Archive for the ‘Stagione 2018/19 OSN Rai’ Category

Alpesh Chauhan e Mario Brunello chiudono la Stagione OSN Rai

Mag 26, 2019
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Alpesh Chauhan ©Più Luce

Direttore principale della Filarmonica Arturo Toscanini dal 2017 e fino al prossimo anno, il 29enne Alpesh Chauhan debutta sul podio della OSN Rai. Di origini indiane è nato a Birmingham, dove si è formato musicalmente, è stato primo violoncello nella CBSO Youth Orchestra, quindi ha intrapreso la carriera di direttore d’orchestra collaborando con orchestre di importanza internazionale. Mario Brunello è invece una presenza costante a Torino sia nelle Stagioni Rai, sia nei concerti dell’Unione Musicale e il pubblico torinese ha un particolare affetto per lui accorrendo numeroso alle sue performance.

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Mario Brunello suona Dvorak ©Più Luce

Programma di grande appeal: il Concerto op.104 di Dvorak e la Quinta Sinfonia di Shostakovich. Il concerto di Dvorak aveva chiuso la Stagione appena due anni fa con Misha Maisky e la Quinta di Shostakovich l’avevamo ascoltata due anni fa diretta da Lahav Shani, un altro direttore emergente. La risentiremo prestissimo: il primo concerto della futura stagione ad ottobre l’ha in programma…. Repetita iuvant? Boh… Comunque è il motto delle attuali stagioni della OSN Rai: cambiano per fortuna gli interpreti.

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Brunello nel Concerto di Dvorak ©Più Luce

Va detto che i concerti per violoncello e orchestra non sono molti e che quello di Dvorak è uno dei più belli e riusciti (Brunello lo aveva eseguito a Torino al Regio nel 2016). È sempre un piacere riascoltarlo soprattutto da un interprete come Mario Brunello. Il pubblico lo applaude e festeggia come merita.

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Applausi a Mario Brunello ©Più Luce

Chauhan dirige una bella esecuzione della Quinta di Shostakovich, forse la più conosciuta ed eseguita delle Sinfonie dell’Autore (alla Rai poi….).

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Chauhan dirige Shostakovich ©Più Luce

Spero di rivederlo presto sul podio della OSN Rai. Il Concerto è stato ripreso da Rai Cultura e sarà trasmesso il 25 luglio su Rai 5: lo scrivo perché quella che dovrebbe essere una regola (la ripresa tv dei concerti della Stagione Rai) è invece un’eccezione.

 

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Pittura e musica nel concerto OSN Rai. Sul podio James Conlon.

Mag 18, 2019

Il penultimo concerto della corrente Stagione della OSN Rai ha avuto come filo conduttore l’emozione suscitata da opere pittoriche nella composizione di pagine musicali. Il primo nome che mi viene in mente è Franz Liszt che già nel secondo libro degli Années de pèlerinages si era ispirato in un brano a Lo sposalizio della Vergine di Raffaello; sempre Liszt nella Totentanz si ispirò ai dipinti del Camposanto di Pisa (Il trionfo della morte); ancora Liszt nel poema sinfonico Hunnenschlacht si ipirò a un dipinto di Kaulbach. Anche Rachmaninov si ispirò a un dipinto di Böcklin per l’Isola dei morti. Così fecero Respighi nel Trittico Botticelliano, Martinů ne Gli affreschi di Piero della Francesca, Musorgskij ne i Quadri di una esposizione: i tre brani proposti da James Conlon nel Concerto.

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James Conlon dirige il Trittico Botticelliano ©Più Luce

Orchestra in grande spolvero, con esiti superlativi soprattutto nei Quadri musorskraveliani.

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L’OSN ne I quadri di una esposizione ©Più Luce

Applausi calorosi da parte del pubblico, non particolarmente numeroso.

