Archive for the ‘Teatro Regio Torino’ Category

Teatro Regio di Torino: Stagione Sinfonica 2018/19

settembre 12, 2018

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Sarà Pinchas Steinberg a inaugurare il 27 Ottobre p.v. la Stagione dei Concerti del Regio di Torino. Presentata oggi e disponibile on line il cartellone:

http://www.teatroregio.torino.it/node/7814

Non mancano i grandi nomi tra i direttori: Gergiev, Ashkenazy, Mariotti, Steffens… Noseda dirigerà il Concerto a Sorpresa con La Filarmonica TRT, Mi sembra che manchino grandi solisti. Scomparsi con la precedente direzione artistica i “Progetti” (così erano chiamati alcuni cicli, come quello mahleriano). Se si farà sentire l’assenza di un direttore musicale lo verificheremo in itinere (l’attuale sovrintendenza lo reputa non necessario). Comunque sforziamoci di vedere il bicchiere mezzo pieno….

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Teatro Regio Torino: Stagione 2018/19

giugno 18, 2018

Regio 18-19

Siamo sinceri: eravamo tutti in ansia a Torino nell’attesa della futura Stagione lirica 2018/19 del Teatro Regio. Le vicende sono note anche ai non torinesi: il sovrintendente Walter Vergnano si dimette con un anno di anticipo per un buco di bilancio, le sue dimissioni, accettate dal sindaco, fanno decadere Direttore Artistico (Gaston Fournier Facio) e Direttore Musicale (Gianandrea Noseda). Viene designato il nuovo Sovrintendente (William Graziosi) e il nuovo Direttore Artistico (Alessandro Galoppini), per il momento niente direttore musicale (si sussurra però il nome di Daniel Oren). Oggi la presentazione della Stagione. Il buco di bilancio è stato sanato. Suppongo che la nuova Stagione sia stata programmata in tempi da Alta Velocità per cui mi sembra ingeneroso emettere una sentenza e lascio possibili mugugni e facili ironie ad altri. Mi pare che l’obiettivo, già dichiarato in precedenza, sia quello di recuperare pubblico attraverso titoli di fortissimo appeal, per cui Trilogia popolare verdiana con abbonamento ad hoc, Madama Butterfly, La Sonnambula, L’elisir d’amore, Cavalleria Rusticana (abbinata a La Giara), L’Italiana in Algeri. Non manca la rarità: Agnese di Paër, torna Roberto Bolle con i suoi Friends, Porgy and Bess come musical (anche se è un’opera), il balletto è Romeo e Giulietta di Prokof’ev nella storica coreografia di MacMillan.

http://www.teatroregio.torino.it/stagione/2018-2019

Un paio di allestimenti provengono da Macerata, il Trovatore è un allestimento del TCBO che se non sbaglio fu anche trasmesso in tv, il Rigoletto con la regia di Turturro è coprodotto con Palermo e Liegi e ce ne era notizia già dallo scorso inverno. Scomparsi i cicli Janacek e Richard Strauss (come prevedibile) in quanto “farina del sacco” di Fournier. Spiace però che a Strauss non venga reso omaggio nel 70° della morte, ma forse ci sarà occasione nella futura stagione, magari con un Rosenkavalier? Chissà…

L’ORFEO di Monteverdi (Torino,2018) su Rai 5

maggio 3, 2018

Stasera in prima serata su Rai 5 andrà in onda L’Orfeo di Monteverdi. Si tratta dell’allestimento andato in scena al Regio di Torino nel marzo scorso con notevole successo di pubblico e consenso quasi unanime di critica.

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Roberta Invernizzi (La Musica) ©Ramella e Giannese

La regia è di Alessio Pizzech, la direzione d’orchestra di Antonio Florio, Strumentisti della Cappella Neapolitana hanno realizzato il basso continuo.

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Mauro BOrgioni (Orfeo) © Ramella e Giannese

Nel cast: Mauro Borgioni, Roberta Invernizzi, Monica Bacelli, Francesca Boncompagni, Luigi de Donato, Lucca Tittoto, Fernando Guimaraes.

