Gloria Campaner suona Rachmaninov alla Stagiona OSN Rai

Gloria Campaner

Gloria Campaner

Un mese di grande pianismo a Torino: dopo Olga Kern, Alexander Lonquich, Khatia Buniatishvili, Alexander Romanovsky è la volta di Gloria Campaner, la ventiseienne pianista veneziana che si sta affermando sempre di più nel panorama mondiale. Al suo debutto presso l’OSN Rai ha scelto un suo cavallo di battaglia: il Secondo Concerto op. 18 di Sergej Rachmaninov.

Gloria Campaner © EMI

Gloria Campaner © EMI

Ne è stupefacente interprete. Si tratta di pagina conosciutissima, forse un po’ logorata dai continui ascolti e il rischio di finire nella routine è forte. La Campaner riesce a darne una intensa e partecipata interpretazione, priva di esteriorità e di facili languori.

Alcune intense espressioni di Gloria Campaner al piano

Gloria Campaner

Il Secondo di Rachmaninov è, a mio parere, uno dei capolavori assoluti della musica per piano e orchestra e necessita di interpreti che ne rendano piena giustizia. Gloria Campaner è sicuramente tra questi.

Gloria Campaner

Gloria Campaner

Il Concerto era preceduto dall’Ouverture da concerto op.12 di Szymanowski, una pagina giovanile in cui si sentono gli echi dei poemi sinfonici di Richard Strauss, che Juraj Valčuha ha diretto con molta foga.

Juraj Valčuha

Juraj Valčuha

Nella seconda parte della serata Valčuha ha continuato il suo percorso nella musica di Bartók presentando A csodálatos Mandarin (Il Mandarino miracoloso) in versione integrale ma senza coro. Siamo in tempo di crisi e scritturare un coro per i “mmm” timbrici da emettere per poche battute deve esser parso un vero spreco. Così fu fatto anche per Daphnis et Chloé lo scorso novembre: un segno dei tempi…. 

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8 Risposte to “Gloria Campaner suona Rachmaninov alla Stagiona OSN Rai”

  1. jeff Says:

    Mi dà sempre un pò di insofferenza leggere in giro che il capolavoro di Rachmaninov venne concepito fuori tempo massimo, quando il romanticismo era stato superato dalle “ricerche estetiche” del primo novecento. Nel libretto introduttivo disponibile sul sito della Rai, leggo appunto un grande elogio che però è anche una grande difesa da giudizi che forse vogliono minimizzare quest’opera. Si parla di composizione “hollywoodiana” (peccato che Billy Wilder ne abbia fatto un uso banale in un suo film) e di opera non proprio originale; altrove poi ho letto di “composizione retorica”. Ci manca solo che qualcuno dica che è pacchiana o ultra popolare. Saranno anche stati questi gli intenti di Rachmaninov ma, caspita, è di un’emozione senza pari! Qualcuno forse in fondo si vergogna o gli dispiace che questo concerto sia molto popolare perchè troppo appassionato?

  2. Roberto Mastrosimone Says:

    La “Breve storia della musica” di Mila liquida Rachmaninov con tre parole “macchinoso virtuosismo pianistico” cui aggiunge date di nascita e morte tra parentesi accanto a nome e cognome. Il testo risale agli anni 40 del Novecento ma è stato purtroppo vangelo per tanti, troppi anni e ancora adesso non mancano epigoni. In tempi relativamente recenti è iniziata una rivalutazione in Italia di Ciaikovski, Rachmaninov, Dvorak, nonché del cosiddetto Verismo, insomma di tutti coloro che furono bersaglio di detrazione da parte di critici e storici della musica che per tanti anni furono numi tutelari.

  3. jeff Says:

    Peggio di quanto credessi, insomma. Mi auguro che tale saggio di Massimo Mila non sia l’unico punto di riferimento critico a cui affidarsi ancora oggi.. Rachmaninov mi ha fatto avvicinare alla musica classica, preferisco scoprire quello che mi piace immediatamente ascoltandolo, invece che seguire percorsi critici ideologizzati come quello citato. Per fortuna con youtube ciò è diventato molto più facile rispetto a meno di dieci anni fa.

  4. Luciano Says:

    Sono sostanzialmente d’accordo, oggi, con quanto scrivono Jeff e Roberto Mastrosimone. Vorrei però spezzare una lancia a favore di Massimo Mila. Occorre, a mio giudizio, contestualizzare i suoi scritti nel momento storico in cui egli si trovò a operare e ricordare, comunque, che svolse un prezioso lavoro divulgativo come critico musicale de ‘La Stampa’. Proprio ai suoi articoli sul giornale torinese, molto chiari e leggibili, devo la mia iniziale conoscenza della musica colta. Poi, naturalmente, come dovrebbero fare tutti, ho cominciato a ragionare con la mia testa e allargare i miei interessi musicali e le mie letture e in tanti casi mi sono discostato dai suoi giudizi (per esempio proprio per Ciaikovski e Rachmaninov, che anch’io amo molto). In ogni modo i suoi saggi su Verdi e su Mozart mi paiono ancora oggi interessanti e degni di lettura.