 

Arcadi Volodos e Christoph Eschenbach alla Stagione OSN Rai

febbraio 8, 2019

Doppio ritorno di due grandi interpreti nel nono concerto della Stagione della OSN Rai. Arcadi Volodos è uno dei maggiori pianisti d’oggi. Considerato da alcuni il “moderno Horowitz” per il suo virtuosismo trascendentale, unisce a questa sua eccelsa abilità tecnica una poesia interpretativa che lo rende a mio avviso unico. Ne è stato esempio preclaro l’Intermezzo n.6 op.118 di Brahms eseguito come bis. Quasi impossibile ascoltare di meglio. In programma il Terzo Concerto op.37 di Beethoven. L’intenso lirismo del secondo movimento è stato reso mirabilmente così come il virtuosismo del Rondò finale.

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Arcadi Volodos nel Terzo di beethoven

Sul podio Christoph Eschenbach, un mito vivente che da grandissimo pianista è divenuto uno dei più acclamati direttori d’orchestra d’oggi. Per una strana coincidenza fu proprio solista del Terzo Concerto beethoveniano nella sua prima apparizione alla Rai di Torino nell’ormai lontano 1971, dirigeva Vittorio Gui. Concerto che ricordo ancora nonostante siano passati molti anni. Voglio allegare la recensione di Massimo Mila su La Stampa:

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Applausi a Volodos ed Eschenbach

Volodos agli insistenti e calorosi applausi ha concesso ben tre bis: oltre l’Intermezzo op.118 n.6 citato prima, un brano di Mompou “Jeunes filles au jardin” e il brevissimo, telegrafico Prelude op.2 n.2 di Scriabin per concludere.

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Christoph Eschenbach

Il Concerto beethoveniano è stato racchiuso tra due pagine di Dvořák: l’Ouverture Karnaval e l’Ottava Sinfonia op.88. L’ouverture fa parte del trittico Natura, vita e amore, che a mio modestissimo parere andrebbe eseguito per intero, ma di prassi non avviene così (alla OSN avvenne solo una volta, da segnare sugli annali). Karnaval è la più eseguita e famosa. Eschenbach ne ha dato una interpretazione brillante e travolgente.

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Eschenbach dirige Dvořák

Nei miei primi approcci con Dvořák la numerazione delle sue sinfonie non comprendeva le prime quattro. Insomma l’Ottava era la Quarta. Poi nel corso degli anni 60 del secolo scorso si iniziò a comprenderle, a inciderle (Kertesz, Rowicki, Kubelik), a eseguirle. Be’ alla Rai di Torino hanno cambiato la numerazione, ma di eseguire le prime quattro non se ne parla (fu eseguita “pionieristicamente” la Seconda nel 1965, la Prima, la Terza e la Quarta mai, a quanto mi consta). Avevo sperato in Conlon, che di Dvořák è un cultore, ma mi sembra che i suoi interessi siano tanti, al punto che se dovesse portarli tutti a termine il suo incarico dovrebbe durare un quarto di secolo almeno. Insomma anche in questa Stagione spazio a Dvořák, ma come al solito Settima, Ottava e Nona. Se non altro si cambia il direttore. Stavolta Eschenbach che dell’Ottava ha dato una interpretazione che mi pare sottolineasse più le ascendenze brahmsiane del sinfonismo dvořákiano che non l’elemento folclorico. Grandi ovazioni finali, come si deve a un grande.

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Applausi finali

(foto di M.Vernetti)

Robert Trevino e Dorothea Röschmann alla OSN Rai

gennaio 19, 2019

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Quest’anno ricorre il 70° anniversario della morte di Richard Strauss. Molto opportunamente quindi la OSN Rai apre il 2019 con un concerto straussiano. I Vier letzte Lieder op.50 e Eine Alpensinfonie op. 64. L’ultima composizione in assoluto e l’ultimo dei poemi sinfonici. Per pura coincidenza, credo, il programma è identico a quello di un concerto diretto dal compianto Frank Shipway del 1991 con l’Orchestra della Rai di Torino .

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Stavolta un doppio debutto: Dorothea Röschmann e Robert Trevino. Per la Röschmann è debutto alla OSN, poiché a Torino aveva già cantato nella IV di Mahler al Lingotto con la Mahler Chamber Orchestra diretta da Harding nel 2004 (a mia memoria, non escludo altre sue performance che ho dimenticato). Invece per Robert Trevino è debutto anche a Torino.

