LE NOZZE DI FIGARO di Mozart dal Teatro Regio di Torino su Rai 5

nozze 3 Domani in prima serata su Rai 5 (con repliche a partire da sabato mattina) andrà in onda Le nozze di Figaro di Wolfgang Amadeus Mozart attualmente in scena al Regio di Torino. È un nuovo allestimento che porta la firma di Elena Barbalich per la regia, Tommaso Lagattolla per scene e costumi, Giuseppe Ruggiero per le luci. La Regista ha mantenuto l’ambientazione nel Settecento, come ha dichiarato in una intervista su Sistema Musica:«Ho voluto il Settecento: siamo nel 1786, l’anno della prima dell’opera. Non ho sentito la necessità di cambiare il periodo storico; si può fare benissimo, certo, ma un regista deve sentirlo come un’esigenza profonda. In questo caso l’opera è molto legata al particolare momento storico in cui è stata scritta: mancano tre anni alla Rivoluzione francese. Siamo a un punto culminante della cultura europea, un momento dove è possibile immaginare un’utopia, qualcosa però che non si realizzerà mai. Si parte da un’idea naturalistica, una casa labirinto, e poi pian piano con il procedere della vicenda quest’idea si smembra e diventa sempre più astratta; anche i personaggi è un po’ come se perdessero la loro dimensione concreta…».

Scena dall'opera ©Ramella & Giannese

Scena dall’opera ©Ramella & Giannese

Sul podio Yutaka Sado.

Yutaka Sado

Per il Direttore gli elementi chiave dell’opera sono: «Direi la relazione sentimentale tra i personaggi, come per il Don Giovanni e Così fan tutte, anche se, nelle Nozze, lo sfondo è “politicamente” più significante, soprattutto per il testo originale di Beaumarchais che conteneva una chiara denuncia sociale. Mozart la lascia tuttavia in sottofondo e in primo piano mette i protagonisti e i loro sentimenti: la scoperta dell’amore (Cherubino), l’amore stanco e deluso (la Contessa), l’amore predatore (il Conte), l’amore senile (Barbarina), l’amore insomma in tutte le sue declinazioni. Adoro l’aria della Contessa “Dove sono i bei momenti”, di una dolce malinconia ineguagliabile, mentre il momento più delicato è forse il finale dell’atto II, un concertato molto complesso. Ma in generale, i recitativi accompagnati in Mozart sono sempre complicati e delicati». (Sistema Musica). E sulla scelta dei tempi: «In un’opera come Le nozze, il tempo è spesso dettato dalla scansione del testo; ma lo è anche dall’azione drammatica, ed è per questo che l’opera necessita di un lavoro registico delicatissimo, specialmente nel finale, un seguito di situazioni intricate che devono però avere sempre una grande naturalezza, esattamente come la musica di Mozart». (idem).

Vito Priante, Mirco Palazzi, Ekaterina Bakanova e Carmele Remigio ne Le Nozze di Figaro © Ramella & Giannese

Vito Priante, Mirco Palazzi, Ekaterina Bakanova e Carmele Remigio ne Le Nozze di Figaro © Ramella & Giannese

Il cast vocale comprende: Vito Priante, Mirco Palazzi, Ekaterina Bakanova, Carmela Remigio, Paola Gardina, Alexandra Zabala, Abramo Rosalen, Bruno Lazzaretti, Arianna Venditelli, Luca Casalin, Matteo Peirone, Sabrina Amè, Daniela Veldenassi.

