AIDA di Verdi dal Teatro Regio di Torino in streaming su The Opera Platform

Teatro Regio Torino | AIDA 5

A partire da stasera e per sei mesi sarà possibile vedere e ascoltare l’edizione di Aida che ha inaugurato la Stagione del Regio di Torino su http://www.theoperaplatform.eu/en

Verdi - Aida

Lo spettacolo porta la firma illustre di William Friedkin, regista cinematografico appassionato d’opera, per la regia e quella di Gianandrea Noseda per la direzione d’orchestra.

Teatro Regio Torino | AIDA 3

Non si tratta di una novità: fu già rappresentato 10 anni fa e torna con qualche piccola modifica. È volutamente un allestimento tradizionale: Friedkin, con molta onestà, dichiara apertamente di non voler tentare riletture dell’opera di Verdi. Forse meglio così: quando si fanno allestimenti “innovativi” o si è geni (e nel campo della regia d’opera io li conto sulla punta delle dita di una sola mano) o è meglio lasciar perdere, almeno secondo me. Questo spettacolo 10 anni fa suscitò qualche delusione, ci si aspettava qualcosa di più originale, stavolta ha riscosso consensi più o meno unanimi. Così Giorgio Pestelli su La Stampa: Le scene e i costumi di Carlo Diappi sono, come si dice, «tradizionali», ma sempre ariose e luminose, e monumentali senza paccottiglie e volgarità; molto opportunamente poi usano due modalità visive: a tutto campo per le scene di massa, a cornice ridotta per i drammi personali, le scene intime, non meno importanti di quelle colossali.
Il regista William Friedkin, vincitore dell’Oscar 1973 con Il braccio violento della legge e Leone d’oro alla carriera 2013, sa benissimo come si fa pure una regìa d’opera lirica (anche perchè la ama, e si vede): dà spazio a voci e caratteri, mette in rilievo posizioni di singoli e di gruppi e tutto scorre che è un piacere. Così Marco Leo su GBOpera: lo spettacolo si muove nel solco della più schietta tradizione. Chi cerca nuove letture dell’opera verdiana, vada altrove; chi vuole vedere un’Aida piacevole e suggestiva, venga a Torino, perché la tradizione non sconfina mai nella pesantezza, i quadri visivi appagano l’occhio (e non è un caso che il secondo quadro del I atto abbia meritato una copertina del Dizionario dell’opera) e la vicenda è tratteggiata con linearità; solo la concezione grandiosa della marcia trionfale rischia di risultare poco appropriata al numero relativamente ridotto di figuranti che sfilano sul palcoscenico del Regio. Così Lodovico Buscatti su Operaclick: Rispetto a dieci anni fa William Friedkin è tornato a quest’Aida eliminando alcune precedenti ingenuità. Il suo lavoro è stato improntato ad una assoluta fedeltà alle indicazioni e alle volontà sceniche di Verdi e, in linea con Noseda, a un desiderio di sottolineare gli aspetti maggiormente intimi della vicenda e ad evidenziare il senso di profonda solitudine e di umanità dei personaggi. Un simile approccio ha portato a momenti particolarmente convincenti e toccanti nella conclusione della scena e romanza “Ritorna vincitor”, nel desolato cantabile “Numi pietà” e nell’intero terzo atto. I costumi e le scene di Diappi restituiscono un’ambientazione egiziana corretta, lineare senza mai cedere a un insidioso “kitsch”o ad alcuna banalità del tipo “Hollywood sul Nilo”.  Simpatiche anche le sagome animate di Michael Curry. Molto calibrata la coreografia di Marc Ribaud ripresa da Anna Maria Bruzzese . Una voce fuori dal coro (Renato Verga in operaincasa): È un allestimento visivamente gradevole, con luci suggestive, ma la regia d’opera è altra cosa: i cantanti si muovono senza indicazioni recitative e s’arrangiano come possono. Il déjà vu e il kitsch sono poi sempre in agguato e sfiorano l’immancabile ridicolo nella scena della marcia trionfale con quei trombettieri spaesati e le comparse che vanno avanti e indietro per sembrare più numerose come in una recita di teatro di provincia. I balletti televisivi e con le “pose egizie” non migliorano la situazione. Così il Regio ci fa fare un salto nel tempo proponendoci uno spettacolo già vecchio dieci anni fa.

