Archive for the ‘Teatro Regio Torino’ Category

LA DONNA SERPENTE di Casella (Torino,2016) su Rai 5

aprile 13, 2020

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Tra i tanti appuntamenti musicali (ci voleva una pandemia?) che propone Rai 5 segnalo La donna serpente di Casella che andrà in onda domani pomeriggio nella fascia delle ore 17:00 (l’orario esatto è un po’ vago).

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La segnalo perché è la prima replica in assoluto dopo la diretta andata in onda esattamente 4 anni fa (un anniversario:14 aprile 2016), cui non seguì nessuna replica neppure a stretto giro. L’opera venne rappresentata nell’ambito di un Festival Casella che coinvolse per un mese tutte le istituzioni musicali di Torino e che aveva lo scopo di rivalutare e rilanciare un Compositore ingiustamente negletto, soprattutto, è triste dirlo, in Italia. Purtroppo lo scopo non venne raggiunto e dopo un’abbuffata caselliana di un mese seguì una dieta rigida ancora in atto.

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Quattro anni, ma a sembrano molti di più. Non solo perché questa emergenza mi sta facendo un po’ perdere la nozione del tempo, ma anche perché sembra un’epoca lontana con una Torino pulsante e viva, un Teatro Regio che poteva competere con istituzioni internazionali anche per la qualità delle proposte. Sull’attualità (coronavirus a parte) preferisco tacere, sperando in una rinascita che vedo però lontana.

Auguri Teatro Regio di Torino!!!

aprile 10, 2020

47 anni fa veniva inaugurato il “nuovo” Teatro Regio di Torino, ricostruito dopo l’incendio che lo devastò nel febbraio 1936. In scena I Vespri Siciliani con la regia di Maria Callas e Giuseppe Di Stefano. Sul podio Fulvio Vernizzi che sostituì l’indisposto Vittorio Gui. Nel cast: Raina Kabaivanska, Gianni Raimondi, Licinio Montefusco, Bonaldo Giaiotti.

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Raina Kabaivanska ne I Vespri Siciliani

Furono eseguiti anche i ballabili.

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4 stagioni

Vorrei sommessamente aggiungere i miei: Auguri Teatro Regio, sperando in tempi migliori.

 

VIOLANTA di Korngold (Teatro Regio Torino) in streaming su OperaVision

febbraio 28, 2020

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Segnalo che a partire dalle ore 19:00 di oggi e fino al 28 agosto sarà visibile in streaming l’opera Violanta di Korngold rappresentata al Teatro Regio di Torino il mese scorso in prima italiana assoluta. Ne ho scritto:

https://musicofilia.wordpress.com/2020/02/02/pier-luigi-pizzi-al-teatro-regio-di-torino-il-matrimonio-segreto-di-cimarosa-e-violanta-di-korngold/

Poiché è opera poco conosciuta rimando alla scheda di sala del Regio con trama e interpreti:

Fai clic per accedere a Violanta.pdf

Pier Luigi Pizzi al Teatro Regio di Torino: “Il matrimonio segreto” di Cimarosa e “Violanta” di Korngold

febbraio 2, 2020

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Pier Luigi Pizzi è un “giovane” quasi novantenne (lo scrivo senza alcuna ironia e con il massimo rispetto, poiché ha una vitalità, una energia, una apertura mentale che i suoi colleghi quarantenni potrebbero invidiargli e a buon titolo). Al Regio di Torino nello scorso mese ha curato regia, scene e costumi di ben due opere andate in scena in contemporanea. Pizzi dopo una attività intensa di scenografo e costumista anche nell’opera si cimentò anche nella regia esordendo proprio al Regio di Torino con il Don Giovanni di Mozart nel maggio 1977. Essendo anch’io un “giovanotto” over…. posso vantare di aver assistito a questo esordio: spettacolo indimenticabile anche per la presenza di Ruggero Raimondi nel ruolo eponimo.

