DANIELE GATTI direttore musicale dell’Orchestra del Concertgebouw di Amsterdam

Daniele Gatti alla guida della Concertgebow Orkest di Amsterdam a Lucerna © P.Fischli

Daniele Gatti alla guida della Concertgebow Orkest di Amsterdam a Lucerna © P.Fischli

Daniele Gatti compie oggi 53 anni. Può festeggiare la ricorrenza con la nomina a direttore musicale della Concertgebouworkest di Amsterdam, comunicata già un mese fa e quasi ignorata, come segnalava Alberto in questo blog, dalla stampa generalista italiana. [Quando c’è un motivo di orgoglio per gli italiani meglio non evidenziarlo? Nello squallido panorama attuale potrebbe essere una nota stonata?]. C’è invece di che essere orgogliosi, poiché si tratta, secondo la classifica, discutibile finché si vuole, fatta dalla rivista Grammophone, della migliore orchestra del mondo. All’estero fanno diversamente:

http://www.theguardian.com/music/tomserviceblog/2014/oct/06/daniele-gatti-concertgebouw-orchestra-amsterdam

L’Adnkronos aveva comunque segnalato la notizia:

http://www.adnkronos.com/intrattenimento/spettacolo/2014/10/03/daniele-gatti-nuovo-direttore-del-concertgebouw-amsterdam_Yd0cP5hLq9QnpMDmjH2hzJ.html

E in rete è stata diffusa da alcuni siti, per lo più di settore:

http://www.classicvoice.com/rivista/mondo-classico/gatti-direttore-del-concertgebouw-di-amsterdam/

http://www.giornaledellamusica.it/news/?num=116959

http://www.musicaprogetto.org/2014/10/daniele-gatti-ad-amsterdam.html

Doppi auguri Maestro Gatti!!!

Daniele Gatti

Daniele Gatti

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5 Risposte to “DANIELE GATTI direttore musicale dell’Orchestra del Concertgebouw di Amsterdam”

  1. Marco Says:

    Gran bella notizia la sua nomina ad Amsterdam.
    Sappiamo con certezza – fu lo stesso interessato a rivelarlo in occasione di un’intervista ad una nota rivista mensile – che Gatti era in trattative per ricoprire un ruolo stabile all’Opera di Firenze. La cosa, peraltro, ha scatenato non pochi imbarazzi nel capoluogo toscano perché improvvisamente sembrava che dopo 30 anni si osasse mettere in discussione la presenza di Zubin Mehta quale direttore principale. Recentemente la nuova presidenza della Fondazione sembrava riaprire il fascicolo della “successione” al direttore indiano, rilasciando alla stampa locale dichiarazioni alquanto sibilline che facevano intendere essere giunto il momento di affidare ad altri la titolarità dell’orchestra, lasciando comunque a Mehta l’incarico onorario a vita. Intervistato a riguardo, Mehta – che a Firenze peraltro ha casa e vi trascorre circa 3 mesi l’anno – ha espressamente messo in chiaro che di andarsene non ne aveva alcuna intenzione e che avrebbe preso in considerazione l’idea solo se glielo avesse chiesto l’orchestra . Dalla quale, naturalmente, è immediatamente arrivata un’affettuosa lettera al direttore indiano, segno di stima e gratitudine incondizionata.
    Personalmente, sono un grande estimatore di entrambi i maestri e mi sarei onorato di avere entrambi i musicisti in pianta stabile a Firenze. Mi sarei immaginato un incarico a Gatti in qualità di direttore principale ospite, lasciando a Mehta l’incarico onorario. Ma capisco che, data la caratura dei personaggi, una coabitazione sarebbe cosa forse difficile da ottenere… Mehta è da taluni ritenuto un direttore al crepuscolo, stanco e ripetitivo: niente di più ingiusto e di più assurdo. Si rimane invece incantati dalla sua eleganza, dalla fine cesellatura sulle tinte orchestrali, dalla lucidità e chiarezza interpretativa con cui domina l’impianto strutturale di ogni singolo pezzo che dirige (spesso a memoria). Gatti, differentemente, è un direttore che sta raggiungendo la piena maturità e che incarna come nessun altro una concezione veramente nuova nella direzione d’orchestra, fatta di dedizione assoluta, studio, ricerca e tanta umiltà. Ho assistito pochi mesi fa ad un suo concerto con l’Orchestra del Maggio, di cui ricordo una sensazionale esecuzione dei Tre Pezzi per orchestra di Berg. Pare uno dei pochi, se non l’unico, capace di traghettare la vecchia tradizione nel tempo presente, prefiggendosi sempre nuovi ed ambiziosi traguardi. Il suo è soprattutto un grande messaggio etico. Ed è questo il suo contributo più grande, prima ancora degli esiti artistici.
    Segnalo infine che, indipendentemente dagli incarichi ufficiali, Gatti sarà impegnato con i complessi fiorentini il mese di Febbrai prossimo in un Requiem di Verdi (solisti Cedolins/Meli/Simeoni/Zanellato) e ha in programma di eseguire, in occasione del prossimo Festival del Maggio, un nuovo allestimento del Pelléas et Mélisande con la regia di Daniele Abbado.

  2. Roberto Mastrosimone Says:

    Grazie del bel commento.

  3. alberto Says:

    Per Inciso segnalo che “Diapason” e “Classica”, due riviste “specializzate” francesi di larga diffusione hanno commentato la nomina di Gatti (attualmente -e da qualche anno-direttore principale dell’Orchestre National de France) con perplessità o ancor più che perplessità (rilevo che tali riviste non hanno mai amato molto Gatti).
    E’ stato per me curioso e interessante vedere nella rete che il tema è stato affrontato da comuni ascoltatori (quale sono io), dai fatto divisi in favorevoli e contrarii.
    Soprattutto il sito http://www.slippeddisc.com (un sito su cui scrive anche -non su questo argomento- l’ottimo direttore Fabio Luisi) ha visto un dibattito in cui, in sintesi, si legge che (sottolineo che non si tratta-almeno non necessariamente- di “fatti oggettivi”, ma di fatti narrati da bloggers).
    1) In recente precedenza per la Boston Symphony la scelta finale si sarebbe ristretta tra Nelsons e Gatti, con scelta del primo.
    2) per Concetgebouw tra gli accreditati vi erano Nelsons e Ivan Fischer (non liberabili per la data del 2016 dagli attuali incarichi).
    3) Per Concertgebouw il Management avrebbe proposto all’Orchestra (cui sarebbe spettata la parola finale) una scelta tra Gatti, Salonen, Oramo, Paavo Jarvi e Saraste.

  4. Roberto Mastrosimone Says:

    Forse per miei limiti non comprendo l’entusiasmo per Nelsons. Lo trovo sovradimensionato. Quanto alla rosa di candidati proposta agli orchestrali io avrei escluso gli ultimi due, qualche dubbio con Salonen e forse Oramo, con una decisa preferenza però al primo. Gatti, al di là del fatto che è italiano, mi sembra comunque il direttore più “completo”, quindi la scelta è quella giusta.

  5. alberta Says:

    grazie per i commenti sempre molto esplicativi e veritieri
    alberta del chiaro pisa

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