Archive for gennaio 2016

ATTILA di Verdi dal Comunale di Bologna su Rai 5

gennaio 23, 2016
Le prove (foto Rocco Casaluci)

Scena dall’opera © foto R.Casaluci

Stasera alle 21:15 su Rai 5 dovrebbe andare in onda Attila di Giuseppe Verdi dal Teatro Comunale di Bologna (ho usato il condizionale vista l’aleatorietà che ultimamente caratterizza il palinsesto della rete). È trasmessa in lieve differita (in un primo tempo era stata annunciata la diretta) e sarà replicata domani e martedì, salvo complicazioni. Il titolo inaugura la Stagione 2016 del Teatro bolognese. Sul podio Michele Mariotti, la regia è di Daniele Abbado. Nel cast: Ildebrando d’Arcangelo, Maria José Siri, Simone Piazzola, Fabio Sartori, Gianluca Floris, Antonio Di Matteo.

Le prove (foto Rocco Casaluci)

Maria José Siri © foto R.Casaluci

Segnalo un’intervista a Maria José Siri:

http://www.operaclick.com/interviste/maria-jos%C3%A8-siri-diventa-odabella-nellattila-scena-al-teatro-comunale-di-bologna-dal-23-gennaio

Le prove (foto Rocco Casaluci)

Ildebrando d’Arcangelo © foto R.Casaluci

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Lo spettacolo firmato da Daniele Abbado mi è sembrato muoversi nell’ambito di quella che oggi è definita “tradizione”. Insomma se non fosse per le brutte e quasi inesistenti scene e gli orrendi costumi sarebbe uno spettacolo come quelli che si vedevano alcuni decenni fa. Quindi nessuna rilettura innovativa, tranne che….. quei brutti costumi, di difficile collocazione spazio temporale, non volessero alludere a una contemporaneità. Dal punto di vista musicale mi è sembrata ottima la direzione di Michele Mariotti. Il cast è notevole con una preferenza (mia) per Simone Piazzola.

Attila al Teatro Comunale - ph. Rocco Casaluci

Scena © foto R.Casaluci

Una recensione:

http://www.operaclick.com/recensioni/teatrale/bologna-teatro-comunale-attila

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Uto Ughi a Torino per l’Unione Musicale

gennaio 22, 2016

Uto Ughi

Uto Ughi ha compiuto 72 anni. Festeggiato in anticipo (con tanto di Happy Birthday) all’Auditorium Toscanini di Torino dove ha tenuto un concerto per l’Unione Musicale, che quest’anno compie 70 anni. Ughi non poteva certo mancare in questa Stagione concertistica in cui la gloriosa Istituzione musicale ha messo insieme gli interpreti più prestigiosi. Ughi avrà tenuto almeno 50 concerti in più di 40 anni di costante collaborazione. È tornato con i Filarmonici di Roma che lo seguono fedelmente con un programma di notevolissimo impegno: la Ciaccona di Tommaso Antonio Vitali, il Concerto KV519 di Mozart e il Quarto Concerto di Paganini. La Sinfonia n.49 di Haydn ha aperto la serata. Inoltre quei bis che il pubblico attende e che il Maestro concede generosamente: La ridda dei folletti di Bazzini (che è una sua costante), Oblivion di Piazzolla e, dietro insistenze del pubblico, un Tema di Paganini con Variazioni.

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Uto Ughi suona Oblivion 

Che dire? Uto Ughi è un mito vivente, il pubblico lo ama e il Maestro ama il suo pubblico. Altre parole sono superflue. Auguri ancora, Maestro!!!

Concerto “Born in the USA” da S.Cecilia su Rai 5

gennaio 21, 2016

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Stasera su Rai 5 andrà in onda il concerto eseguito nei giorni scorsi all’Auditorium Parco della Musica in Roma dal titolo “Born in the USA”. Dirige Antonio Pappano, solista Gil Shaham. Così è stato presentato il Concerto:

Antonio Pappano e l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia presentano, in prima esecuzione italiana, Harmonielehre (“Trattato di Armonia”) una delle composizioni sinfoniche più importanti e ambiziose dell’americano  John Adams.  Prendendo spunto dal celebre trattato di Schönberg, il lavoro di Adams si sviluppa come una parodia che coniuga le tecniche del minimalismo con il mondo armonico e tardo-romantico di Wagner, Mahler e Debussy: “It might not be called a symphony, but Adams’s Harmonielehre is one of the late 20th century’s most significant, sophisticated and fascinating examples of the form” (The Guardian).
Tutta americana anche la prima parte del programma che include le esplosive Danze dal musical On the Town di Leonard Bernstein e il lirico Concerto per violino di Samuel Barber. E sempre dagli Stati Uniti arrivano  gli interpreti: Gil Shaham, tra i più apprezzati solisti della sua generazione, e Antonio Pappano – cittadino americano d’adozione.

