LA TRAVIATA del Bicentenario alla Scala secondo Tcherniakov, Gatti & C.

Premetto che ho visto e ascoltato l’opera in tv (RaiHD) e che quanto scrivo è condizionato da tale fruizione, per altro penalizzata da una ripresa video, a mio giudizio, non esemplare e da una ripresa audio pessima. Il canto della Damrau era distorto nelle frequenze alte e pieno di riverberi: ho notato un piccolo microfonino all’altezza dell’orecchio sinistro… quando si fanno tali riprese i risultati sono quasi sempre disastrosi, salvo affidarsi a specialisti più che navigati. [Mi spiace dare una nota negativa a Rai 5 che in questi giorni sembra venire incontro ai miei desiderata, ma inutile nascondere l’evidenza].

La Damrau durante il Preludio atto I © Teatro alla Scala

La Damrau durante il Preludio atto I © Teatro alla Scala

È da circa un anno che attendo “con paura” l’allestimento di Dmitri Tcherniakov, avendo già visto il Don Giovanni di Aix-en-Provence, l’Evgenij Onegin del Bolshoi e Il Giocatore della Staatsoper di Berlino, in cui la drammaturgia dell’opera è stata stravolta (nei primi due casi soprattutto). Insomma mi aspettavo di vedere qualcosa di totalmente inedito. Evidentemente questi registi si adeguano al destinatario e producono di conseguenza. Alcuni parlano di genialità, a me sembrano invece businessmen. Il pubblico della Scala non è quello di Aix-en-Provence per cui meglio non essere troppo dinamitardi. Ma Tcherniakov non mi pare riesca a tenersi nei limiti, per cui ne è sortito uno spettacolo, a mio parere, noioso, scontato e a questo punto forse sarebbe stato meglio farne uno tradizionale tout court.

Scena dall'atto I © Teatro alla Scala

Scena dall’atto I © Teatro alla Scala

Quante sedie in questa Traviata!!! Una Traviata della Seggiola. Nella festa del I atto tante sedie, ma non bastan per tutti, sedie anche nel secondo, solo due nel terzo (le hanno dovute vendere per mantenersi). Violetta muore su una sedia, né poteva essere altrimenti, visto che seduti avevano vissuto i momenti più importanti. Tcherniakov nelle interviste dichiara in modo messianico la scoperta dell’acqua calda: in pratica che Traviata è un’opera intimista, giocata sui sentimenti dei protagonisti. Ci voleva un regista russo a rivelarcelo, visto che l’abbiamo sempre scambiata per un’opera corale stile  Boris Godunov o un grand opéra stile Meyerbeer! Daniele Gatti avvalora la tesi allargando i tempi e attenuando le sonorità per mettere il canto in primo piano (e la Rai con la microfonazione fa la sua parte). Veramente anche Giulini circa 60 anni fa diresse una Traviata dai tempi larghi e fu in parte criticato per questo. Niente di nuovo insomma.

La Damrau e la Zampieri nel I atto © Teatro alla Scala

La Damrau e la Zampieri nel I atto © Teatro alla Scala

Quello che Tcherniakov avrebbe potuto risparmiarci è la scena che conclude il I atto in cui da “È strano” in poi in cui Violetta confida i suoi pensieri a una Annina, che più che serva di Violetta ne sembra partner: rovina così uno dei momenti più belli dell’opera. Anche Alfredo all’inizio del II atto canta la sua aria confidandosi con Giuseppe, che ascolta compiaciuto. Un Giuseppe invadente, assiste muto al dialogo tra padre e figlio al punto che Germont padre al termine della I scena del II atto sembra sorpreso e turbato della di lui presenza. Ho apprezzato l’abilità di Piotr Beczala nel tagliar le verdure

Beczala nel II atto © Teatro alla Scala

Beczala nel II atto © Teatro alla Scala

e nel far la pizza: un tocco di realismo in un momento di agitazione in cui si perde il controllo e mentre papà Giorgio gliela canta lui si dà alle faccende culinarie.

Di Provenza... © Teatro alla Scala

Di Provenza… © Teatro alla Scala

Naturalmente sono in parte seduti. Nella festa in casa Bervoix o c’è stato un incidente di percorso o Tcherniakov ne ha ideato una delle sue col concorso di Gatti. Quando Flora canta “Qui desiata giungi” non c’è risposta anche perché non è ancora giunto nessuno e l’orchestra va avanti per i fatti suoi, insomma niente “Cessi al cortese invito”. I due arrivano dopo e le luci si spengono. Insomma una festa senza “cessi”. La Caballé sostituiva pudicamente con “venni”, se non piaceva il verbo si poteva fare altrettanto; ma forse è stato un disguido come può capitare in teatro. Violetta ha sempre la camelia rossa in queste feste e se il colore era un codice se ne deduce che andava a festa nei… giorni no. Che trovate ‘sto Tcherniakov!

