pianoforte (con Gino Gorini).
    Di Casella ricordo “Scarlattiana” (ancora con Gino Gorini) e il Triplo Concerto (con il Trio di Trieste).
    A Sanzogno si deve …..l’ultima esecuzione torinese di “Feste romane” (circa…40 anni fa …….incredibile).

  2. Roberto Mastrosimone Says:

    La lunga assenza di Feste romane dai cartelloni torinesi ha veramente dell’incredibile, anche perché si tratta di composizione tutt’altro che rara e generalmente nel repertorio di molti direttori.
    Molti compositori italiani del Novecento (come Malipiero, Ghedini, Dallapiccola…) stanno scomparendo dai programmi: forse perché gli attuali interpreti non li hanno in repertorio? o le direzioni artistiche non li hanno in forte considerazione?

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