Archive for ottobre 2017

James Conlon inaugura con Brahms la Stagione 2017/18 della OSN Rai

ottobre 22, 2017
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James Conlon dirige la Terza di Brahms ©Più Luce

Anche se Johannes Brahms è uno dei degli autori più presenti nei programmi della OSN Rai e ovviamente le sue quattro sinfonie, il ciclo completo è stato proposto di raro. Tra i direttori principali solo Inbal lo propose, però distribuito tra il 1998 e il 2000. Frühbeck diresse tre delle quattro sinfonie (manca la Terza) distribuendole nei vari anni di incarico. Valcuha, stranamente, nessuna a Torino, propose la Seconda in tournée. Fu Semyon Bychkov, come ospite, a proporre l’intero ciclo distribuendolo in due stagioni. Nasce così l’esigenza in Conlon, in qualità di direttore principale, di ovviare a questa mancanza, dirigendo le quattro sinfonie in questa stagione: forse proporle in continuità (due concerti consecutivi) sarebbe stato meglio, come fece Noseda al Regio quattro anni fa, comunque aspettando aprile ci siamo godute la Terza e la Prima, che hanno inaugurato l’attuale stagione.

orchestra

L’OSN esegue la Terza Sinfonia © Più Luce

Due bellissime esecuzioni di questi due capolavori, forse le più belle ascoltate dalla OSN Rai, testimonianza dell’ottimo lavoro svolto da James Conlon con la compagine. Eccellenti le prime parti, ottimo l’insieme. Applausi interminabili sono stati giustamente tributati al Direttore e all’Orchestra.

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Applausi finali © Più Luce

Sembra che le istituzioni musicali torinesi si divertano a far dispetto al pubblico: in contemporanea con il turno rosso, solitamente di giovedì ma inopportunamente spostato al sabato, al Regio si inaugurava la Stagione sinfonica con la Nona di Mahler diretta da Noseda. Il dono dell’ubiquità non è ancora concesso a chi frequenta i concerti per cui molti sono stati costretti a una dolorosa rinuncia: è così  difficile parlarsi, mettersi d’accordo, “aprire un tavolo” (come infelicemente si usa dire attualmente)? A Torino sì … e non solo in ambito musicale.

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TANCREDI di Rossini (Torino,1985) su Rai 5

ottobre 21, 2017

Su Rai 5 andrà in onda domani Tancredi di Gioachino Rossini in una edizione del Teatro Regio di Torino del marzo/aprile 1985 con la regia, scene e costumi di Pier Luigi Pizzi e la direzione di Bruno Bartoletti. Nel cast: Lucia Valentini Terrani, Gianna Rolandi, Dalmacio Gonzales, Roberto Scandiuzzi, Monica Tagliasacchi, Lucia Rizzi.

Tancredi

Scena dall’opera

Riporto la recensione di Massimo Mila su La Stampa del 28 marzo 1985:

Quando tutte le edizioni critiche saranno pubblicate, tutte le varianti individuate, tutti gli errori corretti e i tagli riaperti, bisognerà poi anche che una volta o l’altra ci si decida a far uso del cervello e del gusto per sottoporre le opere serie giovanili di Rossini al vaglio della ragione critica. Ci si avvedrà che è un’impostura mettere sullo stesso piano i due trionfi riportati dal ventunenne compositore: il Tancredi e un capolavoro assoluto come L’Italiana in Algeri. Il successo del Tancredi, che tra l’altro non fu nemmeno immediato ma andò crescendo a dismisura dopo l’esecuzione veneziana, quando l’opera cominciò a girare in Italia e fuori, va ricondotto entro le particolari condizioni del momento, quando estinta la grande dinastia settecentesca degli operisti napoletani, e chiusa l’Italia alla penetrazione tanto di Gluck che di Mozart, le sorti stesse dell’opera seria sembravano in declino. Certamente un’opera come il Tancredi aveva in sé tanto di apparato vocale e strumentale da autorizzare nuove speranze. Ma è essenzialmente una palestra di bel canto, ravvivato qua e là da alcune fanfare militaresche che fecero a quel tempo molta impressione e contribuirono ad ingenerare l’equivoco, assai pregiudizievole a una retta ricezione, che si tratti di un’opera eroica, mentre invece il tono determinante è quello dell’elegia. Goethe, quando la senti, disse che gli era stato necessario chiudere gli occhi e prescindere da elmi, armature e trofei, sostituendo i personaggi con ninfe e pastori e immaginando una «favola boschereccia», in un paesaggio alla Poussin; cosi tutto era andato bene. Scarsissimo è il contenuto musicale delle «sonatine di gola» assegnate a un mezzosoprano (Tancredi), un soprano (Amenaide) e un tenore (Argino, padre di Amenaide). A parie la celebre entrata di Tancredi con la cabaletta -Di tanti palpiti-, il vuoto del primo atto è talmente pneumatico che il secondo, certamente, fa figura d’una Passione secondo San Matteo o d’un second’atto della Walkirìa. specialmente quando venga eseguito con quel sorprendente finale tragico che Rossini scrisse per le rappresentazioni di Ferrara sostituendo il lieto fine (in verità più consono alla balordaggine drammatica del libretto) con la morte del protagonista, secondo il lesto della tragedia di Voltaire, tradotto fedelmente da Luigi Lochi, mentre il librettista Gaetano Rossi aveva fatto strazio dell’originale. In questo second’atto appare perfino qualche idea originale nei bassi, invece dei soliti accompagnamenti stereotipati in quartine roteanti, e qualche insolito timbro strumentale sia nell’aria di Argirio sia (corno inglese) in quella successiva di Amenaide. Dei tre arrampicatori vocali che il Regio ha chiamalo ad esibirsi sulle pareti di questa palestra le due donne sono emerse in primo plano. Lucia Valentini Terrani, ancorché in forma non smagliante, ha dato all’inconsistente protagonista l’alta autorità d’una voce sicura e d’un portamento maschile non artificioso. Nel personaggio di Amenaide, interessante rivelazione di Gianna Rolandi, un’oriunda italo-americana che fa qui la sua promettente entrata nel mercato delle voci italiano, forse europeo. I due lunghi duetti, nei quali l’imbranata Amenaide non trova il modo di fugare i sospetti di Tancredi spiegandogli una buona volta come stanno le cose, hanno avuto momenti sfavillanti di eufonia femminile. Il tenore Dalmacio Gonzales si arrabatta con coraggio su per le impervie pareti del belcanto acrobatico, e tutto sommato ce la fa, non stona, non s’inceppa e riesce ad inerpicarsi in vetta agli acuti, più arditi, ma con una fatica che mette a disagio chi lo ascolta con benevola simpatia. Roberto Scandiuzzi, Monica Tagliasacchi e Lucia Rizzi si sono lodevolmente disimpegnati nelle parti minori che non esigono prodezze acrobatiche, e lo Scandiuzzi anche con un certo portamento scenico. Lodevole la prestazione del coro, istruito dal maestro Fogliazza. La direzione di Bartoletti è il grande atout di questa esecuzione: non solo soffice, agile e felpata nelle parti vivaci, ma dotata di tenerezza, di patos e di autentica commozione in quel sorprendente finale tragico, dove le interiezioni dell’orchestra svolgono la funzione di quell’artificio ortografico che sono i puntolini di sospensione nelle pause d’un discorso rotto dall’agonia. L’allestimento scenico e la regia sono quelli di Pierluigi Pizzi per il Teatro Rossini di Pesaro. Un maestoso impianto unico, inquadrato da alte colonne, serve per tutte le numerose scene dell’opera, con allusivi cambiamenti cromatici del fondo scenico e con l’ausilio di alcuni trabiccoli che vanno e vengono. Da questa fissità spettacolare risultano un po’ castigati quei timidi germi di sensibilità paesistica che fanno capolino nella musica. Lo spettacolo ha avuto un bel successo, con lunghi applausi finali e frequenti anche a scena aperta. Non si può tacere, però, che durante il lungo second’atto alcuni spettatori hanno tagliato la corda, come se si trattasse di un’opera moderna. © La Stampa

Concerto inaugurale della Stagione OSN su Rai 5

ottobre 20, 2017
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James Conlon

Stasera alle 19:55 su Rai 5 andrà in onda in diretta il Concerto inaugurale della Stagione 2017/18 della OSN Rai. Dirige James Conlon. In programma la Terza e la Prima sinfonia di Brahms. 

LA RONDINE di Puccini dall’Opera di Firenze su Rai 5

ottobre 19, 2017
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© Teatro dell’Opera di Firenze

Stasera su Rai 5 alle 21:15 andrà in onda La Rondine di Giacomo Puccini attualmente in scena al Teatro dell’Opera di Firenze. La Rondine ha compiuto 100 anni, ma a Firenze non era mai stata rappresentata. La regia, le scene, i costumi e le luci sono di Denis Krief, la direzione è di Valerio Galli. Il cast:

Magda Ekaterina Bakanova
Lisette Hasmik Torosyan
Ruggero Matteo Desole
Prunier Matteo Mezzaro
Rambaldo Stefano Antonucci
Périchaud Dario Shikhmiri
Gobin Rim Park
Crébillon Adriano Gramigni
Yvette Francesca Longari
Bianca Marta Pluda
Suzy Giada Frasconi
Un maggiordomo Giovanni Mazzei

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© Teatro dell’Opera di Firenze

Una recensione:

https://www.connessiallopera.it/recensioni/2017/firenze-teatro-del-maggio-la-rondine/

——–
Una bella edizione. Forse l’ambientazione contemporanea non giova all’opera, meglio lasciarla nel suo tempo. La regia è ben curata, i cantanti sono in ottima forma, buona la direzione d’orchestra di Valerio Galli.

