FALSTAFF di Verdi (Busseto,2001) su Rai 5

Domani, 29 dicembre 2013, sarà trasmesso su Rai 5 (con repliche martedì pomeriggio e sabato preserale) il Falstaff di Verdi rappresentato a Busseto nel 2001. Era il Centenario della morte di Verdi e per l’occasione si volle riproporre l’allestimento, per scene e costumi, del 1913 (Centenario della nascita) che nello stesso teatro diresse Toscanini. Direttore Riccardo Muti, regista Ruggero Cappuccio. Cast vocale di elevatissimo livello: Ambrogio Maestri, Roberto Frontali, Barbara Frittoli, Anna Caterina Antonacci, Juan Diego Florez, Inva Mula, Bernadette Manca di Nissa nei ruoli principali. Orchestra e Coro del Teatro alla Scala.

Scena dal secondo atto

Scena dal secondo atto

Fu trasmesso in tv il 17 giugno 2001 e ne fu ricavato un DVD, venduto anche in edicola in varie collane. Lo spettacolo riscosse consensi:

http://archiviostorico.corriere.it/2001/aprile/11/Muti_Busseto_Falstaff_magia_co_0_0104114079.shtml

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2001/04/11/falstaff-accende-busseto.html

Ambrogio Maestri

Ambrogio Maestri

Non piacque a coloro che amano gli allestimenti cosiddetti “innovativi”. Elvio Giudici nel suo volume dedicato al Teatro di Verdi lo stronca definendolo “non teatro”.

Inva Mula e Juan Diego Florez

Inva Mula e Juan Diego Florez

Se mi si perdona l’autocitazione inserisco quanto scritto da me in altra sede all’acquisto del DVD:

Avevo già il Falstaff diretto da Muti in VHS, nonostante ciò l’ho acquistato in DVD, un po’ attratto dal prezzo basso e dalla mutifunzionalità del supporto, un po’ perché in VHS il video e l’audio erano insoddisfacenti. E tali rimangono (in misura minore) anche nel DVD: immagini spesso poco definite, sfocature nei campi lunghi, suono poco presente: non so se la cosa sia attribuibile al teatrino di Busseto, che non consente una strategia di ripresa efficace (però a Glyndebourne Large fa miracoli). Peccato, perché lo spettacolo è visivamente bello e la parte musicale è di alto livello. E’ la ripresa a Busseto nel Centenario della morte di Verdi del Falstaff realizzato nel Centenario della nascita. Spettacolo quindi più che tradizionale, un po’da figurine Liebig, però di grande fascino. La parte musicale ha una compagnia di canto che può davvero definirsi tale, visto l’equilibrio e l’armonia che regna in essa. Nessun protagonismo, neanche nel ruolo eponimo affidato ad Ambrogio Maestri, ma un affiatato lavoro di squadra che in un’opera come questa è fondamentale. Maestri delinea un Falstaff mai sopra le righe, un Falfaff un po’ crepuscolare, mai macchietta o caricatura. Le comari sono affidate alla Frittoli, Antonacci e Manca di Nissa: tutte e tre all’altezza della situazione. Frontali è un Ford
efficace, la coppia di giovani vede Florez (il miglior Fenton oggi possibile) e Inva Mula. Un po’ debolucci mi sembrano Barbacini e Roni come Bardolfo e Pistola, ma cmq ben inseriti nell’insieme. La direzione di Muti è la migliore dimostrazione di come sia cambiato il suo modo di interpretare. Da un’estroversione piena di ritmi incisivi e scalpitanti e sonorità spesso ipertrofiche, esibiti senza pudori, quasi a voler dimostrare un’italianità di stile appresa dagli ascolti discografici (poco attendibili?) di un Toscanini ottuagenario e in bianco e nero, è passato a uno stile in cui a un’esaltazione della cantabilità della melodia si accompagna una prudenza ad ammorbidire ogni eccesso, quasi che ogni pagina della partitura recasse l’avvertenza careful. Così in questo Falstaff tutto suona come un po’ ovattato, attutito, quasi che si abbia timore di rompere dei preziosi cristalli. Ne scaturice una visione“senile”, distaccata, che lascia lontane quelle interpretazioni vitalistiche e trascinanti di cui ci hanno lasciato testimonianza Toscanini, Bernstein, Solti (per citare i primi che mi sovvengono). La vicenda sembra osservata attraverso un cannocchiale rovesciato, col
sorriso di chi guarda il tutto da lontano. Muti sembra voler ricordare che è “commedia lirica” non “dramma buffo”. Misura, compostezza che mettono al bando ogni esagerazione farsesca e caricaturale. Un modo diverso, ma non inedito, di accostarsi all’ultimo capolavoro verdiano, perseguito con coerenza, che io apprezzo e trovo interessante.

Inva Mula nel terzo atto

Resta quindi domani da verificare se video e audio siano migliorati.

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Lo sono, nei limiti del possibile, a riprova dell’impegno in atto su Rai 5 di migliorare la rete in senso culturale e musicale.

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