Archive for the ‘Teatro Regio Torino’ Category

RIGOLETTO al Teatro Regio di Torino

febbraio 13, 2019

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Coproduzione del Regio con il Massimo di Palermo, dove inaugurò la Stagione, con la Shaanxi Opera House e l’Opera di Liegi, giunge a Torino il Rigoletto firmato John Turturro, forse lo spettacolo più atteso dal pubblico, soprattutto per il nome del Regista. La formula di affidare a registi di cinema regie d’opera risulta vincente in quanto ad appeal sul grande pubblico. Che poi i filmmaker siano grandi registi d’opera è tutt’altro discorso. In genere si mantengono prudenti nelle scelte, non stravolgono l’intreccio, producono uno spettacolo “tradizionale”. Così fa anche Turturro, che è alla sua prima regia d’opera. Sposta la vicenda nel Settecento (cosa che si nota nelle scene a corte, ma non nelle altre), poche altre piccole “libertà” come la presenza di Maddalena nel duetto Rigoletto-Sparafucile nel primo atto, Gilda che anziché dal sacco duetta nel finale a mo’ di apparizione, una coreografia di figure nerovestite, simbolo di morte, nella scena della tempesta, poi tutto secondo tradizione. Lo spettacolo non è una sorpresa in quanto già visto in tv e in rete, però in teatro rende molto meglio. Fondato soprattutto su un sapientissimo uso delle luci, curate da Alessandro Carletti, le quali ricreano atmosfere plumbee con una nebbia quasi onnipresente, epifanie del male cui solo Gilda rimane estranea e vittima. È abbastanza evidente l’uomo di cinema in questo spettacolo in cui luce e inquadratura prevalgono sul resto. La recita cui ho assistito vedeva in scena il secondo cast. Eccellente per dirla in breve. Amartuvshin Enkhbat è un protagonista straordinario per voce, tecnica di canto e interpretazione. Questo baritono trentatreenne proveniente dalla Mongolia è un vero fenomeno. Un “Pari siamo” e un “Cortigiani vil razza…” da antologia. Non da meno Gilda Fiume nel ruolo di Gilda. Perfetta in “Caro nome” (forse la più bella da me ascoltata dal vivo), commovente nei duetti con Rigoletto. Grandissimo soprano. Iván Ayon Rivas è un Duca di bella voce che ha saputo valorizzare nelle arie e nei duetti.

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Ayon Rivas e Gilda Fiume nel duetto del primo atto ©E.Piva/TRT

Romano Dal Zovo è un ottimo Sparafucile. Carmen Topciu una efficace Maddalena.

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Rivas, Topciu, Dal Zovo, Fiume e Enkhbat in “Bella figlia…” ©E.Piva/TRT

Notevoli tutti i comprimari, ottimo come sempre il Coro. A me la direzione di Renato Palumbo è piaciuta. Molto varia nell’agogica, funzionale al canto. Ben equilibrato il rapporto buca/palcoscenico. Ho letto altrove che l’orchestra copriva spesso le voci: nella recita cui ho assistito ciò non è mai successo.

 

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MADAMA BUTTERFLY al Teatro Regio di Torino

gennaio 15, 2019

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Mi stavo domandando quante volte ho visto Madama Butterfly: difficile rispondere. Ricordo molto bene la prima volta: fu in tv nel 1965 (fino ad allora la mia conoscenza era limitata all’ascolto): un’edizione al Teatro Nuovo di Torino con Antonietta Stella, Daniele Barioni, Anna Di Stasio diretta da Alberto Erede; poi la prima volta dal vivo: ancora il Nuovo di Torino nel 1970 con Raina Kabaivanska. Ne sono seguite numerose: negli ultimi 20 anni almeno sei volte dal vivo, non sto a enumerare le edizioni in video. Eppure l’emozione nel vedere e ascoltare quest’opera è sempre in me fortissima: dovrei essere ormai assuefatto, ma non è così: se l’ascoltassi tutti i giorni l’effetto forse non cambierebbe. Succede con i grandi capolavori e Madama Butterfly lo è. Se poi l’edizione è bella e riuscita come questa attualmente in scena al Regio di Torino l’effetto è assicurato. Lo spettacolo è quello prodotto dallo Sferisterio di Macerata nel 2009 con regia, scene e costumi di Pier Luigi Pizzi (è visibile in DVD della CMajor): spettacolo “tradizionale” come usa dire oggi, nel senso che rispetta il tempo, il luogo e la narrazione del libretto senza avventurarsi in letture stravolgenti che in quest’opera rischiano di fallire (almeno a mio parere). Pizzi ha ottimo gusto e lo spettacolo è raffinato e bello da vedere. Non manca qualche “originalità” come la danza durante l’intermezzo raffigurante il sogno di Butterfly (la stessa idea comunque si trova nello spettacolo di Anthony Minghella al Met di New York anch’esso del 2009) o come il “colpo di grazia” dato da Suzuki a Butterfly nel suicidio finale (questo di grande effetto).