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Antonio Pappano e Gil Shaham ©Musacchio & Ianniello

In ricordo di Ettore Scola

gennaio 20, 2016

Ettore Scola si è spento ieri all’età di 84 anni. In suo ricordo Rai 5 trasmetterà stasera La Bohème di Puccini andata in scena a Torre del Lago nel 2014. Veramente dal palinsesto ufficiale non si capisce se sarà una mezza Bohème (dal momento che è prevista una durata di 55 minuti): spero che siano errori di inserimento e che l’opera sia integrale. Vorrei riportare nuovamente quanto dichiarò nell’occasione di questa regia:

Quando un regista di cinema si accinge a mettere in scena una grande opera lirica, parte spesso con propositi innovativi, che vorrebbero rivoluzionare impianti e concezioni adottati in altre edizioni rappresentate in tutti i teatri del mondo. Rivisitazioni, attualizzazioni, aggiornamenti, contributi in video e in digitale, effetti stroboscopici, infinite possibilità di ‘modernizzare’ il melodramma si affollano nella sua mente inquieta: Don Giovanni potrebbe essere gay, Tosca una terrorista anni ’70 (1970), Rigoletto un comico di cabaret, con Figlia escort e Duca agli arresti domiciliari. E se Falstaff fosse un alieno? E Così Fan Tutte una costellazione? Poi, per fortuna, tutto rientra: umiltà e buonsenso gli ricordano che la modernità è già in tutte quelle opere, nella musica, nei sentimenti, nell’ anima che le hanno rese eterne. Quando decise di ispirarsi al romanzo di Herny Murgèr Scènes de la vie de boheme, Puccini non era mai stato a Parigi, ma gli anni trascorsi al conservatorio di Milano e i ricordi delle improvvisazioni musicali, nate in casa del maestro Amilcare Ponchielli, con suoni caotici e striduli, quasi delle jam sessions ante litteram, dettero a quell’ambientazione una credibilità artistica tale da far dire a Debussy “Nessuno ha mai ritratto
Parigi meglio di Puccini”. Il Maestro aveva colto i segni delle rivoluzioni artistiche che in quegli anni scuotevano l’Europa: e le maggiori novità percorrono soprattutto Parigi, dalla letteratura realistica che si afferma con Maupassant e Zola, alle ricerche di scomposizione della luce nella pittura degli impressionisti, al gusto per l’arte orientale, alle scoperte delle nuove generazioni che cercano altri modi di immaginare
l’avvenire.
Suggestioni che non potevano non stimolare il genio di Puccini. Nella sua opera quattro studenti – un poeta, un pittore, un filosofo e un musicista – dividono fame e freddo in un monocamera, sempre impegnati nella ricerca di piccoli lavori precari (ma cosa ci sarebbe da modernizzare?) come la vendita di vecchi libri, qualche ripetizione agli scolari più ciuchi e, in particolare, la ideazione di manifesti pubblicitari o di locandine per i cabaret. Nessuno di quegli imbrattatele, rifiutati dalle grandi esposizioni del Salon d’Art, avrebbe mai immaginato che un secolo dopo quelle opere sarebbero state battute a Sotheby per milioni di euro, come aveva previsto il loro solitario difensore Emile Zola, che sui giornali dell’epoca scriveva: “Bonne chance aux jeunes artistes du futur!” Ma, in attesa del successo e della gloria, Rodolfo e i suoi amici debbono vivere la loro goliardica follia e soffrire d’amore per la fragile Mimì e per la generosa Musetta, accompagnati per sempre da una musica immortale. E’ la intuizione ambientale di Puccini che mi piacerà sottolineare nella Bohème di questa stagione al Festival di Torre del Lago.

“Oberto Conte di San Bonifacio” su Rai 5

gennaio 19, 2016

 

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Scena dall’opera

Oggi su Rai 5 niente replica del Don Carlo: si trasmette Oberto Conte di San Bonifacio.  Nuovamente Verdi, di cui sembrerebbe essere in corso un’integrale, visto che sabato prossimo (con replica domenica) andrà in onda l’Attila dal Comunale di Bologna.

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Scena dall’opera ©A.Tabocchini

L’edizione dell’Oberto è quella andata in scena a Macerata nel luglio 1999 e già trasmessa da Rai 5. Lo spettacolo porta la firma di Pier’Alli e venne ripreso agli Arcimboldi, a Parma e a Verona. Dirige Daniele Callegari. Nel cast spicca l’Oberto di Michele Pertusi, considerato interprete di riferimento per la parte. Negli altri ruoli: Gabriella Colecchia, Fabio Sartori, Giovanna De Liso, Antonella Dalla Pozza. Così si espresse Arrigo Quattrocchi su Il Manifesto a proposito dello spettacolo:

Questa vicenda di solitudini conflittuali viene narrata con grande abilità nell’allestimento di Pier’Alli. Il medioevo viene narrato solo attraverso degli stemmi dipinti su un fondale e poche nude guglie in controluce che definiscono gli spazi: per il resto i costumi sono ottocenteschi, e il coro si affaccia dai palchi di proscenio come per assistere alla rappresentazione; l’opera e la sua drammaturgia diventano così innanzitutto oggetto di studio. Non a caso i quattro protagonisti si muovono all’interno di una piattaforma rialzata e mobile, che diventa l’arena dello scontro tra le tipologie icastiche dei personaggi