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Dorothea Röschmann nei Vier letze Lieder alla OSN Rai

Le due composizioni sono collegate dalla presenza della natura come metafora della vita, che volge al termine nei Lieder, come svolgersi del percorso umano dalla nascita alla morte nella Alpensinfonie.

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Applausi alla Röschmann

I Vier letzte Lieder, ultima composizione di Strauss, eseguita postuma nel 1950 a Londra da Furtwängler e da Kirsten Flagstad, hanno trovato nella Röschmann un’interprete sensibile e partecipe, ben coadiuvata dall’Orchestra e dal Direttore.

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Robert Trevino

Robert Trevino (o meglio Treviño) è un giovanissimo direttore texano (35 anni) che sta affermandosi a livello mondiale. Ha affrontato la monumentale e mastodontica partitura straussiana, banco di prova per orchestre e direttori, con estremo rigore. Ha evitato facili effetti da colonna sonora cinematografica mantenendo sempre l’orchestra su dinamiche molto controllate. Il pubblico ha applaudito calorosamente Direttore e Orchestra al termine del lungo e faticoso “percorso montano”.

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Applausi finali

(le foto del concerto sono di M.Vernetti)

 

 

Ottavio Dantone dirige Haydn, Mozart e Schumann alla OSN Rai

dicembre 8, 2018

Siamo soliti associare il nome di Ottavio Dantone alla musica antica di cui è grande interprete, come clavicembalista e come direttore d’orchestra, meno al repertorio sinfonico, soprattutto romantico. Dantone è un instancabile studioso della prassi esecutiva, indipendentemente dal periodo. A dimostrazione ha presentato e diretto alla Rai un programma che parte dall’Haydn del 1761 (la Sinfonia Hob.I n.6 Le matin) e passando dal Mozart del 1786 (la Sinfonia KV 504 Praga) giunge allo Schumann del 1850 (la Sinfonia n.3 Renana).

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Ottavio Dantone sul podio della OSN Rai

La Sinfonia Hob.I n.6 mostra ancora legami con il “concerto grosso”, sia per la presenza del basso continuo sia per il ruolo concertante di alcuni strumenti (violino, violoncello, fagotto, contrabbasso) sebbene assorbito ormai in una struttura musicale nuova.

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Le altre due sinfonie in programma mostrano un Mozart già sinfonista maturo e uno Schumann cui la forma-sonata comincia a stare “un po’ stretta”. Insomma è un breve percorso nella evoluzione di un genere. Dantone in questo caso non ricorre agli strumenti originali: “la musica può essere fatta con qualsiasi strumento, basta riuscire a ragionarci bene e a tirar fuori il linguaggio più coerente ed emozionante. Negli ultimi decenni sono stati condotti studi molto accurati in questo senso; io stesso per vent’anni ho approfondito la retorica, la teoria degli affetti, il rapporto tra parola e musica, l’individuazione e la ricostruzione attraverso il linguaggio musicale di una coerenza di significati e di espressività.” (intervista a Sistema Musica).

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In questi casi l’interesse per l’aspetto esecutivo rischia di prevalere su quello interpretativo. Il pezzo più riuscito, secondo me, è stata la Sinfonia di Haydn, forse più consona a Dantone.

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Dantone al basso continuo dirige Haydn

Le altre due sono state caratterizzate da una dinamica leggermente spinta verso l’alto (prevalenza di timpano e trombe nella KV 504) e da tempi alquanto stretti (al punto che alle 22:05 era tutto finito, intervallo compreso). Mi ha sorpreso il fatto che in tanto scrupolo filologico l’orchestra fosse sempre schierata secondo l’uso della OSN (con le viole opposte ai violini) e non secondo l’uso classico che oppone i violini primi ai secondi: boh…

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Applausi finali

Applausi calorosi a Direttore e Orchestra.

(foto di M.Vernetti)