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Intermezzo ©E.Piva

Questa Butterfly vede il ritorno di Daniel Oren sul podio del Regio di Torino, dove in un passato ormai remoto era quasi di casa. L’ultima volta fu, se non erro, nel 1997 con Nabucco poi nulla.

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Daniel Oren

Oren è un ottimo direttore d’opera, conosce bene l’esigenze dei cantanti, sa curare l’equilibrio buca/palcoscenico, non sovrasta mai le voci con “muri sonori” come fanno tanti suoi colleghi ricorrendo poi all’alibi dell’acustica. Lo è in questa Butterfly, eseguita meravigliosamente con i giusti tempi, la giusta sonorità, dosando benissimo gli effetti. È poi una partitura che conosce benissimo (ne esiste un video dall’Arena di Verona con la Cedolins e la regia di Zeffirelli, che secondo me è di riferimento, anche per la sua direzione) e lo dimostra ampiamente in questa performance al Regio.

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Coro a bocca chiusa © E.Piva

La recita cui ho assistito vedeva in scena il secondo cast. Karah Son , prevista in un primo momento per il primo (pare sia passata al secondo per indisposizione durante le prove) è Butterfly. Il soprano coreano è una delle Butterfly di riferimento di oggi. Totale la immedesimazione, sia scenica che vocale, nel personaggio. Aveva già cantato questo ruolo a Torino nel luglio 2016, nel Festival che si teneva in Piazza San Carlo in una versione ridotta che non ho ascoltato. A vederla e ascoltarla non si riesce a immaginare un’altra Butterfly, Karah Son è perfetta.

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Massimiliano Pisapia è Pinkerton. È forse il ruolo che il Tenore ha impersonato di più (anche al Regio lo aveva cantato nelle precedenti edizioni) al punto che sa rendere perfettamente, anche vocalmente, la superficialità e il vacuo cinismo del personaggio. Pinkerton non è un “amoroso”, è  uno squallido horny fucker che considera la sua donna un “giocattolo” (lo canta apertamente nel duetto) e come tale va trattato: Pisapia lo sa e ci riesce in pieno.

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Massimiliano Pisapia nel ruolo di Pinkerton nello stesso allestimento a Macerata (il soprano è R.Angeletti)

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Fabio Maria Capitanucci è un eccellente Sharpless. Ottimo nel canto di conversazione, ben coadiuvato da Oren, rende benissimo il personaggio. Lo aveva cantato nell’incisione diretta da Pappano con la Gheorghiu e Kaufmann e conferma l’eccellenza dell’interpretazione.

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Sofia Koberidze è un’ottima Suzuki. Spiace che il costume e il trucco non rendano giustizia alla bellezza del Mezzosoprano georgiano, che a Torino aveva già cantato nella Kat’a Kabanova e nel Didone ed Enea.

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Sofia Koberidze

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Merita una speciale menzione l’ottimo Goro di Luca Casalin, perfetto nel canto di conversazione. Validissimi tutti i comprimari, eccellente come sempre il Coro, istruito da Andrea Secchi.

Grande successo di pubblico, come testimonia il video degli applausi finali sopra riportato. Sala stracolma da tutto esaurito in una recita fuori abbonamento.

 

 

 

 

LA TRAVIATA al Regio di Torino

dicembre 21, 2018

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“La Traviata degli specchi” approda al Regio di Torino ed è grande successo, almeno di pubblico. È chiamato così l’allestimento ideato da Josef Svoboda più di un quarto di secolo fa per lo Sferisterio di Macerata, riproposto ivi varie volte e rappresentato in molti teatri sempre con consensi pressoché unanimi. Un’idea geniale sta alla base dello spettacolo: uno specchio inclinato di circa 50° riflette il pavimento della scena con tappeti dipinti e i personaggi. L’effetto è di grande impatto, al di là dei significati che si possono attribuire allo “specchio”. Nel finale dell’opera lo specchio si alza e mostra alla morte di Violetta anche il pubblico in sala.

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Un colpo di genio indubbiamente. La regia dello spettacolo è stata e rimane affidata a Henning Brockhaus. Non sempre mi convincono alcune scelte come quella dei danzatori durante il primo duetto Violetta/Alfredo che toglie intimità alla scena. Non mi è neppure parsa tanto curata la “regia” dei cantanti che più di una volta mi sono sembrati abbandonati alla loro capacità personale di stare in scena (mi riferisco al II cast). Anche Brockhaus cede alla tentazione di non lasciare dubbi sulla condotta morale dei personaggi (anche il pubblico più sprovveduto sa che a quelle feste i convitati non andavano certo per recitare il rosario) con qualche immagine di dubbio gusto. Comunque lo spettacolo tiene bene e piace al pubblico.

