In memoriam …: concerti su Rai 5

Oggi è il giorno dedicato al ricordo dei defunti. Non so se l’intenzione di Rai 5 sia questa, comunque oggi la programmazione dei concerti meridiani è dedicata a due scomparsi. Nino Rota (di cui domani ricorre anche l’anniversario della nascita) di cui sarà trasmesso Mysterium, oratorio per soli, coro e orchestra.

Nino Rota

Frank Shipway, direttore britannico scomparso lo scorso anno, che fu l’ultimo direttore principale della Orchestra della Rai di Torino e il primo direttore principale della OSN Rai (carica quest’ultima che il sito ufficiale dell’Orchestra inspiegabilmente non gli accredita). Verrà trasmessa Shéhérazade di Rimskij Korsakov sul podio dell’Orchestra di Torino con elementi della Filarmonica.

Per curiosità ecco quanto scriveva G.Pestelli su La Stampa dopo il Concerto:

“Rossini e Dvorak, è oro puro. Bel concerto dell’Orchestra Sinfonica Rai diretto da Frank Shipway Rossini e Dvorak, è oro puro Dopo «Semiramide», ammirato Miklos Perenyi TORINO. Per il concerto conclusivo della Stagione Sinfonica all’Auditorium il direttore Frank Shipway ha avuto la buona idea d’incominciare con la sinfonia della «Semiramide». Le sinfonie di Rossini sono la parola italiana più alta nel sinfonismo europeo dell’Ottocento e, a parte ogni ovvia considerazione di valore, presentano caratteri strumentali del tutto originali (basterebbe il chiarore abbagliante sprigionato dal flauto piccolo), tali da rendere sempre opportuna la loro presenza nei cartelloni sinfonici: nell’introduzione della «Semiramide» gli episodi sono uno più bello dell’altro, oro colato, e Shipway li ha fusi benissimo in un organismo unitario, dalla placida cantabilità alla vivacità più giocosa fino alla finale vertigine del «crescendo». Altra bella sorpresa il violoncellista ungherese Miklos Perenyi solista nel Concerto di Dvorak: sembrava entrato in punta di piedi, quasi scusandosi di essere lì a fare il primo attore senza volerlo; ma una volta attaccata la musica ha preso il pubblico per mano facendogli riscoprire tutte le bellezze di un’opera che sembra tutta una variazione del tema d’apertura: sintesi della sua interpretazione l’intensità concentrata nel clima trasognato della coda: dove Dvorak, dopo gli omaggi a Ciaikovski e a Brahms distribuiti qua e là nel corso dell’opera, resta solo con se stesso nel suo momento più bello di verità poetica. Infine «Shéhérazade», la più fortunata pagina sinfonica di Rimskij-Korsakov: esecuzione tecnicamente ineccepibile e piena di fervore, ma un po’ troppo seriosa, distesa a grandi pennellate senza tentativi di alleggerimento: quella che resiste splendidamente è la storia del principe Calendo, «musica d’avventure» come in un romanzo salgariano.”

Frank Shipway

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