“Concerto per il nuovo anno” da S.Cecilia su Rai 5

Stasera su Rai 5, in prima serata, il Concerto per il nuovo anno dell’Accademia di Santa Cecilia eseguito dal 5 al 7  gennaio 2014. Sul podio Manfred Honeck.

Manfred Honeck ©T.Fineberg per NYT

Manfred Honeck ©T.Fineberg per NYT

Solista vocale Sumi Jo.

Sumi Jo ©K.Minney

Sumi Jo ©K.Minney

Programma
Johann Strauss Lo Zingaro Barone: Ouverture
Lehár Giuditta: Meine Lippen, die küssen so heiss
Brahms Danza Ungherese n. 5
Cajkovskij Lo Schiaccianoci: Valzer dei fiori
Lehár La Vedova Allegra: Vilja Lied
Johann Strauss Rose del Sud 
Johann Strauss Furioso Polka
Johann Strauss Il Pipistrello: Ouverture
Josef Strauss La Libellula
Arditi Parla
Johann Strauss Sangue Viennese
Johann Strauss A caccia! 
Johann Strauss Nel bosco di Krapfen
Il Pipistrello: “Spiel ich die Unschuld vom Lande” 

Honeck fu strumentista nei Wiener Philharmoniker per cui è uno specialista in questo repertorio.

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Difatti, veramente un bel concerto, di gran lunga superiore al Neujahrskonzert viennese di quest’anno. Mi sono domandato per più di 90 minuti come mai Honeck non fosse sul podio dei Wiener alla Musikvereinsaal al posto del suo più illustre collega… Be’ la risposta era già in uno dei commenti al post con oggetto il Concerto di Vienna: l’industria dei media ormai la fa da padrona su questo evento e il nome di Honeck forse non ha ancora molto appeal. D’altronde anche a Santa Cecilia ha sostituito il previsto Prêtre. Il pubblico romano ha tributato al Maestro il dovuto e meritatissimo successo; non sono neanche mancate le gag che caratterizzano l’evento viennese (quest’anno assenti).

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4 Risposte to ““Concerto per il nuovo anno” da S.Cecilia su Rai 5”

  1. Marco Says:

    Ero curioso di vedere in tv la ripresa di questo concerto, che avevo già seguito peraltro in diretta radiofonica. Purtroppo ho riscontrato non pochi inconvenienti nell’audio, a tratti disturbato da non so quale problema tecnico (voglio augurarmi che le diverse decine di migliaia di spettatori non siano incorsi negli stessi fastidi, essendo magari un problema di trasmissione locale).
    Concordo pienamente con il Suo giudizio: anche a me Honeck è piaciuto, e la compagine orchestrale romana ha seguito con molto entusiasmo il direttore austriaco; nonostante la popolarità dei brani in programma, è emersa molto chiaramente la sua spiccata capacità interpretativa. … Anche un brano noto e delicato come “Die Libelle” di Josef Strauss è stato proposto in una lettura molto convincente: raffinata, attenta ai colori e ad ogni sfumatura dinamica senza però indugiare né in improprie oggettivazioni impressionistiche né, tantomeno, in fantasiose edulcorazioni naturalistiche (perché non deve mai mancare una certa, aggraziata, quasi militare compostezza…).

    Purtroppo il primo di gennaio abbiamo assistito a un concerto ben diverso, su questo non c’è dubbio. Credo però che la presenza di Barenboim quest’anno e di Mehta il prossimo sia dovuta principalmente alla necessità, per quell’orchestra, di fugare ogni ombra circa le recenti polemiche che sono affiorate in relazione ai discussi rapporti tra l’Istituzione musicale viennese e il Terzo Reich. Sia Barenboim che Metha sono noti, a livello internazionale, per un certo impegno pacifista (la West-Eastern Divan Orchestra del direttore argentino, il recente concerto per la pace in Kashmir di Mehta alla guida dell’Orchestra di Stato Bavarese) e non può che far bene, specie in queato momento, collaborarare con queste figure (peraltro entrambe legate ai Wiener da diversi anni). È un problema d’immagine, principalmente.
    Certo che un nome come quello di Honeck alla guida dei Wiener per il tradizionale Concerto di Capodanno sarebbe davvero una felice sorpresa e, credo, segnerebbe anche una scelta di grande coerenza con la tradizione della gloriosa orchestra.
    La scelta, a ben vedere, dovrebbe essere squisitamente ed esclusivamente musicale.

  2. Roberto Mastrosimone Says:

    Grazie per il commento. Come Lei ha rilevato la ripresa audio era decisamente cattiva: non ho capito se per microfonazione troppo ravvicinata o se per eccessiva compressione:qualità da pessimo MP3 come se fosse a 64 kbit/s con frequenza a 22 kHz.

  3. ilario Says:

    Faccio mio questo giudizio che ad alcuni sembrerà esagerato;nonostante tutte le imperfezioni orchestrali – che si sono sentite ,eccome ! – questo concerto è stato una vera sorpresa in positivo :merito di chi ha stilato un programma come Dio comanda per questi eventi e della scelta degli interpreti:è vero che gli anni passano anche per voci di agilità e coloratura come Sumi Jo ma la classe non è acqua e la tecnica vocale è rimasta intatta! Ma la vera sorpresa è stata la direzione di Manfred Honeck di cui avevo sentito parlare bene nel luglio 2012 a Dobbiaco dalla critica mahleriana là convenuta per l’annuale premio discografico .In particolare avevo apprezzato alcuni passaggi di una 3 di Mahler a Pittsburgh davvero bella.Qui a Roma ha dimostrato tutte le sue doti e potenzialità di direttore che non ha nulla da invidiare a tanti che sono già approdati al concerto viennese,vecchi (Maazel, Metha, Baremboim) e nuovi vedi ( F.Welser-Most) .A parte che i Wiener potrebbero suonare benissimo questo repertorio senza direttore e a luci spente,ma se proprio un direttore deve esserci che lo sia:dia l’attacco e poi si legga un giornale : almeno ci saranno risparmiate patetiche sceneggiate della serie oggi le comiche e personalismi di dubbio gusto:anche per le gag bisogna essere attrezzati per entrare in milioni di case senza far cadere le braccia.E i proclami politici possono essere rimandati al 2 gennaio,anzi al 3 gennaio senza traumi , tanto durano tutto un anno che ormai la gente non ci fa più caso .Grazie per l’ospitalità.Ilario

  4. Stefano Says:

    Mi unisco al coro di elogi.
    Ho visto il concerto in replica su Rai5 domenica scorsa, essendoci finito assolutamente per caso (benedetto lo zapping, ma mi sono perso lo Zingaro Barone…) e ne sono rimasto sinceramente impressionato. Ascoltare Johann Strauss diretto come se fosse un grande della Musica (quella con la “M” maiuscola) e non solo l’autore di orecchiabili “um-pa-pa” ad uso e consumo di attempate signore di bocca buona, mi ha davvero riconciliato con quel repertorio che nel Capodanno viennese mi aveva un po’ annoiato. Per carità, a differenza dei colleghi viennesi, Honeck non ha dovuto barcamenarsi nella terza e quarta fascia delle composizioni della famiglia Strauss ed ha proposto così un programma già di per sè ad alto voltaggio; ci ha comunque messo del suo nel buonissimo esito finale e l’augurio è quello di rivederlo sempre più spesso dalle nostre parti. Un caro saluto a tutti.

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