LUCIA DI LAMMERMOOR di Donizetti (Carlo Felice,2003) su Rai 5

Scena dal primo atto di Lucia di Lammermoor al Calo Felice di Genova

Prosegue l’omaggio a Donizetti su Rai 5 con Lucia di Lammermoor in onda domani in un allestimento ripreso al Carlo Felice di Genova nel 2003. Lo spettacolo porta la firma di Graham Vick e fu ideato per il Maggio Musicale Fiorentino del 1996. Dirige Patrick Fournillier, nei ruoli principali Stefania Bonfadelli, Marcelo Alvarez, Roberto Frontali. 

Stefania Bonfadelli come Lucia a Genova nel 2003

Spettacolo fortunato andato in scena anche al Regio di Torino nel 2011. Ecco che cosa scriveva Giordano Cavagnino su Operaclick in occasione della raprresentazione torinese: Spettacolo di indubbia eleganza caratterizzato da un impianto scenico estremamente semplice ma dal sapore fortemente romantico – brughiere scozzesi di erica e fiori di roccia, alberi deformati dal vento, cieli dominati da nubi foriere di tempesta – che evocano immediatamente l’universo espressivo di una certa cultura ottocentesca inglese. Magnifici i costumi settecenteschi che riportano la vicenda all’originaria collocazione del romanzo scottiano.
La parte propriamente registica è di stampo tradizionale arricchita da alcuni dettagli che mantengono pienamente la loro forza evocativa nonostante l’elevato numero di riprese. Molto riuscita la contrapposizione nell’atteggiamento fra i rudi aristocratici delle highlands e l’affettazione manierata del cittadino Arturo Bucklaw e suggestiva nella “scena della pazzia” la ricomparsa del tartan rosso degli Ashton a raffigurare l’identificazione di Lucia con l’amato. 

Marcelo Alvarez : “Tu che a Dio…”

Riporto anche una recensione non firmata di Classic Voice: “Nato nel 1996 a Firenze, lo spettacolo di Vick sette anni dopo non stupisce risulti un po’ slabbrato, tenuto anche conto che andò in scena in mezzo ad una delle furiose contestazioni di cui il teatro genovese è indiscusso campione. Sempre bellissime, però, quelle desolate brughiere disseminate d’erica rosa su cui incombe la curva di un albero scheletrito e il globo immenso della luna; quegli interni costruiti con pareti mobili di nuvole, a racchiudere spazi interamente vuoti dove i personaggi campeggiano con accresciuta evidenza, circondati da un coro per lo più fuori, rigidi e indifferenti individui in broccati e parrucche dame; quei gesti che scolpiscono, se non caratteri (che Donizetti volutamente non definisce, preferendo stereotipi sentimentali), stati d’animo e tensioni emotive, ivi compreso un sospetto d’incesto nel rapporto morboso con Lucia di un Enrico che trova evidente sostituto in Arturo. E bella la soluzione d’un “Tu che a Dio” che Edgardo esala accanto al cadavere di Lucia con in mano un mazzo di fiori rossi, come una cerimonia nuziale con la morte: momento purtroppo sprecato dalla regia televisiva (piuttosto piatta e banale comunque), che s’ostina a inquadrare in primo piano così a lungo la figura di Lucia, da incappare ovviamente nel suo respiro e nel suo sbatter le ciglia.
Patrick Fournillier dirige tutto forte, badando più alla quadratura che all’espressione, ma con orchestra tanto sbilenca (Gesù, quell’avvio a “Soffriva nel pianto”!) arduo sarebbe tentare altro. Stefania Bonfadelli, prima della crudele malattia all’orecchio che ne ha interrotto la carriera, è bella e resa ancor più credibile da una recitazione d’alto livello, moderna e ricca di sfaccettature: vocalmente, se all’inizio pare un filo circospetta acquista poi sicurezza e pienezza di cavata, in aggiunta a una rifinitura d’accento magnifica, fino a una pazzia senz’altro da ascrivere tra quelle memorabili dell’ultimo decennio. Per qualità timbrica e caratura tecnica, Marcelo Alvarez avrebbe avuto (a parte la figura già alquanto imbolsita) ogni mezzo per essere il miglior Edgardo possibile, ove il gusto non lo tradisse spesso facendolo cadere nel verismo più trucibaldo. Roberto Frontali è un Enrico irruento e senza troppi risvolti espressivi d’altronde non granché sollecitati da un personaggio in fin dei conti unidimensionale: solidissima come di consueto, però, la linea vocale ampia, facile all’acuto, di proverbiale musicalità. Mirco Palazzi era all’epoca agli inizi, e già cantava molto bene e con grande intensità d’accento. Spaventosi, in compenso, sia Normanno che Arturo: e solo di poco meglio il coro.”

Advertisements

Tag: , , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: