Archive for the ‘Teatro Regio Torino’ Category

“Les pêcheurs de perles” di Bizet al Teatro Regio di Torino

ottobre 14, 2019

La Stagione lirica del Regio di Torino parte con un’opera non molto diffusa: Les pêcheurs de perles di Bizet. Si è scritto e parlato di “scelta coraggiosa”. Tengo a precisare, visto che altrove non mi è parso espresso chiaramente, che il merito, se merito c’è, va esclusivamente alla gestione precedente (Graziosi-Galoppini).

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Manifesto della prima assoluta del 1863

Mancava dalle scene torinesi dal maggio 1959 quando fu data come “I pescatori di perle” con interpreti come Alfedo Kraus e Renata Scotto, direttore Oliviero De Fabritiis (bei tempi!!!!). Nel marzo 2015 venne eseguita in forma di concerto all’Auditorium Rai nella Stagione della OSN. Ne scrissi e segnalo il post:

https://musicofilia.wordpress.com/2015/03/13/les-pecheurs-de-perles-di-bizet-alla-osn-rai/

Come scrissi allora, il titolo negli ultimi anni gode di un discreto interesse: nel 2004 a Venezia (anche in DVD), nel 2008 a Trieste in uno spettacolo con la regia di Sparvoli che fu ripreso in altri teatri (Verona, Napoli, Parma, Modena), a Salerno nel 2012, nel 2016 a Firenze. PescatoriDiPerle_041

Ryan Mc Adams, 37enne direttore statunitense, è un po’ uno specialista di questa partitura che ha già affrontato alla Rai nel 2015 e a Firenze l’anno successivo. Tale si è rivelato anche stavolta al Regio e la sua direzione è stata concordemente ammirata da pubblico e critica. Meno invece l’allestimento di Julien Lubek e Cécile Roussat che hanno curato regia, scene, costumi, coreografia e luci. Le recensioni da me lette sono in maggior parte negative. A me invece lo spettacolo non è dispiaciuto. «È una fiaba romantica che si muove con sensualità in un Oriente fantastico, specchio dei nostri sogni, per farci gustare il sapore inafferrabile del ricordo; certo datato nel tempo, ma di portata universale, ancora oggi» (così i registi in una intervista su Sistema Musica). « Il nostro allestimento propone l’opera come una serie di quadri – ora più luminosi, ora in chiaroscuro – che mettono in risalto l’evoluzione psicologica dei protagonisti nelle diverse fasi dell’azione. È come se i ricordi dei protagonisti si esprimessero sotto forma di dipinti nei quali il popolo-coro funge da sfondo. Due elementi saranno onnipresenti: l’acqua, rappresentata dagli specchi, e i tetti a punta evocanti un’Oriente sensuale magico e misterioso, come tante alcove segrete dove si racconta la storia» (idem).

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Nel cast vocale svetta Hasmik Torosyan nella parte di Leila. Le parti cantate da lei sono state le più convincenti.

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Hasmik Torosyan

Molto meno il Nadir di Kévin Amiel. Nell’aria più famosa dell’opera mi è sembrato in difficoltà, si è poi ripreso nel secondo e nel terzo atto. Pierre Doyen ha affrontato il ruolo di Zurga sostituendo il collega indisposto. Sostituzione avvenuta in extremis e almeno per questo merita le lodi.

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Non male Ugo Guagliardo nel ruolo di Nourabad. Ottimo il Coro istruito da Andrea Secchi. Pubblico numeroso che ha tributato applausi agli interpreti.

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I Concerti 2019/20 del Regio di Torino

settembre 27, 2019

Finalmente è stata presentata e resa pubblica la futura Stagione concertistica del Teatro Regio di Torino. Non ero presente alla presentazione per cui non posso riferire.

https://www.teatroregio.torino.it/calendario/concerti

Dodici appuntamenti. Ignoro se sia il primo “parto” del nuovo Sovrintendente e Direttore Artistico, probabilmente qualcosa era già stata programmata. Si dà molto spazio ai giovanissimi direttori (questa forse è un’idea di Schwarz): Mildenberger, Bringuier, Pascal, Gernon. Due concerti sono affidati a Galaktionov, spalla dell’Orchestra, Noseda dirige il rituale concerto a sorpresa, torna Luisotti, Wayne Marshall dirige un concerto in parte dedicato a Gershwin, Timothy Brok il rituale concerto di colonna sonora. Si parte con Daniel Oren che è contemporaneamente impegnato con Tosca.

