La Stagione sinfonica 2014/15 del Teatro Regio di Torino

Il Teatro Regio di Torino

Come aveva già segnalato Alberto, l’imminente Stagione sinfonica del Teatro Regio di Torino si annuncia particolarmente ricca sia nel programma che negli interpreti.

stagione regio

Una concentrazione iniziale di concerti dedicati a Brahms, cui Torino ha questo autunno dedicato una particolare attenzione, seguita poi da appuntamenti con cadenza mensile. Gianandrea Noseda è un po’ protagonista sul podio con 6 concerti su 11. Anche gli altri direttori sono notevoli, con alcune presenze (Sado, Steinberg, Luisotti) già usuali. Solisti di assoluto prestigio. Spiace un po’ constatare la scarsa coordinazione tra le istituzioni musicali torinesi, già verificata in passato. Sembra quasi, al di là delle belle parole che recitano in occasioni ufficiali, che si facciano concorrenza l’un l’altra. La Stagione del Regio sembrerebbe voler fare concorrenza alla Stagione della OSN Rai. Il giovedì, in cui ben quattro concerti hanno luogo, è uno dei turni della OSN, alcuni brani sono proposti in entrambe le stagioni: si arriva all’assurdo che Shéhérazade di Rimsky Korsakov sia eseguita nella stessa settimana (il 13 aprile al Regio, il 16 e il 17 alla Rai). È produttivo tutto ciò? Forse i vertici di queste istituzioni ignorano che gli spettatori delle varie manifestazioni musicali cittadine sono sempre le stesse persone che spesso vorrebbero avere il dono dell’ubiquità. C’è un grande assente: Richard Strauss. Forse a Torino devono aver fatto un po’ di confusione pensando che nel 2014 si celebrasse il 150enario brahmsiano Smiley

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3 Risposte to “La Stagione sinfonica 2014/15 del Teatro Regio di Torino”

  1. Paolo Says:

    Sono totalmente d’accordo con quanto scrive; mi sembra che in questo modo il Regio dimostri anche di non tener in alcun conto le esigenze degli appassionati di musica sinfonica, che frequentano entrambe le istituzioni e che sono affezionati all’Orchestra Rai. Il pubblico torinese di musica classica, pur numeroso, negli ultimi anni si è sicuramente assottigliato. Lo hanno recentemente dimostrato, se pur ve ne fosse stato bisogno, alcune serate di Settembre Musica (o Mito che dir si voglia), nelle quali vi erano larghi spazi vuoti nella sala del Lingotto (e nel sito questo è stato giustamente notato). Il mancato coordinamento sia di date sia di programmi è perciò un oggettivo spreco, anche di denaro pubblico. Se n’è accorta anche La Stampa, che in un trafiletto apparso oggi sulla pagina che apre la sezione delle notizie di Torino, ha rimarcato l’inconveniente. Speriamo che la discussione su Sovraintendente, Direttore artistico, Direttore musicale, in corso in queste settimane anche con toni aspri, porti a soluzioni che in futuro tengano dell’indispensabile coordinamento tra tutte le istituzioni musicali torinesi.

  2. alberto Says:

