Archive for 2 gennaio 2016

Concerti di Capodanno 2016: da Berlino a Venezia passando per Vienna

gennaio 2, 2016

Il mio consueto tour di fine/inizio d’anno Smiley (fatto in tv…):

  • una piccola tappa a Lipsia, al Gewandhaus, con Herbert Blomstedt sul podio per la Nona di Beethoven. Un minuto di raccoglimento per ricordare Kurt Masur, prima di iniziare (non seguito dagli applausi, come sarebbe inevitabilmente accaduto da noi in Italia);
  • Quindi la Philharmonie di Berlino con i Berliner diretti da Sir Simon Rattle in un programma di autori francesi (alla Francia i Berliner stanno dedicando molto spazio nella stagione in corso, come sanno gli abbonati alla digital hall), solista Anna Sophie Mutter. Molte inquadrature di Frau Merkel, spettatrice costante di questo evento. Secondo me un concerto di altissima routine, ma niente di più. Siamo lontani dai Silvesterkonzert diretti da Karajan o da Abbado, ma anche da alcuni diretti da Rattle nei primi anni del suo incarico.

Anne Sophie Mutter e Simon Rattle agli applausi del Sivesterkonzert

  • 2016: diretta tv del Neujahrskonzert dei Wiener Philharmoniker, diretti da Mariss Jansons.
Mariss Jansons fischietta assieme ai Wiener nel Concerto di Capodanno 2016

Mariss Jansons fischietta Weaner Mad’l di Ziehrer assieme ai Wiener nel Concerto di Capodanno 2016

Jansons conferma il suo feeling con questo repertorio. Un bel Concerto di Capodanno, uno dei più belli di questi ultimi anni.

La Radetsky Marsch 2016

La Radetsky Marsch 2016

  • Venezia per ultima, in differita… La presenza di un ottimo direttore come James Conlon ha dato un valore aggiunto notevolissimo al concerto.
James Conlon dirige il Concerto alla Fenice

James Conlon dirige il Concerto alla Fenice

Nadine Sierra e Stefano Secco sono stati i solisti vocali, ottimi Orchestra e Coro.

Nadine Sierra "O mio babbino caro"

Nadine Sierra “O mio babbino caro”

Chi preferisce il concerto nazionale al viennese quest’anno ha avuto una bella gratifica: un concerto riuscito, grazie agli interpreti e soprattutto al Direttore.

Applausi e auguri alla Fenice

Applausi e auguri alla Fenice

Il tour è finito, l’anno iniziato per cui: Buon 2016!!! Smiley

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UN BALLO IN MASCHERA di Verdi (Scala,2001) su Rai 5

gennaio 2, 2016
locandina

Locandina

Domani andrà in onda su Rai 5  Un ballo in maschera di Verdi registrato alla Scala il 15 maggio 2001. Spettacolo con la regia di Liliana Cavani e la direzione di Riccardo Muti. Nel cast Salvatore Licitra, Maria Guleghina, Bruno Caproni, Mariana Pentcheva, Ofelia Sala nei ruoli principali.

Salvatore Licitra ne Il Ballo in Maschera © A.Tamoni

Salvatore Licitra ne Il Ballo in Maschera © A.Tamoni

Alla prima rappresentazione ci fu qualche dissenso, come risulta dalla recensione del compianto Sergio Sablich:

http://www.giornaledellamusica.it/rol/?id=754

e dalla cronaca di Laura Dubini:

http://archiviostorico.corriere.it/2001/maggio/14/Scala_festa_per_Muti_Cavani_co_0_0105148643.shtml

Maria Guleghina © A. Tamoni

Maria Guleghina © A. Tamoni

Lo stesso anche nella recensione di Paolo Gallarati su La Stampa, che riporto.