Teatro Regio Torino | AIDA 6

Consensi sulla direzione di NosedaGianandrea Noseda, in serata di vena, dirige in perfetto accordo e regola tutto, orchestra, cantanti, coro, danze, acrobati con visione d’assieme, senza pesantezze e con fini sottolineature; prestazione eccellente dell’orchestra, compatta negli assiemi e delicata nei frequenti interventi solistici; smaglianti le sei trombe sul palco per la marcia famosa. (Giorgio Pestelli su La Stampa). Sotto la sua bacchetta si è ascoltata un’orchestra protagonista e direttamente partecipe alla vicenda, particolarmente efficace nel restituire la filigrana dei raffinati colori disegnati da Verdi. Noseda ha valorizzato magistralmente la nettezza della scrittura polifonica che, fin dall’Ouverture, caratterizza numerosi numeri della partitura, la limpidezza e il risalto dei cromatismi dei temi….. Noseda è stato particolarmente attento ad indagare e ad esprimere l’aspetto privato dell’opera. In numerosi momenti e, in particolare negli atti terzo e quarto, ci è parso di ascoltare Aida per la prima volta. L’analisi introspettiva dei personaggi non si è arrestata nella scena trionfale del secondo atto e nel magistrale concertato seguente. (Ludovico Buscatti su Operaclick). Sul podio c’è un Gianandrea Noseda pimpante che non risparmia sui volumi sonori, ma sa dosare l’orchestra a dimensioni cameristiche allorché dipana gli arabeschi e le preziosità timbriche che contraddistinguono quest’opera oscillante tra grand-opéra e dramma intimo. (Renato Verga su Operaincasa). Qualche riserva: le sonorità di questa Aida sono per esempio molto pregevoli, sfaccettate ma sempre sotto controllo; non è invece del tutto risolto l’equilibrio dei tempi, tendenti molto spesso all’eccessiva rapidità o, più raramente, all’indugio non motivato (come nel duetto del III atto tra Aida e Amonasro). Alcune scene sono perfette (come quella del trionfo, compresi i ballabili), ma in altre la frenesia cancella ogni nuance più delicata che l’orchestra sarebbe capace di offrire. È come se Noseda ambisse all’equilibrio ritmico, inseguendolo nella struttura portante dei vari numeri, ma perdendone le tracce nelle clausole; non si sfugge mai, purtroppo, al broccardo motus in fine velocior …(Michele Curnis su GBOpera).

