In ricordo di Ettore Scola

Ettore Scola si è spento ieri all’età di 84 anni. In suo ricordo Rai 5 trasmetterà stasera La Bohème di Puccini andata in scena a Torre del Lago nel 2014. Veramente dal palinsesto ufficiale non si capisce se sarà una mezza Bohème (dal momento che è prevista una durata di 55 minuti): spero che siano errori di inserimento e che l’opera sia integrale. Vorrei riportare nuovamente quanto dichiarò nell’occasione di questa regia:

Quando un regista di cinema si accinge a mettere in scena una grande opera lirica, parte spesso con propositi innovativi, che vorrebbero rivoluzionare impianti e concezioni adottati in altre edizioni rappresentate in tutti i teatri del mondo. Rivisitazioni, attualizzazioni, aggiornamenti, contributi in video e in digitale, effetti stroboscopici, infinite possibilità di ‘modernizzare’ il melodramma si affollano nella sua mente inquieta: Don Giovanni potrebbe essere gay, Tosca una terrorista anni ’70 (1970), Rigoletto un comico di cabaret, con Figlia escort e Duca agli arresti domiciliari. E se Falstaff fosse un alieno? E Così Fan Tutte una costellazione? Poi, per fortuna, tutto rientra: umiltà e buonsenso gli ricordano che la modernità è già in tutte quelle opere, nella musica, nei sentimenti, nell’ anima che le hanno rese eterne. Quando decise di ispirarsi al romanzo di Herny Murgèr Scènes de la vie de boheme, Puccini non era mai stato a Parigi, ma gli anni trascorsi al conservatorio di Milano e i ricordi delle improvvisazioni musicali, nate in casa del maestro Amilcare Ponchielli, con suoni caotici e striduli, quasi delle jam sessions ante litteram, dettero a quell’ambientazione una credibilità artistica tale da far dire a Debussy “Nessuno ha mai ritratto
Parigi meglio di Puccini”. Il Maestro aveva colto i segni delle rivoluzioni artistiche che in quegli anni scuotevano l’Europa: e le maggiori novità percorrono soprattutto Parigi, dalla letteratura realistica che si afferma con Maupassant e Zola, alle ricerche di scomposizione della luce nella pittura degli impressionisti, al gusto per l’arte orientale, alle scoperte delle nuove generazioni che cercano altri modi di immaginare
l’avvenire.
Suggestioni che non potevano non stimolare il genio di Puccini. Nella sua opera quattro studenti – un poeta, un pittore, un filosofo e un musicista – dividono fame e freddo in un monocamera, sempre impegnati nella ricerca di piccoli lavori precari (ma cosa ci sarebbe da modernizzare?) come la vendita di vecchi libri, qualche ripetizione agli scolari più ciuchi e, in particolare, la ideazione di manifesti pubblicitari o di locandine per i cabaret. Nessuno di quegli imbrattatele, rifiutati dalle grandi esposizioni del Salon d’Art, avrebbe mai immaginato che un secolo dopo quelle opere sarebbero state battute a Sotheby per milioni di euro, come aveva previsto il loro solitario difensore Emile Zola, che sui giornali dell’epoca scriveva: “Bonne chance aux jeunes artistes du futur!” Ma, in attesa del successo e della gloria, Rodolfo e i suoi amici debbono vivere la loro goliardica follia e soffrire d’amore per la fragile Mimì e per la generosa Musetta, accompagnati per sempre da una musica immortale. E’ la intuizione ambientale di Puccini che mi piacerà sottolineare nella Bohème di questa stagione al Festival di Torre del Lago.

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