TRISTAN UND ISOLDE al Teatro Regio di Torino

Dopo dieci anni torna al Regio di Torino il Tristan un Isolde di Richard Wagner, con un allestimento firmato Claus Guth e ideato per l’Opernhaus di Zurigo, dove fu rappresentato nel 2008 e nel 2015. Guth, spinto forse dal fatto che Zurigo è il luogo dove ebbe origine il Tristano, ambienta l’opera in un ambiente borghese di metà Ottocento che potrebbe corrispondere al Villa Wesendonck nei pressi di Zurigo, dove Wagner era ospitato da Otto Wesendonck, ricco uomo d’affari suo ammiratore.

Villa-Wesendonck-1857

Villa Wesendonck nel 1857, epoca della composizione dell’opera

Come è noto, Wagner conosciuta Mathilde Wesendonck se ne innamorò follemente e travolto dalla passione interruppe la composizione del Siegfried per comporre il Tristan und Isolde.

Mathilde_Wesendonck_by_Karl_Ferdinand_Sohn,_1850

Mathilde Wesendonck

Molti biografi pretendono che i due non “consumarono” (chissà perché l’idealizzazione dei grandi debba comportare sempre la loro castità….): poco importa, in realtà la passione fu immensa, ma Minna, moglie del Maestro, intercettò delle lettere che mostrò a Otto, fu scandalo e la storia purtroppo finì. Insomma un triangolo, anzi quadrilatero, come tanti in questo mondo. Guth finisce con l’identificare Tristan con Richard e Isolde con Mathilde, ovviamente Otto diventa Re Marke, Brangäne è lo sdoppiamento di Isolde/Mathilde e Kurwenal, forse, lo sdoppiamento di Tristan/Richard: il tutto in ambiente borghese.

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Inizio dell’opera con Isolde sul letto e Brangaene alla finestra © Ramella e Giannese

Ovviamente niente mare, niente nave, niente marinai…. : una piattaforma girevole cambia continuamente gli ambienti in cui si sviluppa l'”azione”.

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Isolde e Tristan hanno bevuto il filtro © Ramella e Giannese

Questa lettura “borghese” dell’opera funziona? Forse sulla carta sì, sulla scena a mio modestissimo avviso no. Se all’inizio può destare interesse alla lunga (e sono cinque ore con gli intervalli) stanca nella sua incongruenza, soprattutto non desta emozioni. Ridurre il Tristano a una storia di corna potrà forse stimolare molte identificazioni nel pubblico (si spera non in Re Marke), ma finisce con lo svilirlo e non poco.

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Inizio del secondo atto © Ramella e Giannese

Se alcuni momenti sono riusciti, altri sono quanto meno imbarazzanti: Isolde che spegne la luce di casa (invece che la fiaccola), il duello con i coltelli da tavola tra Tristan e Melot, Tristan che muore sulla tavola da pranzo….

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Verso il finale: arriva Isolde… © Ramella e Giannese

Insomma quanto è bello il Tristano così come lo concepì l’Autore, che cosa deprimente può divenire in mano a registi che pretendono di saperne più di lui. E aggiungerei, come era bello quel Tristano di dieci anni fa che fece torcere il naso a chi non ama gli allestimenti che poco si discostano dal libretto, ma che piacque tanto a me al punto che tornai a vederlo dopo pochi giorni.

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D’accordo, non fa discutere, però…..

Venendo alla parte musicale, inizierei dalla direzione di Gianandrea Noseda. È la prima volta che si accosta al Tristano e lo ha fatto con estremo scrupolo, studiando per mesi la partitura. I risultati hanno premiato tanto impegno. Una bella direzione: forse i  tempi erano spesso veloci, come nell’abitudine del Maestro, ma la concertazione era puntuale e per essere una “prima volta” la lode è meritata. Peter Seiffert, su cui avevo letto riserve alla prima rappresentazione, è stato un ottimo Tristan, sì certo, senile e appesantito dal fisico, ma sfido a trovare oggi un Tristan migliore di lui. Mi ha convinto meno Ricarda Merbeth (Isolde), spesso in difficoltà e forse non aiutata dai tempi di Noseda. Di buon livello la Brangäne di Michelle Breedt. Ottimi Martin Gantner (Kurvenal) e Steven Humes (Marke). Eccellenti i comprimari.

Termino con una nota autobiografica: a datare del 1971 ho visto tutti i Tristano dati al Regio. Nel 1971 ancora al Teatro Nuovo con Ernst Kozub e Ingrid Biøner, diretto da Georg Alexander Albrecht (il papà di Marc Albrecht). Nel 1976 diretto da Peter Maag, con Richard Cassilly, Anna Green, Simon Estes, Siegmund Nimssgern, Beverly Wolff, le scene e i costumi erano di Alberto Burri. Nel 2007 con John Treleaven, Eva Johansson, Kurt Rydl, Albert Dohmen, Lioba Braun, direttore Stefan Anton Reck, regista Stephen Pickover. Ieri questo di cui sopra. Anche se affidarsi alla memoria è sempre un azzardo il migliore direi che fu quello del 1976, se non altro per la direzione del compianto Peter Maag, il peggiore quello adesso in scena, non per la parte musicale, ma per l’allestimento.