TRISTAN UND ISOLDE al Teatro Regio di Torino

ottobre 16, 2017

Dopo dieci anni torna al Regio di Torino il Tristan un Isolde di Richard Wagner, con un allestimento firmato Claus Guth e ideato per l’Opernhaus di Zurigo, dove fu rappresentato nel 2008 e nel 2015. Guth, spinto forse dal fatto che Zurigo è il luogo dove ebbe origine il Tristano, ambienta l’opera in un ambiente borghese di metà Ottocento che potrebbe corrispondere al Villa Wesendonck nei pressi di Zurigo, dove Wagner era ospitato da Otto Wesendonck, ricco uomo d’affari suo ammiratore.

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Villa Wesendonck nel 1857, epoca della composizione dell’opera

Come è noto, Wagner conosciuta Mathilde Wesendonck se ne innamorò follemente e travolto dalla passione interruppe la composizione del Siegfried per comporre il Tristan und Isolde.

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Mathilde Wesendonck

Molti biografi pretendono che i due non “consumarono” (chissà perché l’idealizzazione dei grandi debba comportare sempre la loro castità….): poco importa, in realtà la passione fu immensa, ma Minna, moglie del Maestro, intercettò delle lettere che mostrò a Otto, fu scandalo e la storia purtroppo finì. Insomma un triangolo, anzi quadrilatero, come tanti in questo mondo. Guth finisce con l’identificare Tristan con Richard e Isolde con Mathilde, ovviamente Otto diventa Re Marke, Brangäne è lo sdoppiamento di Isolde/Mathilde e Kurwenal, forse, lo sdoppiamento di Tristan/Richard: il tutto in ambiente borghese.

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Inizio dell’opera con Isolde sul letto e Brangaene alla finestra © Ramella e Giannese

Ovviamente niente mare, niente nave, niente marinai…. : una piattaforma girevole cambia continuamente gli ambienti in cui si sviluppa l'”azione”.

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Isolde e Tristan hanno bevuto il filtro © Ramella e Giannese

Questa lettura “borghese” dell’opera funziona? Forse sulla carta sì, sulla scena a mio modestissimo avviso no. Se all’inizio può destare interesse alla lunga (e sono cinque ore con gli intervalli) stanca nella sua incongruenza, soprattutto non desta emozioni. Ridurre il Tristano a una storia di corna potrà forse stimolare molte identificazioni nel pubblico (si spera non in Re Marke), ma finisce con lo svilirlo e non poco.

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Inizio del secondo atto © Ramella e Giannese

Se alcuni momenti sono riusciti, altri sono quanto meno imbarazzanti: Isolde che spegne la luce di casa (invece che la fiaccola), il duello con i coltelli da tavola tra Tristan e Melot, Tristan che muore sulla tavola da pranzo….

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Verso il finale: arriva Isolde… © Ramella e Giannese

Insomma quanto è bello il Tristano così come lo concepì l’Autore, che cosa deprimente può divenire in mano a registi che pretendono di saperne più di lui. E aggiungerei, come era bello quel Tristano di dieci anni fa che fece torcere il naso a chi non ama gli allestimenti che poco si discostano dal libretto, ma che piacque tanto a me al punto che tornai a vederlo dopo pochi giorni.

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D’accordo, non fa discutere, però…..

Venendo alla parte musicale, inizierei dalla direzione di Gianandrea Noseda. È la prima volta che si accosta al Tristano e lo ha fatto con estremo scrupolo, studiando per mesi la partitura. I risultati hanno premiato tanto impegno. Una bella direzione: forse i  tempi erano spesso veloci, come nell’abitudine del Maestro, ma la concertazione era puntuale e per essere una “prima volta” la lode è meritata. Peter Seiffert, su cui avevo letto riserve alla prima rappresentazione, è stato un ottimo Tristan, sì certo, senile e appesantito dal fisico, ma sfido a trovare oggi un Tristan migliore di lui. Mi ha convinto meno Ricarda Merbeth (Isolde), spesso in difficoltà e forse non aiutata dai tempi di Noseda. Di buon livello la Brangäne di Michelle Breedt. Ottimi Martin Gantner (Kurvenal) e Steven Humes (Marke). Eccellenti i comprimari.

Termino con una nota autobiografica: a datare del 1971 ho visto tutti i Tristano dati al Regio. Nel 1971 ancora al Teatro Nuovo con Ernst Kozub e Ingrid Biøner, diretto da Georg Alexander Albrecht (il papà di Marc Albrecht). Nel 1976 diretto da Peter Maag, con Richard Cassilly, Anna Green, Simon Estes, Siegmund Nimssgern, Beverly Wolff, le scene e i costumi erano di Alberto Burri. Nel 2007 con John Treleaven, Eva Johansson, Kurt Rydl, Albert Dohmen, Lioba Braun, direttore Stefan Anton Reck, regista Stephen Pickover. Ieri questo di cui sopra. Anche se affidarsi alla memoria è sempre un azzardo il migliore direi che fu quello del 1976, se non altro per la direzione del compianto Peter Maag, il peggiore quello adesso in scena, non per la parte musicale, ma per l’allestimento.