L’AMICO FRITZ di Mascagni (Venezia,2016) su Rai 5

dicembre 9, 2017

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Chi sperava in una differita dell’Andrea Chénier su Rai 5 deve, per il momento, pazientare. Domani andrà in onda L’amico Fritz di Pietro Mascagni in una edizione dello scorso anno andata in scena al Teatro La Fenice di Venezia con la regia di Simona Marchini e la direzione di Fabrizio Maria Carminati. Interpreti principali: Alessandro Scotto di Luzio, Carmela Remigio, Teresa Jervolino, Elia Fabbian.

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Qualche recensione dello spettacolo:

http://www.gbopera.it/2016/06/lamico-fritz-al-teatro-la-fenice-di-venezia/

http://www.operaclick.com/recensioni/teatrale/venezia-teatro-la-fenice-lamico-fritz

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Pietro Mascagni

Mi ero illuso che con questa proposta Rai 5 volesse rendere omaggio a Pietro Mascagni, di cui il 7 dicembre ricorre l’anniversario della nascita: invece no, l’omaggio c’è, ma è al Teatro La Fenice e si andrà avanti per tutto il mese (si è iniziato con Norma la scorsa domenica, si proseguirà con Alceste, Flauto Magico, Traviata, Schiaccianoci).

 

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“Andrea Chénier” di Giordano in diretta dal Teatro alla Scala

dicembre 6, 2017
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Umberto Giordano nel 1896, anno della prima di Andrea Chénier

Ci voleva il 150enario della nascita di Umberto Giordano e soprattutto Riccardo Chailly per far tornare l’Andrea Chénier alla Scala. Un ritorno trionfale, visto che è l’opera che inaugura la Stagione 2017/18.

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Riccardo Chailly

Chailly è un convinto interprete dell’opera di Giordano e le ultime volte alla Scala (1982 e 1985) fu proprio lui a dirigerla.

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Cappuccilli, Chailly ed Anna Tomowa Sintow agli applausi nel 1982 ©Lelli Masotti

Nel 1982: José Carreras, Anna Tomowa Sintow e Piero Cappuccilli erano gli interpreti principali. Lo spettacolo portava al firma di Lamberto Puggelli. Lo stesso spettacolo fu ripreso nel 1985 con Eva Marton nel ruolo di Maddalena.

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Eva Marton nel 1985 © Lelli Masotti

Andando indietro nel tempo rimane leggendaria l’edizione del 1955 con Maria Callas, Mario Del Monaco e Aldo Protti con Antonino Votto sul podio.

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Maria Callas, Antonino Votto e Mario Del Monaco © E.Piccagliani

Nel 1960 Del Monaco sarà con Renata Tebaldi ed Ettore Bastianini, Gavazzeni sul podio.

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La Tebaldi e Del Monaco nel 1960 © E.Piccagliani

Se consideriamo le precedenti:nel 1947 Gigli, Di Giulio, Tagliabue, direttore Serafin, nel 1949 Tebaldi, Del Monaco, Silveri e nel 1951 Maria Caniglia, Del Monaco, Giuseppe Taddei entrambe dirette da Victor De Sabata, le edizioni di Andrea Chénier alla Scala non sono poi tante negli ultimi 70 anni e direi che si sono diradate andando avanti nel tempo fino a scomparire. Insomma bisogna essere grati a Riccardo Chailly per una scelta che alcuni hanno definito “coraggiosa”.

Perché inaugurare con «Andrea Chénier»?

«Perché è una bellissima e difficile partitura. Perché manca alla Scala da trentadue anni. Perché è un’opera che è nata qui. Perché c’è tutto un repertorio, italiano e scaligero, che Milano non può e non deve trascurare. L’importanza storica e musicale dello Chénier è almeno pari a quella di Cavalleria rusticana».  © La Stampa

Il cast comprende Anna Netrebko, Yusif Eyvazov, Luca Salsi, Annalisa Stroppa, Mariana Pentcheva nei ruoli principali.

Lei ha sempre rivendicato la bellezza di Chénier.

«Secondo me, è un dato di fatto. Certo, si tratta anche di rileggere Chénier, sia dal punto di vista musicale che da quello scenico, con occhi contemporanei, evitando l’enfasi retorica, la routine, un certo autocompiacimento vocale che pure fanno parte della storia interpretativa dell’opera. L’importante è eseguirla com’è scritta, non concentrandosi sulle sei romanze più celebri ma valorizzando anche la musica che le collega. Per apprezzare la ricchezza di una partitura in realtà raffinata, piena di echi e citazioni, dal Tristan che viene proprio citato letteralmente ai concertati di Otello. Per questo voglio che non ci siamo interruzioni, niente applausi dopo le romanze». © La Stampa

La regia è affidata a Mario Martone e lo spettacolo si annuncia “tradizionale”, nel senso che l’ambientazione sarà nel suo tempo, periodo storico che Martone conosce bene. Può sembrare altro atto di coraggio scegliere un regista rispettoso delle indicazioni del libretto e sicuramente scontenterà coloro che preferiscono vedere un Andrea Chénier ambientato nella contemporaneità, chissà con quali inevitabili stramberie.

