Archive for the ‘Orchestra Sinfonica Rai’ Category

Concerto di Natale dal Senato su Rai 1

dicembre 16, 2018
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Prove del Concerto ©A.de Leonardis

Oggi alle 12:20 su Rai 1 andrà in onda in diretta il Concerto di Natale dall’Aula del Senato. L’OSN Rai sarà diretta da Fabio Luisi. Il programma comprende alcune ouverture rossiniane, l’Intermezzo dalla Cavalleria Rusticana di Mascagni, il mottetto Exultate jubilate di Mozart e l’Ave Maria dall’Otello di Verdi. Solista Ekaterina Bakanova.

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Ekaterina Bakanova

 

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50 anni di abbonamento alla Orchestra Rai

dicembre 13, 2018
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La sala dell’Auditorium Rai a Torino adesso (il primo signore a dx con un po’ di tigna sono io) © MITO

Un anniversario tutto personale di cui forse importerà poco a chi mi legge. Il 13 dicembre 1968 partì il mio primo abbonamento alla Stagione della Orchestra Sinfonica di Torino della Rai (l’antenata della attuale OSN Rai). Sono trascorsi 50 anni!!! Ero già stato all’Auditorium, ma dalla Stagione 1968/69 iniziai a sottoscrivere l’abbonamento. Era un abbonamento studenti di galleria e costò lire 2000 (duemila) per tutta la stagione. Non sto a descrivere l’emozione: era tanta, solo a leggere i nomi degli interpreti mi sembrava di sognare. Lo scrivo senza esagerare. Il primo concerto vedeva sul podio il caro Mario Rossi (allora direttore stabile della Orchestra) e niente meno che Maurizio Pollini, solista, nella seconda parte, del Concerto di Schumann. Nella prima parte fu eseguita la Rosamunda di Schubert con Luisella Ciaffi voce solista e il Coro istruito dal grande Ruggero Maghini. Ecco il programma di sala:

Programma

Voglio anche riportare l’articolo de La Stampa sul Concerto: allora erano pubblicati il giorno successivo al concerto.

Articolo

Nella cronaca in corsivo si cita “qualche svelto maglione in galleria”: era il mio; portavo la “dolce vita” e in platea non mi avrebbero assolutamente accettato, in galleria ero “tollerato”… Altri tempi.

Sono ancora abbonato alla Stagione della Orchestra Rai: sicuramente meno emozionato d’allora, però sempre fedele.

Ottavio Dantone dirige Haydn, Mozart e Schumann alla OSN Rai

dicembre 8, 2018

Siamo soliti associare il nome di Ottavio Dantone alla musica antica di cui è grande interprete, come clavicembalista e come direttore d’orchestra, meno al repertorio sinfonico, soprattutto romantico. Dantone è un instancabile studioso della prassi esecutiva, indipendentemente dal periodo. A dimostrazione ha presentato e diretto alla Rai un programma che parte dall’Haydn del 1761 (la Sinfonia Hob.I n.6 Le matin) e passando dal Mozart del 1786 (la Sinfonia KV 504 Praga) giunge allo Schumann del 1850 (la Sinfonia n.3 Renana).

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Ottavio Dantone sul podio della OSN Rai

La Sinfonia Hob.I n.6 mostra ancora legami con il “concerto grosso”, sia per la presenza del basso continuo sia per il ruolo concertante di alcuni strumenti (violino, violoncello, fagotto, contrabbasso) sebbene assorbito ormai in una struttura musicale nuova.

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Le altre due sinfonie in programma mostrano un Mozart già sinfonista maturo e uno Schumann cui la forma-sonata comincia a stare “un po’ stretta”. Insomma è un breve percorso nella evoluzione di un genere. Dantone in questo caso non ricorre agli strumenti originali: “la musica può essere fatta con qualsiasi strumento, basta riuscire a ragionarci bene e a tirar fuori il linguaggio più coerente ed emozionante. Negli ultimi decenni sono stati condotti studi molto accurati in questo senso; io stesso per vent’anni ho approfondito la retorica, la teoria degli affetti, il rapporto tra parola e musica, l’individuazione e la ricostruzione attraverso il linguaggio musicale di una coerenza di significati e di espressività.” (intervista a Sistema Musica).

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In questi casi l’interesse per l’aspetto esecutivo rischia di prevalere su quello interpretativo. Il pezzo più riuscito, secondo me, è stata la Sinfonia di Haydn, forse più consona a Dantone.

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Dantone al basso continuo dirige Haydn

Le altre due sono state caratterizzate da una dinamica leggermente spinta verso l’alto (prevalenza di timpano e trombe nella KV 504) e da tempi alquanto stretti (al punto che alle 22:05 era tutto finito, intervallo compreso). Mi ha sorpreso il fatto che in tanto scrupolo filologico l’orchestra fosse sempre schierata secondo l’uso della OSN (con le viole opposte ai violini) e non secondo l’uso classico che oppone i violini primi ai secondi: boh…

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Applausi finali

Applausi calorosi a Direttore e Orchestra.

(foto di M.Vernetti)

 

Emmanuel Tjeknavorian debutta alla OSN Rai, Andrej Boreyko sul podio.

novembre 16, 2018

Emmanuel Tjeknavorian è stato premiato due anni fa al Concorso Internazionale Sibelius per la migliore interpretazione del Concerto per violino e orchestra di Jean Sibelius. Ha debuttato ieri alla OSN Rai proponendo lo stesso Concerto. Nato a Vienna 22 anni fa da una famiglia di musicisti (il padre è un famoso compositore e direttore d’orchestra) di origine armena, ha studiato nella città natale con Gerhard Schulz, il violino secondo del Quartetto Alban Berg. Dopo il Concorso Sibelius la sua carriera ha preso un notevole slancio e Tjeknavorjan è presente nelle principali sale per concerto.

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Emmanuel Tjeknavorian suona il Concerto di Sibelius alla Rai 

L’interpretazione del giovanissimo Tjeknavorian è veramente bella e ha riscosso il meritato successo anche a Torino.

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Applausi al termine del Concerto

Andrej Boreyko è una presenza costante nelle stagione della OSN e ha racchiuso il Concerto di Sibelius tra due pagine russe: Kikimora di Anatolij Ljadov e la Quinta Sinfonia op.100 di Prokof’ev.

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L’OSN Rai diretta da Andrej Boreyko

Kikimora è una delle poche pagine orchestrali di Ljadov, che invece compose molto per il pianoforte. È un brano di breve durata che si ascolta sempre volentieri, soprattutto quando l’esecuzione è efficace come questa diretta da Boreyko.

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Andrej Boreyko 

La Quinta di Prokof’ev è con la Prima la più eseguita delle sinfonie del Musicista russo. Composta nel 1944 fu eseguita per la prima volta nel gennaio dell’anno successivo diretta dall’Autore. Per pura curiosità segnalo che la “prima assoluta” italiana fu eseguita proprio dall’Orchestra Rai di Torino il 19 settembre del 1947 alla Fenice di Venezia sotto la bacchetta di Roger Desormière; la prima torinese invece risale al 29 aprile 1955 e vide a capo della Orchestra Rai il venticinquenne Lorin Maazel (che era al suo debutto sul podio della Sinfonica di Torino), il 21 dicembre dello stesso anno la dirigerà nientemeno che Herbert von Karajan (fu il suo ultimo concerto alla Rai di Torino). Visto che ci sono, be’ un po’ di autobiogafia: il mio primo ascolto dal vivo di questa composizione risale al 30 aprile 1970 con Sergiu Celibidache sul podio (fu anche in questo caso l’ultimo concerto che il Maestro rumeno diresse alla Rai di Torino interrompendo un lungo e fruttuoso rapporto). Spero davvero che invece per Boreyko non sia l’ultima volta, ma che la sua presenza a Torino continui nel tempo, anche perché l’esecuzione di ieri sera era veramente eccellente e tale da reggere il confronto forse con le illustri sopra citate.

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Boreyko dirige la Quinta di Prokof’ev

Il pubblico se ne intende e lo applaude con calore.

Il Requiem di Verdi alla OSN Rai

ottobre 26, 2018

La Messa da requiem di Giuseppe Verdi è probabilmente la composizione non operistica italiana più eseguita in sede concertistica (come nota D.Spini nel programma di sala). La OSN Rai non si sottrae a questa regola e dalla sua fondazione vanta già quattro esecuzioni di questa pagina affidate a maestri di grande prestigio (Giulini, Gergiev, Noseda, Valcuha). A questi si aggiunge James Conlon, attuale direttore principale dell’Orchestra, con una esecuzione che si pone alla pari delle precedenti. 

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James Conlon dirige il Requiem di Verdi

Per l’occasione è stato chiamato lo straordinario Coro del Regio di Parma, istruito da Martino Faggiani, compagine verdiana se altre mai.

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Il Coro del Regio di Parma nel Requiem di Verdi

Un quartetto di solisti di altissimo livello: Anna Pirozzi, Marianna Pizzolato, Saimir Pirgu, Riccardo Zanellato.

solisti

I solisti nel Requiem di Verdi

Conlon coglie perfettamente il carattere non liturgico del Requiem verdiano, la dimensione umana che la differenzia dalle analoghe composizioni di altri autori. La dialettica tra il terrore e la pietà che percorre la pagina è ben evidenziata. Se pagine come il Dies irae sono telluriche, altre come l’Hostias sono trasparenti e diafane. Dinamiche ben curate, piani sonori in giusta prospettiva: le voci non sono mai state coperte dall’orchestra e i minimi dettagli erano percepibili. Una performance magistrale che ha riscosso il giusto e meritato successo.

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Applausi finali

(foto di M.Vernetti)