Archive for the ‘MITO Settembre Musica 2009’ Category

La Nona di Beethoven al PalaIsozaki chiude il MiTo a Torino

settembre 24, 2009

Novemila spettatori per la Nona di Beethoven. Appena la musica classica esce fuori dai suoi santuari ed è offerta a prezzi più che popolari fa subito il pieno. Più di 60 anni fa Stokovski a New York, d’accordo col sindaco La Guardia, portò la musica classica negli stadi per avvicinare ad essa chi non poteva andare ai concerti. In Italia si continua a far poco in questa direzione e quando ci sono eventi come quello di ieri sera fanno notizia. A Torino ci fu qualche iniziativa tra gli anni 60/70 al Palazzetto dello Sport: qualche concerto Rai (la Fantastica di Berlioz diretta da Celibidache, un concerto diretto da Previn…), stagioni d’opera e balletto autunnali del Regio. Poi fu Settembre Musica, che inizialmente gratuito, fece scoprire la musica classica (o almeno l’ascolto dal vivo dei concerti) a molti. E’ ancora Settembre Musica a offrire queste occasioni. Forse per non rischiare il flop si ricorre spesso alla Nona Sinfonia di Beethoven, sicuri del forte richiamo della composizione. A eseguirla ieri sera la OSN Rai e il Coro del Regio con i solisti Christiane Oelze, Barbara Di Castri, Joerg Schneider, Christof Fischesser. Avrebbe dovuto dirigere Kirill Petrenko, sostituito da Ralf Weikert.

Ralf Weikert

Ralf Weikert

Date le condizioni di ascolto non esprimo giudizi sull”esecuzione (l’amplificazione mi è sembrata meno buona delle volte precedenti, ma può essere una mia sensazione). L’unica cosa che posso affermare è che è stata una Nona dai tempi alquanto veloci (un’oretta scarsa), a mio giudizio un po’ troppo. Comunque il successo in queste occasioni è assicurato in ogni caso, anche perché forse il loro obiettivo non è quello di lasciare testimonianze interpretative durature.

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Daniel Harding e la Swedish Radio Symphony a MiTo

settembre 17, 2009
Daniel Harding

Daniel Harding

Qualche anno fa, in attesa delle Olimpiadi invernali, a Torino aveva luogo “Sintonie”, una sorta di Festival invernale con manifestazioni musicali, teatrali, cinematografiche… La parte musicale era affidata alla Mahler Chamber Orchestra diretta da Daniel Harding. Il pubblico torinese ebbe così modo di conoscere e apprezzare a fondo questo giovanissimo direttore d’orchestra, che già faceva tanto parlare di sé, dividendo pubblico e critica: tanti estimatori osannanti e altrettanti denigratori aggressivi e particolarmente cattivi. Finite le Olimpiadi, purtroppo finì anche Sintonie, Harding comunque torna a Torino annualmente e il legame con il pubblico è rimasto saldo. E’  anche tornato per MiTo Settembre Musica a capo della Sveriges Radios Symphoniorkester, la compagine di cui è dal 2007 Chefsdirigent.

Sveriges Radios Symphoniorkester

Sveriges Radios Symphoniorkester

E’ tornato con un programma dedicato a Richard Strauss e Gustav Mahler. Dopo aver focalizzato inizialmente i suoi interessi principalmente su Settecento, primo Ottocento e Novecento, si rivolge ora al secondo e tardo Ottocento. A onor del vero, nei concerti torinesi del 2004 figuravano anche la Quarta e il Canto della Terra di Mahler (nella trascrizione di Schoenberg), ma di queste composizioni veniva sottolineata la componente cameristica, grazie all’apporto della MCO. Le scelte agogiche un po’ ardite e il fraseggio asciutto e incisivo delle prime prove stanno gradualmente lasciando il posto a tempi meno veloci e a un suono più ammorbidito. Ne è sortita una Prima di Mahler proiettata nel Novecento, letta come la pagina di input della musica contemporanea, senza comunque particolari eccessi. La prima parte del concerto comprendeva una breve scelta di Lieder di Richard Strauss con la voce di Michelle De Young

Michelle De Young

Michelle De Young

Incantevole soprattutto Morgen, grazie anche all’apporto del violino di Malin Broman.

Al pubblico plaudente anche in standing ovation Harding e l’Orchestra hanno concesso come bis la versione concertistica del Liebestod dal Tristano.

