Arcadi Volodos e Christoph Eschenbach alla Stagione OSN Rai

Doppio ritorno di due grandi interpreti nel nono concerto della Stagione della OSN Rai. Arcadi Volodos è uno dei maggiori pianisti d’oggi. Considerato da alcuni il “moderno Horowitz” per il suo virtuosismo trascendentale, unisce a questa sua eccelsa abilità tecnica una poesia interpretativa che lo rende a mio avviso unico. Ne è stato esempio preclaro l’Intermezzo n.6 op.118 di Brahms eseguito come bis. Quasi impossibile ascoltare di meglio. In programma il Terzo Concerto op.37 di Beethoven. L’intenso lirismo del secondo movimento è stato reso mirabilmente così come il virtuosismo del Rondò finale.

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Arcadi Volodos nel Terzo di beethoven

Sul podio Christoph Eschenbach, un mito vivente che da grandissimo pianista è divenuto uno dei più acclamati direttori d’orchestra d’oggi. Per una strana coincidenza fu proprio solista del Terzo Concerto beethoveniano nella sua prima apparizione alla Rai di Torino nell’ormai lontano 1971, dirigeva Vittorio Gui. Concerto che ricordo ancora nonostante siano passati molti anni. Voglio allegare la recensione di Massimo Mila su La Stampa:

la stampa 14.11.71

volodos eschenbach

Applausi a Volodos ed Eschenbach

Volodos agli insistenti e calorosi applausi ha concesso ben tre bis: oltre l’Intermezzo op.118 n.6 citato prima, un brano di Mompou “Jeunes filles au jardin” e il brevissimo, telegrafico Prelude op.2 n.2 di Scriabin per concludere.

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Christoph Eschenbach

Il Concerto beethoveniano è stato racchiuso tra due pagine di Dvořák: l’Ouverture Karnaval e l’Ottava Sinfonia op.88. L’ouverture fa parte del trittico Natura, vita e amore, che a mio modestissimo parere andrebbe eseguito per intero, ma di prassi non avviene così (alla OSN avvenne solo una volta, da segnare sugli annali). Karnaval è la più eseguita e famosa. Eschenbach ne ha dato una interpretazione brillante e travolgente.

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Eschenbach dirige Dvořák

Nei miei primi approcci con Dvořák la numerazione delle sue sinfonie non comprendeva le prime quattro. Insomma l’Ottava era la Quarta. Poi nel corso degli anni 60 del secolo scorso si iniziò a comprenderle, a inciderle (Kertesz, Rowicki, Kubelik), a eseguirle. Be’ alla Rai di Torino hanno cambiato la numerazione, ma di eseguire le prime quattro non se ne parla (fu eseguita “pionieristicamente” la Seconda nel 1965, la Prima, la Terza e la Quarta mai, a quanto mi consta). Avevo sperato in Conlon, che di Dvořák è un cultore, ma mi sembra che i suoi interessi siano tanti, al punto che se dovesse portarli tutti a termine il suo incarico dovrebbe durare un quarto di secolo almeno. Insomma anche in questa Stagione spazio a Dvořák, ma come al solito Settima, Ottava e Nona. Se non altro si cambia il direttore. Stavolta Eschenbach che dell’Ottava ha dato una interpretazione che mi pare sottolineasse più le ascendenze brahmsiane del sinfonismo dvořákiano che non l’elemento folclorico. Grandi ovazioni finali, come si deve a un grande.

applausi finali

Applausi finali

(foto di M.Vernetti)

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