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Scena dall’opera ©La Stampa

Diretta tv su Rai 1 domani a partire dalle 17:45. Differita su Arte a partire dalle 22:50. Il sito della Scala annuncia anche una differita su Rai 5, ma non precisa la data.

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Un trionfo, a giudicare dagli applausi e dagli omaggi floreali lanciati in palcoscenico alla fine dell’opera. A caldo, direi, meritati soprattutto per Chailly.  Entusiasmo alle stelle. Insomma un grande successo. Riguardandola  e riascoltandola forse scriverò qualcosa in più.

L’ho scritto:

https://musicofilia.wordpress.com/2017/12/09/andrea-chenier-di-giordano-inaugura-la-stagione-alla-scala/

James Levine accusato di abusi sessuali

dicembre 4, 2017

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Anche il mondo della musica classica comincia a tremare: le accuse di abusi, molestie sessuali iniziano ad abbattersi su alcuni suoi protagonisti. Tocca a James Levine:

http://www.foxnews.com/entertainment/2017/12/03/james-levine-suspended-by-met-opera-after-sexual-abuse-accusations.html

Credo che sia solo l’inizio….

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“Norma” (Venezia,2015) su Rai 5

dicembre 3, 2017

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Dopo soli due mesi su Rai 5 torna Norma di Bellini, stavolta nella replica di un allestimento della Fenice di Venezia del 2015, che i fedelissimi di Rai 5  forse ricordano per la scandalosa ripresa audio, messa poi a posto successivamente.

https://musicofilia.wordpress.com/2015/06/25/norma-di-bellini-dal-teatro-la-fenice-di-venezia-su-rai-5/

Musica francese alla Stagione OSN Rai con Valčuha e Cominati

dicembre 2, 2017

Juraj Valčuha è tornato sul podio della OSN Rai con un programma tutto francese. Un repertorio a lui molto congeniale come ha spesso dimostrato negli anni che lo hanno visto direttore principale dell’Orchestra. Memorabile fu ad es. il Pelléas et Mélisande di Debussy con cui inaugurò la Stagione di un paio di anni fa.

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Juraj Valčuha ©Più luce

E proprio a Debussy è dedicata la prima parte del Concerto. “Pezzo forte” la Fantaisie per piano e orchestra, brano giovanile ripudiato dall’Autore che ne impedì l’esecuzione, finché fu in vita (fu eseguito postumo nel 1919). Ne è stato solista Roberto Cominati, che di Debussy si è rivelato grande interprete.

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Esecuzione della Fantasia di Debussy ©Più Luce

Ama la Fantaisie, che aveva eseguito con Valčuha a Bratislava, e ne riconosce i pregi: «Un’orchestrazione importante e accuratissima, tanto per cominciare. E il secondo tempo è magnifico, specie nella sezione lenta, la cui cantabilità avvolgente sembra anticipare certe sonorità moderne e un andamento quasi alla Bill Evans. La seconda parte del brano resta, secondo me, la più interessante sotto il profilo armonico. Timbricamente, però, è l’intero lavoro a risultare straordinario» (intervista a Sistema Musica). Difatti è una pagina molto interessante e meriterebbe una maggior diffusione. L’esecuzione è stata magistrale e l’intesa tra Solista e Orchestra perfetta. Applaudito a lungo Cominati ha proposto due bis: Claire de lune di Debussy e la trascrizione di Moszkowsky del “Lascia che io pianga” di Handel.

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Cominati esegue i bis © Più luce

La serata era iniziata con un brano di gran lunga più conosciuto: Ibéria da Images pour orchestre , reso in tutto il suo fascino timbrico e in tutta la magia di colori.

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Le percussioni in Ibéria © Più Luce

La seconda parte del concerto è iniziata con la Suite dalle musiche di scena per Pelléas et Mélisande di Gabriel Fauré. Pagina di estrema raffinatezza assente forse da troppo tempo dalle Stagioni Rai  di Torino (un refuso del programma farebbe risalire agli inizi del Basso Medioevo l’ultima esecuzione, ma in ogni caso i 32 anni di assenza sono tanti). Bene ha fatto Valčuha a riproporla.

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Juraj Valčuha ©Più Luce

Si conclude con le musiche per balletto dal Faust di Gounod. Il balletto fu inserito da Gounod nel V atto dell’opera per soddisfare le richieste dell’Opéra di Parigi. Di solito viene espunto dalle rappresentazioni, ma ebbe soprattutto in passato una buona fortuna discografica e vanta incisioni di Karajan, Solti, Ozawa, Fistoulari, Gibson…, e non a torto, poiché è, a mio parere, una delle più riuscite musiche per balletto del grand opéra, di molto superiore ad es. a quelle inserite nel Roméo et Juliette di Gounod. Valčuha ha diretto nello scorso gennaio a Firenze un’edizione del Faust con la regia di McVicar in cui ha ricevuto notevoli consensi di critica e forse è rimasto sedotto da questo balletto che ha voluto proporre a conclusione di serata. Riuscitissima prova dell’Orchestra soprattutto nella Danse antique, nelle Variations de Cléopatre e in modo particolare nella scatenata Danse de Phryné.

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L’OSN diretta da Valčuha nel concerto ©Più Luce

Applausi finali calorosi e meritatissimi.