Teatro Regio Torino | AIDA 1

Per i cantanti, lodi unanimi a Anita Rachvelishvili (Amneris). All’Amneris di Anita Rachvelishvili va senza alcun dubbio l’alloro della serata. Il mezzosoprano ha conquistato la platea per la credibilità sia scenica che musicale. La sua voce è parsa omogenea nel suono, pronta a cogliere i variegati dissidi interiori e  ad esprimere quel “parlare melodico” che caratterizza la linea musicale della figlia del Faraone. Ammaliante nel duetto del primo atto con Radames, languida prima e quindi spietata nel duetto con Aida nel secondo, la Amneris  della Rachvelishvili ha trovato, infine, toni profondamente toccanti nell’ultimo incontro con Radames. (L.Buscatti su Operaclick). …stupenda Amneris di Anita Rachvishlivili la cui voce di velluto dalle preziose risonanze, la drammaticità dell’accento e la presenza scenica danno stupefacentemente vita al «personaggio più interessante dell’opera» (Renato Verga su Operaincasa). Amneris, è Anita Rachvelishvili: espressiva, drammatica, sa pure abbandonarsi ai suoi sogni d’amore («Ah! Vieni amor mio, ravvivami») con calda sensualità. (G.Pestelli su La Stampa). Meno entusiasmo per Kristin Lewis (Aida): La Aida di Kristin Lewis è risultata piuttosto esitante: la sua voce è gradevole e limpida, ma sembra mancare di un certo senso di scorrevolezza sul testo. Questa incertezza della Lewis è stata particolarmente evidente nella romanza “O cieli azzurri” nella quale la salita al Do acuto conclusivo è parsa eccessivamente insicura. La globale debolezza vocale della Lewis ha avuto anche un riflesso sulla resa scenica e interpretativa di Aida che è parsa poco espressiva in quella crescita emozionale della schiava Etiope che raggiunge il proprio culmine nel terzo atto. (L.Buscatti su Operaclick). Kristin Lewis è un soprano senza dubbio dotato di strumenti notevoli; eppure la sola voce non è sufficiente a garantire una grande interpretazione, soprattutto in un ruolo complesso come quello di Aida. Il registro è pressoché spezzato in due, con effetto negativo sull’intera linea di canto; la voce, dal timbro opaco, è capace di espressioni elegiache anche molto pregevoli, di buone mezze tinte e di filature, ma difetta di omogeneità e di tenuta nelle note acute (la puntatura sembra sempre un singhiozzo, la messa di voce un grido); parimenti si percepisce una certa qual debolezza delle note basse. (M.Curnis su GBOpera). Kristin Lewis è un’Aida dal timbro tagliente, i salti di registro bruschi, dalla dizione approssimativa, mai commovente (R.Verga su Operaincasa). Più generoso Giorgio Pestelli: La protagonista Kristin Lewis ha ottimi mezzi vocali e li usa con forte istinto teatrale; sicura negli acuti, che tiene legati senza vibrazioni emotive. Il monologo del primo atto con l’animo lacerato fra Radamès e l’amor di patria, lo ha dosato con intelligenza per arrivare al «Pace mio dio» con la dolcissima espressività necessaria. (La Stampa).

Torino, Teatro Regio, 18 X 2015 (Aida) 8

Marco Berti ha suscitato qualche riserva: La sua voce è squillante e anche generosa, ma fin dall’inizio sono emersi chiaramente i problemi sulle dinamiche, sull’emissione e sul controllo nel registro acuto. Certamente nei versi del Ghislanzoni il personaggio di Radames è delineato con i tratti tipici del semplice ed eroico ottimismo condottiero, ma le indicazioni musicali di Verdi esigono sfumature dinamiche e di colore che Berti non ha mostrato. Il suo Radames ha voce eccessivamente forte con una certa precarietà di tenuta nel passaggio di registro. In “Celeste Aida” sono state, quindi, trascurate le difficili, ma precise, dinamiche pensate da Verdi e nell’ultimo atto abbiamo assistito a qualche problema di intonazione. (L.Buscatti su Operaclick). Marco Berti disegna un Radames negligente nelle dinamiche previste dalla partitura, sempre berciante, senza grazia e con problemi nell’intonazione. (R.Verga su Operaincasa). Radamès è il tenore Marco Berti, che ha bella voce, autorità e sicurezza, qualche volta appena tende a forzare diminuendo il fascino dell’arco melodico (G.Pestelli su La Stampa).

Qualche riserva anche per l’Amonasro di Mark DossMark S. Doss non possiede la nobiltà di accento e di fraseggio richiesto per Amonasro (L.Buscatti). Grezzo l’Amonasro di Mark S. Doss (R.Verga). Ma Pestelli: molto buono l’Amonasro di Mark S. Doss, bravo come guerriero e come padre. apprezzato in genere il Ramfis di Giacomo Prestia.

Teatro Regio Torino | AIDA 11

In ogni caso, grazie a The Opera Platform, ci sono sei mesi di tempo per farsi un’idea personale….

Le foto sono ©Ramella/Giannese per Teatro Regio Torino

Per alcuni articoli citati:

http://www.gbopera.it/2015/10/aida-al-teatro-regio-di-torino/

http://www.operaclick.com/recensioni/teatrale/torino-teatro-regio-aida-inagura-la-nuova-stagione-lirica

http://operaincasa.com/2015/10/21/aida-2/

La Stampa era del 15 ottobre 2015.

Advertisements

Tag: , , , , , , , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: