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Il Requiem di Verdi alla OSN Rai

ottobre 26, 2018

La Messa da requiem di Giuseppe Verdi è probabilmente la composizione non operistica italiana più eseguita in sede concertistica (come nota D.Spini nel programma di sala). La OSN Rai non si sottrae a questa regola e dalla sua fondazione vanta già quattro esecuzioni di questa pagina affidate a maestri di grande prestigio (Giulini, Gergiev, Noseda, Valcuha). A questi si aggiunge James Conlon, attuale direttore principale dell’Orchestra, con una esecuzione che si pone alla pari delle precedenti. 

Jconlon

James Conlon dirige il Requiem di Verdi

Per l’occasione è stato chiamato lo straordinario Coro del Regio di Parma, istruito da Martino Faggiani, compagine verdiana se altre mai.

Coro

Il Coro del Regio di Parma nel Requiem di Verdi

Un quartetto di solisti di altissimo livello: Anna Pirozzi, Marianna Pizzolato, Saimir Pirgu, Riccardo Zanellato.

solisti

I solisti nel Requiem di Verdi

Conlon coglie perfettamente il carattere non liturgico del Requiem verdiano, la dimensione umana che la differenzia dalle analoghe composizioni di altri autori. La dialettica tra il terrore e la pietà che percorre la pagina è ben evidenziata. Se pagine come il Dies irae sono telluriche, altre come l’Hostias sono trasparenti e diafane. Dinamiche ben curate, piani sonori in giusta prospettiva: le voci non sono mai state coperte dall’orchestra e i minimi dettagli erano percepibili. Una performance magistrale che ha riscosso il giusto e meritato successo.

applausi

Applausi finali

(foto di M.Vernetti)

LE NOZZE DI FIGARO di Mozart al Teatro Superga di Nichelino

marzo 30, 2009

Con Le Nozze di Figaro il Teatro Superga di Nichelino conclude la trilogia dapontiana iniziata due stagioni fa col Così fan tutte.

Una bellissima edizione, una delle migliori che io ricordi dal vivo (e ne ho viste davvero tante, Salisburgo incluso). Merito principale, secondo me, dell’eccellente direttore d’orchestra Emmanuel Siffert, svizzero, formatosi con Sandor Vegh a Salzburg e successivamente con Horst Stein, Ralf Weikart, Jorma Panula e Carlo Maria Giulini, ha Mozart nel DNA e lo ha dimostrato con una performance modello di eleganza, finezza, stile. Se a questo aggiungo che è riuscito a far suonare l’Orchestra Sinfonica della Valle d’Aosta (di cui è direttore principale) come una compagine di altissimo livello, che è riuscito a non coprire neanche una volta le voci in un teatro che non è concepito per la lirica e non ha la buca orchestrale, che ha dato i giusti tempi nel rispetto assoluto delle esigenze dei cantanti, ne viene fuori il profilo del direttore che ogni ente lirico sogna, spesso invano. Ha già un ottimo curriculum e gli auguro di cuore di affermarsi sempre di più come merita.

siffert

Emmanuel Siffert

Ottimo e affiatatissimo il cast vocale, composto da giovani cantanti che sanno che cos’è il gioco di squadra e sanno evitare quei perniciosi protagonismi che non giovano mai alla riuscita dello spettacolo. Comincerei dalla strepitosa Susanna di Arianna Donadelli, piena di brio, tutta pepe, che alle ottime doti vocali aggiunge una presenza scenica irresistibile.

Arianna Donadelli

Arianna Donadelli

Non vorrei però che il mio entusiasmo per la Donadelli sminuisse gli altri, a cominciare dall’ottimo e efficacissimo Figaro di Emilio Marcucci e dal Conte prestante e disinvolto di Evans Tonon: entrambi baritoni dalla voce chiara e dalla dizione perfetta, doti che ne fanno gli interpreti ideali per questi ruoli.

Emilio Marcucci

Emilio Marcucci

Evans Tonon

Evans Tonon

Anna Pirozzi ha interpretato benissimo la parte della Contessa: le due arie, soprattutto Dove sono i bei momenti, sono state tra i momenti più riusciti della rappresentazione.

Anna Pirozzi

Anna Pirozzi

Il Cherubino di Rosy Zagaglia aveva l’irruenza e il languore che caratterizzano il personaggio. Ottima nella difficilissima Non so più cosa son. Bravissimo e simpaticissimo Davide Mura nelle parti di Bartolo e Antonio. Da segnalare le ottime prove di Christian Berriat (Basilio/Curzio), Silvana Bruno (Marcellina), Elena Colombatto (Barbarina).

Ho lasciato per ultima l’Orchestra Sinfonica della Valle d’Aosta, compagine di giovanissimi strumentisti, cui va gran parte del merito della riuscita dello spettacolo. Non l’avevo mai ascoltata e ne sono rimasto davvero sorpreso. Neanche una piccola smagliatura in tre ore di rappresentazione è un primato da grande orchestra.

Una lode meritano Livio Viano e Nino Ventura per la regia dello spettacolo e Gianluca Fasano per la direzione del coro Orpheus.

Se qualcuno leggendo fosse scettico su quanto scrivo immaginando  che in un sobborgo operaio alle porte di Torino sia impossibile assistere a uno spettacolo mozartiano di alto livello si ricreda: l’entusiasmo, l’amore e la fede in ciò che si produce possono fare molto di più dei soldi e del professionismo (sempre più ridotto a stanca routine) che si vede in teatri blasonati dove spesso tutto si fa tranne che amare l’opera.