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Scena con la barca di Caronte © Ramella e Giannese

Qualche recensione:

http://www.ilcorrieremusicale.it/2018/03/31/lorfeo-monteverdi-trionfa-al-regio-torino/

http://www.gbopera.it/2018/03/torino-teatro-regio-lorfeo/

http://www.operaclick.com/recensioni/teatrale/torino-teatro-regio-orfeo

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Orfeo ed Euridice © Ramella e Giannese

I LOMBARDI ALLA PRIMA CROCIATA di Verdi al Teatro Regio di Torino

aprile 29, 2018

I Lombardi alla Prima Crociata, secondo una classifica, sarebbe al 22° posto tra le opere di Verdi più rappresentate al mondo, tra le opere in generale si piazzerebbe oltre 400° posto. Non so quanto sia attendibile questa classifica, comunque di sicuro c’è che al Regio di Torino mancava dalla Stagione 1926/27, praticamente 92 anni: decisamente tanti, direi troppi. Però alla Scala non è che vada molto meglio: dal 1930, con cui inaugurò la Stagione, si giunse al 1984 (ripresa nel 1986), poi nulla. Fu la prima opera verdiana rappresentata negli USA (3 marzo 1847 alla Palmo’s Opera House di New York), ma per la prima al Metropolitan si dovette attendere (se non sbaglio) la Stagione 1993/94 con Pavarotti nel ruolo di Oronte. Non è che discograficamente le cose vadano molto meglio: alla versione Cetra del Cinquantenario verdiano, seguirono le versioni di Gardelli nel 1972 per Philips e del 1983 per Hungaroton, quindi quella di Levine che seguì nel 1996 le recite del Met. Poi qualche “live” come quello del 1969 diretto da Gavazzeni all’Opera di Roma, quello diretto da Eve Queler del 1972 alla Carnegie Hall di New York, quello del Teatro Ponchielli di Cremona del 2001 e quello (sia video che audio) del 2009 del Regio di Parma, cui si aggiunge il video dello spettacolo scaligero del 1984. Insomma la quarta opera di Verdi è quasi una rarità. Ingiustamente, a mio parere. Notevoli e numerose le pagine corali trascinanti, fin dall’inizio dell’opera. Momenti altissimi come la preghiera di Giselda nel primo atto o come la celebre aria di Oronte nel secondo. Per non dire dell’interludio con violino solista del terzo e della scena successiva. Poi il concertato con cui termina il primo atto e il finale del secondo atto, il coro delle vergini del primo atto… Vabbè poi la pagina celeberrima (“O Signore dal tetto natio”)… insomma ce n’è in abbondanza per amare quest’opera, non solo perché anticipa il Verdi successivo, ma anche per se stessa. Bene quindi ha fatto il Regio a riportarla in scena e per me era il titolo più atteso della Stagione.

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Scena dal primo atto © Ramelle e Giannese

L’allestimento è una coproduzione con l’Opéra Royal de Wallonie-Liège firmata da Stefano Mazzonis di Pralafera. In realtà a Liegi andò in scena Jérusalem (il rifacimento dell’opera in francese con trama un po’ diversa), a Torino l’allestimento è stato riadattato per I Lombardi. Di tale allestimento ho letto giudizi spietati o al limite frasi eufemistiche per non dire male. Mah, il torto sarebbe quello soprattutto di aver rispettato l’epoca in cui è ambientata l’opera, non aver tentato ardite riletture innovative portando il tutto magari nella contemporaneità, insomma non aver seguito la moda ormai imperante nei grandi teatri. Secondo me invece tutto ciò è quasi un merito, non perché io non ami gli spettacoli “innovatori” (quando sono riusciti li adoro), ma perché tentare riletture in un’opera che è ignota ai più sarebbe stato a mio parere negativo. Ho visto molti spettatori che durante lo spettacolo accendevano le torcia dello smartphone per leggere sulla scheda di sala la trama dell’opera a loro sconosciuta, ora sottoporli a una rilettura sarebbe stato uno stupido atto di sadismo. Sì, sembra di ritornare indietro di quasi 50 anni, quando si andava a teatro d’opera pensando agli autori e non ai registi e per ascoltare i cantanti. Secondo alcuni il Regista non ha curato la recitazione dei cantanti e ha lasciato le masse corali a se stesse. Forse, ma una volta scelto di fare uno spettacolo di tradizione che cosa avrebbero dovuto fare cantanti e masse corali? A me comunque lo spettacolo non è spiaciuto, l’ho preferito e di gran lunga a una Turandot incomprensibile, a un Tristano che gridava vendetta al cospetto di Wagner e anche a un Falstaff tutto sommato irrisolto.