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Scena dal Don Giovanni del 1977

I ritorni di Pizzi al Regio sono stati sempre salutati con successo e ammirazione. Vale anche per questa volta. Il matrimonio segreto è la ripresa di uno spettacolo andato in scena a Martina Franca la scorsa estate, adattandolo al palcoscenico del Regio di Torino. Il Regista ha dichiarato di aver in passato curato la scenografia dell’opera trovandola “noiosa”, per cui curandone stavolta anche la regia ha cercato di togliere in essa quegli elementi che secondo lui la rendevano tale. Insomma traspone l’opera dal Settecento alla nostra contemporaneità. Operazione tutt’altro che indolore, almeno a mio modesto avviso, perché se lo spettacolo ci guadagna forse in spigliatezza, anche grazie all’eccellente compagnia di canto, perde però quell’equilibrio, quella moderazione, quel fascino che solo nell’ambientazione originale vengono pienamente in luce.

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Cimarosa è spesso messo in confronto con Mozart e con Rossini, ma non è nessuno dei due. Ci sono momenti che richiamano il Mozart delle Nozze di Figaro (d’altronde la prima assoluta dell’opera ebbe luogo pochi mesi dopo la morte di Mozart) e altri che sembrano anticipare Rossini (che era un neonato di 7 giorni il giorno della prima del Matrimonio Segreto), ma il titolo ha una sua precisa connotazione, che va assolutamente rispettata. Secondo me in questo spettacolo si perde in larga parte, anche perché la comicità in esso sconfina spesso con la volgarità che è del tutto assente nell’originale. MatrimonioSegreto_262

L’esempio più pertinente è la scena in cui Fidalma dichiara le sue intenzioni a Paolino: qui Fidalma è presentata come una milf da pornovideo, il che diverte il pubblico, ma tradisce il sottile erotismo pieno di sottintesi e ambiguità dell’originale.

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Per non parlare poi del finale secondo in piena luce senza quindi quell’ambientazione notturna che ne amplifica la poesia qui del tutto assente. Peccato! Mi spiace davvero dissentire dalle scelte di un Regista che ammiro da decenni: mi sorge il dubbio che continui a non amare quest’opera, un grande come lui sarebbe riuscito benissimo a rendere gradevolissimo lo spettacolo lasciandolo nel Settecento. Eccellente la compagnia di canto (Marco Filippo Romano, Markus Werba, Carolina Lippo, Eleonora Bellocci, Alasdair Kent, Monica Bacelli) , ottima la direzione d’orchestra (Nikolas Nägele).

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È andata decisamente molto meglio con Violanta di Erich Wolfgang Korngold. Una prima italiana assoluta. L’opera ebbe il battesimo nel 1916 sotto la direzione di Bruno Walter. Korngold aveva diciassette anni quando la compose ma dimostra già una notevole maturità stilistica. Sono certo evidenti in essa influssi straussiani, mahleriani, wagneriani (più che altro nella lunghezza del duetto), dell’operetta di Lehár, ma il tutto è assimilato mirabilmente in uno stile già personale che si ritroverà anche nelle celeberrime colonne sonore composte per il cinema di Hollywood.Violanta_2

Pizzi sposta anche qui l’ambientazione dal Rinascimento veneziano dell’originale agli anni 20 del Novecento, però la cosa tutto sommato funziona, anche perché la cornice rinascimentale obbediva a una consuetudine del momento che aveva gli esempi più noti in Eine florentinische Tragödie di Zemlinsky, ambientata a Firenze, e in Die Gezeichneten di Schreker, ambientata a Genova. Non c’è alcun riferimento musicale all’epoca e il libretto ha molte imprecisioni temporali: si cita un Teatro Felice (la Fenice, sorta però alla fine del Settecento), si fa confusione tra il Carnevale e la Festa del Redentore, agostana, spesso letteralmente citata. Insomma la vicenda può andar bene anche nel Novecento, tanto più che molti personaggi sono in maschera. Pizzi monta una scenografia sontuosa e raffinata pur nella sua semplicità. I costumi sono elegantissimi. La regia è estremamente curata.

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La parte musicale gode della superlativa direzione di Pinchas Steinberg. Il Direttore ha un rapporto di lunga durata con il Regio e spero tanto che la novella direzione artistica lo mantenga. Figlio d’arte (il padre William fu uno dei maggiori direttori del Novecento) è un eclettico capace di dare il massimo in ogni repertorio, in particolare il Tardo Ottocento e Primo Novecento.

