Archive for the ‘violoncellisti’ Category

Antonio Meneses e Maria João Pires al Conservatorio di Torino per l’Unione Musicale

novembre 21, 2013
Antonio Meneses e Maria João Pires alla Wigmore Hall nel gennaio 2012 ©B.Ealovega

Antonio Meneses e Maria João Pires alla Wigmore Hall nel gennaio 2012 ©B.Ealovega

Un recital immortalato anche dal disco e che ormai sta facendo il giro del mondo quello proposto dall’Unione Musicale al Conservatorio di Torino e che ha visto come protagonisti due grandi: Antonio Meneses e Maria João Pires [Schubert: Sonata in la minore per violoncello e pianoforte D. 821; Brahms: 3 Intermezzi per pianoforte op. 117; Mendelssohn: Lied ohne Worte in re maggiore per violoncello e pianoforte op. 109; Brahms Sonata in mi minore per violoncello e pianoforte op. 38]. L’op.117 di Brahms è stata a sorpresa sostituita con la Sonata op.31 n.2 di Beethoven, eseguita alla Salle Pleyel due sere prima e visibile anche in rete:

http://www.citedelamusiquelive.tv/concert/1011607/antonio-meneses-maria-joao-pires-ludwig-van-beethoven-johann.html .

Il Concerto londinese (gennaio 2012) e il CD sono già stati abbondantemente e autorevolmente recensiti:

http://tinyurl.com/pqnjh4z

http://www.theguardian.com/music/2012/jan/08/meneses-pires-review

http://tinyurl.com/nzrt9qx

http://sinfinimusic.com/uk/reviews/recordings/lebrecht-album-of-the-week/meneses-and-pires-wigmore-14-oct

http://www.standard.co.uk/goingout/music/antonio-menesesmaria-joao-pires-wigmore-hall–review-7428163.html

che non ho la pretesa di aggiungere altro. Uno di quei concerti che passano alla storia e che nessun appassionato può perdere. Applausi interminabili e due bis: lo Scherzo dall’op.69 di Beethoven e la trascrizione di Romaet-Rosanoff della Pastorale BWV 590 di J.S.Bach.

Omer Meir Wellber e Johannes Moser alla OSN Rai

novembre 8, 2013

Nella Stagione in corso alla OSN Rai, che sembra un festival di giovani se non giovanissimi interpreti, è stata la volta di Omer Meir Wellber, 32 anni appena compiuti, e di Johannes Moser di due anni meno giovane. Moser era al debutto con la OSN, Wellber era già stato sul podio nell’aprile dello scorso anno. Un programma di musiche romantiche: dalle Ebridi di Mendelssohn al Concerto op.129 di Schumann per concludere con la Sinfonia Fantastica di Berlioz.

Omer Meir Wellber

Omer Meir Wellber

Wellber è un direttore che in pochi anni sta affermandosi sulla scena internazionale, soprattutto nel campo dell’opera, ma anche come direttore di musica sinfonica. Non sempre ha riscosso consensi unanimi, alcuni non sono rimasti pienamente convinti. Ha convinto decisamente me. Raramente capita di ascoltare un così perfetto equilibrio sonoro tra le tutte le sezioni dell’orchestra, una trasparenza di suono dove è percettibile anche l’intervento del singolo strumento. L’Ouverture op.26 di Mendelssohn era un vero incanto di suoni e di trasparenze “marine”, l’accompagnamento al Concerto shumanniano era in perfetta simbiosi con il solista, la Symphonie Fantastique forse mancava di visionarietà e di eccessi, ma in compenso metteva in piena luce la geniale orchestrazione di Berlioz. Sono risultati che alcuni direttori raggiungono generalmente dopo decenni di carriera e con le orchestre con cui hanno un rapporto continuativo; verificarli in un direttore giovanissimo e sul podio di una compagine che incontra per la seconda volta lascia stupiti. Siamo di fronte a un grande, non c’è dubbio. Devo però sottolineare doverosamente l’altissimo livello che l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai ha raggiunto, mostrando ineguagliabili duttilità e capacità di seguire perfettamente le indicazioni dei vari direttori che si avvicendano sul suo podio. Wellber si mostrava entusiasta del risultato, sprizzava soddisfazione da tutti i pori e non si stancava di applaudire tutti gli orchestrali, che da parte loro applaudivano il Maestro a testimonianza di un lavoro di cui andar reciprocamente fieri. Insomma l’Orchestra è tornata allo splendore di alcuni anni fa, quando si azzardava a definirla “la migliore di Italia” e forse si potrebbe ormai replicare l’azzardo, senza suscitare (si spera) le solite polemiche, campanilistiche per lo più, di alcuni che vantano solo i loro prodotti locali. Voglio piuttosto sperare che a rendersene conto sia l’Azienda cui l’Orchestra fa capo e che non se ne ricordi solo nelle grandi occasioni per esibirla come fiore all’occhiello, onde dimenticarsene il giorno dopo….

