Archive for the ‘Teatro Regio Torino’ Category

FESTIVAL VIVALDI a Torino

aprile 5, 2017

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Se lo scorso anno il mese d’aprile fu dedicato ad Alfredo Casella quest’anno sarà dedicato ad Antonio Vivaldi. L’occasione nasce anche qui da una rappresentazione operistica al Teatro Regio: L’incoronazione di Dario. Le istituzioni musicali torinesi hanno creato un vero e proprio festival con concerti, mostre, incontri a datare da oggi fino al 23 aprile. Ecco il programma che si può anche scaricare:

http://www.comune.torino.it/festivalvivaldi/pdf/festival-vivaldi-programma.pdf

“La bohème” di Puccini dal Regio di Torino in streaming su The Opera Platform

ottobre 31, 2016
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Scena iniziale dell’opera © Ramella e Giannese

Come già segnalato da Pramzan, è visibile in streaming su The Opera Platform (e lo sarà per sei mesi) La bohème pucciniana che ha inaugurato la stagione del Regio di Torino. La bohème è costantemente rappresentata nel Teatro torinese e forse non si sentiva la necessità di una ulteriore proposta. Lo si è fatto per celebrare i 120 anni della prima assoluta avvenuta proprio a Torino. Vent’anni fa si celebrò il centenario e lo si fece in pompa magna con Pavarotti, la Freni e Ghiaurov, un allestimento “di tradizione” firmato Patroni Griffi e la direzione di Daniel Oren. Fu trasmesso in diretta tv (Rai 5 lo ha replicato a sorpresa – ne era annunciato un altro – e farebbe bene a riproporlo). Stavolta era giocoforza ricorrere a qualcosa di meno tradizionale e rivolgendosi al regista catalano Alex Ollé si è inevitabilmente finiti nella contemporaneità. Non c’è nulla di originale e di non visto in ciò: di Bohème ambientate al giorno d’oggi ne ho viste già quel tanto che mi basta fino alla “Bohème nel condominio” della TV Svizzera di qualche anno fa (forse tutto sommato la più convincente). A parte questa trasposizione nella banlieu dei nostri giorni poi lo spettacolo corre su binari più che tradizionali e il video evidenzia una carenza notevole di regia, i cantanti spesso sembrano abbandonati alle proprie capacità: insomma se i registi d’opera anziché ingegnarsi a fare viaggi, gratuiti, nel tempo si preoccupassero di curare la regia vera e propria sarebbe già un gran bene.

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© Ramella e Giannese

A costo di sembrare retrogrado ho rimpianto l’eccellente spettacolo firmato Zeffirelli, soprattutto l’edizione scaligera di qualche anno fa diretta da Bartoletti proposta spesso da Rai 5, dove la regia dei cantanti è curata in modo meticoloso.

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© Ramella e Giannese

Spesso leggo e sento dire che queste trasposizioni temporali vorrebbero rendere l’opera attuale e avvicinarla ai giovanissimi. Boh?! La prima volta che vidi La boheme fu in tv, avevo 10 anni, era lo spettacolo del Festival dei Due Mondi di Spoleto con la regia di Giancarlo Menotti e la direzione di Thomas Schippers (Mimì era Mietta Sighele, Rodolfo Lorenzo Sabatucci): spettacolo tradizionalissimo, che mi piacque infinitamente e mi commosse. I giovani di oggi che cosa hanno di diverso rispetto a quelli dell’altro ieri come me, per non essere in grado di apprezzare La bohème così come voluta da Puccini? Bisogna per forza fargli vedere Rodolfo con il netbook? Mimì deve morir di cancro? Le lattivendole devono invece essere prostitute? Mah…

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© Ramella e Giannese

Qualche recensione dello spettacolo:

http://www.gbopera.it/2016/10/torino-teatro-regio-la-boheme-2/

http://www.operaclick.com/recensioni/teatrale/torino-teatro-regio-trionfa-la-boh%C3%A8me-periferia-con-la-regia-di-oll%C3%A9

Concerto … a sorpresa al Teatro Regio di Torino con Noseda,Toradze e la Filarmonica TRT

maggio 17, 2016

Dovrebbe essere la prima volta in Italia che di un concerto sinfonico non venga comunicato il programma e che i brani siano eseguiti rivelandone autori e titoli alla fine Smiley. L’idea è stata di Gianandrea Noseda: «Sarà una specie di gioco di società. E poi, un brano almeno lo dichiareremo: il bis, ovviamente. Insomma, sarà un concerto disegnato per scardinare le certezze del pubblico e le pigre abitudini d’ascolto» . Proporre un’iniziativa del genere predispone, è chiaro, a una fruizione senza preconcetti: non è raro che ci si segga in poltrona, infatti, con una disposizione già assodata nei confronti del brano o dell’autore in locandina, col risultato di farselo piacere o dispiacere in breve, troppo in breve perché l’esecuzione abbia un senso. (Sistema Musica).