Come bonus a chi ha avuto la bontà di leggermi: ecco Morgen con l’altissimo valore aggiunto della bellezza di Anna Netrebko (al vl J.Bell)

Salvatore Accardo e Charles Dutoit al MiTo

settembre 16, 2009
Salvatore Accardo

Salvatore Accardo

Una vita per la Musica: non è solo il premio conferito ad Accardo nel 2001, potrebbe essere il titolo più appropriato di una sua biografia. Fin dal suo esordio a soli 13 anni nei Capricci di Paganini a oggi, quasi 68enne, la sua vita si è spesa instancambilmente per la Musica, sia come solista sia come creatore di gruppi da camera sia come direttore d’orchestra. Onorificenze e premi, in Italia e all’estero, accompagnano il suo percorso artistico; un pubblico affezionato e caloroso lo sostiene e applaude. Così ieri sera al Lingotto di Torino per MiTo: biglietti esauriti da tempo, pubblico festante a osannarlo come merita. A fargli da partner il grande Charles Dutoit e la stellare Royal Phiharmonic di Londra. La collaborazione tra Accardo e il Direttore svizzero è di antica data: a metà degli anni 70 incisero insieme per la DGG l’integrale dei Concerti di Paganini. Che ci sia una forte intesa è visibile anche dai gesti affettuosi che lo charmant Dutoit dispensa con stile ed eleganza al grande Violinista. La gioia di far musica insieme e ad altissimo livello riesce a contagiare orchestrali e pubblico rendendo indimenticabile la performance del celeberrimo Concerto in mi minore di Mendelssohn. Accardo, convinto dal calore degli applausi, ha ancora concesso l’Adagio della Prima Sonata di J.S.Bach.

Charles Dutoit

Charles Dutoit

Charles Dutoit è forse il direttore che oggi più di tutti sa dare una connotazione francese al suono dell’orchestra. Un suono dove eleganza, charme, clarté, trasparenza riescono a fondersi in autentici gioielli musicali. Il suo solidalizio con la Sinfonique de Montreal, durato 25 anni, ha portato l’Orchestra a livelli altissimi, e ha prodotto una serie di incisioni entrate nella leggenda, per il sound, per la ripresa sonora, per l’interpretazione. Tra gli autori Ravel è forse quello in cui meglio si esprime il suo mondo interpretativo. E, dopo una iridescente Le Ebridi ad apertura di serata, a Ravel era dedicata la seconda parte del concerto: al Ravel trascrittore di se stesso e di Musorgski. Pagine pianistiche che vivono già di vita propria, ma che nella orchestrazione raveliana ne acquistano una nuova. Ma mère l’Oye è stata una vera gemma di raffinatezza e Quadri di un’esposizione sonavano raveliani più che mai, quasi dimentichi della Russia originaria. Peccato che tanta meraviglia fosse rovinata da un pubblico in cui sfoghi catarrali, per lo più gratuiti, gareggiavano con suonerie di cellulare reiterate che andavano dal latrato al motivetto ammiccante. Quasi vandalismi poco graditi giustamente dal Direttore, che a fine serata si è profuso in cordialità con gli orchestrali, ma mi è parso poco degnare il pubblico plaudente. Nessun bis, anche se mi era sembrato che sul leggio degli strumentisti ci fosse uno spartito in attesa…

The Royal Philharmonic Orchestra

The Royal Philharmonic Orchestra

Ho lasciato per ultima la Royal Philharmonic Orchestra. una di quelle meraviglie che rendono Londra una città unica al mondo per la qualità delle compagini musicali. Difficile dire quali di loro sia la migliore: forse la Royal Philharmonic: sì, ma la London Symphony? e la Philharmonia? e la London Philharmonic? e la BBC Symphony? e l’Academy of St.Martin?… Se pensiamo a che cosa offre tutta l’Italia in questo settore….

L’Academy of St.Martin in the Fields e Murray Perahia a MiTo

settembre 13, 2009
Academy of St.Martin in the Fields

Academy of St.Martin in the Fields

Il prossimo 13 novembre saranno 50 anni dal primo concerto dell’Academy of St.Martin in the Fields, tenuto a Londra nella omonima chiesa di Trafalgar Square. Neville Marriner, suo fondatore, forse non avrebbe mai scommesso sulla longevità del complesso da lui fondato. I fatti lo smentirono. L’estrema bravura dei componenti, uno spirito di gruppo e una flessibilità ancora oggi immutati, una fortunatissima serie di incisioni, la partecipazione alla colonna sonora di Amadeus hanno fatto sì che l’ensemble divenisse una delle compagini più famose e più richieste al mondo. Si esibisce anche come chamber ensemble e come orchestra dall’organico allargato. Nella prima formazione sono celebri le incisioni dei Divertimenti e Serenate di Mozart, nella seconda (sotto la bacchetta di Neville Marriner) le Sinfonie di Schumann, di Mendelssohn, di Ciaikovski (queste ultime davvero riuscitissime, lette quasi  in chiave mendelssohniana). E’ ospite abituale di Settembre Musica (nonché dei Concerti del Lingotto) da molti anni, in genere col notevole valore aggiunto di Murray Perahia, suo direttore ospite principale, nella doppia veste di pianista e direttore.