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9 Risposte to “TRISTAN UND ISOLDE al Teatro Regio di Torino”

  1. gsotto Says:

    Che peccato! Ero anche io in teatro e ti avrei volentieri incontrato. Sono d’accordo con quanto scrivi. L’allestimento di Guth mi fa pensare a quello che diceva mia nonna del letame di maiale: non fa bene nè fa male (ossia non è buono neanche come concime).

  2. Roberto Mastrosimone Says:

    Avrebbe fatto tanto piacere anche a me incontrarti.

  3. Mauro Says:

    Ciao Roberto,
    non posso che concordare su tutta la linea con la tua impeccabile recensione, vorrei solo aggiungerei una considerazione.
    Questo è stato il mio quarto Tristan e quindi comincio ad avere materiale per qualche confronto. Ho trovato la regia di questo spettacolo molto ben fatta nel dettaglio, per certi versi la migliore a cui ho assistito: movimenti, ritmo, particolari vari, tutto era ben studiato; è solo l’idea di base dell’ambientazione borghese ottocentesca che manda tutto in crisi privando il dramma di alcuni elementi irrinunciabili.
    Le scene a modo loro erano molto belle, ma non si possono eliminare impunemente elementi come:
    – Il mare
    – Il giardino del secondo atto
    – Il castello in rovina di fronte al mare
    E questo non per un pedante rispetto del libretto (mai stato contrario agli “stravolgimenti” se ben motivati e ben condotti), ma perchè questi elementi hanno una valenza davvero profonda, quasi ancestrale ed evidentemente non possono essere omessi o sostituiti con altre cose. Non sono solo uno sfondo, ma un elemento costitutivo e strutturale della storia.
    Vedendo lo spettacolo, Marco ventilava l’ipotesi che l’ambientazione borghese potesse essere una trovata per rendere meno incongruenti Tristan e Kurvenald, che forse non avevano proprio il physique du rôle degli eroi romantici, mentre per età e stazza potevano ben sembrare dei ricchi signori dell’ottocento.
    Questo Kurvenald sbeffeggiatore e canzonatorio veniva fuori molto efficace nel primo atto, ma poi nel terzo non convinceva (Tristan è moribondo, ma è Kurvenald che barcolla ad ogni passo).
    Il duello coi coltelli da cucina… No, quello proprio no!
    A presto

    Mauro D.

  4. Roberto Mastrosimone Says:

    Ti ringrazio del commento. Sì, la regia e le scene erano molto ben curate; Guth d’altronde è uno dei registi d’opera più affermati (e credo meglio pagati) d’oggi. Però l’impianto generale era persin peggiore delle mie già pessimistiche aspettative. Mi sono quasi annoiato e con il Tristano non mi era mai successo in quasi 50 anni di ascolti e visioni in teatro o in video.
    Ciao

  5. Alberto Says:

    Uscendo dal Regio, ma rimanendo a Torino, la Rai propose un Tristano in forma di concerto nel novembre 1984 (il giorno 7 gli atti 1 e 2;il giorno 8 il terzo atto) Direttore era l’ottimo ( e per nulla mediatico) Otmar Suitner. In anni a noi più vicini, Semyon Bychkov diresse alla RAI in forma di concerto il solo secondo atto (con Peter Seiffert).

  6. Roberto Mastrosimone Says:

    Nel novembre 1984 impegni personali mi impedirono di andare ad ascoltare il Tristano. Invece ricordo bene quello del 17/19 febbraio 1999 (stranamente assente nell’archivio storico on line della OSN) diretto da Bychkov, solo il secondo atto e, mi pare, pure con il taglio di tradizione. Il tenore non era Seiffert, forse annunciato nella programmazione generale, ma Thomas Moser, il soprano la grande Hildegard Behrens, Brangania era Petra Lang, Marke era Hans Tschammer.

  7. Enrico Bonaiti Says:

    Gentile Signor Roberto,
    La ringrazio per il Suo bellissimo articolo. Non ci fosse stata la regia di Guth, sarei corso a Torino ad ascoltare il Tristano, una delle mie opere favorite, che udii la prima volta proprio al Regio nell’edizione col grande Maag da Lei ricordata. Sono molto d’accordo anche sul bellissimo Tristano torinese del 2007 e sulla notevole “puzza sotto al naso” deggli “intellòs” che espressero in proposito… pollice verso!
    Ho ascoltato alla radio la diretta, Noseda mi è parso ottimo, male i cantanti.
    Un cordiale saluto dal lago di Como, Enrico Bonaiti

  8. Roberto Mastrosimone Says:

    Gent. sig. Enrico, La ringrazio del commento.
    Pare che questo Tristano con la regia di Guth non sia piaciuto molto neanche a coloro che amano gli allestimenti “innovativi”: tacciono, sorvolano sulla regia, si limitano a descriverla…
    Un cordiale saluto

  9. enrico bonaiti Says:

    uno dei miei (grandi) problemi è che questo ben pagato signore cura quasi tutti le regie scaligere delle opere di Wagner e di Strauß… può immaginare il contrito dolore del povero e vecchio sottoscritto 😉
    il Lohengrin epilettico e la Elsa che si grattava furiosamente sono incubi che difficilmente si riesce a dimenticare!

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