Mario Brunello suona Kabalevskij alla Stagione Rai. Sul podio John Axelrod

Mario Brunello ©M.Branca

Mario Brunello ha un repertorio vastissimo che spazia da Bach ai contemporanei. Ha proposto per il 17° concerto della Stagione Rai il Secondo Concerto op.77 di Dmitrij Kabalevskij, opera non molto nota, almeno da noi, e che risulta in prima esecuzione Rai a Torino.

Dmitrij Kabalevskij (a sx) con Daniil Shafran, esecutore dei suoi concerti per violoncello e orchestra.

Composto nel 1964, il concerto si mantiene fedele alla totale adesione dell’Autore ai canoni dell’estetica musicale di regime, di cui Kabalevskij fu sempre convinto assertore. Ciò forse lo ha fatto spesso liquidare frettolosamente in Occidente e giunge quanto mai opportuna l’occasione per conoscerlo più a fondo e rivalutarlo. I motivi di interesse non sono pochi e il Concerto ha momenti notevoli, soprattutto nell’ampio finale, che Brunello ha messo in luce con una performance superlativa. Sul podio John Axelrod, che aveva già collaborato con Brunello a Lugano nello scorso novembre nel Secondo concerto di Rota.

John Axelrod

L’assidua collaborazione con l’Orchestra sta dando risultati eccellenti e devo dire che Axelrod mi stupisce sempre di più a ogni sua apparizione. Spero veramente che questo fecondissimo rapporto continui nel tempo, anche se istituzioni più intraprendenti e lungimiranti se lo sono assicurato con incarichi fissi. Kabalevskij, il musicista sovietico per antonomasia, è stato racchiuso da due pagine che evocano gli Stati Uniti (una casualità?): le Variazioni su “America” di Ives e la Nona Sinfonia “Dal Nuovo Mondo”di Dvořák. Quest’ultima è pagina fin troppo conosciuta e forse logorata dalla routine. Axelrod è riuscito a restituirle una perduta verginità con una intensa, partecipe e convinta interpretazione che ha coinvolto al massimo Orchestra e pubblico. Lo ha fatto senza andarsi a cacciare in chissà quali ricercatezze e nuove prospettive di lettura, ma con lo slancio e la musicalità di chi vi si accosta quasi per la prima volta. E sembrava davvero di provare magicamente le stesse emozioni della prima volta di ascolto… Quando un interprete riesce a far questo è, secondo me, un “grande”: comincio a pensare che Axelrod sia veramente tale.

Annunci

Tag: , , , , , , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: