MADAMA BUTTERFLY di Puccini (Regio di Torino,2014) su Rai 5

Domani, 13 febbraio 2014, su Rai 5 in prima serata Madama Butterfly nell’edizione andata in scena al Teatro Regio di Torino pochi giorni fa. Lo spettacolo è stato anche diffuso in diretta il 4 febbraio u.s. nelle sale cinematografiche del circuito Microcinema. Sarà replicato da Rai 5 domenica mattina, ma non sono previste le repliche del martedì pomeriggio e del sabato preserale.

Scena dal I atto ©Ramella & Giannese per Teatro Regio

Scena dal I atto ©Ramella & Giannese per Teatro Regio

L’interesse principale è nella regia di Damiano Michieletto. Regia di quelle “che fanno discutere” e poiché ormai la talkshowdipendenza è uno dei mali della nostra epoca la fortuna ha arriso all’Audace, al punto che dopo il 2010 lo spettacolo è stato ripreso nel 2012 e adesso nel 2014 (c’è da supporlo per il 2016?).

Scena dall'atto primo ©Ramella & Giannese per Teatro Regio

Scena dall’atto primo ©Ramella & Giannese per Teatro Regio

Principali interpreti vocali: Amarilli Nizza, Massimiliano Pisapia, Alberto Mastromarino, Giovanna Lanza. Direttore Pinchas Steinberg. 

Scena dal secondo atto ©Ramella & Giannese per Teatro Regio

Scena dal secondo atto ©Ramella & Giannese per Teatro Regio

Nell’attesa propongo tre recensioni:

http://www.operaclick.com/recensioni/teatrale/torino-teatro-regio-madama-butterfly-0

http://www.gbopera.it/2014/02/ogni-farfalla-da-uno-spillo-e-trafitta/

http://www.ilcorrieremusicale.it/2014/02/04/la-butterfly-a-torino/

Scena da atto I ©Ramella &Giannese per Teatro Regio

Scena da atto I ©Ramella &Giannese per Teatro Regio

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A costo di sembrar “retrogrado” non mi unisco al coro dei laudatores di questo allestimento. Non sono ostile alle regie “innovative” se queste arricchiscono l’opera e ne svelano significati reconditi, ma secondo me non è il caso di questa Butterfly. L’urgenza di portare nella contemporaneità una vicenda che trova la sua ragion d’essere solo nell’epoca per cui è stata concepita (era contemporanea a Puccini) finisce, secondo me, con lo snaturarla e renderla assurda. Il Regista legge la vicenda in chiave di turismo sessuale contemporaneo, il che francamente non mi convince neanche un po’. Presenta Pinkerton come un erotomane all’ultimo stadio che non pago di tre o quattro prostitute a volta arriva a sposarne una (???!!!), ma non solo: torna sul luogo del delitto dopo tre anni accompagnato dalla moglie (!!!!), che poi sembra appartenere allo stesso genere, e prende il figlio. Cio-cio-san è presentata come una baby squillo. Goro come un protettore di prostitute. Il Console è complice di questo immondo fenomeno di sfruttamento. Cio-cio-san si spara un colpo in testa forse in preda a un momento di sconforto, impensabile che possa farlo in questo contesto perché “non può serbar vita con onore”. La Abramo Lincoln è un’auto (con targa italiana) fortemente inquinante se a distanza è visibile “il fil di fumo”… Mah. Butterfly, nell’opera di Puccini, non è una prostituta ma una geisha, che non esercitava il mestiere più antico del mondo ma era intrattenitrice specializzata in canto e danza (Cio-cio-san d’altronde lo afferma chiaramente nel secondo atto quando dice che dovrebbe tornare a cantare). Goro è un nakodo (è dichiarato tale nel secondo atto da Cio-cio-san), una figura che in Giappone esiste ancora e si occupa dei matrimoni combinati e ovviamente lo fa a pagamento essendo un professionista (i cento yen che Pinkerton gli dà sono la sua parcella, non è il prezzo per le prestazioni sessuali di Butterfly, come ha pensato il Regista). Pinkerton ha un facile vangelo da colonizzatore, ma non è quel maniaco sessuale che ne fa questo allestimento. I 15 anni della sposa non indicano pedofilia, essendo questa l’età in cui spesso le donne prendevano all’epoca marito nei matrimoni combinati cento anni fa (anche le mie bisnonne in Italia a 16 anni avevano avuto il primo figlio). Butterfly coltiva il sogno americano, vedendo negli USA un mondo dove la donna è emancipata e gode di diritti che in Giappone le sono negati; a me sembra innamorata degli USA più che di Benjamin Franklin, si sente americana e alla verifica che il suo sogno è crollato piuttosto che tornare a essere geisha sceglie la morte con onore. Tutto ciò mi sembra assente nell’allestimento in oggetto: in un mondo globalizzato gli USA hanno ormai imposto la loro egemonia culturale ed economica e il sogno americano ha ormai rivelato i suoi limiti e le sue contraddizioni, difficile che la protagonista possa coltivarlo. Si pensa erroneamente che l’opera così come la concepì il suo Autore 110 anni fa sia meno crudele di ciò che fa vedere Damiano Michieletto, ma secondo me non è vero: l’edizione pucciniana a me fa star davvero male e ogni volta la morte della protagonista mi colpisce profondamente; con questa edizione invece ho solo provato fastidio, più che altro per lo scarso rispetto che ormai si ha nei teatri lirici nei confronti di chi vede e ascolta. (Mi scuso con eventuali lettori per la lunghezza)

