Archive for the ‘Stagione OSN Rai 2010/2011’ Category

Semyon Bychkov chiude la Stagione OSN Rai con la Sesta di Mahler

maggio 28, 2011

Se il 18 maggio scorso ricorreva il centenario della morte di Gustav Mahler, ieri 27 maggio ricorreva il 105esimo anniversario della prima esecuzione della sua Sesta Sinfonia. Si è voluto celebrare i due eventi chiamando un grande della bacchetta: Semyon Bychkov, assente da troppo tempo dal podio della OSN Rai.

Semyon Bychkov

Inizierà una collaborazione a partire dalla prossima stagione che prevede un progetto Brahms, che dovrebbe continuare anche nella successiva. Mi auguro che si abbia l’intraprendenza di legare il M.° Bychkov con un incarico ufficiale che possa oltre che dar lustro all’Orchestra migliorarne esponenzialmente la qualità attraverso la di lui costante opera. Certo che era da tempo immemorabile che non sentivo sonare così bene l’OSN Rai: perfetta sia nell’insieme che nelle prime parti. Bychkov è riuscito a portare la compagine al massimo delle sue potenzialità. Questa Sesta di Mahler smentisce completamente l’idea che il livello dell’Orchestra negli ultimi anni sia sceso rispetto al passato (di recente si aggiunge che “è in ripresa”) se appena sale sul podio un direttore degno di tal nome il livello torna a essere alto, se non altissimo.

Semyon Bychkov

Grande chiusura di stagione. Non resta che attendere la prossima nella speranza che performance come questa tornino a essere la regola e non l’eccezione da segnare in rosso sul calendario.

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Jazz Concert con l’OSN Rai

maggio 21, 2011

Non tanto un concerto jazz in senso stretto, quanto una serata di brani imparentati in modo più o meno stretto con il mondo del jazz. Dal Concerto in fa e dalle I got Rhythm Variations di Gershwin ad Harlem di Duke Hellington passando attraverso la Seconda Jazz Suite di Shostakovich. Due interpreti d’eccezione. William Eddins, un grande specialista del genere, ma direi un grande direttore, capace di far sonare splendidamente l’Orchestra.

William Eddins

Nei brani con solista un altro specialista: Jean-Yves Thibaudet, pianista francese, che ha rivolto la sua attenzione al mondo del jazz, come testimoniano molte sue fortunate e premiate incisioni effettuate dalla Decca.

Jean-Yves Thibaudet

I brani hanno attratto molto pubblico, compresi alcuni appassionati del genere. Mi ha fatto davvero piacere vedere gli orchestrali con un’aria più appagata e più allegra del solito: merito dei brani? o di un direttore finalmente di quelli che non vanno col pilota automatico?

Sergio Alapont alla Stagione OSN Rai

maggio 13, 2011

Sergio Alapont

Valenziano, di Benicàssim, attivo soprattutto nella terra d’origine, dove è direttore artistico e principale dell’Orquesta Sinfónica di Castellón e direttore musicale del Festival lirico di Benicàssim, il giovanissimo Sergio Alapont comincia a farsi conoscere e ad affermarsi a livello internazionale. Tra i suoi maestri vanta Jorma Panula, Helmut Rilling, Masaaki Suzuki e Donato Renzetti. Ieri il suo debutto con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai in un programma che inseriva due pagine mahleriane (i Lieder eines fahrenden Gesellen e Blumine) tra la Sinfonia KV201 di Mozart e la Hob.I n.97 di Haydn. Proprio in queste due pagine mi è sembrata emergere la lezione del grande Panula, quel perfetto equilibrio tra i settori orchestrali che ho verificato in tutti i suoi grandi allievi (Salonen, Franck, Saraste, Inkinen…). Ne ha beneficiato in modo particolare la KV 201, che ha mostrato tutta la sua bellezza e il suo fascino. Nei Lieder mahleriani si è avuto modo di riascoltare Detlef Roth, già conosciuto dal pubblico della OSN sin dal 1997 quando insieme a Melanie Diener fu solista nel Requiem Tedesco di Brahms diretto da Neeme Järvi. Blumine, sulla cui prima esecuzione Rai a Torino il programma di sala avanza dubbi, era stato eseguito di certo in una performance della I Sinfonia diretta da Piero Bellugi alla fine degli anni 60 (forse era il 1969).