«Un ballo in maschera» torna alla Scala dopo quattordici anni: una lunga assenza per la più mozartiana delle opere di Verdi, dove non solo la scena del ballo è chiaramente modellata sul finale primo del «Don Giovanni», ma l’elemento mozartiano è presente nella misura i cui il sorriso, la grazia, l’ironia, accompagnano la passione e volteggiano sui presagi di morte. Tocca al direttore, prima di tutti, amalgamare questi elementi, e far sì che la grande partitura possa irradiare la molteplicità dei suoi significati.
L’impresa, come noto, è assai difficile, ma Riccardo Muti ha dato qui un’altra delle sue prove di lettura penetrante e squisita sensibilità nel tradurre le indicazioni di Verdi. Sin dal preludio, l’orchestra ha suonato con energia, precisione, ma senza rigidezze, con un fraseggio elastico e sonorità corpose, trasparenti. Nel «Ballo», i contrasti nettissimi di «Rigoletto» «Trovatore» e «Traviata» vengono ammorbiditi in un gioco di sfumature: ecco quindi Muti avvolgere la passione infelice di Amelia e Riccardo in sonorità vaporose, caldi efflussi di violoncelli, accompagnamenti soffici e cullanti, ed improvvisamente lasciare che su questo velluto brillino, come perle, i ritmi delle danze, gli scatti ritmici di quella mondanità che circonda la corte dell’infelice governatore di Boston, e dà ai suoi modi un’elegante sprezzatura, riflessa nei guizzi del paggio Oscar. Tutto scintilla, dunque, in un gioco di riflessi, ma senza sfacciataggine, come talvolta, purtroppo, accade: basta sentire con quale luminosità l’ottavino sottolinea i gorgheggi del paggio, o come viene reso il ritmo della mazurca di morte, con la seconda nota della cellula ritmica lievemente più tenuta del solito, il che l’ammorbidisce, togliendole ogni secchezza, e riempie la favolosa scena con un senso di mistero.
I cantanti si sono prodigati con alterni risultati per entrare nella visione così complessa e articolata di Muti. Salvatore Licitra è un buon tenore, canta con dizione chiarissima, ed è vocalmente efficace. Gli manca un poco l’eleganza e la sprezzatura del personaggio, lo slancio della giovinezza sognante e generosa. Maria Guleghina riesce piuttosto bene nei momenti lirici che costellano il duetto del secondo atto, e nell’aria del terzo, quando Amelia chiede al marito, deciso ad ucciderla, di poter riabbracciare ancora una volta il figlio: melodia intrisa di pianto e di dolore, cantata con vera intensità nell’atmosfera raggelante del teatro. I loggionisti, infatti, erano furibondi, non tanto perché la Guleghina tratteggia un personaggio un poco generico, ma per alcuni acuti mal piazzati: così, alla fine dello spettacolo, hanno contestato vivacemente non solo lei, ma tutti i cantanti, con reazioni decisamente sproporzionate ai supposti misfatti e poco realistiche, visti i tempi che corrono. Il personaggio di Renato è stato sdoppiato tra due interpreti: Ambrogio Maestri non stava bene e si è fato sostituire da Bruno Caproni nel terzo atto. La sua esecuzione dell’aria «Eri tu» è stata vocalmente pulita e attendibile dal punto di vista espressivo, ma non è riuscita a smontare il broncio perdurante del loggione.
La più brava è parsa Ofelia Sala nella parte del paggio Oscar, resa con una vocina trillante e agile, di timbro gradevole; buona, seppure di peso piuttosto leggero, Mariana Pentcheva come Ulrica. La regia di Liliana Cavani, con scene monumentali in stile neoclassico-coloniale di Dante Ferretti e costumi di Gabriella Pescucci, ha servito l’azione con discrezione, belle luci e movimenti garbati: una regia un poco prevedibile ma posta gradevolmente al servizio della musica. Alla fine, come s’è detto il pubblico si è diviso tra applausi e dissensi altrettanto convinti. © La Stampa / P. Gallarati
Scena ultimo atto © A.Tamoni

Scena ultimo atto © A.Tamoni