©Ramella & Giannese per  Teatro Regio

©Ramella & Giannese per Teatro Regio

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10 Risposte to “MADAMA BUTTERFLY di Puccini (Regio di Torino,2014) su Rai 5”

  1. cecilia grigolato Says:

    Segnalo che questa sera (mercoledì 12.02.14), alle ore 20 e su RADIO3, in programma è indicato che sarà trasmessa, in diretta, la prima della Turandot dal Teatro Regio di Torino (direttore Pinchas Steinberg – interpreti Lise Lindstrom, Roberto Aronica, Carmen Giannattasio, Giacomo Prestia, ecc.). Cecilia

  2. maria laura emanuelli Says:

    vedo con rammarico che il brutto gusto impera nelle messe in scena senza rispetto della volontà del compositore….dovrrò accontentarmi dell’ ascolto sempre che ci siano buone voci e ottimi maestri !!!!!

  3. Marco Says:

    Ho visto l’opera trasmessa in tv e concordo totalmente con il suo giudizio. Mi spiace per la regia (non vorrei avere pregiudizi circa le regie “moderne” in genere), ma francamente sono rimasto deluso da questo allestimento che pare riproporre il peggio delle “trovate” già viste alla Scala in occasione di un Ballo in maschera dello stesso Micheletto. Sarà per i miei limiti personali, ma non riesco a capire perché mai un regista oggi debba avere la pretesa di stravolgere la verità scenica… Lo spettatore di un’opera dovrebbe sempre recarsi a teatro e dosare la sua concentrazione emotiva in modo che l’aspetto musicale e quello scenico siano tra loro ben bilanciati. Mi chiedo come si possano seguire con un minimo di partecipazione le rese vocali e strumentali degli interpreti, quando la nostra attenzione venga a essere inutilmente sollecitata da idee strampalate di cui, il più delle volte, non rimane più niente.
    Vorrei segnalare che al Maggio Fiorentino, recentemente, è andata in scena una riuscitissima Butterfly (purtroppo ignorata da radio e tv), che vedeva in uno dei cast anche la presenza di Fiorenza Cedolins. La regia, molto semplice ed essenziale, era di Fabio Ceresa. A tal proposito, vorrei confermare l’ottima prova del Maestro Jurai Valčuha (già invitato a Firenze in occasione di alcuni concerti), assecondato da una eccellente resa dell’Orchestra e del Coro. Mi piace lodare l’intelligenza artistica di questo giovane interprete. Non so se, prima del suo esordio alla Rai, abbia mai diretto opere (magari all’estero in teatri minori). Ricordo di aver ascoltato un’intervista (in italiano) di Herbert Von Karajan, dove il maestro consigliava ai giovani direttori d’orchestra di frequentare con assiduità il repertorio sinfonico, prima di andare a dirigere in un grande teatro. Oggi assistiamo, invece, a giovanissimi interpreti che dirigono alla Scala ad appena 25 anni… Vedere Valčuha concertare con grande maestria la Butterfly fiorentina, al contrario, spiega molto del suo percorso e rende evidente una certa maturità, ad oggi purtroppo assai rara tra i giovani del podio. Che la Rai non se lo faccia scappare!

  4. Roberto Mastrosimone Says:

    Della Butterfly fiorentina ho letto giudizi molto positivi, sia sullo spettacolo che sugli interpreti. Lodata anche la direzione di Valčuha. La fortuna poi sembra arridere a spettacoli come quello torinese… Il regista Michieletto intanto con queste sue trovate originali riesce ad allestire spettacoli a Salisburgo. La cosa non mi sorprende comunque, se considero le altre regie viste a Salzburg: in fondo quelle di Michieletto sono le meno “strambe”.

