Archive for 18 maggio 2019

Pittura e musica nel concerto OSN Rai. Sul podio James Conlon.

maggio 18, 2019

Il penultimo concerto della corrente Stagione della OSN Rai ha avuto come filo conduttore l’emozione suscitata da opere pittoriche nella composizione di pagine musicali. Il primo nome che mi viene in mente è Franz Liszt che già nel secondo libro degli Années de pèlerinages si era ispirato in un brano a Lo sposalizio della Vergine di Raffaello; sempre Liszt nella Totentanz si ispirò ai dipinti del Camposanto di Pisa (Il trionfo della morte); ancora Liszt nel poema sinfonico Hunnenschlacht si ipirò a un dipinto di Kaulbach. Anche Rachmaninov si ispirò a un dipinto di Böcklin per l’Isola dei morti. Così fecero Respighi nel Trittico Botticelliano, Martinů ne Gli affreschi di Piero della Francesca, Musorgskij ne i Quadri di una esposizione: i tre brani proposti da James Conlon nel Concerto.

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James Conlon dirige il Trittico Botticelliano ©Più Luce

Orchestra in grande spolvero, con esiti superlativi soprattutto nei Quadri musorskraveliani.

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L’OSN ne I quadri di una esposizione ©Più Luce

Applausi calorosi da parte del pubblico, non particolarmente numeroso.

 

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LE NOZZE DI FIGARO di Mozart (Firenze,2003) su Rai 5

maggio 18, 2019

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Domani su Rai 5 andrà in onda un’edizione de Le nozze di Figaro di Mozart con la regia di Jonathan Miller e la direzione di Zubin Mehta andata in scena al Comunale di Firenze nell’autunno del 2003. L’allestimento era nato nel 1992 per il Maggio Musicale e rappresentato al Teatro La Pergola, spazio più idoneo all’opera in oggetto. Comunque Miller è riuscito ad adattare bene il suo spettacolo nel palcoscenico del Comunale. Miller ebbe l’intelligenza di non spostare in altra epoca l’opera: “No, non ci saranno sorprese. Non trasferirò Le Nozze di Figaro nei tempi moderni. Quest’ opera di Mozart offre la straordinaria possibilità di ricostruire la mentalità del XVIII secolo. Mi spiego meglio. Fino a metà del diciannovesimo secolo i compositori hanno ambientato le opere in due epoche: sceglievano l’ antichità, l’ epoca classica per l’ eroismo; la contemporaneità per la satira. La scelta del periodo quindi aveva una funzione semiotica. Soltanto con il Romanticismo compositori come Verdi cominciarono ad usare la storia per colorare, per creare ambienti esotici. Ma se ascolti la loro musica puoi anche non identificare il periodo in cui è ambientata l’ opera. Insomma generalmente c’ è una possibilità di trasposizione. Non accade con le nozze di Figaro che rendono possibile una visita in un giorno del diciottesimo secolo. In questo caso bisogna resistere alla tentazione di attuare dei cambiamenti. Anzi vanno evitati”. “Nelle Nozze vedo un giorno nella vita di una casa del diciottesimo secolo e per questo mi sento come obbligato a ricostruire la mentalità sociale di quel tempo”. “Ho letto molto attentamente le opere della scuola francese, di storici come Jacques Le Goff e Fernand Braudel, ho provato a pensare, a vedere dettagliatamente come era la vita quotidiana di quel periodo”. “Molta gente… ha letto le Nozze come un’ opera rivoluzionaria. Io non sono di quest’opinione. E’ il pensiero di quelli che definisco i marxisti dello show business. Vogliono fare apparire casa Almaviva come se fosse sull’orlo della Rivoluzione. Qualche anno dopo la prima rappresentazione c’ è stata la Rivoluzione, è vero. In realtà quelli che vivevano nel 1785 non sapevano che stava per arrivare. E’ quello che vorrei far vedere agli spettatori”. Per ciò che riguarda l’ambientazione: “Non ho scelto un luogo particolare. Siamo in una villa della campagna italiana di una zona indefinita. I protagonisti sono figure minori dell’ aristocrazia. Non siamo a Versailles. Per intendersi non siamo nel’ atmosfera incantata dei giardini di Watteau. Piuttosto ho guardato i dipinti di Jean Baptiste Siméon Chardin. E’ una casa dove tutto è molto informale. Altrimenti il giardiniere, come accade, non potrebbe entrare nella camera della Contessa. Addirittura senza essere annunciato. A mio giudizio in quest’ opera di Mozart si possono leggere le quattro stagioni della vita umana. Ci sono quattro coppie: Cherubino e Barbarina sono la gioventù, la primavera dell’ amore; Figaro e Susanna l’ inizio dell’ estate; il Conte e la Contessa l’ inizio dell’ autunno; Bartolo e Marcellina sono l’ inverno dell’ amore. E questo lo si può vedere, verificare nella realtà: un soprano durante la sua vita può interpretare tutti e quattro questi ruoli. Questa produzione è ricchissima di dettagli del comportamento umano”. (da un’intervista su La Repubblica ® del 6 giugno 1992). figaro_com_cio_gva

Lo spettacolo fu proposto anche al Regio di Torino nel 2004, quando Monicelli, in un primo tempo scritturato per la regia rinunciò (come fanno i “grandi”, e Monicelli lo era davvero): “Sono veramente dispiaciuto, ci ho meditato a lungo, le ho ascoltate e riascoltate, ci ho lavorato molto con lo scenografo Carlo Diappi, ma non c’è stato verso, Le nozze di Figaro non sono proprio fatte per me. È stata una scelta tormentata ma alla fine ho preferito ritirarmi dal progetto”. [Se facessero così tanti mediocri che invece ci propongono le loro stramberie!].

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È un’edizione che a me piace particolarmente e che metterei in cima alle mie preferenze insieme a quelle di Strehler, di McVicar, di Peter Hall. In questa rappresentazione fiorentina gli interpreti sono: Lucio Gallo, Giorgio Surian, Patrizia Ciofi, Eteri Gvazava, Marina Comparato, Eleonora Contucci, Eduardo Chama, Giovanna Donadini, Sergio Bertocchi, Carlo Bosi, Gianluca Ricci.