“Il ragazzo del risciò” di Guo Wenjing su Rai 5

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Stasera alle 21:15 su Rai 5 andrà in onda Il ragazzo del risciò, opera di Guo Wenjing andata in scena il 23 settembre 2015 al Regio di Torino in prima europea nell’ambito di MITO Settembre Musica 2015. Lo spettacolo passò poi a Genova e a Firenze e, in forma di concerto a Milano e Parma.

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Per una coincidenza, forse non voluta, in questi giorni è in atto la campagna vendita (carnet e biglietti) del MITO Settembre Musica 2016 e chi vuole potrà fare un confronto tra le proposte del precedente e quelle dell’attuale. Il budget, a quanto è stato scritto, è identico.

Cronache del MiTo: “Il ragazzo del risciò” al Teatro Regio di Torino

Due recensioni dello spettacolo:

http://www.operaclick.com/recensioni/teatrale/torino-teatro-regio-il-ragazzo-del-risciò

http://www.gbopera.it/2015/10/cronache-del-mito-il-ragazzo-del-riscio-al-teatro-regio-di-torino/

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4 Risposte to ““Il ragazzo del risciò” di Guo Wenjing su Rai 5”

  1. umberto spigo Says:

    Grazie per la segnalazione corredata dai
    links delle due recensioni.; spettacolo e musica di grande interesse anche se per comprenderli appieno sarebbe necessaria, oltre che la lettura preventiva del romanzo che ne è la fonte, una approfondita conoscenza del contesto storico e sociale( gli anni del Kuomitang ).
    Pur se attinge al patrimonio musicale cinese, richiamato anche dal ricorso espressivo, in orchestra, ad alcuni strumenti nazionali, è indubbia la programmatica occidentalità della musica, rilevata ampiamente nelle due recensioni.
    Io vi coglierei soprattutto ascendenze, sempre personalizzate, di Janacek ( per esempio nel tormentato duetto dei due sposi alla fine del primo atto) e dei russi, fra questi senz’altro Shostacovich, concordando con Buscatti ( fra l’altro l’accensione erotica del primo atto fra il sedotto Xiangzi e la futura moglie Huniu sembra voler richiamare esplicitamente “Katerina Ismailova”), ma anche, risalendo più indietro, Musorgskij: oltre alla presenza protagonistica del popolo nei cori ( pezzo forte quello delle donne verso il finale: ” Pechino , antica città”) , penso soprattutto alla scena conclusiva col canto straniato di Xiangzi -ormai oltre i limiti del degrado fisico e umano- che vuol risalire in tutta evidenza all’Innocente
    del “Boris “.
    Non mi pare di riscontrare, invece, anche nella dolce e derelitta Xiaofuzi, accenti di chiara impronta pucciniana , se mai li direi filtrati attraverso le suggestioni del miglior Menotti drammatico (autore la cui importanza e influenza non sempre appaiono debitamente riconosciute).
    L’ indovinata messa in onda del “Ragazzo del risciò” mi porta ,infine, ad auspicare una più regolare presenza nel cartellone di Rai 5 dell’opera contemporanea, o quasi, non mancandovi lavori che potrebbero stimolare l’interesse di una fascia non ristretta di appassionati, come l’epocale “Nixon in China” di Adams.
    Umberto

  2. Roberto Mastrosimone Says:

    Grazie a te per il bel commento.
    È possibile che Rai 5, adesso svincolata dagli inserzionisti pubblicitari, possa programmare senza attenzioni eccessive all’audience e inserire anche opere contemporanee.

  3. alberto Says:

    Approfitto di questo spazio per ritornare sul “nuovo” programma di MITO.
    Su “La Stampa” di oggi 22/6 tale Letizia Tortello intervista il narciso Nicola Campogrande.
    Il titolo vigolettato (dunque sono parole di N.C.) è “meno soldi, più idee, è tempo di musica nuova”.
    Non capisco quali siano le competenze della cronista che ad es. chiede a N.C. “Grillino in tempi non sospetti?” (ignorando la evidente contiguità di N:C. alle DUE giunte precedenti di TORINO e MILANO). N:C: fa il modesto “io mi limito a dirigere il Festival….”
    La cronista gli chiede :”E’ un teorico della decrescita felice” Risposta : “Sicuramente di una crescita non più muscolare (!?) , sì, se vogliamo possiamo chiamarla decrescita felice, ma solo se diamo a questa locuzione un significato positivo . Io la chiamo “ecologia dell’ascolto (!?) e dei bilanci (!?)”.
    A domanda sulla Appendino il camaleontico N.C. risponde “Mi riconosco in molte sue affermazioni”.
    Ricorre poi, per la millesima volta a frasi quali “Porterò in periferia ” (dove i concerti, almeno a Torino, c’erano già da anni, “gli artisti più affermati ” (si noti, ma lui non lo dice, i soliti,pur bravissimi, Brunello e Lucchesini e basta (non è che nei luoghi aulici ci siano molti “artisti affermati”).
    N.C. conclude lapidario “Ripeto, meno soldi e più idee è la ricetta”.
    Insomma : N.C. è “flessibile”.
    Per mero inciso ricordo che l’anno scorso (con Restagno) quando venne presentato MITO Giorgio Pestelli su La Stampa scrisse “Ci sono meno soldi, ma più idee”.
    Nella stessa pagina (ad opera di un’altra generica cronista) appare più coerente (e non ottimista sul futuro ) il non ripresentatosi Braccialarghe.

  4. Roberto Mastrosimone Says:

    A me era sembrato che le muse ispiratrici dell’attuale MITO fossero il sindaco e l’assessore uscenti (anzi ormai usciti) e che il direttore artistico si fosse limitato a interpretarle. Adesso si sta già preparando a interpretare le intenzioni e le ispirazioni del nuovo Sindaco e lo fa di gran fretta (altrimenti non si spiega il tempismo di questa intervista). Mi astengo da far commenti.

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