  5. PF Says:

    Un allestimento del C…

    Scusate, ma questi allestimenti moderni non piaccion per niente…

  6. Roberto Mastrosimone Says:

    In certi casi danno buoni esiti. Questo allestimento invece è, secondo me, la migliore dimostrazione, che la Butterfly non può essere trasposta in epoca contemporanea. D’altronde Puccini nel comporla era stato scrupolosissimo nel documentarsi non solo sulla musica giapponese, ma anche sulla civiltà, gli usi e i costumi del Giappone a lui contemporaneo, quello rappresentato nell’opera.

  7. Maria Laura emanuelli Says:

    Apprendo con piacere che il parere sull’allestimento del’ opera collima con il mio …… E cio ‘ e ‘ lusinghiero in quanto espresso da una persona competente . Come sempre grazie delle indicazioni

  8. cecilia grigolato Says:

    Vidi questa Butterfly con la regia del Michieletto, in diretta, anche quando fu rappresentata per la prima volta al Regio, con Hui He (se ben rammento il nome del soprano) nel ruolo del titolo. Mi emozionò molto la trasposizione nell’attualità (attualità vera, purtroppo), che inquadra in tutta la sua irredimibile depravazione Pinkerton, odioso dalla prima scena all’ultima, come ha da essere. Fra le trasposizioni moderne, ritengo che questa abbia una sua interna coerenza che la giustifica e l’ho apprezzata anche rivedendo l’opera in tv, nella riproposizione di quest’anno. Sempre al Regio, trovai (prima o poi, non ricordo) la trasposizione moderna dei Vespri siciliani del Livermore assolutamente splendida. Ovviamente ci sono state anche trasposizioni che non mi sono piaciute affatto, ma altresì regie non particolarmente innovative, rispetto alla tradizione, che comunque non ho apprezzato per nulla: bisogna che sotto ci sia sempre un’idea “vera”, profondamente sentita, di quell’opera specifica e questo purtroppo non sempre avviene, nel passaggio da un’opera ad altra, anche se magari il regista è lo stesso.
    Non voletemene: del resto, non è che la mia sia un’opinione isolata, ed è più che normale che non tutti vedano le cose alla stesso modo.
    Cecilia

  9. Roberto Mastrosimone Says:

    Se lo spettacolo è riproposto per la terza volta e registra il tutto esaurito indubbiamente ha i suoi estimatori. Sono d’accordo con Lei sul fatto che lo spettacolo abbia una forte coerenza, che l’idea di fondo (a mio modestissimo avviso del tutto errata, come ho già argomentato) sia perseguita senza cedimenti e che la recitazione dei cantanti sia molto curata (cosa che spesso in spettacoli “tradizionali” non avviene). Secondo me lo spettacolo ha una sua grande forza ed è di forte impatto, solo che…. la Madama Butterfly rischia di diventare la colonna sonora di un’altra vicenda, che non è quella ideata da Puccini. Non sono d’accordo con quanto Damiano Michieletto scrive nelle note di regia, può essere tutto giusto solo che ha poco a che vedere con l’opera di Puccini: le intenzioni dell’Autore, secondo me, sono tassative e non vanno mai travisate. I recensori che hanno lodato questo allestimento hanno quasi sempre citato queste “note” senza neanche metterle in discussione, io nel mio piccolo le apprezzo, ma non le condivido. Poi non sono d’accordo, come ho già scritto, sul fatto che quanto rappresentato dall’opera “sia rassicurante ed edulcori e addolcisca la violenza di questa tragedia” (per citare Michieletto); c’è nell’opera di Puccini una crudeltà sottesa che è molto più lancinante di quanto si vede nella trasposizione del Regista. L’operazione di Livermore con i Vespri riuscì molto meglio, anzi riuscì benissimo, anche perché l’ambientazione storica nell’opera di Verdi è molto meno vincolante: d’altronde in genere quest’opera è sempre trasposta in tempi successivi (solitamente quelli risorgimentali). Non metto in discussione le trasposizioni cronologiche delle opere, ma il modo in cui vengono fatte. Alcune opere si prestano benissimo, altre no. Butterfly, secondo me, appartiene a queste ultime.
    Mi scusi la lunghezza.
    Roberto

  10. Giovanna Fava Says:

    sono d’accordo con il primo giudizio,questi allestimenti sono un insulto alla musica di Puccini.Io non capisco come i cantanti possano cantare in quelle situazioni.é un insulto anche per chi ascolta e vede.

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