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La compagnia di canto è di alto livello: protagonista Annemarie Kremer, di notevole bellezza e presenza scenica, affiancata da Michael Kupfer-Radecky e da Norman Reinhardt.

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Notevolissima Anna Maria Chiuri nel ruolo della nutrice Barbara, secondo me la più brava.

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Peter Sonn, Soula Parassidis, Joan Folqué, Cristiano Olivieri, Gabriel Alexander Wernick, Eugenia Braynova, Claudia De Pian completavano il cast.

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Naturalmente va menzionato l’ottimo Coro del Regio istruito da Andrea Secchi.

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Pubblico numeroso alla Violanta con spettatori che ritornavano dopo averla vista pochi giorni prima, scarso invece al Matrimonio Segreto con circa mezza sala vuota.

CARMEN di Bizet al Teatro Regio di Torino

dicembre 25, 2019

Carmen di Bizet torna al Regio di Torino dopo tre anni, stavolta in un allestimento famoso del Teatro Lirico di Cagliari firmato Stephen Medcalf, che vinse il Premio Abbiati 2006. Il Regista britannico sposta la vicenda nella Spagna franchista, ma a parte questa trasposizione temporale rimane fedele al libretto: insomma uno spettacolo che può soddisfare le esigenze di chi vuole innovazioni nel teatro d’opera e di chi rimane fedele alla “tradizione”. A parte i costumi, i ventilatori a soffitto nella taverna di Lillas Pastia, un aereo nel terzo atto tutto scorre secondo libretto.

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III atto

Si è giustamente scelta la versione opéra-comique con i parlati. Circa un cinquantennio fa la versione Guiraud con i recitativi cantati sembrò archiviata per sempre al punto da destare scandalo la pubblicazione di un’edizione discografica a metà degli anni 70 che li riproponeva; oggi però tale versione sembra riprendersi una rivincita e molte istituzioni anche importanti (come ad es. il San Carlo di Napoli pochi anni fa) la rappresentano. È molto strano che da una parte si scritturano registi che danno letture innovative dell’opera mentre dall’altra musicalmente si torna indietro di mezzo secolo. Giacomo Sagripanti, sul podio del Regio, si tiene fedele e coerente con questa scelta e dà una lettura sobria dell’opera, priva di effetti plateali. I parlati eseguiti quasi integralmente portano la durata complessiva dello spettacolo a 4 ore circa (compresi i due intervalli e la pausa cambio scena tra terzo e quarto atto), parte dei cantanti non ha familiarità con la lingua francese e di conseguenza recita piuttosto male: è uno scotto da pagare ma ne vale secondo me la pena. Carmen è opéra-comique e come tale va eseguita. Ho scelto una recita con il secondo cast, soprattutto per la presenza di Martina Belli nel ruolo eponimo.

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Martina Belli

La Cantante reggiana ha Carmen in repertorio da un paio di anni, ne ha il phisique du rôle, sa dare la giusta carica di sensualità e di erotismo, aiutata dalla innegabile bellezza. A ciò si aggiunga una prova musicale maiuscola, grazie a una voce vellutata e voluttuosa e a una interpretazione che coglie tutte le sfumature del personaggio. Insomma non ho avuto dubbi sulla scelta e non me ne sono affatto pentito.

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Martina Belli ©M.Barbaro

Una bellissima sorpresa la Micaëla di Giuliana Gianfaldoni, che conoscevo solo di nome. Una voce incantevole, eterea, che ben si addice al personaggio: una Micaëla ideale.

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Giuliana Gianfaldoni nel ruolo di Micaela ©E.Piva

Meno appagante il cast maschile: Peter Berger (Don José) ha bella voce, ben timbrata, ma la scarsa familiarità col francese forse lo mette in difficoltà e non solo nei parlati. Non mi ha convinto neppure l’Escamillo di Andrei Kymach, che mi è sembrato un po’ a disagio nei panni del torero (nella aria del Toreador mi è parso fuori tempo rispetto all’orchestra).

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a dx : Martina Belli e Andrei Kymach nel II atto ©E.Piva

Ottimi i comprimari  e come sempre il Coro.

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Martina Belli e Peter Berger © E.Piva