    Qualche segno di coordinamento c’è. Ad esempio (o è frutto del caso?) il Concerto della Budapest Festival Orchestra con Terza e Quarta di Brahms nell’ambito di MITO è avvenuto a Milano, e non a Torino.
    Se poi K.Zimerman, per motivi suoi, voleva nei giorni di MITO eseguire il Primo di Brahms anzichè il Quinto di Beethoven , non credo proprio che Mito potesse imporgli di fare qualcosa di diverso.
    Ciclo Brahmsiano: credo – per la ristrettezza dei tempi previsti (oltre tutto in concomitanza con le recite dell’Otello) che nasca/nascesse dalla volontà di Noseda di considerare l’orchestra in grado di affrontare una prova (proprio in termini di ristretti tempi di preparazione) anche più gravosa di quella delle Sinfonie di Beethoven.
    Assenza di R.Strauss: è singolare dal momento che è un Autore spesso diretto da Noseda (anche a Torino).
    La RAI non ha fatto molto .La scorsa stagione (oltre a tre eseguitissimi poemi sinfonici) aveva annunciato anche “una scena da Capriccio” (testuale: ma era certo la scena finale)…..senza mantenere l’impegno. In questa stagione altri due brani notissimi, ma nel 2015.
    Si può notare una sorta di rivincita di Rachmaninov sui suoi detrattori torinesi passati e presenti . Ben otto esecuzioni di brani di sostanza tra Rai, Lingotto e Regio: se si pensa che pochi anni fa la Terza Sinfonia era in prima esecuzione a Torino e l’Isola dei morti in prima esecuzione RAI a Torino……….
    Qualche tempo (mese?) fa Roberto alluse a un “Ciclo Mahler” di cui le istituzioni torinesi parecchi anni fa dettero l’annuncio (come di impresa congiunta).
    Dimenticate quelle promesse, mi pare che con la Terza al Regio tutte le Sinfonie di Mahler (non senza duplicazioni) saranno state eseguite a Torino nell’arco di parecchi anni (non per progetto, ma per la ormai naturale “presenza” dell’Autore.
    Molti anni fa Daniele Spini annunciò alla RAI “tutte le Sinfonie di Sciostakovich” (dopo quel remoto annunciò parecchie non furono mai eseguite:Seconda e Terza con coro, Tredicesima con coro di soli bassi, Dodicesima, Sesta).
    Un paio di anni fa la Filarmonica del Regio ha annunciato “le Sinfonie” di Sciostakovich (non necessariamente tutte) con Sado: sinora Decima, Prima e ora Sesta.
    .

  3. Roberto Mastrosimone Says:

    L’esecuzione alla Scala di Milano di Terza e Quarta di Brahms dal programma generale di MITO era presentata come “Omaggio a Claudio Abbado”. Logico che avvenisse alla Scala e non al Regio, d’altronde il programma torinese della Budapest Festival non si prestava a essere omaggio ad Abbado. Secondo alcuni questo bimestre brahmsiano (soprattutto la programmazione di MITO) sarebbe stato un omaggio al grande Direttore. Possibile, anche se mi sfugge il legame tra Brahms e Abbado, a parte i 100 anni che separano le rispettive nascite. Certo Abbado fu ottimo interprete di Brahms, ma lo fu anche di Beethoven, di Mahler, di Mozart, di Schubert, di Mendelssohn…. e l’elenco potrebbe continuare a lungo. Il Regio di Torino si è sempre distinto per ignorare gli anniversari. Esemplare fu in questo senso il 2001 in cui la Stagione ebbe come filo conduttore “Shakespeare” e si ignorò quasi del tutto Verdi, se non per il Falstaff (orrenda edizione!) che però rientrava nel ciclo shakespeariano. Anche il 2013, a parte lambrusco e culatello, non mi pare che sia brillato per gli omaggi verdiani. Se si snobba Verdi, non mi sorprende che si ignori Strauss: è comunque grave. Il Mahler che doveva coinvolgere nel biennio 2010/11 le istituzioni musicali torinesi in una integrale trova conclusione nel 2015 (si fa per dire): ovviamente non se ne ricordano neanche. È davvero un peccato che le istituzioni musicali torinesi difettino di coordinamento. Credo comunque che sia una qualità tipicamente italiana: gli esempi a tal riguardo si sprecano in tutti i settori.
    Per vedere il bicchiere mezzo pieno (è doveroso farlo, visto ciò che sta avvenendo altrove): è notevole che in un momento di crisi il Regio aumenti l’offerta anche in campo sinfonico, un caso quasi unico in Italia. Il fatto che alcune sere dovremmo essere in duplice se non triplice esemplare è l’effetto di una offerta in campo musicale che forse non ha eguali in altre città italiane.

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