La Bakanova e Palazzi ne Le Nozze al Regio © Ramella & Giannese

La Bakanova e Palazzi ne Le Nozze al Regio © Ramella & Giannese

L’accoglienza della critica non è del tutto concorde. Sulla direzione d’orchestra di Yutaka Sado ecco Giorgio Pestelli su La Stampa: Un po’ sotto tono queste «Nozze di Figaro» nel nuovo allestimento del Regio, andate inscena con festosi applausi del pubblico in una realizzazione che dà l’impressione di dover ancora maturare. Quello che manca è la scioltezza, la vivacità, lo spirito accelerato e incalzante dell’immortale partitura di Mozart e Da Ponte; il direttore musicale Yutaka Sado tiene tempi troppo rilassati, che vanno bene per le pennellate malinconiche, ma non tengono il passo con la brillantezza e l’umorismo dominanti. Mentre Attilio Piovano su Il Corriere Musicale: Sul podio felice ritorno a Torino di Yutaka Sado. A lui si deve una lettura molto precisa e puntuale del capolavoro mozartiano datato 1786: lo si è compreso fin dall’Ouverture, affrontata con tempo giusto, non già nevrotico come taluni direttori. La sua è una lettura misurata, fatta di attenzione ai minimi dettagli, messa in luce delle mille preziosità di cui è costellata la sublime partitura, scrupolo estremo nel focalizzare i punti chiave e le molte superbe arie, veri best sellers della letteratura operistica di tutti i tempi. E se forse, con certi pur apprezzabili e giustificati indugi, ha finito per penalizzare lievemente quel magnetismo irresistibile che la ‘folle giornata’ delle Nozze richiede, per contro, il capolavoro della premiata ditta Mozart & Da Ponte ha potuto avvalersi di approfondimenti psicologici di tutto rispetto, grazie all’ottima prova fornita dall’orchestra e grazie altresì ad un cast davvero ben affiatato: tutto appariva fluido e improntato a gioviale naturalezza, con un tono di conversazione, come si conviene. Anche sull’allestimento non del tutto concordi. Giorgio Pestelli su La Stampa: La regia di Elena Barbalich muove bene i personaggi e presenta, con le scene di Tommaso Lagattolla e le luci di Giuseppe Ruggiero, bei quadri ispirati alla pittura veneta; sa anche chiarificare l’intreccio, sul quale tuttavia si inventa bizzarre e rovinose varianti. Nei momenti culminanti del discorso musicale entrano in scena domestici in livrea permettere togliere seggiole o accendere lampadari; l’incredibile succede al centro del Finale del secondo atto, quando in mezzo al trambusto di personaggi che si nascondono, entrano, escono e saltano dalle finestre, il Conte e la Contessa vengono messi a tavola:stramberie di cui lo spettatore che non conosca l’opera non s’accorge; ma s’accorge degli effetti di rallentamento e perdita di mordente. Attilio Piovano su Il Corriere Musicale:  La regìa – dichiaratamente fedele all’ambientazione settecentesca, partita dall’idea di una ‘casa labirinto’ per il gioco dell’intrigo, che poi diviene sempre più astratta e smaterializzata – ha saputo muovere bene i personaggi, senza inutili smancerie, ma anche con tocchi di opportuna arguzia dove occorre (per i ruoli ad esempio di don Curzio e del giardiniere), ma anche con qualche giusta sottolineatura e velatura melanconica che Yutaka Sado ha ottimamente raccolto ed esaltato sul versante musicale. Ecco allora, per dire, l’idea di far spegnere i lumi del grande lampadario proprio all’entrata in scena di Barbarina che canta «Perduta, l’ho perduta», alludendo alla famigerata spilla: spesso il personaggio ha toni da ‘povera orfanella’, da buona figliola di picciniana memoria (cui allude il sound da commedia sentimentale del celebre passaggio), ma sappiamo bene che non è interpretazione eccessivamente maliziosa quella di chi vede nelle parole del testo un’allusione  esplicita della perdita della… virtù da parte di Barbarina stessa, che verosimilmente si è concessa al Conte. E in questo caso la regìa è riuscita a rendere al meglio quel mix di malizia, eros e mestizia che dalle poche battute del passo si sprigionano.