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Lo spettacolo cui ho assistito vedeva in scena il secondo cast con Irina Dubrovskaya nel ruolo di Violetta, Giulio Pelligra in quello di Alfredo, Damiano Salerno in quello di Germont padre. 

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Irina Dubrovskaya nel ruolo di Violetta a Lecce lo scorso anno

Un vero peccato che una indisposizione, nonostante la quale ha cantato lo stesso, abbia in parte compromesso la performance della Dubrovskaya. Il soprano siberiano ha affrontato ripetutamente questo ruolo con successo in vari teatri tra cui la Fenice di Venezia (dove lo ripeterà il prossimo marzo) e ha una presenza scenica notevole favorita anche dalla innegabile bellezza. Il pubblico torinese le ha tributato una lunghissima ovazione finale.

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La Dubrovskaya (Violetta a Brindisi)

Se Violetta giunge dalla fredda e lontana Siberia, i Germont figlio e padre giungono invece dalla calda Sicilia. Giulio Pelligra, catanese, ha bella voce e ha il ruolo di Alfredo in repertorio (lo ha cantato la scorsa estate a Roma) e conferma le sue notevoli doti canore.

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Giulio Pelligra a terra con la Dubrovskaya in Traviata al Regio

Damiano Salerno, siracusano, ha una voce di colore chiaro ed è riuscito a rendere Germont padre un po’ meno antipatico del solito. Notevoli tutti i comprimari, ottimo il coro. Ho lasciato per ultimo il direttore Donato Renzetti, che ha dato una lettura intimista dell’opera. Ha creato un magico equilibrio tra buca e palcoscenico non coprendo mai le voci dei cantanti. Sembrerebbe una cosa ovvia, ma a riuscirci non sono poi in molti. Teatro tutto esaurito anche in recita fuori abbonamento, pubblico entusiasta.

 

Teatro Regio di Torino: Stagione Sinfonica 2018/19

settembre 12, 2018

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Sarà Pinchas Steinberg a inaugurare il 27 Ottobre p.v. la Stagione dei Concerti del Regio di Torino. Presentata oggi e disponibile on line il cartellone:

http://www.teatroregio.torino.it/node/7814

Non mancano i grandi nomi tra i direttori: Gergiev, Ashkenazy, Mariotti, Steffens… Noseda dirigerà il Concerto a Sorpresa con La Filarmonica TRT, Mi sembra che manchino grandi solisti. Scomparsi con la precedente direzione artistica i “Progetti” (così erano chiamati alcuni cicli, come quello mahleriano). Se si farà sentire l’assenza di un direttore musicale lo verificheremo in itinere (l’attuale sovrintendenza lo reputa non necessario). Comunque sforziamoci di vedere il bicchiere mezzo pieno….

Teatro Regio Torino: Stagione 2018/19

giugno 18, 2018

Regio 18-19

Siamo sinceri: eravamo tutti in ansia a Torino nell’attesa della futura Stagione lirica 2018/19 del Teatro Regio. Le vicende sono note anche ai non torinesi: il sovrintendente Walter Vergnano si dimette con un anno di anticipo per un buco di bilancio, le sue dimissioni, accettate dal sindaco, fanno decadere Direttore Artistico (Gaston Fournier Facio) e Direttore Musicale (Gianandrea Noseda). Viene designato il nuovo Sovrintendente (William Graziosi) e il nuovo Direttore Artistico (Alessandro Galoppini), per il momento niente direttore musicale (si sussurra però il nome di Daniel Oren). Oggi la presentazione della Stagione. Il buco di bilancio è stato sanato. Suppongo che la nuova Stagione sia stata programmata in tempi da Alta Velocità per cui mi sembra ingeneroso emettere una sentenza e lascio possibili mugugni e facili ironie ad altri. Mi pare che l’obiettivo, già dichiarato in precedenza, sia quello di recuperare pubblico attraverso titoli di fortissimo appeal, per cui Trilogia popolare verdiana con abbonamento ad hoc, Madama Butterfly, La Sonnambula, L’elisir d’amore, Cavalleria Rusticana (abbinata a La Giara), L’Italiana in Algeri. Non manca la rarità: Agnese di Paër, torna Roberto Bolle con i suoi Friends, Porgy and Bess come musical (anche se è un’opera), il balletto è Romeo e Giulietta di Prokof’ev nella storica coreografia di MacMillan.

http://www.teatroregio.torino.it/stagione/2018-2019

Un paio di allestimenti provengono da Macerata, il Trovatore è un allestimento del TCBO che se non sbaglio fu anche trasmesso in tv, il Rigoletto con la regia di Turturro è coprodotto con Palermo e Liegi e ce ne era notizia già dallo scorso inverno. Scomparsi i cicli Janacek e Richard Strauss (come prevedibile) in quanto “farina del sacco” di Fournier. Spiace però che a Strauss non venga reso omaggio nel 70° della morte, ma forse ci sarà occasione nella futura stagione, magari con un Rosenkavalier? Chissà…