Questo 22° concerto della Stagione era stato programmato per la bacchetta di Jeffrey Tate, la cui assenza probabilmente è dovuta a problemi di salute. Purtroppo dalla prossima stagione Tate non sarà più Direttore Onorario dell’Orchestra e nella programmazione non figura più il suo nome. Sentiremo molto la sua mancanza. Nell’esprimergli tutta la riconoscenza per tanti momenti magici da lui donati in tutti questi anni vorrei allegare un breve articolo che Nicola Pedone scrisse su Sistema Musica nel 2008 sul M° Tate e la  OSN Rai.

Mettendo in fila le sessanta e più serate che dal 1996 a oggi Jeffrey Tate ha diretto a capo dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai si delinea una “Tate Gallery” musicale raffinata ma non snob, coerente ma non monocorde. C’è molta musica inglese, naturalmente, con una particolare predilezione per Britten, che aprirà il concerto del 7 febbraio, ed Elgar, che a giugno chiuderà l’attuale stagione insieme a Bruckner. C’è tutto il Romanticismo tedesco, da Mendelssohn a Wagner, da Schubert a Brahms. È presente Strauss, così come lo sono Schoenberg, Webern e Berg; non però le avanguardie del secondo Novecento. Non c’è molta musica russa, ma è ben rappresentato Stravinskij. Ci sono – amatissimi – Mahler e Bruckner, creatori di vasti mondi sonori che, con la loro richiesta di un ascolto immerso e partecipe, sono la medicina ideale per noi ascoltatori, spesso distratti e frettolosi. Ma anche quando la scelta cade sui classicissimi, Mozart, Haydn, Beethoven, mai nulla nelle proposte e negli accostamenti è scontato: la fiducia nella capacità comunicativa della grande musica non diventa mai ricerca del “popolare” e in questo Tate è autenticamente e nobilmente inglese. 
Il suo lungo rapporto con questa Orchestra (primo direttore ospite dal 1998 e direttore onorario dal settembre 2002) gli consente di lavorare per ampie arcate, alla ricerca di programmi originali che non si esauriscono nello spazio di un concerto ma gettano ponti e richiami da una serata all’altra, da una stagione all’altra. Stagioni della vita, non solo stagioni concertistiche. 
L’ultimo incontro di Jeffrey Tate con l’Osn della Rai è stato il 1 marzo 2007 e riassume in modo esemplare questa e altre sue qualità. In quell’occasione, ai microfoni di Radio3, il maestro spiegò che, nel1961, a diciotto anni, era ancora ignaro del suo futuro di musicista e studiava medicina a Cambridge, dove pure, secondo la migliore tradizione dei college, cantava come basso nel coro della Cambridge University Music Society. Un giorno, prosegue nell’intervista, venne Britten in persona per dirigere un concerto sinfonico-corale che comprendeva la sua Cantata Academica, il Canto degli spiriti sopra le acque di Schubert, l’Ode to Death di Holst ela Missa in angustiis di Haydn. Il concerto si tenne nella bellissima chiesa gotica di Aldeburgh e fu decisivo nella sua scelta tra musica e medicina (l’altro incontro cruciale fu quello con Klemperer alcuni anni dopo). Divenuto celebre direttore, Tate tenne a lungo nel cassetto il sogno di riproporre un giorno quel programma, arrivando infine a realizzarlo con l’Orchestra della Rai e con il Coro Filarmonico «Ruggero Maghini» proprio in quel concerto dello scorso marzo. «Perché – concludeva Tate – essere il direttore onorario di un’orchestra è meglio che essere il boss: c’è più confidenza, più collaborazione».