Scena finale © Ramella & Giannese

Scena finale © Ramella & Giannese

In disaccordo anche sulle voci. Giorgio Pestelli su La Stampa: Anche la compagnia vocale è un po’ inferiore all’attesa; eccettuata la Contessa di Carmela Remigio, che canta con grazia e stile mozartiano l’aria «Dove sono i bei momenti»;anche Ekaterina Bakanova ha buone doti, che andrebbero solo affinate, specie nella pronuncia. Nonostante qualche intonazione non irreprensibile, reggono bene le altre parti Mirco Palazzi (Figaro), Vito Priante (il Conte), Paola Gardina (Cherubino), Alexandra Zabala (Marcellina), Abramo Rosolen(Bartolo) e gli altri.  Attilio Piovano su Il Corriere Musicale: Vito Priante si è rivelato un Conte a tutto tondo, insinuante e iracondo, ma anche capace di varie sfaccettature psicologiche (bene il suo «Vedrò mentr’io sospiro»), specie laddove la sua parte assume toni e andamenti da opera seria; buona presenza scenica e buona timbratura. Molto bene il soprano Carmela Remigio nel ruolo variegato della Contessa; ha regalato grandi emozioni in «Dove sono i bei momenti» centellinata ad arte da Yutaka Sado con una singolare delicatezza. Poi ancora emozioni nella catarsi finale e nel momento in cui la sua magnanimità giganteggia (ecco allora il Conte che le si rivolge con quel celebre e stupefacente «Perdono Contessa perdono»). Ha saputo peraltro rivelare anche accenti arguti nei momenti più squisitamente da commedia, ad esempio quando con Susanna è intenta a svestire e rivestire di panni muliebri l’imbarazzatissimo Cherubino (soltanto non abbiamo capito perché mai, all’ascolto della canzonetta, le venga messo in mano un violino, anziché la chitarra d’ordinanza come da libretto, e per di più Susanna si tiene l’archetto, violino col quale si era peraltro presentato in scena Basilio, maestro di musica, dunque coi ferri del mestiere). Un Cherubino ottimamente interpretato da Paola Gardina, bella emissione, molta eleganza (applausi convinti per «Non so più cosa son cosa faccio» in cui si ammira la capacità di Mozart di intuire tutti i turbamenti e anche le angosce esistenziali di un adolescente, più ancora nell’altro celeberrimo topos, «Voi che sapete»). Dal basso Mirco Palazzi ci si aspettava forse un po’ più di ‘corposità’ vocale, ma ha saputo peraltro entrare bene nel personaggio di Figaro, applaudito il «Non più andrai farfallone amoroso», registicamente molto composto, idem per l’altro celeberrimo passo con tutta la sua carica anti aristocratica e di dirompente novità ideologica e si tratta ovviamente di «Se vuol ballare signor contino»). È piaciuto il soprano russo Ekaterina Bakanova nel ruolo di Susanna, bella voce, buona presenza scenica, bene le schermaglie con Marcellina, ironia e moltocharme (assai accattivante in «Deh vieni non tardar», dove Susanna deve apparire innamoratissima del suo Figaro, e lo ha ben fatto capire con una vocalità calda e suadente). A completamento del cast l’apprezzata Alexandra Zabala (Marcellina), frizzante e popolaresca comme il faut, Abramo Rosalen (Bartolo), giustamente spiritoso, ma senza risultare eccessivamente caricato. E ancora tutti allineati su un buon standard i restanti comprimari, e allora Bruno Lazzaretti (Basilio), Luca Casalin (Don Curzio), Matteo Peirone (Antonio il giardiniere).

nozze 4

Nel complesso invece concordi Giordano Cavagnino su GBOpera:

http://www.gbopera.it/2015/02/torino-teatro-regio-le-nozze-di-figaro/

e Edoardo Peligra su Operaclick:

http://www.operaclick.com/recensioni/teatrale/torino-teatro-regio-le-nozze-di-figaro

nozze 1 Assolutamente da non perdere!!!

