Paolo Gallarati interviene su La Stampa in merito all’articolo sulle Orchestre e MITO

È doveroso, credo, dopo aver riportato nel commento al post sull’Orchestra di San Pietroburgo l’articolo a firma Guido Nogaria apparso su La Stampa di lunedì, riportare l’intervento di un eminente musicologo torinese dal titolo “Niente MITO senza grandi orchestre”:

L’articolo di Guido Novaria pubblicato lunedì scorso metteva in dubbio la natura stessa di MiTo Settembre musica, chiedendosi se vale la pena «spendere migliaia di euro per portare a Torino orchestre come quella sentita ieri che hanno fatto rimpiangere la nostra Sinfonica Rai o quella del Regio dopo la cura Noseda». A parte che si trattava della Filarmonica di San Pietroburgo, a ragione considerata tra le massime orchestre del passato e del presente, le ragioni di un festival stanno proprio in questo: cercare di creare occasioni di confronto, uscire dalla quotidianità, informare su ciò che succede altrove, aprire gli orizzonti artistici e culturali.
Dietro ogni orchestra, specie del livello di quella pietroburghese, c’è una scuola, dietro la scuola un gusto, dietro il gusto una cultura, anzi una visione specifica del mondo e della società.
Ogni grande orchestra ha un suono diverso: la brillantezza delle grandi orchestre francesi, la compattezza e la potenza di quelle tedesche, l’alta tecnologia di quelle america. Ma anche la fantasmagoria timbrica che quella di Pietroburgo esprime al massimo nel repertorio russo: non sono soltanto motivo di godimento estetico ma di riflessione artistica, storica e culturale.
Questo è il motivo per cui i tutti grandi festival mondiali fanno a gara nell’invitare complessi diversi. Una festa è una festa, e non si fanno le nozze con i fichi secchi.

C’è un solo modo di «cambiare» la formula di Settembre musica: alzarne sempre più la qualità, e portare ai concerti pubblico nuovo e giovane. Un pubblico sempre più folto, che possa tra l’altro rendersi conto di un fenomeno strano e affascinante, come quello offerto, l’altra sera, dal grande Temirkanov, unico, oggi, nel rinunciare a «dirigere» per entrare, con la sua orchestra, in un rapporto di evocazione rabdomantica.
Sorrisi, carezze tracciate nell’aria, attese a braccia ferme, semplici occhiate, bastavano, nella «Italiana» di Mendelssohn, a sollecitare un’orchestra che, dopo tanti anni d’intesa con il suo direttore, non è altro che il prolungamento delle sue braccia.
Anche a settantasette anni si può essere giovani, osando quello che gli altri non hanno l’ardire di fare.

Grazie Paolo, sottoscrivo parola per parola. C’è da sperare che il Sindaco Fassino e il suo Assessore lo leggano e ne facciano oggetto di riflessione.

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Una Risposta to “Paolo Gallarati interviene su La Stampa in merito all’articolo sulle Orchestre e MITO”

  1. Paolo Says:

    Mi associo!

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