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Scena finale © Ramella e Giannese

Tutti concordi invece sulla eccellenza della parte musicale. In primis Michele Mariotti, giovanissimo direttore, sempre più convincente. Ama quest’opera e lo dimostra ampiamente. Direzione elegante che evita la tentazione della eccessiva marzialità di alcuni punti, ma tesa a sottolineare piuttosto i dettagli di una partitura complessa. Poi lo splendido Coro del Regio, istruito da Andrea Secchi, che in quest’opera ha un ruolo importantissimo fin dall’inizio. Tra i cantanti Angela Meade (Giselda) ha una tecnica ottima, emissione sicura, un timbro seducente, perfetta padronanza del registro acuto.

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Angela Meade © Ramella e Giannese

Francesco Meli (Oronte) si conferma sempre più grande interprete: un Oronte eccellente che ha conquistato il pubblico fin dalla celebre romanza (La mia letizia..). Libero da imposizioni registiche ha cantato avanti nel proscenio ben proiettando la voce nella sala (un po’ come si faceva in passato) e le ovazioni non sono mancate.

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Angela Meade e Francesco Meli © Ramella e Giannese

Alex Esposito ha ben interpretato il ruolo di Pagano esprimendone l’intimo rovello, il senso di colpa, la veemenza dell’assassino, la ieraticità dell’eremita. Un interprete completo.

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Alex Esposito a sx nel ruolo dell’Eremita (Pagano) © Ramella e Giannese

Giuseppe Gipali è un ottimo Arvino, notevolissimo il Pirro di Antonio Di Matteo. Il cast è completato da Lavinia Bini (Viclinda), Joshua Sanders (Priore), Alexandra Zabala (Sofia), Giuseppe Capoferri (Acciano). Merita dovuta menzione Stefano Vagnarelli, violino solista nell’interludio.

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Angela Meade e il Coro © Ramella e Giannese

Grandi applausi e successo di pubblico. Dovranno passare altri 90 anni per rivedere I Lombardi? Spero di no. Esecuzioni come questa rendono giustizia a un’opera che merita maggior diffusione.

SALOME di Richard Strauss al Regio di Torino

febbraio 27, 2018

C’era una volta il ciclo “Progetto Janácek-Carsen”, annunciato in pompa magna che avrebbe dovuto portare al Regio di Torino le cinque produzioni delle opere del Compositore moravo che il Regista canadese ha realizzato, ma …. dopo il secondo titolo ecco spuntar fuori un “Progetto Richard Strauss-Carsen”, ma non il Rosenkavalier (che al Regio manca da più di un trentennio) bensì la Salome, rappresentata con lo stesso allestimento e lo stesso direttore giusto dieci anni fa: sì, quella con gli horny oldmen a brache calate.

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Danza dei sette veli ©Ramella e Giannese

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Janácek deve essersi rivoltato nella tomba e forse chissà il suo spirito inquieto deve essersi aggirato vendicativo tra le quinte del Regio: fatto sta che alla terza recita di Turandot una testa mozza (non quella di Jochanaan) del peso di Kg. 45 è caduta sul palcoscenico, l’impianto scenico del Teatro è stato sottoposto agli accertamenti per le indagini e la Salome firmata Carsen è saltata, come le teste dei pretendenti di Turandot e quella di Jochanaan. A questo punto il Regio non ha avuto altre alternative che ricorrere a una forma semiscenica affidandosi alla regia di Laurie Feldman. La scheda di sala avverte che “segue fedelmente il libretto e porta in luce gli aspetti essenziali della potente drammaturgia insita nel capolavoro di Strauss, restituendo a pieno tutta la simbologia contenuta nell’opera”. O basta là, ma non è ciò che si dovrebbe sempre fare? e come mai sembra che quasi si scusino per aver seguito “fedelmente” R.Strauss e Oscar Wilde? Lascio la domanda senza risposta…