  5. Roberto Mastrosimone Says:

    La statura culturale e umana di Mila, di cui ebbi per altro la fortuna di essere allievo, è fuori discussione e ci mancherebbe altro. Lo scritto da me citato risale, come ho precisato, agli anni 40, ma Mila si mantenne fedele, da buon crociano, a quei giudizi negativi su Rachmaninov, Ciaikovskij, Puccini, Mascagni ecc. anche nei decenni successivi. Piuttosto in discussione potrebbero essere coloro che nati e formatisi almeno nella generazione successiva, se non dopo, a questa estetica sono in parte rimasti anacronisticamente legati.

  6. Alberto Says:

    Massimo Mila era certo penna brillante e intrigante.
    Spesso godibile, più che nei saggi, in testi di breve respiro, come recensioni ai concerti.
    Molto fazioso nelle sue predilezioni , a volte ascoltava (c’è da pensare) con un certo grado di distrazione.
    Per esempio ascoltò in un breve lasso di tempo due volte le “Danze Sinfoniche” di Rachmaninov.
    Della versione per orchestra (V.Ashkenazy, Philharmonia Orch., Stresa) scrisse come di un brano “gradevole, di buona fattura”; non molto tempo dopo , ascoltata la versione per due pianoforti (Martha Argerich, Michel Beroff), scrisse che rappresentavano “un vero e proprio caso di impotentia componendi” (addirittura).
    Una volta ascoltò un concerto della Filarmonica di Mosca diretta da D.Kitayenko. In programma : Prokofiev Suite da “Matrimonio in convento”; Ciaicovskj “Romeo e Giulietta” (versione per soprano, tenore e orchestra); Rachmaninov Seconda Sinfonia; Bis Nicolai: Le Allegre Comari di Windsor, ouverture.M.Mila stroncò pesantemente il programma ufficiale , e del bis scrisse “finalmente della vera musica! L’ouverture da Russlan e Ludmila di Glinka (?!).
    In estrema sintesi se si considera Bussotti di molto superiore a Bruckner, e Pousseur di molto superiore a R.Strauss, ci si confina al ruolo di cronista, più che di storico.

  7. Roberto Mastrosimone Says:

    Guarda, avendo frequentato per alcuni anni le lezioni di Mila preferisco non esprimere giudizi, in quanto potrebbero essere viziati anche dalla stima e dall’affetto che deriva inevitabilmente da un legame docente-discente. Certo so di avere imparato moltissimo frequentando i suoi corsi e devo dire che in questi dava forse il meglio di sé: era un grandissimo comunicatore e aveva il dono di rendere semplici anche i concetti più difficili. Non ho mai condiviso comunque alcune sue “antipatie” musicali, che generavano in larga parte dall’estetica crociana cui rimase sempre fedele. Ricordo anch’io molte stroncature di musiche di Rachmaninov e di Ciaikovskij sulle sue cronache musicali. Su quest’ultimo disse di avere imparato a capirlo meglio dopo aver visto il film di Ken Russel (L’altra faccia dell’amore): mi sorse il dubbio che forse la sua conoscenza del Musicista russo non dovesse essere poi così profonda da giustificare i giudizi negativi che in genere ne dava. Era comunque in ciò in ottima compagnia: ricordo le interviste in una diretta radio dell’Evgenij Onegin diretto da Rostropovich dal Maggio Musicale nel giugno 1980 in cui illustri critici di allora ammettevano di scoprire quell’opera per la prima volta aggiungendo che fino ad allora non l’avevano mai capita (attribuivano il merito della folgorazione a Rostropovich). Mi è capitato di leggere una recensione di un’autorità indiscussa della critica musicale degli anni 60 della Pulzella d’Orléans, in cui costui (di cui taccio il nome) emetteva sentenze di condanna (sull’opera) dimostrando però nelle argomentazioni di non conoscere assolutamente nulla dell’opera russa dell’Ottocento e poco se non pochissimo di Ciaikovskij. Mi pare che l’anno di svolta sia per Rachmaninov che per Ciaikovskij sia stato in Italia il 1993, cinquantenario della morte del primo e centenario della morte del secondo: qualche volta gli anniversari servono…

  8. Gloria Campaner a Petrushka | Wanderer's Blog Says:

    […] https://musicofilia.wordpress.com/2013/02/22/gloria-campaner-suona-rachmaninov-alla-stagiona-osn-rai/ […]

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