Sol Gabetta all’Auditorium Toscanini per la Stagione OSN Rai

maggio 6, 2011

Sol Gabetta

Impossibile resistere al fascino di Sol Gabetta. La giovane violoncellista argentina di ascendenze franco-russe  conquista immediatamente a prima vista e a primo ascolto. Al fascino della sua semplice e non artefatta bellezza si unisce quello del suono del suo violoncello, in cui eleganza, delicatezza, energia, virtuosismo non esibito si fondono meravigliosamente. Ecco un breve ed efficace ritratto trasmesso tempo fa dalla ZDF:

Ieri sera all’Auditorium Toscanini è stata solista del Primo Concerto op.107 di Dmitri Shostakovich, pagina che fu composta per il grande Slava, ma che sembra fatta anche  su misura per la giovane Sol, che è eccelsa nell’esprimere l’umorismo del primo movimento così come la profonda e opprimente angoscia del secondo, onde poi liberarsi nel virtuosismo della cadenza e del movimento conclusivo. Agli applausi festanti del pubblico ha risposto con una coinvolgente esecuzione del Dolcissimo dal “Book” di Peteris Vasks di cui propongo un ascolto:

Se la Gabetta era la protagonista della serata essa non si esauriva in lei. Juraj Valčuha ha iniziato con il Preludio alla Chovanshchina di Musorgskij, orchestrato da Shostakovich nello stesso anno (1959) in cui compose il Concerto per violoncello e orchestra. Nella seconda parte della serata ha proposto la Suite che Stravinskij trasse nel 1945 dal suo balletto L’oiseau de feu. La più ampia e meno eseguita (e forse meno bella) delle tre.

La Quarta beethoveniana e Petruška dirette da Juraj Valčuha alla OSN Rai

aprile 29, 2011

Juaraj Valčuha ©LAT

Che cosa può legare la Quarta Sinfonia di Beethoven e Petruška di Stravinsky in programma nel 20° concerto della Stagione della OSN Rai? Forse l’essere entrambe le testimonianze della fine di un secolo musicale e dell’inizio di un nuovo? Nella Quarta beethoveniana si possono ancora ravvisare retaggi settecenteschi sia nell’Adagio introduttivo che col suo clima di attesa prima dell’esplosione dell’Allegro vivace sembra richiamare l’inizio della Die Schöpfung haydniana sia nel Minuetto (e soprattutto nel Trio) nonché nel’umorismo quasi haydniano dell’ultimo movimento, ma tutto sembra ormai un commiato da un mondo musicale ormai trascorso fatto da un Musicista che se ne era già staccato. Anche in Petruška Stravinsky sembra dare un commiato definitivo all’Ottocento musicale, evocato con le citazioni del Die Schönbrunner di Lanner e anche con alcuni ritmi e colori rimskiani, ma il carattere della composizione è ormai novecentesco e si percepisce chiaramente che il secolo musicale precedente è solo un ricordo. Ma forse queste mie ipotesi sul filo che lega i due brani sono solo un azzardo: è probabile che molto più banalmente e prosaicamente si sia voluto far ricorso a due brani che l’Orchestra ha in repertorio, di conseguenza più facili da preparare visti i tempi stretti tra festività e date di esecuzione. Quante volte Petruška è già stata eseguita dalla OSN Rai? Tante, sinceramente ne ho perso un po’ il conto. Si  iniziò già dalla prima stagione con Eduardo Mata, a poche settimane dalla sua tragica e prematura scomparsa, la penultima volta fu con Peter Eötvös nel 2007. La variante è stata se terminare col finale in fortissimo o se, come ieri sera, con l’apparizione dello spettro del burattino. La prima scelta è comunque in genere stata predominante.

Nižinskij nei panni di Petruška

La direzione di Valčuha non ha aggiunto molto a quanto già espresso in passato, Petruška è comunque un brano dove le prime parti hanno modo di mettersi in evidenza. Così è stato anche ieri sera dove sono eccelsi il piano di Fulvio Raduano, la tromba di Roberto Rossi, il flauto di Marco Jorino, il clarinetto di Enrico Maria Baroni, il fagotto di Andrea Corsi, il clarinetto basso di Roberto Bocchio, l’oboe di Francesco Pomarico…., tutti applauditi a lungo alla fine. Stasera si replica.