La Damrau nel terzo atto © Teatro alla Scala

La Damrau nel terzo atto © Teatro alla Scala

Quel che differenzia il terzo dal primo atto è la drastica riduzione delle sedie, il vero capitale di Violetta, l’abbigliamento di lei (sta male), il modo diverso di truccarsi durante il preludio. Muore su una sedia alla sola presenza di Annina, che ha allontanato le presenze maschili (una bella prospettiva sulle narici di Violetta nella ripresa tv nel momento del decesso!!!) che vengono fatte proprio uscire post mortem: cose di donne sono!!! D’altronde questi uomini ci fanno davvero una magra figura: avrebbero fatto meglio a non comparire.

Ultima scena © Teatro alla Scala

Ultima scena © Teatro alla Scala

Boh! Sulla parte musicale non mi esprimo, data la fruizione offerta dalla Rai tv. In conclusione una Traviata deludente e poco emozionante: l’unica emozione che ho avuto è stata durante il minuto di silenzio in ricordo di Nelson Mandela.

Segnalo la recensione semiseria di Amfortas con cui in larga parte concordo:

http://amfortas.wordpress.com/2013/12/07/recensione-espressa-della-traviata-di-giuseppe-verdi-alla-scala-di-milano-molte-croci-e-poche-delizie-il-regista-tcherniakov-distrutto-dai-fischi/

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Aggiornamento:  Da quanto letto su alcune cronache, c’è stato un contrattempo all’entrata di Violetta e del Barone nella festa del II atto (pare una caduta) che ha ritardato l’ingresso in scena dei due. A questo punto se, come ipotizzabile,RaiTrade vorrà vendere il video per farne un DVD sarà necessario fare un’ulteriore ripresa, possibilmente di tutta l’opera, correggendo anche l’audio e rivedendo il video. La versione riveduta e corretta potrebbe essere trasmessa fra qualche mesetto….: forse il video non merita in ogni caso, ma almeno si potrà fare un ascolto che renda giustizia a cantanti e direttore.

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8 Risposte to “LA TRAVIATA del Bicentenario alla Scala secondo Tcherniakov, Gatti & C.”

  1. LA TRAVIATA dalla Scala su Rai 5, Rai HD, Arte…al cinema… | Wanderer's Blog Says:

    […] https://musicofilia.wordpress.com/2013/12/08/la-traviata-del-bicentenario-alla-scala-secondo-tchernia… […]

  2. grigolato cecilia Says:

    Condivido tutto e aggiungo: coinvolgimento emotivo nullo in quanto al fastidio si associava la noia, tant’è che alcuni momenti topici me li sono addirittura inavvertitamente persi per “abbiocco”… benché non mi ritenga ancora sufficientemente anziana e l’ora (nonchè l’opera!) dovesse essere senz’altro propizia all’attenzione. Dov’era poi mai la “modernità”? L’esteticamente essenzialissima versione di Salisburgo 2005 Nertebko-Villazon-Hampson – recente acquisto in dvd per “prepararmi” adeguatamente… – è ben altra cosa e di ben altra qualità, peraltro sotto ogni aspetto. Cordiali saluti. Cecilia

  3. Roberto Mastrosimone Says:

    Difatti alcune versioni innovative come quella di Willy Decker da Lei citata o quella di Robert Carsen alla Fenice o quella soprattutto ai confini tra innovazione e tradizione degli Herrmann al Regio di Parma erano di una forza emotiva trascinante e sconvolgente. Questa era una ribollita di luoghi comuni, niente di più.
    Cordiali saluti
    Roberto

  4. Recensione espressa della Traviata di Giuseppe Verdi alla Scala di Milano. Molte croci e poche delizie. Il regista Tcherniakov distrutto dai fischi. | Di tanti pulpiti. Says:

    […] Roberto Mastrosimone su Wanderer’s Blog […]

  5. Fabio Says:

    Scrivo qui per segnalare che domani pomeriggio rai5 trasmettera’ l’opera Aroldo. Se si tratta di quella di Verdi pero’ mi pare un po’ breve trattandosi di un’opera di 4 atti.
    chissa’ di che edizione si trattera’….

  6. Roberto Mastrosimone Says:

    La durata è quella. Non è segnalata l’edizione, ma probabile che sia quella del Comunale di Piacenza del 2003.
    Farò una segnalazione ad hoc.

  7. AnnaM Says:

    Ciao, è la prima volta che trovo il coraggio di scrivere perché ciò che penso mi sembra sempre banale o scontato ma questa volta …..mi butto! Condivido pienamente le tue riflessioni, anche a me è piaciuta poco ed è un peccato, le voci e l’interpretazione valevano la pena di essere apprezzate senza “rimbombi” e con una regia più consona. Io amo la “Traviata”, è un’opera che mi commuove e mi infastidiscono scene che possano suscitare un minimo di ilarità come l’Alfredo casalingo e pizzaiolo o il maggiordomo “palestrato” in canottiera bianca o la banalità di un amante che si presenta con fiori e dolcetti come se nulla fosse stato. Mi sono unita all’applauso per i cantanti ma anche ai buuuuuuuuu per il regista!
    Cari saluti
    AnnaM

  8. Roberto Mastrosimone Says:

    Grazie del commento Smiley

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