Steven Isserlis debutta con Shostakovich alla OSN Rai

Steven Isserlis all’Auditorium Toscanini il 5 novembre 2015 © Più Luce

57 anni il prossimo 19 dicembre, il violoncellista inglese Steven Isserlis debutta all’Auditorium Toscanini con la OSN Rai e lo fa con un brano che è divenuto un po’ il suo cavallo di battaglia: il Concerto op.107 di Dmitri Shostakovich. «È indiscutibilmente il più popolare fra i concerti per violoncello del secondo Novecento: è entusiasmante, potente, un pezzo fantastico che non mi stanco mai di suonare, anche perché è scritto splendidamente per l’esecutore. Ci ho messo le mani, forse un po’ malamente, quando avevo trent’anni, poi l’ho tralasciato a lungo ma, negli ultimi anni, lo suono spessissimo, sempre con la partitura; infatti, anche se ormai lo so ovviamente a memoria, mi piace mentre suono avere davanti la musica scritta: ci sono sempre nuovi e minuti dettagli da scoprire. Mi è successo ancora quest’estate, mentre ero in Asia: due note che ho improvvisamente capito che andavano suonate diversamente». (intevista su Sistema Musica). Come è noto il Concerto fu scritto e dedicato dall’Autore a Mstislav Rostropovich che ne fu primo interprete nel 1959.

Shostakovich e Rostropovich al termine della prima esecuzione del Concerto op.107

Shostakovich e Rostropovich al termine della prima esecuzione del Concerto op.107

Arduo per un interprete misurarsi con un Gigante dell’interpretazione di cui per altro esistono registrazioni. «È una questione molto interessante per un interprete: fare ciò che si ascolta dalla prima esecuzione oppure ciò che è scritto nella partitura? Si pone anche per il concerto di Barber o di Elgar, per i quali c’è una registrazione a cui il compositore ha preso parte, se non altro con l’essere stato presente; per me tuttavia ciò che è scritto nel testo è più importante. Non conosco molte esecuzioni di questo pezzo, ma in quelle che ho ascoltato ho trovato molte cose che gli interpreti non fanno: certi rapporti di tempo nell’ultimo movimento, per esempio, che per me sono importantissimi da mantenere e in genere nessuno lo fa; anche Rostropovich ne sceglie altri che evidentemente Šostakovich approvò. Io sono tornato al testo scritto, faccio quello che la partitura prescrive e secondo me funziona, lo trovo emozionante. L’eredità di Rostropovich tuttavia è immensa: sono molte le grandi composizioni che ha commissionato o di cui è stato il primo destinatario! Credo che nessun altro esecutore abbia avuto un simile impatto sulla storia della musica, ciò che ha saputo fare è stupefacente!» (intervista cit.).

Steven Isserlis interpreta il Concerto op. 107 di Shostakovich © Più Luce

La performance di Isserlis è stata eccellente, indipendentemente da ogni confronto. La OSN diretta da Valčuha è stata partner ideale. Il Concerto op.104 di Shostakovich ha ultimamente discreta fortuna presso la Rai: la precedente esecuzione era del 2011 con Sol Gabetta e Valčuha sul podio, poi bisogna risalire al 1990 con Mario Brunello e Daniele Gatti (se le informazioni sui programmi di sala sono corrette) e l’Orchestra di Torino Rai. È piuttosto interessante evidenziare che Rostropovich interpretò il Concerto op.107 alla Rai di Torino nel 1964 (13 novembre) [ne avevo un vago ricordo perché fu diffuso in tv all’epoca e ho reperito la recensione di Andrea Della Corte su La Stampa (la allego in calce al post per chi fosse interessato)] con Pietro Argento sul podio. Il programma di sala del concerto facendo un excursus sulle presenze di Rostropovich alla Rai di Torino “dimentica” proprio questa che visto il Concerto che è in programma dovrebbe essere la più importante.

http://www.orchestrasinfonica.rai.it/dl/docs/1446649258183P4_2015.pdf

Nella seconda parte della serata, che si era aperta con l’Ouverture da Der Freischütz di Weber, la Quinta Sinfonia di Prokof’ev. Insieme alla Prima la sinfonia più conosciuta ed eseguita dell’Autore. “Inno all’uomo libero e felice, ai suoi alti poteri, al suo puro e nobile spirito” così la definì Prokof’ev.

Prokof'ev all'epoca della Quinta Sinfonia

Prokof’ev all’epoca della Quinta Sinfonia

Bellissima l’esecuzione della OSN diretta da Valčuha, che ha meritatamente riscosso applausi calorosi e convinti.

Juraj Valčuha dirige la Quinta di Prokof’ev alla OSN Rai ©Più Luce

Si direbbe che, a giudicare dal Pelléas e da questa Quinta di Prokof’ev, Valčuha voglia chiudere in gran bellezza il suo incarico di direttore principale della Sinfonica Nazionale Rai. Lo attendono altre notevoli prove come la Nona di Mahler, l’Alpensinfonie…

Valčuha dirige la Quinta di Prokofiev © Più Luce

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Allego la recensione di Andrea Dalla Corte del Concerto del 13.11.1964 all’Auditorium Rai di Torino. La Stampa è del 14 novembre (allora le recensioni erano pubblicate l’indomani o al massimo il giorno successivo!!!). Nella recensione Della Corte dà maggior rilievo alla composizione di Britten (Cello-Simphony op.68) che credo fosse in prima esecuzione italiana, in quanto dell’anno precedente.

