Il “Fidelio” alla Scala secondo Barenboim e Deborah Warner

Visto e ascoltato in diretta tv.

Due momenti dell’opera lirica continuano in me a suscitare emozione anche dopo innumerevoli ascolti, come se fosse la prima volta: il finale delle Nozze di Figaro di Mozart in cui il Conte si inginocchia e chiede perdono alla moglie (“Contessa, perdono”) e il momento nel Fidelio in cui Leonore/Fidelio si frappone tra Florestan e Pizzarro che vuole pugnalarlo urlando “Zurück” e poi “Durchbohren mußt du erst diese Brust” e ancora “Töt’ erst sein Weib!”. Leonore svela la propria identità e salva il marito. Ancora ieri sera la stessa emozione nel momento culminante dell’opera. Segue quello che secondo me è il più bel duetto d’amore in assoluto, pur nella sua estrema brevità: “O namenlose Freude” in cui ci aspetterebbe almeno un forte abbraccio tra i due coniugi ricongiunti come in questo vecchio allestimento secondo vetusta tradizione:

Invece ieri sera alla Scala Florestan e Leonore mantenevano le distanze come se fossero due estranei: boh! Alla faccia della gioia inesprimibile….

Deborah Warner, in obbedienza agli imperativi odierni di moda nei teatri, sposta la vicenda nel contemporaneo, come se ce ne fosse bisogno, visto che quanto sta alla base del Fidelio era e resta, purtroppo, “contemporaneo”. La contemporaneità è più che altro nei costumi, in quanto la scena (un carcere) può essere atemporale. In questo caso parrebbe una fabbrica dismessa, ma poco importa. C’è però un aspetto che secondo me non funziona molto: Fidelio è un’opera che si fonda anche su un travestimento. Una donna si traveste da uomo e tale si fa credere per introdursi nel carcere e salvare il marito. Non è, come qualche illustre intervistato ha detto ieri sera, un ruolo en travesti come Tancredi, Cherubino, Octavian; qui la donna è donna e resta donna. Perché la cosa teatralmente conservi un minimo di credibilità scenica (ammesso che sia possibile) bisogna ambientarla in un contesto storico in cui abbigliamento maschile e femminile siano fortemente differenziati. Come ad es. in questo vecchio allestimento di Glyndebourne firmato Peter Hall:

In epoca attuale, come nell’allestimento della Warner, in cui soprattutto nel casual l’unica differenza è, al limite, nella biancheria intima abbiamo una Leonore che continua a essere vestita da donna (pur nel travestimento) e c’è davvero da domandarsi come Marzelline potesse confonderla al punto da innamorarsene Smiley. Saranno forse sciocchezze, però si spiega il tweet in cui questo

Fidelio e Marzelline nell’allestimento della Scala

viene confuso con un bacio saffico. [Escludo che la Warner volesse dar simile lettura, allora meglio essere molto chiari]. L’allestimento a parte questo spostamento temporale, viaggia poi su binari convenzionali, quindi nessuna ardita rilettura e meglio così… La regia non mi è parsa molto curata insomma non era poi diversa da quelle di tanti anni fa in cui i registi si limitavano a disciplinare le masse e i cantanti. Della Warner conoscevo l’Onegin che aveva inaugurato il Met nel 2013/14: allestimento molto avversato dalla critica perché lasciato a metà e completato da Fiona Shaw; si lamentava oltre all’ambientazione anche e soprattutto la mancanza di vera e propria regia. Non mi pare, parere mio personale basato su visione tv e discutibilissimo, che stavolta sia andata meglio anche se la Warner ha portato a termine il tutto.