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Che cosa aggiungere di mio ai pareri molto autorevoli sopra citati? La direzione di Yutaka Sado non mi è parsa poi così lenta come sopra descritto: sì, non era all’insegna del turbine, ma non era dissimile nei tempi da quelle che in passato erano assunte a modello (e venendo in tempi recenti l’ultimo Harnoncourt è di gran lunga più lento); in ogni caso mi è sembrata in sintonia e sincronia con il palcoscenico. Cast vocale buono, senza forse particolari eccellenze, anche se la mia preferenza va al Conte di Vito Priante. La regia non mi ha particolarmente convinto: be’ visto che si è scelto di rimanere nel Settecento senza viaggi cronologici, tanto valeva rimanere più aderenti al libretto. Perché Marcellina e Susanna non cantano vicino a una uscita (si tratta di “precedenze”), ma si aggirano come disorientate per l’ambiente? Perché il secondo atto non si svolge nella camera della Contessa? Che senso ha la tavola apparecchiata stile osteria di Trastevere (è così che pranzavano due nobili?)? Quando il Conte interroga Figaro sulla “patente” Susanna e la Contessa dovrebbero essere più vicine a Figaro per i suggerimenti… Ultimo atto poi piuttosto confuso, soprattutto per chi non conosce bene l’opera.

——–

Per completare la rassegna critica riporto i link degli articoli di Angelo Foletto su La Repubblica:

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2015/02/15/un-figaro-sedato-e-senza-sussulti54.html

e di Enrico Girardi su Il Corriere della Sera (già segnalato nei commenti):

http://archiviostorico.corriere.it/2015/febbraio/19/Triste_pesante_senza_ritmo_Figaro_co_0_20150219_a2ab6774-b805-11e4-93d0-b515d189e2b8.shtml

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14 Risposte to “LE NOZZE DI FIGARO di Mozart dal Teatro Regio di Torino su Rai 5”

  1. Andrea Sarto Says:

    Andrò a vedere queste “Nozze”, peccato che avevo acquistato i biglietti quando era in cartellone Ildebrando D’arcangelo “costretto al forfait da un’indisposizione” (secondo la Stampa) e “costretto a rinunciare” (secondo un comunicato Stampa del Regio) e che in realtà è a San Diego a fare il “don Giovanni” (http://www.sdopera.com/Operas/Giovanni?portal=true). Forse per qualcuno pagare le penali per offerte economiche più allettanti è comprensibile, ritengo però che non è serio. Sono deluso. Saranno “nozze” con i fichi secchi? Speriamo di no.

  2. Roberto Mastrosimone Says:

    In casi di questo tipo le penali da pagare dovrebbero essere di entità tale da scoraggiare siffatti comportamenti, che certo non depongono a favore della serietà dell’interprete.

  3. LUX Says:

    Ieri, uscendo dalla Scala x l’ Aida di Stein-Mehta ho avuto la sorpresa di trovare i camion RAI x la ripresa delle opere fuori del teatro: ho kiesto ad 1 tecnico presente e mi ha detto ke riprenderanno la recita di Sabato in diretta! A me sembra strano, cmq OKKIO! La rappresentazione è assolutamente notevole.
    LUX

  4. Roberto Mastrosimone Says:

    Sembra strano anche a me, anche perché sabato non è prevista alcuna diretta dalla Scala. Più probabile che venga ripresa e poi trasmessa in futuro. Il prossimo mese non sarebbe prevista comunque alcuna “Aida”, almeno stando al palinsesto.