Rostropovich e Britten nel 1964 all’epoca della Cello-Symphony

Novità di Britten e Sciostakovich nel concerto di ieri all’Auditorium Novità di Britten e Sciostakovich nel concerto di ieri all’Auditorium Le ha eseguite il violoncellista sovietico Rostropovich, per il quale le musiche erano state composte dai due autori, con l’orchestra diretta da Pietro Argento Com’era da prevedere, il titolo: Cello-Symphony, dato dal Britten alla sua opera (68), suscitò qualche attento conversare durante il riposo fra le due parti iersera nell’Auditorium. Infatti il titolo è insolito. Tutti sanno che, tradizionalmente, si denomina sinfonia la composizione in cui tutte le falangi orchestrali sono parimenti impegnate, e concerto la composizione per strumenti, nella quale uno di essi primeggia. Nomenclatura retorica, che si rifa alle forme, e fu cangevole. «Concerto » o « sinfonia », importa che gli artisti sentano e attuino una loro lirica necessità. Quale forma, non convenzionale, volle il Britten qualificare con il titolo Cello-Symphony? Le prime pagine della partitura indicano chiaramente il principio che domina l’intiera stesura. In un ambiente sonoro alquanto tranquillo, fra lievi percussioni, lievi emissioni della tuba e vaghi melismi del contrafagotto, il violoncello contrasta, sì, con incalzantisi accordi, i modi e i moti di altre voci, e pur si associa con esse, in quanto la successione degli accordi include e fa emergere un non estraneo disegno quasi melodico. Un poco dopo l’inizio, il fraseggio del solista sembra destare echi nella vocalità di questa o quel la falange, eccitarle a simpatia, a comunanza, ed esse aderiscono, e sorge come un tumulto, ora più fervido, ora attenuato. Viene una specie di melopea del solista in un quasi recitativo, con frequenti pause e iterazioni. Torna infine l’ambiente iniziale e il tono non muta nell’ampio svolgimento. Nel secondo tempo, Presto inquieto, che scorre via rapidamente, i rapporti dell’orchestra col solista, che spesso emerge, paiono meno evidenti. Ma apertamente si palesano nell’Adagio, ora solidali, ora avversi, finché tutto è sospeso pel sopraggiungere della «cadenza », rituale nel « concerto ». « Cadenza ad libitum », annota Britten, e nella sua penna di inglese, incline all’umorismo, la liberalità sembra faceta. Si può verisimilmente supporre che un concertista, e un Rostropovich, rinunzi ad una Cadenza, quanto questa artificiosa? Accompagnata per poco tempo da un sommesso timpano, essa non deriva spiritualmente dall’in limita dello svolgimento, ma è, come tutte le virtuosistiche esibizioni, fine a se stessa, e procacciatrice di tripudianti battimani. Ed a questo punto, poiché la Passacaglia finale si rifa alle forme un poco arcaiche che il Britten predilige, e nello quali è abilissimo, si potrebbe dare un’approssimativa risposta al quesito che è nel titolo: per un verso, il componimento è « sinfonistico », per un altro, «concertistico». E tutt’insieme ha quell’andamento sicuro, quel che di affabile, attraente, signorile, che si ritrova in quasi tutte le opere del Britten. Il Concerto per violoncello e orchestra, op. 107, di Sciostakovich, si pone, anch’esso, fra le composizioni sorte nel clima politico dei Sovieti. Infatti la prefazione di L. Ginzburg alla stampa del 1960, a Mosca, conclude così: «La musica del Concerto eccita l’ascoltatore, perché essa è stata emotivamente sperimentata dal compositore, in quanto esprime in vivide immagini non soltanto i sentimenti e pensieri di lui, ma anche lo spirito del nostro tempo, le aspirazioni dell’intiero popolo sovietico, mosso da un solo ideale, dal medesimo interesse ». Da parte ciò. la composizione, stesa nel ’59 e poi ritoccata, non è dissimile da altre dello stesso musicista, che allora dava fuori la X Sinfonia e il Concerto per violino e orchestra, e alterna elementi di varia specie, alcuni venuti di getto per la naturale estrosità, altri ovvii e rozzi, altri invece raffinati. Non manca la tradizionale Cadenza solistica, che richiama ritmi precedentemente presentati e si collega con il quarto tempo. Britten e Sciostakovich affidarono entrambi queste loro opere al Rostropovich, anzi le modellarono sulle sue molteplici virtù di cantore dalla bella e cattivante voce e di tecnico pronto ad ogni arduo cimento, le quali, rifulgenti qui pienamente, assicurano il più caloroso favore. Con il solista esimio raccolse molti applausi il valente maestro Pietro Argento, che aveva iniziato la serata con l’Introduzione, Passacaglia e Finale del rimpianto Giovanni Salviucci. a. d. c.  © La Stampa

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