Teatro Regio di Torino: Stagione 2016/17

silhouette nera di un viso femminile con nota rossa

È disponibile on line il cartellone della prossima stagione lirica del Teatro Regio di Torino:

http://www.teatroregio.torino.it/stagione/2016-2017

Proseguono alcuni progetti iniziati nella Stagione in corso come Janacek, Opera barocca, Musical. Ben due opere di Puccini (quelle la cui prima fu al Regio di Torino), torna il Sansone e Dalila, nonché Il flauto magico. Mi fa piacere che Pagliacci, salvo variazioni, sia rappresentata senza abbinamenti. Tra i registi oltre Carsen della Katia Kabanova, mi incuriosiscono Jean Reno nella Manon Lescaut ed Emma Dante nel Macbeth. Tra i direttori Noseda ha ovviamente un ruolo di primo piano, Dantone dirigerà Vivaldi, Luisotti Leoncavallo, Steinberg il Sansone e Dalila. Tra i cantanti brilla la presenza di Gregory Kunde nel Sansone e in Manon Lescaut.

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4 Risposte to “Teatro Regio di Torino: Stagione 2016/17”

  1. alberto Says:

    La “solitudine” dei “Pagliacci” non risulterebbe ( uso il condizionale) da una scelta artistica, ma da “tagli sopravvenienti”.
    Infatti sembra che “Pagliacci” fosse stato concepito in dittico con “il tabarro” (il che già costituiva una scelta di parziale, relativa economia, completandosi “Il Trittico” in TRE anni in cui ciascun atto unico veniva abbinato ad un’altra breve opera: Gianni Schicchi con “Una tragedia fiorentina”, “Suor Angelica” con Goyescas”.
    La regia di Jean Reno per la Manon Lescaut è una ripresa credo dal 2006 (l’anno olimpico) ; il noto attore fu regista – direi- fedele e letterale, e non fece alcun danno.

  2. Roberto Mastrosimone Says:

    Sono un sostenitore della “solitudine” delle opere brevi, per cui mi ero rallegrato…. (e sono un sostenitore della necessità di eseguire il Trittico pucciniano così come lo concepì l’Autore). Mi verrebbe quasi da dire stavolta: “benedetti i tagli”.
    Mi pareva che la Manon con la regia di Reno fosse già stata rappresentata, ma non avevo avuto occasione di vederla. Spero di riuscirci questa volta.

  3. umberto spigo Says:

    Condivido il tuo parere positivo sulla ritrovata “solitudine de ” I Pagliacci”,quale ne sia la reale motivazione nell’ambito di un Cartellone di indubbio interesse .
    La rinuncia all’ormai obsoleto, abbinamento , peraltro in subordine, a “Cavalleria”, potrà consentire, soprattutto a chi vi si accosti per la prima volta , una valutazione, a mente più fresca, dei pregi così come dei punti deboli, del capolavoro di Leoncavallo.
    Per la verità qualche volta mi è capitato di fantasticare su di un possibile accoppiamento in teatro dei “Pagliacci ” con una successiva opera dello stesso autore,ancora in due brevi atti e di tematica non lontana,”I Zingari”, forse il più meritevole di una rivisitazione fra i lavori di Leoncavallo successivi a “Zazà”.
    Ma , a conti fatti, non credo che l’dea possa mai funzionare, data la conseguente lunga durata dello spettacolo, che risulterebbe proprio punitiva per chi nutre scarsa simpatia verso i musicisti della cosiddetta Giovane Scuola….
    Umberto

  4. Roberto Mastrosimone Says:

    L’abbinamento a Zingari potrebbe difatti essere di gran lunga più indovinato, sia perché dello stesso autore, sia perché opera ormai desueta, per altro è di breve durata. Comunque rimango sempre dell’idea che le opere brevi andrebbero rappresentate “in solitudine”, gli abbinamenti rispondono non a una scelta artistica, ma puramente “commerciale” (del tipo 2 opere al prezzo di 1).

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