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DIALOGUES DES CARMÉLITES di Poulenc (Milano,2004) su Rai 5

marzo 26, 2016
applausi

Applausi finali agli interpreti © A.Tamoni

Domani, Domenica di Pasqua, su Rai 5 un’edizione giustamente famosa di Dialogues des Carmélites di Francis Poulenc andata in scena agli Arcimboldi nel 2004 con la regia di Robert Carsen e la direzione di Riccardo Muti.

locandina

Tra gli interpreti Anja Silja e Dagmar Schellenberger.

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Anja Silja e Dagmar Schellenberger © A.Tamoni

Una recensione dello spettacolo:

http://www.operaclick.com/node/247

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Dagmar Schellenberger © A.Tamoni

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Anja Silja

aprile 17, 2012

Anja Silja

Quando ero giovanissimo se avessi voluto pensare a una cantante lirica che alle doti vocali unisse la bellezza della persona avrei forse pensato ad Anja Silja. Bella fuor di dubbio al punto da far perdere la testa a Wieland Wagner, con cui la Silja ebbe una relazione dal 1960 al 1966 (anno della morte di lui),

Anja Silja con Wieland Wagner

ad André Cluytens, che ne rimase letteralmente folgorato, e con cui la Silja ebbe una breve ma intensa relazione dal 1966 al 1967 (anno della morte di Cluytens).

André Cluytens con Anja Silja

Il rapporto più duraturo fu con Christoph von Dohnányi, che sposò e da cui ebbe tre figli; divorziarono nel 1990. Se la vita sentimentale è stata così intensa, non da meno è stata quella artistica, che è in corso ancora oggi. Anja Sillja Regina Langwagen (in arte solo Anja Silja) nasce a Berlino il 17 aprile 1940 e debutta a soli 16 anni come Rosina ne Il Barbiere di Siviglia di Rossini, a cui seguì il ruolo di Micaela nella Carmen e quello estremamente impegnativo di Zerbinetta nell Ariadne auf  Naxos.

Una foto giovanile di Anja Silja

Quindi a 19 anni alla Staatsoper di Vienna come Regina della Notte, quindi altri ruoli tra cui Fiordiligi in Così fan tutte. A 20 anni approda a Bayreuth nel ruolo di Senta nel Der fliegende Holländer. Qui il coup de foudre e la relazione con Wieland Wagner. Cantò la maggior parte dei ruoli wagneriani a Bayreuth e fuori Bayreuth anche ruoli straussiani, tra cui si distinse la Salome che fu uno dei ruoli da lei più frequentati.

La Silja nel 1962

Estese molto il suo repertorio comprendendovi anche ruoli come Lady Macbeth, Violetta, Turandot (sia Liù che Turandot), Fidelio, Medea, Carmen… L’elenco rischia di essere lunghissimo e incompleto.

La Silja nel Fidelio al suo debutto al Met nel 1972

Una carriera lunga in cui non si può non ricordare la sua Madame de Croissy nei Dialogues des Carmélites di Poulenc alla Scala con Riccardo Muti nel 2004.

Un altro ruolo da lei affrontato spesso è quello della Kostenicka in Jenufa di Janacek.

Negli ultimi anni è spesso la Contessa nella Pikovaja Dama di Ciaikovskij, in questo ruolo la ho ancora vista al Regio di Torino nel maggio 2009. Eccola in questo ruolo a Vienna nello stesso anno:

Oggi Anja Silja festeggia il suo 72° compleanno. A lei gli auguri più calorosi e l’ammirazione incondizionata di sempre.

LA DAMA DI PICCHE di Ciaikovski al Teatro Regio di Torino

maggio 30, 2009
P.I.Ciaikovski con i coniugi Figner, primi interpreti assoluti della "Dama di Picche" nel 1890

P.I.Ciaikovski con i coniugi Figner, primi interpreti assoluti della "Dama di Picche" nel 1890

Potrà sembrare incredibile (e lo è), ma quella attualmente in corso al Teatro Regio è la seconda produzione scenica dell’opera a Torino. La prima avvenne nel marzo 1963 (72 anni dopo la prima assoluta dell’opera!!!) al Teatro Nuovo con l’indimenticabile Leyla Gencer nel ruolo di Liza e Giuseppe Campora in quello di German, dirigeva Franco Capuana. Dopo di che un silenzio di ben 46 anni, interrotto da due esecuzioni Rai in forma di concerto. La nomina di Noseda a direttore musicale del Regio mi aveva fatto da subito ben sperare in un doveroso ripristino e l’attesa non è stata delusa. Forse le cose però non sono andate per il verso giusto. I previsti Dmitri Cherniakov, regista, e Misha Didyk, tenore, sono scomparsi dal cartellone e in extremis si è trovata la disponibilità di Denis Krief, che (pare in pochi giorni) ha ideato velocemente lo spettacolo. Definirlo all’insegna dell’economia è usare un eufemismo: siamo ai limiti della forma semiscenica, che forse quasi quasi si rimpiange. Insomma dopo la Turandot nuda di due stagioni fa ecco una Dama di Picche in mutande, e forse proprio in questa foggia i tagli finanziari stanno lasciando i nostri enti lirici. Sinceramente ignoro se una rappresentazione così povera sia un’idea del regista o una conseguenza di un bilancio in rosso, in ogni caso non posso fare a meno di esprimere il mio sconcerto. Senza pretendere allestimenti sfarzosi o un Settecento tutte parrucche e crinoline,  vedere il nudo palcoscenico con muri perimetrali, segnali di sicurezza, idranti in bella mostra e l’impianto scenico ridotto solo a una pedana verde inclinata che rappresenterebbe un tavolo da gioco che di volta in volta diventa giardino, pavimento ecc., con in alcune scene uno schermo di plexiglas opaco che riflette in parte la luce creando fastidio agli occhi degli spettatori  o uno scheletro di teatrino nella prima scena del secondo atto e una poltrona che compariva secondo necessità è decisamente un brutto vedere e secondo me non ci sono dotte dissertazioni che possano dimostrare il contrario. Senza contare che questa quasi totale assenza di scena ha finito col creare, secondo me, problemi acustici disperdendo le voci man mano che gli interpreti indietreggiavano dal proscenio o cantavano con la voce rivolta non direttamente verso la sala. I costumi erano poi di una bruttezza e sciatteria rare. Riconosco comunque doverosamente a Krief due meriti: quello di aver sostituito un collega defezionario e quello di esser rimasto fedele a Ciaikovski, senza cedere alla tentazione di letture pushkiniane che altri registi propongono: insomma qui sia Liza che German muoiono suicidi, secondo libretto e come vuole l’Autore. Autore che in German aveva finito per identificarsi e, potenziale suicida da tempo, aveva rifiutato quel finale pushkiniano che vuole German impazzito e Liza coniugata a un altro, optando per un finale che vede entrambi togliersi la vita. L’idea della morte è già presente dall’inizio : “Umeret!” (Morire!) canta già il protagonista al suo primo apparire come unica soluzione alternativa al non possesso di Liza. E nella sua chanson a boire dell’ultima scena ribadisce ” Chto verno? Smert odna! Kak bereg morja suety, nam vsem pribzhshche ona.” ( Cosa c’è di certo? solo la morte! come la riva di un mare in tempesta è un rifugio per tutti noi.). Sbagliato quindi cambiare il finale, come hanno fatto molti registi attuali, rifacendosi a Pushkin contro Ciaikovski.