Mi pare che l’esperimento abbia funzionato benissimo: la sala era stracolma (quasi sold out), il pubblico era in visibilio (e dopo brani che spesso fanno da “sfollagente”) ed è stata una serata davvero originale e godibilissima. Noseda non è stato solo direttore, ma anche ottimo intrattenitore tra un brano e l’altro (titoli e autori sono stati da lui rivelati, un po’ chiedendo al pubblico, al termine di ciascuno, anziché, come previsto, all’uscita, quando comunque lo stesso è stato consegnato l’elenco). C’era un indizio: Alexander Toradze, mirabolante virtuoso del piano specializzato soprattutto in Prokof’ev e Shostakovich…

La vera sorpresa, sempre che ancora sia tale, è stata in realtà l’eccelso livello raggiunto dall’Orchestra del Regio, in questa occasione nella formazione Filarmonica TRT, impensabile forse alcuni anni fa. È la prova dell’importanza che ha un direttore principale di altissimo livello come Noseda, ormai celebrato a livello internazionale, e del forte legame che si crea tra direttore e orchestrali [dovrebbe servire da lezione ai vertici di un’altra istituzione musicale con sede in città dove proprio l’aspetto “direttori d’orchestra” è stato da un po’ di tempo troppo trascurato, anche se pare che adesso… (visto che siamo in fase di enigmi: indovinare qual è)]. Più che un concerto una vera festa con meritatissime ovazioni per Gianandrea Noseda. Be’ a questo punto … il programma: Sinfonia per strumenti a fiato di Stravinskij, Secondo concerto per piano e orchestra di Shostakovich, Grande fuga op. 133 di Beethoven nella trascrizione per quartetto e orchestra di Meirion Bowen e i Quattro interludi da Intermezzo di Richard Strauss. Il bis, unico brano annunciato dal programma: l’Adagietto dalla Quinta di Mahler. In più Toradze ha eseguito come bis: il Precipitato dalla Settima Sonata di Prokof’ev. Non sono brani di largo consumo e mi sono domandato: dichiarati prima, secondo consuetudine, avrebbero richiamato altrettanto pubblico e suscitato altrettanto entusiasmo?….. Forse no.

Teatro Regio di Torino: Stagione 2016/17

maggio 9, 2016

silhouette nera di un viso femminile con nota rossa

È disponibile on line il cartellone della prossima stagione lirica del Teatro Regio di Torino:

http://www.teatroregio.torino.it/stagione/2016-2017

Proseguono alcuni progetti iniziati nella Stagione in corso come Janacek, Opera barocca, Musical. Ben due opere di Puccini (quelle la cui prima fu al Regio di Torino), torna il Sansone e Dalila, nonché Il flauto magico. Mi fa piacere che Pagliacci, salvo variazioni, sia rappresentata senza abbinamenti. Tra i registi oltre Carsen della Katia Kabanova, mi incuriosiscono Jean Reno nella Manon Lescaut ed Emma Dante nel Macbeth. Tra i direttori Noseda ha ovviamente un ruolo di primo piano, Dantone dirigerà Vivaldi, Luisotti Leoncavallo, Steinberg il Sansone e Dalila. Tra i cantanti brilla la presenza di Gregory Kunde nel Sansone e in Manon Lescaut.

FESTIVAL CASELLA: Torino alla (ri)scoperta di Alfredo Casella

aprile 10, 2016

“Era ora”, “Meglio tardi che mai”, “Nemo propheta in patria”…: tutte e tre le locuzioni potrebbero andar bene. Dicono che Torino non sia “madre” particolarmente generosa con i suoi “figli”: essendo io torinese d’adozione (da più di mezzo secolo) preferisco non pronunciarmi in merito, certo è comunque che poco generosa è stata nei confronti di un suo “figlio” illustre: Alfredo Casella, che a Torino nacque il 25 luglio 1883. Una lapide posta nel centenario della nascita sulla facciata della casa natale

