Il Quartetto Hagen interpreta Beethoven al Concervatorio di Torino per l’Unione Musicale

Il Quartetto Hagen ©Myrios Classics

Lo scorso anno ha festeggiato i 30 anni di attività. Il Quartetto Hagen nasce a Salzburg su iniziativa di quattro fratelli musicisti (Lukas, Angelika, Veronica, Clemens). Angelika lascia quasi subito per seguire altri progetti:

http://sz-magazin.sueddeutsche.de/texte/anzeigen/28304/Nie-mehr-zweite-Geige

Le subentra Annette Bik.

Il Quartetto Hagen con Annette Bik al secondo violino

Nel 1987 alla Bik subentrerà Rainer Schmidt. Si è affermato come una delle maggiori formazioni cameristiche attuali, vincendo numerosi concorsi e collaborando con i più grandi interpreti d’oggi. Ha un repertorio vastissimo e vanta una discografia molto varia. Nel corso di quest’anno e fino al prossimo ha in progetto di eseguire i Quartetti di Ludwig van Beethoven. A Torino, grazie all’Unione Musicale, sono previsti tre concerti (due nella Stagione in corso) uno dei quali ha avuto luogo mercoledì scorso 21 novembre 2012.

Il Quartetto Hagen ©DGG

In programma tre quartetti dall’op.18 (nn. 1, 3, 5). Pur essendo dei capolavori i sei quartetti dell’op.18 non godono sempre dell’amore di pubblico ed esegeti che li trovano ancora troppo legati a modelli haydniani e mozartiani e fanno partire il grande Beethoven quartettistico dall’op.59. Pur non raggiungendo le vette himalayane degli ultimi quartetti, sono però presenti in essi momenti sublimi, come l’Adagio affettuoso ed appassionato del n.1, tutto il n.3, il finale del n.5.

Il Quartetto Hagen ©DGG

Se ad eseguirli è il Quartetto Hagen appaiono in tutta la loro bellezza e grandezza.

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5 Risposte to “Il Quartetto Hagen interpreta Beethoven al Concervatorio di Torino per l’Unione Musicale”

  1. Daniele Scarpetti Says:

    Perfetto! Come mi piace questo post! I Quartetti dell’Opus 18 sono la massima espressione musicale del “primo stile” beethoveniano. Non saranno l’Himalaya, ma le Alpi sì!
    Un cordiale saluto!

  2. Rita Says:

    Un piccolo appunto ai bravissimi Hagen: i tempi troppo veloci impedivano secondo me l’articolazione delle note in alcuni momenti. e non solo. mi sembrava che mancasse qualcosa. Tornata a casa ho voluto riascoltare l’esecuzione del Quartetto Italiano che era stato su quello stesso palcoscenico molti anni fa e che ricordo con emozione. Insomma devo proprio dire che erano più bravi, nel senso che non c’era solo una tecnica eccellente, ma un respiro, una partecipazione emotiva che è difficile sentire negli Hagen. O no? C’è qualcuno che concorda con il mio modo di ascoltare e di “sentire”?

  3. Roberto Mastrosimone Says:

    A me era parso che nel n.1 tutto fosse filato liscio, mentre mi hanno convinto un po’ meno le scelte agogiche nel n.3 e nel n.5. L’incisione del Quartetto Italiano è circa 40 anni fa, più o meno coincide con le date in cui li avevo ascoltato anche io nella stessa sala… Era un altro modo di interpretare, d’altronde era tutto un altro mondo (o no?) 😦

  4. Rita Says:

    E’ bello pensare di essere stati nella stessa sala quarant’anni fa! Cerchiamo di cogliere le cose belle di QUESTO momento e di non diventare dei noiosi che parlano dei vecchi tempi…

  5. Roberto Mastrosimone Says:

    Insomma…. “Carpe…Hagen” 😉

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