Posts Tagged ‘Claudio Abbado’

Omaggio a Claudio Abbado su Rai 5

gennaio 26, 2019

desktop7

Domani su Rai 5 niente opera, ma un omaggio a Claudio Abbado nel quinto anniversario della scomparsa. Inizia alle 10:05 con la replica dell’ultimo Concerto al Festival di Lucerna già da poco trasmesso, si prosegue alla 11:45 con un vecchio documentario della serie Grandi Direttori curata da Corrado Augias. Alle 18:30 una puntata di Prima della Prima in cui il Maestro prova con Mahler Jugendorchester la Decima di Mahler e Caminantes Ayacucho di Nono. Alle 19:00 un programma dal titolo Allegro con spirito in cui Abbado incontra i giovani della Orchestra Mozart nel 2004. Quindi ancora una puntata di Prima della Prima con le prove di Lied der Waldtaube dai Gurre Lieder e di Un sopravvissuto di Varsavia di Schoenberg.

claudi1

Senza mettere in discussione il lodevole sforzo, mi permetto di lamentare per l’ennesima volta le grandi assenti. Ovviamente le opere della Scala degli anni 70 che anche nel documentario trasmesso domenica scorsa erano definite tra le massime realizzazioni del Teatro milanese. Sì, necessitano di un deciso e accuratissimo restauro audio-video che renda loro giustizia, ma quale occasione migliore di questa? [Ci sarebbe anche l’Otello con i Berliner al Regio di Torino, ma purtroppo fu “rovinato” nella diretta tv da un intervento precoce del conduttore della serata la cui voce coprì le ultime note del duetto d’amore del primo atto e qui non c’è restauro che tenga…] Dovremo attendere altri cinque anni? Dovremo attendere il 2033? Dobbiamo rassegnarci in modo definitivo?

Annunci

“Il viaggio a Reims” di Rossini e “Così fan tutte” di Mozart su Rai 5 in ricordo di Claudio Abbado

gennaio 20, 2019

ca

Cinque anni fa Claudio Abbado ci lasciava per sempre. Per ricordarlo Rai 5 trasmetterà Il viaggio a Reims alle 10:05 e Così fan tutte alle 18:10. Si tratta di due repliche, per di più ravvicinate. Alle 21:15 seguirà un documentario: Claudio Abbado alla Scala. Rimando ai post relativi alle opere:

https://musicofilia.wordpress.com/2018/11/24/il-viaggio-a-reims-di-rossini-rof1984-su-rai-5/

https://musicofilia.wordpress.com/2019/01/05/cosi-fan-tutte-di-mozart-ferrara2000-su-rai5/

“Simon Boccanegra” di Verdi (Firenze,2002) su Rai 5

gennaio 12, 2019

Basta, ormai mi rassegno m1510: quante volte ho scritto che la Rai dovrebbe trasmettere il Simon Boccanegra diretto da Abbado con la regia di Strehler che nel 1978 riprese e diffuse? Ho perso il conto. Niente!! t2625. Continua imperterrita a replicare l’edizione del Maggio Musicale Fiorentino del 2002 e non c’è omaggio o ricorrenza che tenga. Così sarà anche domani.

desktop6

Scene dall’opera

Per carità, bella edizione, ma non c’è paragone con l’altra. Tra l’altro è già stata trasmessa pochi mesi fa e credo che ormai la conoscano tutti. Rimando al post che a sua volta rimanda a un altro….:

https://musicofilia.wordpress.com/2018/06/03/simon-boccanegra-firenze2002-su-rai-5/

 

COSÌ FAN TUTTE di Mozart (Ferrara,2000) su Rai5

gennaio 5, 2019

abbado-

Rai 5 inizia domani con questa replica di Così fan tutte un omaggio a Claudio Abbado a cinque anni dalla morte. Si tratta della edizione rappresentata a Ferrara nel febbraio 2000, trasmessa nell’estate dello stesso anno da Rai2, replicata da Rai 5 nel giugno 2013 (in occasione degli 80 anni del Maestro) e nel gennaio 2014 in occasione della scomparsa. La regia è di Mario Martone. Cantano: Melanie Diener, Anna Caterina Antonacci, Daniela Mazzuccato, Nicola Ulivieri, Charles Workmann, Andrea Concetti.

cft1

Anna Caterina Antonacci e Melanie Diener nel I atto

Una recensione di Paolo Gallarati su La Stampa© del 10/2/2000:

Fedele al suo appuntamento ferrarese con l’opera lirica, Claudio Abbado ha diretto l’altra sera una brillantissima esecuzione di “Così fan tutte” che entra nel suo repertorio dopo quelle delle “Nozze di Figaro” e del “Don Giovanni”. Delle tre opere su testi di Da Ponte, “Così fan tutte” è la più ambigua e sfuggente: la vicenda dei due ufficiali napoletani che si travestono da nobili albanesi per mettere alla prova la fedeltà delle rispettive ragazze e conquistano l’uno la fidanzata dell’altro, non è solo una farsa. La musica di Mozart vi instaura un gioco sottilissimo tra menzogna e verità, tanto da rappresentare una condizione perenne dell’esistenza umana: scoprire il volto dietro la maschera, la verità dei sentimenti dietro l’esteriorità dei comportamenti.
Più che le intermittenze del cuore, l’esecuzione, rigorosamente integrale, di Claudio Abbado punta essenzialmente a sottolineare la vivacità della commedia organizzata dal filosofo Don Alfonso, con la complicità della servetta Despina, per dimostrare ai due ingenui giovanotti la tesi che “così fan tutte”. Il gioco scenico acquista così un mordente esplosivo. Basti sentire con quale chiarezza vengono cantati i recitativi, tanto che quasi nulla del testo di Da Ponte va perduto.
Dal canto suo, la meravigliosa Mahler Chamber Orchestra, dal suono piuttosto secco e nervoso, è tutto un fremito vibrante sottopelle, pazzo divertimento per la messinscena della burla che non è comicità gratuita bensì maliziosa trasgressione, eccitazione, prurito, gusto vorace per l’avventura. Siamo dunque nel Settecento sensista e materialista di Condillac e del Barone d’Holbach, più che in quello sentimentale di Rousseau, rappresentato dalla benevola tolleranza di Don Alfonso verso la “necessità del core”: ma la musica di Mozart sopporta benissimo anche questa visione che va d’accordo con la regia di Mario Martone, ricca di trovate ma un po’ debor dante nei movimenti degli attori che entrano in platea, saltano, si ruzzolano sul palco e sui due letti sempre presenti in scena insieme a sedie, poltrone, paraventi, specchi, comodini. Persino Don Alfonso, per attenersi a questa impostazione, deve ringiovanire: Martone non si preoccupa del fatto che nei “crini già grigi” del “vecchio filosofo” Da Ponte e Mozart ironizzino sulla saccenteria del “secolo filosofico”, mostrandone insieme la saggezza. Trasforma invece Don Alfonso in un ragazzo che contribuisce in modo essenziale alla vivacità, molto napoletana, dell’assieme ma perde di contrasto rispetto a Gugliemo e Ferrando. I quali dovrebbero essere irriconoscibili dalle due ragazze per quasi tutta la vicenda, e invece non si travestono, se non con due baffetti disegnati colla matita: non riesco a capire perché, in una regia così attenta agli effetti teatrali, Martone rinunci alla naturale efficacia comunicativa che possiede il gesto di mascherarsi in scena, e alla fine smascherarsi tra lo stupore generale.
Questo fatto non ha compromesso, comunque, la riuscita dello spettacolo, accolto con applausi grandiosi per Abbado, il regista e gli ottimi cantanti: Daniela Mazzucato, splendida Despina, Melanie Diener e Anna Caterina Antonacci che intrecciano voluttuosamente le voci di Dorabella e Fiordiligi, Nicola Ulivieri, brillante Guglielmo, Andrea Concetti, molto dinamico nella parte di Don Alfonso e Charles Workmann, tenore dalla voce non bellissima ma dotato di gusto e di stile.

cft2

Anna Caterina Antonacci “Smanie implacabili..”

E la recensione di Michelangelo Zurletti su La Repubblica©:

Fin dalle prime battute dell’Ouverture è chiaro che la lettura di Così fan tutte di Abbado è altra cosa rispetto alle solite letture, più o meno belle. Stacco di tempo vertiginoso, strappate violente, suono secco e duro: quell’Ouverture non introduce bellurie e non cerca equilibri, anzi li sconvolge, aspira alla folle journée annunciata dalle Nozze di Figaro: che si può realizzare molto meglio qui con soli sei personaggi e con un libretto straordinario, in un gioco travolgente e festoso di equivoci e paradossi, in una commedia pungente e divertente. Che sia poi anche un lavoro malinconico e perfino amaro lo scopriamo poi, intanto entriamo senza complimenti nel regno della commedia scanzonata.
Le nostre aspettative sono tutte sconvolte: la lettura è una rilettura radicale, scopre e evidenzia timbri che non abbiamo mai notato, contrappunti rimasti da sempre indistinti, riapre tutti i tagli (compresa la terza aria di Ferrando, dalla quale per la verità non traiamo grande giubilo), salva recitativi e arie con naturalezza, nel senso che i recitativi avvicinandosi alle arie assumono e anticipano di queste il ritmo e, nel cembalo, perfino il profilo melodico. Inoltre Abbado adopera il clavicembalo del basso continuo (il bravissimo Enrico Maria Cacciari in coppia col violoncellista Thomas Ruge) con garbo e continui ammicchi, e consente ai cantanti (come già nel “Don Giovanni” di Aix) fioriture gradevoli e stilisticamente appropriate. L’ascolto è un’esperienza: dopo questa edizione Così fan tutte sarà un’altra cosa.
Anche in scena è un’altra cosa. Mario Martone (con scene di Sergio Tramonti, costumi di Vera Marzot) fa qui quello che aveva fatto a Napoli: poche cose, scena fissa, lettini gemelli ma non identici onnipresenti, a dire che i giochi in ogni caso finiscono a letto, travestimenti appena accennati a significare che ciò che conta è ciò che si vuole, che si vede o non si vede ciò che si vuole o non si vuole vedere.
C’è sempre la passerella davanti all’orchestra e la piattaforma aggettante in modo che tutto vada verso il pubblico, favorendo al massimo la comunicazione del testo. C’è in più una vivacità di movimenti che si acuisce con l’impostazione del direttore: se ne avvantaggia la commedia. Movimenti che compongono e scompongono simmetrie in sincrono vivissimo con quelle mozartiane secondo un meccanismo di recitazione tanto oliato da apparire perfettamente naturale.
Di conseguenza è evidente che c’è stato un grandissimo lavoro sugli attori. Don Alfonso può permettersi finalmente di non essere affatto un vecchio ma di essere un altro giovane della combriccola, più agile degli altri, anzi, e per ribadire la sua giovinezza entra e esce dai palchi di proscenio con salti da acrobata. E come sono bravi questi giovani cantanti, come si divertono divertendo noi.
Sono molto bravi anche vocalmente. Se possiamo immaginare una voce più bella di quella dell’americano Charles Workman nel ruolo di Ferrando, è difficile trovarne una altrettanto musicale (la ripresa di “un’ aura amorosa”, grazie anche all’ impalpabile leggerezza di Abbado, è semplicemente magnifica). Stupenda nella sua vocalità germanica Melanie Diener come Fiordiligi, bravissima ancora una volta Anna Caterina Antonacci nel ruolo di Dorabella e travolgente come sempre Daniela Mazzucato come Despina. Nicola Ulivieri è un Guglielmo perfetto e Andrea Concetti un Alfonso di rara finezza. Non possiamo tacere del prezioso contributo della Mahler Chamber Orchestra e del Coro Ferrara Musica, ineccepibili.
Il pubblico è rimasto a lungo perplesso della novità della lettura e ha lasciato passare buona parte del primo atto senza reazioni (non ne ha avute neppure dopo lo stupendo quintetto) e poi ha preso ad applaudire dopo le arie un po’ per volta, ormai rassicurato sull’eccezionalità dell’impresa, per scatenarsi alla fine in un entusiastico applauso.

IL VIAGGIO A REIMS di Rossini (ROF,1984) su Rai 5

novembre 24, 2018
rof-1984-ilviaggioareims1

© ROF/ Studio Ambrosini

Domani andrà in onda su Rai 5 Il viaggio a Reims di Rossini nella “storica” edizione del ROF 1984. Regia di Luca Ronconi, direzione di Claudio Abbado, cast stellare tra cui: Gasdia, Valentini Terrani, Cuberli, Ricciarelli, Gimenez, Ramey, Raimondi, Dara, Matteuzzi. Marionette di Gianni e Cosetta Colla, scene e costumi di Gae Aulenti. Chamber Orchestra of Europe, Coro Filarmonico di Praga. 

rof-1984-ilviaggioareims5

© Rof/ Studio Ambrosini

La regia di Ronconi giocò con l’idea di riscoperta riempiendo la scena di monitor televisivi e mutando il viaggio dell’opera di Rossini in un evento scenico nel quale l’interno del teatro si legava alla città in cui l’opera era rappresentata. Quando il re e il suo seguito attraversavano in processione le strade cittadine, immagini di ciò che accadeva a teatro venivano proiettate da appositi schermi per le vie di Pesaro e viceversa. «Dal momento che servivano delle telecamere per portar fuori lo spettacolo – dichiarò il regista – abbiamo arricchito questa possibilità facendo in modo che le telecamere stesse diventassero parte dello spettacolo: naturalmente rapportando queste possibilità all’argomento dell’opera, ossia utilizzandole per inventare un allestimento che si svolge contemporaneamente in due luoghi. Con un gruppo di personaggi da una parte e l’incoronazione del re a Reims dall’altra».

rof-1984-ilviaggioareims8

© ROF/Studio Ambrosini

Paolo Gallarati così scriveva su La Stampa del 19 agosto 1984: Evidenziando la componente ironica che caratterizza la partitura nella fantasia dei suoi contrasti stilistici, Luca Ronconi ha impostato una regia brillantissima che smaschera i meccanismi convenzionali dell’allegoria celebrativa. Vestiti dei rispettivi colori nazionali nei costumi disegnati da Gae Aulenti, i personaggi percorrono il palco e la platea del raccolto auditorium Pedrotti sovrastato da uno schermo mobile, dall’ organo e dal teatro delle marionette di Gianni e Cosetta Colla, che scende occasionalmente dall’ alto a rappresentare le scene di danza. Alla fine, proveniente dalla piazza esterna, entra dal fondo il corteo reale con un colpo di scena di grande effetto. Esattamente come Rossini, Ronconi gioca a rimpiattino col teatro e stringe tutto nell’ organica unità di una visione moderna, piena di affascinanti trovate figurative.