Johannes Moser

Johannes Moser

Johannes Moser ha vinto nel 2002 il primo premio al Concorso Ciaikovski e sta svolgendo una carriera in cui si esibisce con le maggiori orchestre e direttori del mondo. Al suo debutto con la OSN Rai ha eseguito il Concerto di Schumann, uno dei capolavori del repertorio, in cui è emerso il suo virtuosismo e la sua intensa musicalità. Perfetta intesa col Direttore e l’Orchestra.

Un momento del Concerto con Johannes Moser e Omer Meir Wellber

Un momento del Concerto con Johannes Moser e Omer Meir Wellber

Sol Gabetta e Sergio Ciomei a Torino per MiTo Settembre Musica

settembre 17, 2013
Sol Gabetta ©U.Arens

Sol Gabetta ©U.Arens

A pochi mesi dal concerto con l’Orchestra Rai torna a Torino Sol Gabetta. Accompagnata da Sergio Ciomei al piano ha proposto alcuni classici del repertorio violoncellistico.

Sol Gabetta

Sol Gabetta

Prima parte dedicata a Beethoven con le Variazioni su “Bei Männern welche Liebe fühlen” e con la Sonata op.69.

Sol Gabetta

Sol Gabetta

Seconda parte con la Sonata op.38 di Brahms e in conclusione una rarità: la Fantaisie sur deux airs russes op.13 di Adrien-François Servais, un brano di grande virtuosismo.

Sol Gabetta

Sol Gabetta

Grandi e meritate ovazioni cui la Gabetta ha risposto con due bis: una trascrizione per violoncello e piano dell’Intermezzo n.2 dai Klavierstücke op.118 di Brahms e un brano di grande virtuosismo strumentale di cui ignoro il titolo.

Sol Gabetta ©U.Arens

Sol Gabetta ©U.Arens

Applausi calorosi con la speranza di rivederla e riascoltarla presto.

Sol Gabetta interpreta Elgar alla Stagione OSN Rai. Dirige John Axelrod

aprile 19, 2013
Sol Gabetta

Sol Gabetta

A due anni del suo debutto con l’OSN Rai in un indimenticabile Shostakovich

https://musicofilia.wordpress.com/2011/05/06/sol-gabetta-allauditorium-toscanini-per-la-stagione-osn-rai/

torna all’Auditorium Toscanini Sol Gabetta con lo straordinario Concerto in mi minore di Elgar.

Sol Gabetta prova con l'OSN il Concerto di Elgar

Sol Gabetta prova con l’OSN il Concerto di Elgar

In questi due anni la giovane violoncellista ha mietuto successi in tutto il mondo: dal Concertgebouw di Amsterdam all’Australia, da Londra a Parigi, da New York al Colon di Buenos Aires è stata una continua e inarrestabile ascesa.

Sol Gabetta al Colon con Bertrand Chamayou

Sol Gabetta al Colon con Bertrand Chamayou

In più fortunati CD, tra cui Duo con la Grimaud.

Hélène Grimaud + Sol Gabetta DUO

La Gabetta e la Grimaud

La Gabetta e la Grimaud

Grandissima attesa per questo Concerto all’Auditorium Toscanini. Sol Gabetta festeggiava nell’occasione il suo compleanno ed è stato un vero piacere per noi vederla e ascoltarla. Con il suo Guadagnini del 1759 ha dato una intensa e profonda interpretazione del capolavoro di Elgar che sta divenendo sempre più popolare.

