RADU LUPU all’Auditorium del Lingotto per l’Unione Musicale di Torino

Radu Lupu

Nonostante la crisi (quante volte ci tocca iniziare discorsi e affermazioni con queste tre parole! e per quanto tempo ancora?) l’Unione Musicale di Torino ha proposto un cartellone ricchissimo e sostanzioso. Inaugurazione in grande con un mito vivente del pianoforte e della Musica: Radu Lupu. Nell’era dell’iPod, dell’apparire a tutti i costi, del divismo esasperato Lupu non concede un’intervista da almeno 30 anni, non entra in sala di incisione da almeno 17 (al punto che la sua discografia non supera i 20 CD), impone che le sue performance non siano neppure radiodiffuse e registrate, considera ogni suo concerto momento irripetibile da vivere live in simbiosi con il pubblico. In ciò, al contrario di altri, è di una coerenza assoluta, per cui un suo concerto è evento da non perdere per chi ama la grande musica.

Radu Lupu ©I.Maly

Schubert, Franck, Debussy con lo stesso programma proposto la scorsa settimana alla Salle Pleyel di Parigi e due giorni fa a Genova: Improvvisi op.142, Preludio Corale  e Fuga, Douze Préludes II. Schubert è da sempre autore prediletto da Lupu, che come pochi sa coglierne l’intima poesia, il brano di Franck è spesso presente nei suoi recenti recital (lo ha eseguito anche a Firenze lo scorso maggio) e ne viene esaltata più che l’architettura formale il profondo lirismo sotteso. Debussy è invece autore da lui un po’ meno frequentato (sebbene al MMF di quattro anni fa avesse proposto il I libro dei Préludes). Difficile immaginare esecuzioni migliori: Brouillards era proprio quel “vapore di sonorità in sospensione” definito da Cortot, in Ondine c’era tutta l’impalpabilità e la trasparenza lunare della pagina, in Bruyères c’era la poesia agreste del sottobosco. Dopo tanto miracolo mi sarei aspettato un pubblico incollato alla poltrona in ovazione osannante e non quel fuggi-fuggi frettoloso di chi ha timore di perdere le dernier métro o tema lo scatto alla mezzora successiva del parcheggio a ore, per cui il bis generosamente (a questo punto direi anche troppo generosamente!) concesso Des pas sur la neige era accompagnato da “des pas sur le parquet” di spettatori in fuga che non hanno avuto neppure l’educazione di fermarsi durante la performance. Quest’ultimo miracolo interpretativo ha agito quasi da sfollagente per gran parte della sala, lasciando pochissimi superstiti a osannare uno dei sommi della grande Musica: che tristezza!

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