e una viuzza in una zona periferica dove le strade sono dedicate ai musicisti (insomma più che omaggio ad personam, frutto di programmazione toponomastica) e…basta parej; una scuola media a lui intitolata non esiste più: a causa di tagli, accorpamenti, fusioni il confinante G.B.Viotti ha avuto la meglio… Le istituzioni musicali cittadine (numerose e feconde) sembrano snobbare la musica dell’illustre Torinese. Cosa in comune con il resto di Italia. Secondo Fabio Luisi: «La musica di Casella – che tra gli anni Venti e Trenta del Novecento era uno dei compositori più eseguiti, insieme a Bartók – scomparve perché ancora si muoveva nel contesto tonale. Dopo la fine della seconda guerra mondiale assistiamo ad una sorta di vera e propria controriforma. Se prima e durante la guerra erano stati ostracizzati tutti i tentativi di comporre musica che non fossero esplicitamente espressione del retaggio tonale, dagli anni di Darmstadt in poi accadde esattamente l’inverso. Ecco la controriforma post-bellica: dichiarare non moderni tutti quei compositori che non aderivano ai nuovi stilemi. In verità erano moderni quanto gli altri, ma immaginavano di far progredire la musica in una direzione diversa da quella dei contro-riformatori» (intervista su Sistema Musica). Giunge quindi opportuno questo Festival Casella: due settimane di full immersion nella musica del Compositore con conferenze, mostre e iniziative varie. Tutto è nato dall’iniziativa di Gianandrea Noseda, fervente apostolo caselliano, che ha proposto La donna serpente nella programmazione del Regio e dalla capacità organizzativa di Gaston Fournier-Facio: «Quando sono arrivato al Regio nell’ottobre 2014 c’erano solo due titoli programmati per la stagione successiva: erano l’Aida inaugurale per festeggiare la riapertura del Museo Egizio e La donna serpente di Casella. Gianandrea Noseda ha una vera e propria passione per Casella, lo ha inciso ed eseguito in tutto il mondo. Ho subito pensato che l’esecuzione di quest’opera potesse essere l’occasione ideale per riscoprire questo compositore oggi dimenticato e per dar vita a un ciclo interdisciplinare che coinvolgesse tutta la cultura cittadina. Il mio modello sono i cicli tematici che Claudio Abbado realizzò a Berlino quando era alla guida dei Berliner Philharmoniker: intorno a un tema nascevano concerti, mostre, spettacoli teatrali, proiezioni cinematografiche. Devo essere sincero: quando ero alla Scala ho provato a realizzare progetti simili, ma a Milano non è stato possibile perché le istituzioni erano diffidenti, temevano di diventare satelliti al servizio della Scala. A Torino è stato tutto più facile: ci siamo seduti intorno a un tavolo dell’Assessorato alla Cultura e ne abbiamo parlato. E questo è solo il primo: abbiamo già programmato cicli per i prossimi quattro anni». (da Sistema Musica). Un doveroso riconoscimento alla organizzazione musicale torinese va assolutamente fatto: credo che in Italia sia un caso unico e sarebbe bene che i torinesi (soprattutto quelli DOC, piuttosto restii ad apprezzare la loro città) ne prendessero atto e ne andassero fieri. Per illustrare il Festival rimando a quanto egregiamente scrive Benedetta Saglietti:

http://www.laricerca.loescher.it/arte-e-musica/1275-alfredo-casella-festival.html

Per il programma:

http://www.teatroregio.torino.it/festivalcasella

C’è la possibilità di scaricare in .pdf l’intera programmazione.

Alfredo Casella

Una vera “grande abbuffata” in cui le istituzioni torinesi sembrano voler recuperare il tempo perduto. Spiace che alcuni eventi caselliani siano in concomitanza con altri appuntamenti musicali: ad es. La favola di Orfeo ha la concorrenza di Krystian Zimerman in un concerto in abbonamento (quanti saranno disposti a rinunciare a quest’ultimo per l’opera di Casella?); chissà poi perché l’OSN Rai ha programmato per le ore 19:00 (orario un po’ scomodo) il concerto monografico dedicato a Casella? Comunque non voglio essere il solito guastafeste, prendiamo tutto per buono. Solo un timore: finita la festa, tutto come prima? insomma fatta la penitenza le istituzioni musicali torneranno a peccare? Spero proprio di no! Casella merita un posto d’onore nelle normali programmazioni concertistiche e confido che questo festival sia l’occasione buona per cominciare e continuare.