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Fondale nero, costumi essenziali, gioco di luci (di Andrea Anfossi), minimalismo nei gesti, insomma alla fine ne è sortito uno spettacolo che rendeva molto meglio, a mio parere, la drammaturgia dell’opera. Quasi quasi non tutti i mali vengono per nuocere. Se non ci fossero state altre aspettative si sarebbe tranquillamente potuto spacciare questo allestimento per una rappresentazione “scenica” tout court, visto quel che circola ormai nei teatri d’opera, Regio compreso… Anche alcuni recensori hanno espresso apprezzamenti per questo spettacolo. Ad es. Paolo Gallarati su La Stampa© scrive: “Vista la moda imperante delle regie che scelgono le soluzioni più fantasiose, alimentandosi allegramente dal supemarket delle idee confuse, la concentrazione, seppur parziale, sul testo poetico e musicale di Salome, è parsa una felice novità”. Sante parole! E Giordano Cavagnino:  “Il risultato è stato però sopra anche le più rosee aspettative. Rispetto allo spettacolo originale fin troppo sovraccarico di elementi l’essenzialità dell’esecuzione proposta – scena nera, alcune sedie come unico arredo, costumi neutri, raffinatissimo gioco di luci – riusciva a concentrare con ancor maggior efficacia i gangli drammaturgici della vicenda.” (GBOpera). Anche nel pubblico circolavano consensi e sollievo per lo scampato pericolo di un’altra rappresentazione da decriptare dopo un Tristano con morte sul tavolo da pranzo, una Turandot da sudoku estremo e un Falstaff che si è salvato solo perché almeno era chiaro lo svolgimento della vicenda.

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Questa Salome a me piaciuta molto, anche perché la parte musicale era eccellente. Erika Sunnegårdh è stata una splendida protagonista. Riesce a rendere la sensualità adolescenziale di Salome, lavora sul fraseggio abbandonandosi a un canto di grande dolcezza, la voce non sempre riesce a superare il “muro” orchestrale innalzato da Noseda e talvolta purtroppo ne rimane coperta. Ci riesce benissimo Doris Soffel, che prossima ai 70 anni è un vero fenomeno della natura: un fisico da destare l’invidia di una trentenne e una voce straordinaria, una Erodiade stupefacente. Ottimo l’Erode di Robert Brubaker: una volta tanto un Erode che “canta” piuttosto che impostare una Sprechstimme. Autorevole e carismatico lo Jochanaan di Tommi Hakala, già ascoltato al Regio nel ruolo di Ford. Notevolissimo il Narraboth di Enrico Casari. Ottimi tutti gli altri interpreti.

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Strauss riferendosi alla direzione di Toscanini alla prima scaligera disse che aveva “aveva suonato una sinfonia senza cantanti”, mentre a Torino sotto la sua direzione l’orchestra “aveva accompagnato i cantanti permettendo al pubblico di intendere ogni parola”. Al di là di eventuale polemica, Strauss aveva ben indicato la strada da seguire nella interpretazione delle sue opere: strada che è stata seguita però da non molti, mi vengono in mente Clemens Krauss (la cui Salome, in disco, è a mio parere ineguagliabile) ed Herbert von Karajan. E Noseda come si pone? Certo la tentazione di una partitura come questa è forte per qualsiasi direttore e non cedere è quasi impossibile. Si è notato però una notevole attenzione a non sovrastare molto le voci, anche se il palcoscenico senza scena è stato indubbiamente penalizzante. L’Orchestra del Regio è stata davvero smagliante.

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Il pubblico numeroso presente in sala ha decretato con gli applausi un gran successo allo spettacolo.