Un momento del Concerto ©digital photo

Un momento del Concerto ©digital photo

Grande successo e meritati applausi.

Sol Gabetta risponde agli applausi ©digital photo

Sol Gabetta risponde agli applausi ©digital photo

Nel mio entusiasmo per Sol Gabetta stavo quasi per tralasciare il sempre più bravo John Axelrod, che nella seconda parte della serata ha diretto una bellissima Ottava Sinfonia di Dvořák. Axelrod è un ospite abituale della OSN Rai e il suo rapporto con essa è ormai ben consolidato e i risultati sono sempre ben evidenti.

John Axelrod sul podio della OSN ©digital photo

John Axelrod sul podio della OSN ©digital photo

Stasera si replica e….. Domenica 21 aprile 2013 differita tv su Rai 5 alle 21:15!!!!

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Differita tv che ho seguito, nonostante avessi già assistito al concerto dal vivo. Spero che non si tratti dell’una tantum, ma che queste differite dei concerti Rai diventino una consuetudine. Ho già scritto più volte che trovo assurdo e inspiegabile che una risorsa come l’OSN Rai non venga valorizzata dal medium principale, ma sia confinata nelle nicchie di Radiotre e di uno streaming la cui qualità è decisamente bassa e in ogni caso destinato a un bacino d’utenza minimo. La qualità decisamente alta dell’Orchestra e delle stagioni proposte meritano invece la massima diffusione.

Mario Brunello suona Kabalevskij alla Stagione Rai. Sul podio John Axelrod

aprile 15, 2012

Mario Brunello ©M.Branca

Mario Brunello ha un repertorio vastissimo che spazia da Bach ai contemporanei. Ha proposto per il 17° concerto della Stagione Rai il Secondo Concerto op.77 di Dmitrij Kabalevskij, opera non molto nota, almeno da noi, e che risulta in prima esecuzione Rai a Torino.

Dmitrij Kabalevskij (a sx) con Daniil Shafran, esecutore dei suoi concerti per violoncello e orchestra.

Composto nel 1964, il concerto si mantiene fedele alla totale adesione dell’Autore ai canoni dell’estetica musicale di regime, di cui Kabalevskij fu sempre convinto assertore. Ciò forse lo ha fatto spesso liquidare frettolosamente in Occidente e giunge quanto mai opportuna l’occasione per conoscerlo più a fondo e rivalutarlo. I motivi di interesse non sono pochi e il Concerto ha momenti notevoli, soprattutto nell’ampio finale, che Brunello ha messo in luce con una performance superlativa. Sul podio John Axelrod, che aveva già collaborato con Brunello a Lugano nello scorso novembre nel Secondo concerto di Rota.

John Axelrod

L’assidua collaborazione con l’Orchestra sta dando risultati eccellenti e devo dire che Axelrod mi stupisce sempre di più a ogni sua apparizione. Spero veramente che questo fecondissimo rapporto continui nel tempo, anche se istituzioni più intraprendenti e lungimiranti se lo sono assicurato con incarichi fissi. Kabalevskij, il musicista sovietico per antonomasia, è stato racchiuso da due pagine che evocano gli Stati Uniti (una casualità?): le Variazioni su “America” di Ives e la Nona Sinfonia “Dal Nuovo Mondo”di Dvořák. Quest’ultima è pagina fin troppo conosciuta e forse logorata dalla routine. Axelrod è riuscito a restituirle una perduta verginità con una intensa, partecipe e convinta interpretazione che ha coinvolto al massimo Orchestra e pubblico. Lo ha fatto senza andarsi a cacciare in chissà quali ricercatezze e nuove prospettive di lettura, ma con lo slancio e la musicalità di chi vi si accosta quasi per la prima volta. E sembrava davvero di provare magicamente le stesse emozioni della prima volta di ascolto… Quando un interprete riesce a far questo è, secondo me, un “grande”: comincio a pensare che Axelrod sia veramente tale.