La Stagione lirica 2019/2020 del Teatro Regio di Torino

giugno 20, 2019

Teatro: fischi a presentazione stagione Regio Torino

Tira decisamente una brutta aria al Regio di Torino (altro che polveri sottili e biossido di azoto, disponibili in generosa quantità appena usciti all’aperto): Sovrintendente protempore, Direttore artistico ormai “ex”, Presidente del Consiglio di indirizzo nonché Sindaco che viene contestata alla presentazione perché rifiuta di rispondere sul futuro del Sovrintendente…. insomma ce n’è in abbondanza. Non essendo presente all’evento non esprimo valutazioni in merito, mi limito al rammarico. Attendevo il cartellone della futura Stagione come il banco di prova della attuale gestione ormai però defunta (Sovrintendente ed ex Direttore artistico non possono più vedersi ed è da escludere una loro possibile futura collaborazione; ignoro in che clima di lavoro abbiano prodotto).

https://www.teatroregio.torino.it/nuova-stagione/2019-2020

Beh, mi pare più equilibrata dell’attuale in via di completamento, anche se alcune peculiarità sono confermate: a parte l’opera inaugurale (“I pescatori di perle”, assente dal Regio da almeno 60 anni), “La dannazione di Faust” come omaggio tardivo all’anno berlioziano, “Violanta” in prima italiana e “La passione secondo Matteo” in forma scenica, il resto è di grande repertorio (Tosca, Carmen, Nabucco, Flauto magico, La boheme, Don Pasquale, Simon Boccanegra, Barbiere di Siviglia). Gli allestimenti scelti, tolto il Michieletto della Dannazione, sono, mi sembra, di impianto tradizionale. Non so se in obbedienza a una scelta artistica o, come sospetto, per attrarre quel pubblico che negli ultimi anni era stanco di decriptare spettacoli spesso incomprensibili. Si termina con il musical e sono in programma ben tre balletti (considerando l’ormai rituale Roberto Bolle and friends). Sui cast non mi esprimo poiché potrebbero mutare in itinere, inutile coltivare aspettative. Tra i direttori d’orchestra si nota Daniel Oren nei due Puccini, Pinchas Steinberg in Violanta, Renzetti, Fasolis che stanno diventando presenze costanti del Teatro. L’assenza di un direttore musicale però è grave e mi auguro che si provveda al più presto.

RIGOLETTO al Teatro Regio di Torino

febbraio 13, 2019

rigoletto

Coproduzione del Regio con il Massimo di Palermo, dove inaugurò la Stagione, con la Shaanxi Opera House e l’Opera di Liegi, giunge a Torino il Rigoletto firmato John Turturro, forse lo spettacolo più atteso dal pubblico, soprattutto per il nome del Regista. La formula di affidare a registi di cinema regie d’opera risulta vincente in quanto ad appeal sul grande pubblico. Che poi i filmmaker siano grandi registi d’opera è tutt’altro discorso. In genere si mantengono prudenti nelle scelte, non stravolgono l’intreccio, producono uno spettacolo “tradizionale”. Così fa anche Turturro, che è alla sua prima regia d’opera. Sposta la vicenda nel Settecento (cosa che si nota nelle scene a corte, ma non nelle altre), poche altre piccole “libertà” come la presenza di Maddalena nel duetto Rigoletto-Sparafucile nel primo atto, Gilda che anziché dal sacco duetta nel finale a mo’ di apparizione, una coreografia di figure nerovestite, simbolo di morte, nella scena della tempesta, poi tutto secondo tradizione. Lo spettacolo non è una sorpresa in quanto già visto in tv e in rete, però in teatro rende molto meglio. Fondato soprattutto su un sapientissimo uso delle luci, curate da Alessandro Carletti, le quali ricreano atmosfere plumbee con una nebbia quasi onnipresente, epifanie del male cui solo Gilda rimane estranea e vittima. È abbastanza evidente l’uomo di cinema in questo spettacolo in cui luce e inquadratura prevalgono sul resto. La recita cui ho assistito vedeva in scena il secondo cast. Eccellente per dirla in breve. Amartuvshin Enkhbat è un protagonista straordinario per voce, tecnica di canto e interpretazione. Questo baritono trentatreenne proveniente dalla Mongolia è un vero fenomeno. Un “Pari siamo” e un “Cortigiani vil razza…” da antologia. Non da meno Gilda Fiume nel ruolo di Gilda. Perfetta in “Caro nome” (forse la più bella da me ascoltata dal vivo), commovente nei duetti con Rigoletto. Grandissimo soprano. Iván Ayon Rivas è un Duca di bella voce che ha saputo valorizzare nelle arie e nei duetti.

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Ayon Rivas e Gilda Fiume nel duetto del primo atto ©E.Piva/TRT

Romano Dal Zovo è un ottimo Sparafucile. Carmen Topciu una efficace Maddalena.

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Rivas, Topciu, Dal Zovo, Fiume e Enkhbat in “Bella figlia…” ©E.Piva/TRT

Notevoli tutti i comprimari, ottimo come sempre il Coro. A me la direzione di Renato Palumbo è piaciuta. Molto varia nell’agogica, funzionale al canto. Ben equilibrato il rapporto buca/palcoscenico. Ho letto altrove che l’orchestra copriva spesso le voci: nella recita cui ho assistito ciò non è mai successo.