Foto della prima assoluta dell'opera a S.Pietroburgo il 19/12/1890: Liza e German

Foto della prima assoluta dell'opera a S.Pietroburgo il 19/12/1890: Liza e German nel II quadro del I atto

Foto della prima assoluta pietroburghese: la Contessa nel II quadro del II atto

Foto della prima assoluta pietroburghese: la Contessa nel II quadro del II atto

Venendo alla parte musicale dello spettacolo del Regio, preciso che faccio riferimento al secondo cast. In questo emerge in modo superbo la Liza di Kristine Opolais. La giovane soprano lettone in cui sfolgorante bellezza e bravura gareggiano ad armi pari è stata, secondo me, la vera protagonista assoluta della serata.

Kristine Opolais

Kristine Opolais

Il momento in cui nel secondo quadro del secondo atto appare in vestaglia vale da solo tutta la rappresentazione 😉

La Opolais nel II quadro del II atto all'Opera di Riga

La Opolais nel II quadro del II atto all'Opera di Riga (ma al Regio è molto più bella!)

A impersonare la Contessa la grande Anja Silja e tanto nome basti. Ancora affascinante è riuscita a rendere il personaggio magnetico e diabolico.

Anja Silja

Anja Silja

Ottima la Polina di Nadezhda Serdyuk, una delle cantanti stabili del Marinskij, che sono le interpreti più attendibili di queste parti.

Nadezhda Serdyuk

Nadezhda Serdyuk

Forse meno soddisfacente il cast maschile. La parte di German è una delle più massacranti in assoluto che ci siano per il tenore, forse più dell’Otello verdiano. Ma come un Otello con un tenore non idoneo è un Otello mancato, lo stesso si può dire della Pikovaja dama. Il tenore olandese Kor-Jan Dusseljee ha una lunga carriera alle spalle che lo ha visto inizialmente in ruoli come Tamino, Nemorino, Don Ramiro per passare poi in ruoli come Alvaro, il Principe della Rusalka, Sergei della Lady Macbeth. Ha già affrontato il ruolo di German alla Komische Oper di Berlino nel gennaio scorso riscuotendo consensi. A giudicare dalla prova da me ascoltata, ha bella voce, anche se i mezzi vocali non mi sono parsi del tutto adeguati alla parte, in più, poveretto, gli è toccato cantare in condizioni sceniche che lo hanno messo in notevole difficoltà (ogni volta che si allontanava dal proscenio la voce era pressoché inudibile) e affrontando un continuo braccio di ferro col direttore che gli scaraventava addosso colate di turgide sonorità orchestrali uscendone sempre vincitore. Forse in altro contesto a lui più favorevole la prova sarebbe stata completamente diversa.

Kor-Jan Dusseljee

Kor-Jan Dusseljee

Yuri Batukov (Tomskij) e Vladislav Sulimskij (Eleckij) hanno la parte nel loro repertorio e hanno dato prove convincenti, anche se non proprio memorabili. Non voglio allungare troppo con i nomi dei comprimari (reperibili nella locandina dello spettacolo anche on line), mi limito a dire che sono stati tutti di ottimo livello e hanno avuto il notevole merito di cantare su un piano obliquo e in uno spazio che ne sacrificava la voce. Ho lasciato per ultimo Gianandrea Noseda, che dimostra sempre di più i risultati del suo lavoro con l’orchestra che migliora di volta in volta. Anche per lui vale il discorso delle condizioni acustiche di questo spettacolo, quindi attribuire a lui il fatto che l’orchestra coprisse molto spesso le voci non è giusto. Come interpretazione mi sarei aspettato un po’ di più vista la sua consuetudine col repertorio e il suo lavoro presso il Marinskij. Una Pikovaja dama così povera di colori, di atmosfere è in perfetta sintonia con quanto si vede sul palcoscenico, però è motivo di ulteriore insoddisfazione, almeno per me. Per tirarmi su il morale, non mi resta che guardare un’altra immagine della Opolais 😉

Kristine Opolais

Kristine Opolais