Daniel Barenboim ha avuto calorose manifestazioni di affetto dal pubblico che ha voluto ringraziarlo così della sua attività pluriennale nel Teatro. Ha dato una lettura un po’ vecchia maniera, alla Furtwängler per intenderci, con sonorità turgide e corpose e iniziando l’opera con la Leonore n.2 invece che con l’Ouverture. Insomma se sul palcoscenico si cercava a tutti i costi la contemporaneità nella buca si tornava indietro di almeno 60 anni (Toscanini era già più attuale). Comunque una lettura condotta coerentemente con orchestra in ottima forma. Cantanti molto convincenti: in particolare Anja Kampe, ottima Leonore, ma anche Kwangchul Youn, splendido Rocco. Una lettura come quella di Barenboim avrebbe necessitato di un Heldentenor: trovalo oggi! Klaus Florian Vogt certo tale non è. Un Florestan sofferto e dolente certo, forse inserito meglio in un altro contesto interpretativo. Falck Struckmann è l’ideale per impersonare il cattivo e anche stavolta c’è ben riuscito: un Pizzarro efficacissimo. Peter Mattei era il lussuoso cameo di Don Fernando e Mojca Erdmann e Florian Hoffmann due freschi e simpatici Marzelline e Jaquino. Coro come sempre splendido. Applausi trionfali al termine. Nessun “buu”: evidentemente un allestimento del Fidelio non si presta a questo genere di contestazioni.

Applausi finali

Qualcuno ha lamentato l’assenza del Presidente Napolitano (ha i suoi annetti…) e del Presidente del Consiglio (ma è già fin troppo onnipresente…).

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7 Risposte to “Il “Fidelio” alla Scala secondo Barenboim e Deborah Warner”

  1. FIDELIO dal Teatro alla Scala in diretta tv su Rai 5 … e non solo | Wanderer's Blog Says:

    […] https://musicofilia.wordpress.com/2014/12/08/il-fidelio-alla-scala-secondo-barenboim-e-deborah-warner… […]

  2. LUX Says:

    Critiche se ne possono trovar tante, specie se uno è di fine palato ed è paziente… Certo la stroncatura furibonda su tutta la linea di P Isotta scopre solo l’ astio di costui verso la Scala…
    Ma c’ è un momento x me indimenticabile (ed a quanto ricordo inedito…) ke riscatta tutto: Leonore ke personalmente spezza la catena di Florestan con la tronkesona nelle mani!!!
    Scusate, ma sn 1 cuore debole ed ingenuo e certe cose mi commuovono !!!…
    LUX

  3. Roberto Mastrosimone Says:

    Di momenti riusciti ce ne sono. Poi Fidelio, soprattutto nel II atto, è opera già di per sé commovente e per rimanere insensibili bisogna essere fatti di pietra.
    Ciao
    Roberto

  4. Marco Says:

    Sfortunatamente si sono ripetuti, nella replica televisiva andata in onda il pomeriggio dell’8 dicembre, gli incidenti di ripresa riguardanti il finale del II atto. Segnalo che la diretta-differita di Arte HD il giorno 7, veniva trasmessa senza gli inconvenienti tecnici di cui sopra. Era lecito dunque aspettarsi analogo sforzo correttivo da parte della tv italiana, che ha peraltro realizzato e diffuso la produzione televisiva dello spettacolo.
    L’ufficio stampa della Rai, sulla sua pagina web, informa che la diretta è stata seguita in Italia da oltre 300 000 spettatori (che per Rai5 è un ottimo dato).
    Quanto all’esito artistico di questo Fidelio concordo nella sostanza con la recensione di Roberto, che trovo come al solito di grande onestà ed equilibrio.

  5. Roberto Mastrosimone Says:

    Difatti ho verificato oggi pomeriggio che purtroppo il “buco” nel finale, contrariamente a ciò che speravo, è rimasto. Cosa ancora più grave se Arte era riuscita già ieri sera a ripararlo Smiley

  6. Marco Says:

    Terribile la recensione di Paolo Isotta sul Corriere che si conclude con un, secondo me, pessimo “a chi è piaciuto questo allestimento vorrei ricordare che questo è stato il mio quarantesimo 7 dicembre”. A me è piaciuto ed era solo il quarto, quindi non posso parlare? M’è sembrato un pezzo di rara arroganza.
    Condivido quasi del tutto, invece, la tua recensione Roberto e ne approfitto per ringraziarti per l’ottimo lavoro che svolgi su questo blog. Ti leggo sempre con piacere 😉

    Marco

  7. Roberto Mastrosimone Says:

    Grazie, Marco 🙂

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