 

MADAMA BUTTERFLY al Teatro Regio di Torino

gennaio 15, 2019

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Mi stavo domandando quante volte ho visto Madama Butterfly: difficile rispondere. Ricordo molto bene la prima volta: fu in tv nel 1965 (fino ad allora la mia conoscenza era limitata all’ascolto): un’edizione al Teatro Nuovo di Torino con Antonietta Stella, Daniele Barioni, Anna Di Stasio diretta da Alberto Erede; poi la prima volta dal vivo: ancora il Nuovo di Torino nel 1970 con Raina Kabaivanska. Ne sono seguite numerose: negli ultimi 20 anni almeno sei volte dal vivo, non sto a enumerare le edizioni in video. Eppure l’emozione nel vedere e ascoltare quest’opera è sempre in me fortissima: dovrei essere ormai assuefatto, ma non è così: se l’ascoltassi tutti i giorni l’effetto forse non cambierebbe. Succede con i grandi capolavori e Madama Butterfly lo è. Se poi l’edizione è bella e riuscita come questa attualmente in scena al Regio di Torino l’effetto è assicurato. Lo spettacolo è quello prodotto dallo Sferisterio di Macerata nel 2009 con regia, scene e costumi di Pier Luigi Pizzi (è visibile in DVD della CMajor): spettacolo “tradizionale” come usa dire oggi, nel senso che rispetta il tempo, il luogo e la narrazione del libretto senza avventurarsi in letture stravolgenti che in quest’opera rischiano di fallire (almeno a mio parere). Pizzi ha ottimo gusto e lo spettacolo è raffinato e bello da vedere. Non manca qualche “originalità” come la danza durante l’intermezzo raffigurante il sogno di Butterfly (la stessa idea comunque si trova nello spettacolo di Anthony Minghella al Met di New York anch’esso del 2009) o come il “colpo di grazia” dato da Suzuki a Butterfly nel suicidio finale (questo di grande effetto).

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Intermezzo ©E.Piva

Questa Butterfly vede il ritorno di Daniel Oren sul podio del Regio di Torino, dove in un passato ormai remoto era quasi di casa. L’ultima volta fu, se non erro, nel 1997 con Nabucco poi nulla.

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Daniel Oren

Oren è un ottimo direttore d’opera, conosce bene l’esigenze dei cantanti, sa curare l’equilibrio buca/palcoscenico, non sovrasta mai le voci con “muri sonori” come fanno tanti suoi colleghi ricorrendo poi all’alibi dell’acustica. Lo è in questa Butterfly, eseguita meravigliosamente con i giusti tempi, la giusta sonorità, dosando benissimo gli effetti. È poi una partitura che conosce benissimo (ne esiste un video dall’Arena di Verona con la Cedolins e la regia di Zeffirelli, che secondo me è di riferimento, anche per la sua direzione) e lo dimostra ampiamente in questa performance al Regio.

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Coro a bocca chiusa © E.Piva

La recita cui ho assistito vedeva in scena il secondo cast. Karah Son , prevista in un primo momento per il primo (pare sia passata al secondo per indisposizione durante le prove) è Butterfly. Il soprano coreano è una delle Butterfly di riferimento di oggi. Totale la immedesimazione, sia scenica che vocale, nel personaggio. Aveva già cantato questo ruolo a Torino nel luglio 2016, nel Festival che si teneva in Piazza San Carlo in una versione ridotta che non ho ascoltato. A vederla e ascoltarla non si riesce a immaginare un’altra Butterfly, Karah Son è perfetta.

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Massimiliano Pisapia è Pinkerton. È forse il ruolo che il Tenore ha impersonato di più (anche al Regio lo aveva cantato nelle precedenti edizioni) al punto che sa rendere perfettamente, anche vocalmente, la superficialità e il vacuo cinismo del personaggio. Pinkerton non è un “amoroso”, è  uno squallido horny fucker che considera la sua donna un “giocattolo” (lo canta apertamente nel duetto) e come tale va trattato: Pisapia lo sa e ci riesce in pieno.

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Massimiliano Pisapia nel ruolo di Pinkerton nello stesso allestimento a Macerata (il soprano è R.Angeletti)

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Fabio Maria Capitanucci è un eccellente Sharpless. Ottimo nel canto di conversazione, ben coadiuvato da Oren, rende benissimo il personaggio. Lo aveva cantato nell’incisione diretta da Pappano con la Gheorghiu e Kaufmann e conferma l’eccellenza dell’interpretazione.

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Sofia Koberidze è un’ottima Suzuki. Spiace che il costume e il trucco non rendano giustizia alla bellezza del Mezzosoprano georgiano, che a Torino aveva già cantato nella Kat’a Kabanova e nel Didone ed Enea.

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Sofia Koberidze

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Merita una speciale menzione l’ottimo Goro di Luca Casalin, perfetto nel canto di conversazione. Validissimi tutti i comprimari, eccellente come sempre il Coro, istruito da Andrea Secchi.

Grande successo di pubblico, come testimonia il video degli applausi finali sopra riportato. Sala stracolma da tutto esaurito in una recita fuori abbonamento.