Murray Perahia

Murray Perahia

Finalmente, dopo la cancellazione di alcuni previsti concerti dovuta a recidive di problemi alla mano destra che lo affliggono fin dagli anni 90, il grande pianista americano è tornato a esibirsi davanti al pubblico torinese (tornerà ancora per l’UM). Un ritorno tanto desiderato quanto gradito. In programma due autori in cui eccelle: Mozart e J.S.Bach. Del primo il KV 453: uno dei capolavori assoluti della musica con una varietà di stili che riesce a comporsi in un tutto unitario. Mozart lo compose per Barbara von Ployer, un’allieva per cui è lecito supporre nutrisse una particolare predilezione visto il virtuosismo della composizione unito a una vertiginosa poesia. Di Bach il BWV 1054, una trascrizione del BWV 1041 per violino e orchestra, che sinceramente preferisco di gran lunga nella versione originaria. Perahia è stato grandissimo in entrambi i concerti. Il programma era iniziato con una Sinfonia concertante di J.Christian Bach eseguita senza direttore e si è concluso con la KV 504 di Mozart con Perahia, stavolta sul podio. Performance esemplari, come è da attendersi dall’Academy of St.Martin in the Fields, che di queste pagine è punto fermo di riferimento. Purtroppo nessun bis, nonostante un pubblico da sala stracolma e con le mani rosse dagli applausi.

ALEKO di Rachmaninov al MiTo

settembre 9, 2009
Gianandrea Noseda (foto D.Porges)

Gianandrea Noseda (foto D.Porges)

Aleko è la prima delle tre opere liriche composte da Sergei Rachmaninov. La compose a soli 20 anni come saggio per il diploma di composizione presso il Conservatorio di Mosca. Ottenne la Gran Medaglia d’Oro del Conservatorio e la pubblicazione dell’opera presso l’editore Gutheil, grazie all’appoggio di Ciaikovski. Un solo atto con una trama piuttosto semplice e tipica del melodramma. In un campo nomadi un marito avanti negli anni uccide la moglie più giovane e il suo amante; viene però allontanato dalla comunità e costretto a vagare per sempre in solitudine. Sono presenti nell’opera reminiscenze italiane e ciaikovskiane, che Rachmaninov riesce però a metabolizzare costruendo una composizione dallo stile già originale. L’opera fu per molto tempo cavallo di battaglia di Feodor Scialiapin e ancora oggi la cavatina di Aleko è nel repertorio di cantanti dell’area slava.

(A.Kotcherga e la BPO, dir. C.Abbado)

Se la cavatina è il brano più famoso, non mancano altri bei momenti, come ad esempio l’aria del vecchio padre di Zamfira (la protagonista) all’inizio dell’opera, in cui lamenta la sua solitudine dopo il tradimento e la fuga della moglie.

(Mark Reizen in un filmopera sovietico del 1953)

A riproporre in forma di concerto Aleko è stato Gianandrea Noseda con la superlativa BBC Philharmonic di Manchester, di cui è Chief Conductor e l’eccellente Coro del Teatro Regio, diretto da Roberto Gabbiani. Cinque solisti di eccezione, la cui star era sicuramente l’avvenente e irresistibile Svetla Vassileva nel ruolo di Zamfira.

Svetla Vassileva

Svetla Vassileva

Accanto a lei il bravissimo Sergej Murzaev, nel ruolo eponimo, Evghenij Akimov nella parte del giovane zingaro, Ghennadij Bezzubenkov in quella del vecchio padre e Nadezhda Vasileva nel breve ruolo della vecchia zingara. Tutti interpreti di altissimo livello per una performance perfetta.

Sergei Rachmaninov

Sergei Rachmaninov

La serata all’Auditorium Toscanini era iniziata con l’esecuzione de L’isola dei morti op.29, a mio modestissimo avviso la pagina sinfonica più riuscita di Rachmaninov. Noseda e la BBC Philharmonic ne sono stati interpreti d’eccezione.