  5. LUX Says:

    Risolto (forse) l’ arcano. Da un articolo di FOLETTO sulla Repubblica del 14 Feb: “quella del 21 febbraio trasmessa da Unitel Classica in diretta su ServusTV (Austria), su Classica HD Italia, e in differita sulla piattaforma Classica.”
    Quindi la RAI nn c’ entra niente: si vede ke la persona con cui ho parlato nn era al corrente…
    Queste emittenti sn di quelle ke prendi tu ? LUX

  6. Roberto Mastrosimone Says:

    Di quelle che citi dovrei riuscire a prendere Servus Tv. Ci proverò e ti farò sapere. Intanto grazie della informazione.
    Ciao

  7. renatoverga Says:

    Caro Roberto, ora che c’è anche la tua recensione (manca solo quella di Foletto su “La Repubblica” nella rassegna che indichi) ti mando pure la mia…
    http://operaincasa.com/2015/02/21/le-nozze-di-figaro-2/

  8. Roberto Mastrosimone Says:

    Caro Renato, l’avevo appena letta e stavo per inserirla
    Ciao

  9. alberto Says:

    Sono reduce dalla lettura della sorprendente recensione (oltre che di quelle sopra presenti o riportate) di Enrico Girardi sul Corriere della Sera
    in http://www.archivio.storico.corriere.it.
    Estrapolo pochi giudizi.
    “Edizione orrenda”, ” terrificante allestimento”, “è forse lo spettacolo più brutto visto in Italia in questi 15 anni del xxi secolo”.
    Non condivido e, nella mia pochezza, mi allineo piuttosto alla “linea” di Attilio Piovano e dell’artefice di questo blog.

  10. Roberto Mastrosimone Says:

    Sicuramente chi condanna senza appello Yutaka Sado come fa E.Girardi (“Tempi, fraseggi e articolazioni sono così lenti, pesanti, senz’aria da apparire punitivi non solo per chi suona e ascolta ma per chi canta” e “E poi non c’è ritmo, non c’è azione, non c’è teatro. I recitativi sono quasi peggio dei numeri orchestrati. Laddove basta niente a far ridere, a commuovere, ad appassionare, si resta indifferenti.”) avrà in mente dei modelli di riferimento; mi piacerebbe sapere quali sono. Se poi scrive “Questo Figaro è forse lo spettacolo più brutto visto in Italia in questi 15 anni del XXI secolo” dovrebbe aggiungere dei termini di confronti.

  11. renatoverga Says:

    Sarei curioso di leggere Girardi sul Corriere ma il link non funziona e google mi rimanda ad altri suoi articoli su altre “Nozze”. Help, please…

  12. Roberto Mastrosimone Says:

    Un link kilometrico:
    http://archiviostorico.corriere.it/2015/febbraio/19/Triste_pesante_senza_ritmo_Figaro_co_0_20150219_a2ab6774-b805-11e4-93d0-b515d189e2b8.shtml
    Ciao

  13. renatoverga Says:

    Stimolato dal dibattito suscitato dalla produzione del Regio di Torino, sono andato a rivedermi altre tre “Nozze”: Mehta/Miller (Firenze 2003), Korsten/Strehler (Milano 2006) e Harnoncourt/Guth (Salisburgo 2006).

    Dall’elenco manca la bellissima edizione di Londra (sempre 2006), forse la migliore di tutte per regia (McVicar), direzione (Pappano) e interpreti (Schrott, Persson, Finley, Röschmann) vista l’altr’anno via live streaming dalla ROH.

    I tempi di Harnoncourt sono effettivamente molto dilatati, ma lì hanno una giustificazione data dalla particolare e sconvolgente lettura del regista.

    Ecco i risultati del confronto:
    http://operaincasa.com/2014/05/28/le-nozze-di-figaro/

  14. Roberto Mastrosimone Says:

    Anch’io ho fatto un breve “ripasso” delle edizioni che citi. A proposito di tempi, l’edizione Mehta/Miller ha la stessa durata di quella di Sado/Barbalich, quella di Korsten dura circa 6/7 minuti in più, ma in essa ci sono le arie di Marcellina e di Basilio, che sono anche in quella di Harnoncourt.
    Anni fa avevo commentato gli spettacoli di Guth:
    https://musicofilia.wordpress.com/category/da-pontemozart-con-regia-di-claus-guth/

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